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sabato 8 agosto 2015

Miseria e nobiltà dello “spaventapasseri umano”



di Sergio Salvi

Spaventapasseri in una risaia giapponese (Wikipedia)
Durante lo svolgimento delle mie ricerche su Nazareno Strampelli mi sono imbattuto, in più d’una occasione, in un genere tutto particolare di “figura professionale” agricola: quella dello “spaventapasseri umano”.
Si trattava, in genere, di un garzone o di un bracciante la cui unica mansione era quella di scacciare gli uccelli dai campi sperimentali per evitare che divorassero le piante in prova ed i loro frutti.
Si potrebbe pensare ad una mansione ormai superata, e sostanzialmente è così. Al sottoscritto, ad esempio, è capitato d’imbattersi nella pratica “moderna” di piazzare una radio in mezzo alle parcelle sperimentali e di tenerla accesa, a tutto volume, dalla mattina alla sera nel tentativo di non far avvicinare gli uccelli. Tuttavia, come vedremo più avanti, il passato a cui questo genere d’incarico è appartenuto non è sempre stato il più remoto che si possa immaginare.


In una lettera di Nazareno Strampelli inviata il 24 gennaio 1921 ad Armando Maugini (1889-1975), responsabile del R. Ufficio Agrario di Bengasi, in Cirenaica, il genetista scriveva: “Il frumento Riccio e il frumento Ardito che nell’autunno decorso insieme ad altri grani le inviai per prova, certamente da parecchi giorni già avranno emesse le spighe e forse avranno completata la fioritura, quindi mi permetto rammentarle che gli uccelli ben presto piomberanno su essi a mangiarne le verdi granella appena avranno raggiunto nemmeno la metà del loro sviluppo, e se non si provvederà a scacciarli il danno sarà tanto rilevante da sciupare completamente l’esperienza. Quindi torno a pregarla di volere quanto prima provvedere alla sorveglianza assidua e costante per fugare gli uccelli ponendo a guardia delle aiuole qualche ragazzo che scuota dei cenci e faccia chiasso per impaurire i non desiderati invasori. Colgo l’occasione per inviarle i miei migliori saluti”.
La lettera, oltre a testimoniare la passione, l’ansia e anche un pizzico di maniacalità manifestati da Strampelli verso le sperimentazioni a lui tanto care, introduce dunque la figura dello “spaventapasseri umano” nella veste di un ragazzo armato di stracci da agitare e fiato in gola da vendere.
L’arruolamento di “spaventapasseri umani” da parte di Strampelli emerge anche da un resoconto pubblicato nel 1935 dell’agronomo catalano Soler i Coll, che nel maggio del 1932 fece visita alla R. Stazione sperimentale di granicoltura di Rieti.

Una fase della fecondazione artificiale del frumento
(foto di Lynn Ketch)
L’agronomo, ad un certo punto, racconta di avere ripetutamente incontrato, muovendosi in mezzo ai campi di prova dell’istituto reatino, degli operai la cui unica mansione era quella di lanciare petardi per spaventare gli uccelli, una pratica che suscitò le critiche del visitatore catalano poiché ritenuta eccessivamente costosa (sebbene molto più dignitosa e divertente - almeno per gli amanti dei botti fuori stagione - rispetto a quella praticata in Cirenaica negli anni ’20).
La categoria degli “spaventapasseri umani” ha però avuto anche un outsider che, oltre a scacciare uccelli, ha trovato un posto d’onore nientemeno che nella storia della Rivoluzione verde.
Reyes Vega, questo il nome dello “spaventapasseri” in questione, era uno dei tanti aiutanti scarsamente istruiti e ancor più scarsamente pagati (appena cinque pesos la settimana, lavorando dall’alba al tramonto) reclutati in Messico negli anni ’50 da Norman Borlaug per scacciare gli uccelli, ma che ebbe anche l’ardire di proporre un metodo che fece guadagnare un sacco di tempo nello svolgimento dell’impollinazione artificiale delle spighe di frumento: si trattava di accentuare la mutilazione delle spighette tagliando trasversalmente le glume e le glumelle a metà, per facilitare e rendere più rapida l’impollinazione, e per stimare meglio, a colpo d’occhio, il successo degli incroci effettuati.
A detta dello stesso Borlaug, l'utilizzo di questo metodo - notevolmente più rapido di quello da lui utilizzato fino ad allora - consentì al suo team di effettuare migliaia di incroci, rivelandosi fondamentale per il conseguimento del successo finale, che portò l’agronomo statunitense a vincere il Nobel per la Pace nel 1970.

Niente male per uno “spaventapasseri” da cinque pesos la settimana…!


Bibliografia

Giorgi B., 2014. Le due rivoluzioni verdi del XX secolo, Tipografia S. Giuseppe, Pollenza (MC).

Maugini A., 1921-1924. Corrispondenza con N. Strampelli, direttore R. Stazione Sperimentale di Granicoltura di Rieti (Lettere dattiloscritte e manoscritte di Maugini e Strampelli sulle sperimentazioni in Cirenaica), The Historical Sources at IAO - The Unpublished Documentation Centre, Istituto Agronomico per l’Oltremare, Firenze.
Soler i Coll, J.M., 1935. El Servei de Terra Campa i la cerealicultura catalana; Arxius, Escola Sup. Agr. Barcelona, vol. 4, pp. 311-477.
Wright B.D., 2012. Grand missions of agricultural innovation, Research Policy, Vol. 41, pp. 1716-1728.


Sergio Salvi
Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università di Camerino, nel corso della sua attività di ricercatore si è occupato di genetica lavorando presso enti di ricerca pubblici e privati. Dal 2007 svolge attività di ricerca e divulgazione storico-scientifica su Nazareno Strampelli, rivolgendo particolare attenzione al recupero d’informazioni inerenti l’attività scientifica meno nota del genetista marchigiano e all’attualità delle innovazioni da lui introdotte in agricoltura.

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