sabato 26 settembre 2015

Le Agrarian Sciences di Saltini ospiti all' Expo

di Luigi Mariani



Antonio Saltini. Foto S. Scarsi

Ci sono due principali modi di guardare al passato dell'agricoltura. Il primo, quello che va per la maggiore in una élite culturale urbana molto riverita negli ambienti politico-mediatici, consiste nel praticare una sorta di "culto delle ceneri", esaltando le "tradizioni millenarie" e gli "antichi saperi" e disprezzando quel che oggi nutre per davvero l'umanità e cioè un’agricoltura basata su genetica ed agrotecniche innovative. L'altro modo è quello di guardare al passato dell'agricoltura per quello che è, calandosi “nelle antique corti delli antiqui huomini”, mirando a capire ciò che li ha mossi nelle loro azioni e cercando di penetrare esperienze tanto lontane nel tempo e nello spazio per ritrarne qualche spunto utile ad orientare le scelte del presente. E' a questo secondo modo di leggere il nostro passato che si ispira il lavoro storico di Antonio Saltini, un lavoro che, al termine di quarant’anni di penetranti analisi epistemologiche sostanziato in un’opera che è la “Storia delle Scienze agrarie”, prima pubblicata in quattro, ora in sette volumi.



Saltini crede profondamente nei valore della scienza e della tecnologia nei settori della genetica e delle agrotecniche, che considera gli strumenti chiave di cui il genere umano dispone per sopperire al proprio fabbisogno di cibo e di beni di consumo di origine agricola. Va altresì detto che Saltini, da buon emiliano, non è per nulla diplomatico nel contestare i cultori delle ceneri, si chiamino essi Vandana Shiva, Carlo Petrini o Rudolf Steiner.

L’ultima edizione dell’opera, in sette volumi pubblicati tra il 2010 e il 2013, è ora proposta in lingua inglese ed ha il significativo titolo di "Agrarian Sciences in the West", un insieme di cui sono già editi i primi tre ed il settimo. Tale opera, per la ricchezza dei contenuti e dell'iconografia, costituisce un autentico unicum nel panorama editoriale mondiale, prestandosi in modo egregio a divulgare in tutto il mondo la storia del pensiero agronomico occidentale.

Nel proprio insieme, la serie costituisce altresì un punto di partenza per una riflessione non ideologica sul ruolo della tecnologia in agricoltura, quella riflessione cui Expo 2015 si è fin qui sottratta. Infatti, dall’apertura dello show temi chiave come quelli delle biotecnologie, della difesa fitosanitaria, della nutrizione dei vegetali, della stessa zootecnia, sono stati trattati con difficoltà se non con autentico imbarazzo, come dimostra, pateticamente, la “carta di Milano”, lasciando che di tali tematiche si occupassero gli ultimi paesi che ancora credono nel progresso tecnologico in agricoltura. Questo atteggiamento culturale che definire retrò pare mero eufemismo, si è tradotto anche in ostracismo per Saltini e per il nuovo sforzo editoriale, un ostracismo che come è stato documentato sul blog Agrarian Sciences (qui) si è manifestato da parte delle stessa RAI che ha unilateralmente troncato un contratto di consulenza già firmato con Saltini stesso. 

E qui va dato atto all’assessore all’agricoltura della Regione Emilia Romagna, Simona Caselli, della grande disponibilità mostrata nel dar spazio, sabato 19 settembre, alla presentazione in Expo dell’opera di Saltini. Ad animare la presentazione è stato il decano degli agronomi italiani, professor Tommaso Maggiore, che ha proposto un resoconto dell'opera che ha percorso l’intera serie di volumi soffermandosi sugli scienziati di prestigio maggiore per sottolineare il contributo al corpus di conoscenze che consentono, oggi, di alimentare sette miliardi di essere umani.

E' seguita una discussione in cui l'autore ha risposto alle domande del pubblico puntualizzando le sue posizioni su alcuni temi chiave e ricordando in particolare la propria intervista al Nobel per la Pace 1970 Norman Borlaug il quale, ampliando il lascito dell’italiano Nazzareno Strampelli, ha avuto l'enorme merito di diffondere a livello mondiale le varietà di frumento a taglia bassa, fra le maggiori protagoniste del balzo scientifico che ha accresciuto le produzioni mondiali in misura tale da consentire la crescita della popolazione del Globo da 2,5 a 7 miliardi di creature umane

Certo, star fuori dal coro è funzionale per chi voglia riflettere in modo sereno ed equanime sul complesso corso della storia umana, ma non aiuta certo a vender libri. Tuttavia penso, con Seneca, che "non ci sia nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare ma dove vanno tutti". Per questo concludo con gli auguri di successo (anche editoriale) per la nuova edizione inglese di Antonio Saltini.



Luigi Mariani
Docente di Storia dell'Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa,  condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano
E' stato anche Docente  di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo  e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

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