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venerdì 9 ottobre 2015

L’evoluzione dell’agricoltura italiana: la trasmissione del patrimonio di valori ambientali, etici sociali punto di forza per la ricostruzione di un modello di sviluppo

di Alessandro Cantarelli

4parte


Fig. 8. Impianto di mini eolico e pannelli fotovoltaici a moduli totalmente integrati, presso un agriturismo della collina parmense. Gli impatti del cambiamento climatico e gli obiettivi comunitari per la riduzione di CO2 , oltre all’aprire all’azienda agricola nuove possibilità di investimento per la produzione di energia, possono consentire di certificare le proprie produzioni come meno impattanti nei riguardi del clima e dell’ambiente. Foto A. Cantarelli

Delle politiche sbagliate, tanto non è mai colpa di nessuno.

Si prenda l’esempio delle commodities per l’alimentazione zootecnica: quasi tutto il parco zootecnico italiano (bovini, suini, polli) è alimentato con soja estera, e questa è per l’85% OGM26.

L’Italia produce poco più del 10 % della soja che consuma, mentre l’altro prodotto essenziale per alimentare il bestiame é il mais. Fino ad alcuni anni fa per il mais l’Italia era autosufficiente, ma dal 2001 è iniziata una fase di lento declino produttivo (sono bastati pochi anni di blocchi alla ricerca, per iniziare ad avere un trend negativo sulla resa!).
Nel 2009 si è importato il 20% del fabbisogno nazionale, dal 2013 se ne importa oltre il 35%. 
Prima di accusare i favorevoli all’opzione biotecnologica (ed in campagna lo sono molto di più di quello che si vorrebbe fare credere27),d i essere a libro paga delle multinazionali (un argomento ormai abusato, quanto spuntato), non sarebbe corretto spiegare che esistono anche in Italia altre categorie economiche (quelle dei prodotti "naturali"; altrettanto legittime) portatrici di interessi, quindi anch'esse lobbiste?

Ultimamente si registrano anche a livello politico voci competenti (e coraggiose), che stanno tentando di aprire una discussione, anche a livello parlamentare, su queste tematiche che da oltre 15 anni incontrano una chiusura totale28.
Nell’immediato futuro, oltre a produrre le derrate necessarie per tutti gli abitanti del Pianeta (se qualcuno pensa che questo non costituisca un obbligo, lo dica apertamente), l’agricoltura sarà chiamata a soddisfare la conversione dell’Asia ad una dieta radicalmente diversa, ossia imperniata sulle derrate chiave della dieta occidentale, la cosiddetta dieta delle 3 B (Beef, Butter and Milk).
Ma nel nostro Paese, il dibattito pubblico che è sorto attorno al tema dell’utilizzo delle biotecnologie in agricoltura, si diceva, è stato inquinato da pregiudizi ideologici che poco o nulla hanno avuto a che fare con la reale conoscenza della materia trattata29.

Basterebbe considerare che la stragrande maggioranza del mondo scientifico, non da oggi, è favorevole all’opzione biotecnologica: in questo non si dice il vero quando si afferma che “gli scienziati non sono tra loro d’accordo ed il dibattito non è ancora arrivato a delle conclusioni!”, oppure proseguendo che “…mancano studi di lungo periodo sui possibili effetti sulle persone e sugli ecosistemi”, quando da oltre 20 anni ci nutriamo con alimenti OGM e ci vestiamo con cotone modificato geneticamente30.


Su questioni così rilevanti e dall’alto del Suo Magistero, il Santo Padre nell’ultima Enciclica (che nella stessa giornata di giovedi 18 giugno, è stata presentata ufficialmente), ha aperto all’uso responsabile delle biotecnologie per fare fronte alle aumentate necessità alimentari, purché questi nuovi strumenti siano rispettosi dell’uomo e dell’ambiente. D’altra parte, su queste specifiche tematiche diversi esperti avevano, nel corso degli anni, fornito i loro contributi presso la Pontificia Accademia delle Scienze31.

I famigerati OGM sono quasi 30 anni che vengono coltivati sulla Terra (attualmente oltre 180x106 ha), senza che siano stati segnalati danni alla salute umana. Invece e purtroppo per rimanere in Italia, si è visto chiaramente chi e come attenta concretamente alla salute delle persone e dell’ambiente (es. Terra dei Fuochi ed altre situazioni similari anche al Nord, così come la ricorrente problematica dell’inquinamento da micotossine32.

In compenso per dimostrare lo smaltimento corretto dei rifiuti, di “carte” tra ditte ed enti pubblici vari si presume ne siano girate parecchie!
Il risultato di questa diffusa disinformazione sul corretto utilizzo delle opzioni biotecnologiche in agricoltura, è l’avere determinato nella gente delle fobie, secondo la migliore tradizione di “caccia alle streghe” di stampo medievalista e “caccia agli untori” di manzoniana memoria. Le vicende delle centinaia di ettari a mais distrutti in Piemonte nell’estate 2004 (quanta acqua e quanta energia sprecata!), in quanto sospetti di inquinamento da piante ogm (più o meno come la diossina…!), oppure le più recenti distruzioni di mais nel Friuli, per non parlare dell’abbattimento del frutteto sperimentale del Prof. Rugini a Viterbo (giugno 2012), prendono origine dal siffatto brodo culturale e, rappresentano nel loro insieme autentiche infamie e vergogne nazionali33.
Quasi tutto è stato fatto per decreto, anche se i doverosi ricorsi in sede nazionale ed europea, si spera possano servire a fare maggiore chiarezza sulle dinamiche dei fatti.
Anche sull’opzione biotecnologica in campagna, come già si è verificato per altre questioni, si ripresenta un ulteriore motivo (o tentativo?), di divisione del sempre più ristretto –numericamente parlando- mondo rurale. 
Questo stato dell’agricoltura nazionale, è forse stato determinato dal vuoto che si è venuto a determinare come conseguenza dell’esito di taluni processi della vicenda agraria nazionale, che a partire dall’annosa vicenda delle quote latte (1984), che ha reso l’Italia maggiormente dipendente dal latte prodotto all’estero, passa per il fallimento della Federconsorzi nel 1991 (il primo vero grande crac della storia italiana), quindi al divieto della sperimentazione anzidetto, alla “riforma” del settore bieticolo-saccarifero del 2004 (a firma di Gianni Alemanno), che ha contribuito a ridurre notevolmente le superfici coltivate ed il n° degli zuccherifici (la bietola da zucchero oltre ad essere una coltura da reddito, rappresenta una coltura ad elevato input tecnologico; ma quanto è costata questa “riforma”?). Per arrivare infine ai giorni nostri. 
In campo sociale, si discute animatamente attorno ai concetti di nuove famiglie, nuove unioni (anche tra persone dello stesso sesso), nuovi diritti civili, ma anche di tematiche a forte contenuto bioetico quali la possibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa, e/o al trapianto di uteri in affitto, per citare alcuni esempi. Queste tematiche dal profondo impatto sociale, vengono presentate nella veste di nuovi diritti da acquisire.
Non si può non fare notare che queste nuove (in larga parte inedite) frontiere della società civile, sono in palese contrasto con i decantati valori della idealizzata civiltà contadina, incentrata sulla famiglia tradizionale, sul riconoscimento di solidi legami parentali, sulla fertilità naturale (che in epoche passate significava famiglie molto numerose), sul rispetto dei cicli delle stagioni e della vita, su un diffuso senso religioso e delle tradizioni.

Le tematiche anzidette sono strettamente legate anche sul piano costituzionale, se i rapporti etico sociali sono normati all’interno del Titolo II (art.li dal 29 al 34). Leggendoli, si evince però la parziale attuazione dei principi in essi contenuti; in particolare sulla base del primo comma dell’art. 33, che recita testualmente: “ L’arte e la scienza sono libere e libere ne è l’insegnamento”, così come per lo sfregio all’art. 9 si dovrebbero riconsiderare attentamente talune posizioni assunte in precedenza, così come la legislazione vigente.
Quando si ha a che fare direttamente con gli esseri umani, per alcuni il concetto di “naturale” assume forse un particolare significato, o più semplicemente, evoca suggestioni diverse?
Ma due pesi e due misure non fanno di un metodo quello scientifico, ed allora il tanto sbandierato “principio di precauzione”, agitato tutte le volte come un mantra, non vale più?
La confusione alberga nelle scelte dei Presidente di Regione, che erano stati così solerti nell’approvazione di norme anti ogm (disattendendo le direttive comunitarie per tanti anni), per esserlo altrettanto nell’accreditare al Servizio Sanitario le rispettive strutture dove potrà essere praticata la fecondazione eterologa34.


Difatti, talune incerte umane discendenze (sul piano genetico, prendendo a prestito l’esempio del mais tanto per intendersi, non sarà scorretto parlare in certe situazioni di “ibridi a 3 vie” anche per gli esseri umani), potrebbero arrecare alla società molte più problematiche, nel breve periodo (a partire dall’identificazione!), di evocate ma improbabili contaminazioni da polline ogm…
Chi per anni si è proclamato a favore della biodiversità e dei diritti genetici nel comparto agricolo, su tematiche così impattanti, pare avere perso improvvisamente il proprio attivismo. 
Dagli anni novanta la Politica Agricola Comunitaria (PAC), è progressivamente passata dai sostegni dei prezzi, delle esportazioni e delle barriere doganali (un tempo tenuti elevati ma ora in graduale diminuzione), alle erogazioni dirette agli agricoltori per sostenerne il reddito. Tale indirizzo, ha avuto l’effetto di aumentare l’esposizione dell’agricoltura italiana, ai marosi della concorrenza e delle novità in campo mondiale. In questo quadro che è andato nel tempo a delinearsi, quello delle produzioni zootecniche rappresenta un settore dove la competizione, si prevede sarà molto serrata (a maggiore ragione dopo la fine del regime delle “quote latte”, dall’aprile di quest’anno).
Il recupero di competitività dell’agricoltura italiana (che si caratterizzata rispetto agli altri Paesi da un maggior numero di prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia…,ed anche copia!), rappresenta pertanto la soluzione vincente, a patto di investire in fattori produttivi e tecnologie innovative, comprese quelle biotecnologiche, nella misura in cui queste risultino essere disponibili ai nostri competitori ed a parità di utilizzo35.
Inoltre le materie prime impiegate che stanno alla base dei prodotti tipici, dovranno essere sempre più qualificate (tracciabilità delle produzioni), in considerazione della pressione dell’offerta, sia intra che extra UE. A complicare il quadro della situazione, vi è infatti da considerare che all’agricoltura vengono da qualche anno richieste nuove funzioni, accanto alle tradizionali di produzione di beni alimentari e fibre, anche quella di energia da biomasse e/o da fonti rinnovabili (fig.8).
Attorno a quest’ultima funzione si è ingenerata –non solo in Italia-, una competizione alimenti-bioenergia per le aree coltivate, con risvolti anche sull’andamento dei prezzi delle principali commodities; tuttavia decisioni politiche aventi lo scopo di cercare di risolvere istanze di vario tipo (sia interne che internazionali), mettono talora a disposizione dei contributi, che le aziende agricole possono trovare economicamente convenienti. 
Di fronte a questi mutati e complessi scenari, che impattano direttamente sul futuro del nostro settore primario, dagli anni novanta del secolo scorso la società dei consumi appare sempre più influenzata, per usare un’efficace ma tagliente espressione del Saltini da “capocuochi, agroimbonitori, agrociarlatani e pitonesse”. 
Dell’ultima categoria, la rappresentante più famosa millantava una laurea in fisica in realtà mai posseduta36. In compenso è stata prescelta quale ambasciatrice di EXPO. Onore al merito!

In un intervista ad Enzo Biagi del 197737siamo in pieno periodo del “compromesso storico”, l’on. Giorgio Amendola diceva di avere chiesto ad un capo della DC, allora partito di governo: “Ma con tutti questi nastri, congressi, premi, quando leggete, quando studiate? C’è stato dal 1945 un enorme abbassamento del livello culturale”. 
Non risulta –naturalmente le eccezioni non mancano mai-, che il “livello medio” inteso da Amendola sia in questi anni particolarmente migliorato. Alla parola nastri si potrebbero aggiungere “twit” o “post”, che il significato non cambierebbe ugualmente. 
Al mondo agricolo viene quindi richiesta l’esercizio di un’antica e caratteristica virtù propria: quella della pazienza. 
Abituato nei secoli ad accettare le bizze del clima, a sopportare le iniquità del mercato (anche quando il clima fosse stato favorevole), frequentemente non remunerativo del faticoso lavoro fatto, negli ultimi anni oggetto di critiche per i cattivi odori provenienti dall’attività di allevamento, da parte di schiere di civilissimi cittadini nell’istante successivo lo scarico, dal baule della propria macchina, di una carrello della spesa colmo di provviste alimentari. 
Nonostante tutto, come insegnava il saggio contadino emiliano Alcide Cervi, “dopo un raccolto ne viene un altro”. 

L’importante è seminare bene.

Bibliografia essenziale consultata

  • 1Presso la biblioteca dedicata ad Antonio Bizzozero, insigne agronomo e cattedratico ambulante, a Parma nel periodo 2011-2014 si sono tenuti in successione temporale i seguenti convegni, aventi per oggetto la divulgazione delle più recenti acquisizioni nelle Scienze agrarie:
  • “I Georgofili a Parma. L’Accademia dei Georgofili e lo sviluppo delle Scienze agro-alimentari”;
  • “Viaggio attraverso un secolo di agricoltura parmense: da Bizzozero all’agricoltura moderna”, con presentazione del vol. VI° della “Storia delle Scienze Agrarie” di Antonio Saltini;
  • “Agricoltura sostenibile. Principi, sistemi e tecnologie applicate all’agricoltura produttiva per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela climatica”; 
  • “Il Novecento: la sfida tra le conoscenze agronomiche e la crescita della popolazione del Globo”, presentazione del vol. VII° della “Storia delle Scienze Agrarie” di Antonio Saltini;
  • Presentazione del volume “Entomologia Applicata” di Aldo Pollini .
Le relazioni si possono trovare all’indirizzo:
Vedasi anche:



Alessandro Cantarelli
Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Piacenza, con tesi in patologia vegetale. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizio Provinciale), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma. Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.




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