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martedì 3 novembre 2015

La Terra: lascito dei genitori o prestito dei figli?

di Alessandro Cantarelli


Le contraddizioni del processo di trasformazione 

ed evoluzione dell’agricoltura italiana.



Mercoledì 11 novembre presso l’Istituto “Alcide Cervi”- Biblioteca archivio “Emilio Sereni”di Gattatico (Re) si terrà una ricca ed articolata giornata di studi, aperta a tutti, riguardante le prospettive dell’agricoltura e delle Scienze Agrarie nel nostro Paese, alla presenza di illustri Studiosi e dei Rappresentanti del mondo agricolo ed istituzionale (qui il programma).

Partendo dall’analisi dello stato di salute della nostra agricoltura (anche attraverso la presentazione di un documentario realizzato attraversando le campagne dell’intera penisola), i singoli contributi focalizzeranno l’attenzione sull’evoluzione scientifico-agraria e, conseguentemente, dell’impatto che questa può favorevolmente esercitare sul reddito aziendale e sul miglioramento della qualità ambientale.
L’ispirazione al titolo, è mutuata dall’aforisma degli agricoltori del Midwest americano, testualmente: “la terra non è l’eredità ricevuta da tuo padre, è un prestito che ti ha concesso tuo figlio”, che si trova nel capitolo dedicato agli scontri sociali nelle campagne, del VI° volume –ed. italiana- della Storia delle Scienze Agrarie, del modenese Antonio Saltini che proprio nel 2012 e 2013 a Parma, ebbi l’onore di intervistare sui contenuti degli ultimi due volumi della serie.
L’iniziativa reggiana del 2015 vede il patrocinio di prestigiosi Enti ed Istituzioni, ed ha luogo dopo l’Esposizione Universale milanese che aveva proprio per tema il “nutrire il Pianeta e le energie per la vita”.
Tra i patrocinanti figura anche Agrarian Sciences ed il Prof. Antonio Saltini che fa parte della redazione, verrà intervistato da Marco Pivato di Tutto Scienze-La Stampa sulla “Storia delle Scienze Agrarie-Agrarian Sciences in the West”, recentemente presentata ad EXPO e d’ora in avanti consultabile anche presso la biblioteca Sereni. 
Un’opera unica nel suo genere, apprezzata da una platea di lettori sempre più numerosa.
Ma nel Paese che voleva abolirne il competente ministero, l’agricoltura avrà un futuro o sarà chiamata a svolgere un ruolo di “rappresentanza eno-gastronomica”, un po’ come quelle grandi firme a capitale straniero che mantengono solo il marchio (e frequentemente neppure lo stabilimento di origine e, con esso, chi ci lavora) ?
La data è significativa: nel giorno di S. Martino intere famiglie di mezzadri percorrevano, con i loro carri, le nebbiose strade di campagna della pianura padana per dirigersi nel nuovo podere, dove avrebbero avuto il lavoro necessario al sostentamento della propria famiglia per un anno: fotografie di un non lontanissimo passato, ma che la memoria collettiva ha celermente rimosso.
La cornice non è indifferente: situato nella pianura reggiana ed in aperta campagna, il complesso Cervi-Sereni nel podere dei Campirossi, posto sul tracciato dell’antico decumano (la zona attorno a Campegine, conserva ancora ben visibile il rilievo della centuriazione romana), per la Storia che lo caratterizza rappresenta un luogo d’elezione per la trattazione delle suddette tematiche. I diplomi e gli attestati conseguiti dai fratelli Cervi nel loro percorso di formazione permanente, le testimonianze documentarie dei loro primati produttivi, provano la loro fama di “contadini di scienza”: dal loro operato si evince, oggi come allora, che senza innovazione non c’è futuro.
Nel pomeriggio della stessa giornata, è prevista la visita all’intero complesso (si veda il programma), formato dalla casa colonica e dalla struttura ospitante la biblioteca-archivio.
Parafrasando Piero Calamandrei non è fuori luogo affermare che un pezzo della nostra Costituzione repubblicana, è stata simbolicamente scritta anche all’interno delle mura domestiche di questa casa colonica. Sarebbe a questo punto lecito, interrogarsi che fine hanno fatto l’art. 9 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” (evidentemente il Sereni in materia é stato un visionario…), ed il 33° “L’arte e la scienza sono libere e libere ne è l’insegnamento (…)”.
Per dare un nuovo impulso alla nostra agricoltura, non si dovrebbe partire proprio dalla attenta riconsiderazione di questi due articoli?
Sovviene al proposito una domanda: l’ormai classico testo (tradotto in diverse lingue) Storia del paesaggio agrario italiano dell’agronomo Emilio Sereni, stabilmente adottato nelle Facolta di Architettura, come mai è stato invece sistematicamente ignorato da quelle di Agraria? Giustamente veniva consigliato il testo sulla sistemazione dei terreni di Alberto Oliva, ma quello del Sereni molto raramente.
Forse perché, alla fine, rimaniamo sempre il Paese dei guelfi e dei ghibellini, divisi su ogni questione (tranne che nel mantenimento allo stop della ricerca scientifica, stranamente ma miserabilmente tutti d’accordo all’interno dei diversi schieramenti, come da recentissimi provvedimenti), oppure perché i tecnici agrari, per deformazione professionale, hanno avuto lo sguardo eccessivamente fisso sul calcolo del più conveniente valore di esproprio dei terreni per i loro clienti-agricoltori?
La Facoltà di Agraria di Portici laureò un altro illustre agronomo, che pagò di persona il proprio rifiuto allo stesso regime combattuto dai Cervi, divenuto nel secondo dopoguerra un impegnato ed autorevole economista agrario di prima grandezza: Manlio Rossi Doria.
Sarebbe altrettanto interessante ricordare al convegno anche la figura di Egidio Rebonato, un altro agronomo che preferì lasciare la propria terra piuttosto di giurare fedeltà al regime; in Messico viene ricordato come il fondatore della moderna scuola di agricoltura (a Lui è dedicata la biblioteca della Facoltà di Agraria di Aguascalientes e al Cimmyt vi hanno lavorato i Suoi allievi), figura colpevolmente dimenticata in Italia.
Si diceva del contesto prescelto altamente significativo; concludo questa mia introduzione riportando testualmente due brevi note, una a firma di Enzo Biagi dedicata alla figura di Alcide Cervi, l’altra tratta direttamente dalla guida relativa al complesso Cervi-Sereni, che ripercorrono efficacemente lo spirito del luogo.

La sede della Biblioteca archivio 
“Emilio Sereni”, 
attigua alla casa colonica e situata
all’interno del Parco Agroambientale. 
Da: Provincia di Reggio Emilia, op. cit.

La casa colonica della famiglia Cervi, nella classica architettura 
rurale emiliana con l’abitazione separata da stalla e fienile dalla 
“porta morta”. Attualmente sede dell’Istituto-Museo 
“Alcide Cervi”. Da: Provincia di Reggio Emilia, op. cit.




ALCIDE CERVI
“C’è una vicenda che spiega tutto: quella di papà Cervi. Raccontava ai nipoti di storie contadine:
di suo padre bracciante analfabeta, che era andato in piazza a gridare contro la tassa sul macinato e i carabinieri lo avevano condotto in prigione;
di Aldo il più svelto dei suoi figlioli, che leggeva anche Gorkij e Victor Hugo, ed era abbonato alle riviste di agricoltura, così pensò che bisognava livellare il campo, perché l’acqua non stagnasse, e ogni biolca di terra diede infatti più erba medica;
del primo trattore che erano riusciti a comperare; del pozzo che scavarono; della sua giovinezza lontana: i ragazzi allora dormivano nei sacchi, sulla paglia umida delle stalle; le donne portavano al mercato le uova in cambio del cartoccio di sale; a scuola andavano in pochi; per S. Martino, sulle strade nebbiose, c’erano i carri delle famiglie che traslocavano da un podere all’altro in cerca di un po’ di fortuna.
Quando fu ricevuto dal Presidente della Repubblica, indossava il vestito della festa, e sulla giacca aveva appuntate sette medaglie d’oro, ma con Luigi Einaudi parlò di scassi e barbatelle, della vite americana che si presta bene agli innesti.
Ai figli aveva sempre raccomandato di stare uniti, in qualunque momento, di avere rispetto di sé, di non sopportare la prepotenza. Sui banchi della dottrina aveva imparato la morale cristiana, e nei comizi della domenica –ascoltando Camillo Prampolini- la lezione della libertà (…)”.
Era un vecchio dalla memoria lucida, ma senza risentimenti, senza rancore. Lo portavano alle cerimonie, ma il suo posto era nel fondo: ogni giorno, ogni muro evocava ombre, pensieri e ricordi. E’ rimasto fino all’ultimo la guida della casa, e ha continuato a dire: “Tenete in mente che siamo tutti fratelli, e che l’ingiustizia va combattuta perché protestava Cristo e protestava Lenin, e non bisogna mai avere paura”.
Nel 1956 esce in libreria I miei sette figli, il volume di memorie di Alcide Cervi che consegna al grande pubblico questa vicenda familiare straordinaria.
(Da: Biagi E., La seconda guerra mondiale. Una storia di uomini (vol.VII°), Fabbri Editori, Milano, 1988 –ristampa-).




Alcide Cervi accanto al  trattore “Balilla” acquistato nel 1939, 
con il famoso mappamondo che il figlio Aldo si fece regalare dal rivenditore. 
Negli anni della guerra, quel mappamondo diventò il simbolo e lo strumento necessario 
per allargare gli orizzonti delle coscienze, al di fuori dei confini del podere contadino.

EMILIO SERENI

La biblioteca-archivio intitolata ad Emilio Sereni (1907-1977), gestita dall’Istituto “Alcide Cervi”, ospita il patrimonio librario e documentario del grande studioso dell’agricoltura (oltre 22.000 voluni e 200 periodici), oltre all’Archivio storico nazionale dei movimenti contadini, e le attività correlate al Parco Agroambientale, un percorso guidato all’aperto sorto sul podere dei Cervi, che illustra e valorizza le risorse naturali della media pianura padana e il rapporto tra uomo e paesaggio nella trasformazione agricola delle campagne.
E’ un patrimonio documentario, librario ed archivistico di inestimabile valore per la storia dell’agricoltura, della società rurale e dei movimenti contadini italiani, europei ed extraeuropei.
Studioso di storia ed economia agraria dall’antichità all’età contemporanea, dopo il secondo conflitto mondiale fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente; ministro dell’Assistenza Post Bellica e poi dei Lavori Pubblici nel II° e III° governo De Gasperi (1946-1947); senatore dal 1948 al 1963 e deputato dal 1963 al 1972. Dirigente nazionale del PCI, guidò la Commissione Culturale del partito (1948-1951) e poi le iniziative di “Lotta per la pace” (fino al 1955).
Nel 1955 fu nominato presidente dell’Alleanza Nazionale Contadini –oggi confluita nella Confederazione Italiana agricoltori (CIA)-.
La Storia del paesaggio agrario italiano, così come Il capitalismo delle campagne (1860-1900) solo per citare i testi più noti, sono testi che hanno segnato delle tappe negli studi sul paesaggio e nelle scienze storico-sociali. Erudito poliglotta, tra le tante ricerche anche quelle sulla storia dell’alimentazione, del mondo rurale, dei nodi fondanti la questione agraria nel nostro paese.
(Da: Provincia di Reggio Emilia, Istituto Alcide Cervi. Luogo di memoria e di ricerca per la storia della Resistenza e della cultura contadina. Tecton soc. coop., Reggio Emilia, 2008).


Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Piacenza, con tesi in patologia vegetale. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizio Provinciale), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma. Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.




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