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mercoledì 16 dicembre 2015

Grani antichi e moderni: un paradigma o una moda - "Le saragolle"

di Oriana Porfiri


Fig.1-Saragolla rintracciata in Puglia (foto Porfiri)
Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di “cereali antichi”, “grani antichi”, “vecchie varietà”, “varietà moderne”, con tutta una serie di argomenti correlati, che investono aspetti nutrizionali, trasformazione, coltivazione e conservazione della biodiversità. 
Si tratta di un tema molto vasto, discusso ovunque e da chiunque, spesso con scarse conoscenze e cognizione di causa e il risultato è una grande confusione, a vari livelli: dalla classificazione delle specie e delle varietà, all’identificazione e denominazione varietale, all’origine del seme, alle effettive caratteristiche nutrizionali e salutistiche, solo per citarne alcuni. 
Fra i tanti si parla molto di saragolla, saragolle, saragolla antica, saragolla moderna, grano dei faraoni, grano degli egizi, e altro. 
L’obiettivo di questa nota è dare un contributo di chiarezza a tutto questo universo mondo, fornendo corrette informazioni scientifiche. Per fare questo non posso esimermi da alcune informazioni di base, a partire dalla classificazione delle diverse specie, alla definizione di varietà “moderne” e “antiche”, alle denominazioni varietali fino a quanto attualmente viene coltivato e utilizzato, basandomi anche su ricerche condotte personalmente

Origine e classificazione dei frumenti 


È noto a tutti che i cereali sono il più grande gruppo di piante coltivate, al quale appartengono famiglie, generi e specie diversi e fra tutti i frumenti sono sicuramente i più diffusi, in condizioni agro-climatiche e culturali molto differenziate. Non è fuori luogo affermare che la storia dell’agricoltura si intrecci con quella dei cereali, dalla sua origine, 10-12 mila anni fa, fino ad oggi. Ed è altrettanto plausibile affermare che in molte parti del mondo le civiltà, agricole in primis, siano nate grazie alla coltivazione dei cereali, a partire dall’orzo e dal farro monococco. 
I frumenti appartengono alla famiglia delle Poacee (Graminacee fino a pochi anni fa) e al genere Triticum e il loro centro di origine primaria è la zona della Mezzaluna fertile1, da dove si sono diffusi a tutto il bacino del Mediterraneo e ai continenti confinanti, grazie alle migrazioni umane2. Nella Mezzaluna si rileva il più ampio livello di diversità genetica all’interno del genere, che va dalle specie selvatiche a quelle coltivate, dalle forme vestite a quelle nude, passando attraverso diversi livelli di ploidia. 
Relativamente a questo ultimo carattere, nel genere Triticum si riscontrano diversi livelli. In questa sede prendiamo in considerazione le 3 forme più importanti: diploide, tetraploide ed esaploide3
La classificazione dei Triticum è oggi ben definita, grazie agli studi di filogenesi, all’applicazione delle analisi genetiche e all’uso dei marcatori molecolari che hanno consentito di stabilire con elevata approssimazione le relazioni genetiche fra le diverse forme spontanee e coltivate e di individuare i diversi passaggi del loro processo evolutivo. Tra l’altro va sottolineato che tutte queste specie esistono ancora oggi ed è possibile studiarle in vivo

Facciamo un rapido riferimento ai frumenti più conosciuti 

Ai diploidi appartiene il farro monococco (Triticum monococcum subspecie monococcum), il farro piccolo, il capostipite di tutto il genere Triticum, praticamente scomparso dalla coltivazione per secoli, è ritornato recentemente in auge per merito dei suoi pregi nutrizionali (basso contenuto in glutine, glutine poco tenace e facilmente digeribile, basso indice glicemico). 

Negli esaploidi sono compresi i frumenti teneri e il farro spelta (Triticum aestivum subspecie diverse). 

Concentriamo qui la nostra attenzione sui tetraploidi, che includono i frumenti “duri” o “turgidi” (aggettivo legato alla tipica durezza della cariosside, seppure non sempre riscontrabile) e comprendono molte specie con caratteristiche diverse, da quelle a cariosside vestita (ad esempio il dicocco – T. turgidum subspecie dicoccum - “il farro” per antonomasia) a quelle “più recenti” (parlando in termini evolutivi) a cariosside nuda. Tuttavia, malgrado le differenze a livello morfo-fisiologico siano numerose, studi recenti hanno permesso di verificare la ridotta distanza genetica fra le diverse forme, tanto da essere assunte al rango di “subspecie” e non di specie a se stante (come considerate in passato). Quindi, tutto il gruppo dei frumenti duri viene considerato un’unica specie, Triticum turgidum, che include molte subspecie, di cui ne citiamo solo alcune di quelle a cariosside nuda, le più conosciute nell’ambiente mediterraneo: 

  • T. turgidum subspecie durum, il grano duro 
  • T. turgidum subspecie turgidum, il grano del miracolo 
  • T. turgidum subspecie turanicum, il grano turanico o “Khorasan” 
  • T. turgidum subspecie polonicum, il grano polonico (caratterizzato dalla cariosside più lunga delle glumelle, quindi sporgente in modo evidente). 

Il grano duro è quello più conosciuto, coltivato ed utilizzato, prevalentemente nel Bacino del Mediterraneo, ma non solo e il suo utilizzo primario è la produzione si semole per la pasta, senza dimenticare il pane, che è l’uso storico e tradizionale, ancora prima della pasta. 

Il grano del miracolo, così denominato per l’elevata fertilità della spiga, dovuta alla ramificazione del rachide e all’elevato numero di spighette, era coltivato un po’ ovunque in Italia (documenti storici ne dimostrano la presenza fin dall’inizio del XX secolo). Grazie alla frattura farinosa della cariosside (caratteristica un po’ anomala per essere un “duro”) è stato utilizzato in passato per la produzione di farine da pane. Abbandonato per lo scarso potenziale produttivo, è stato recentemente ripreso in coltivazione da alcuni agricoltori, sempre per la panificazione. 

Il grano turanico, a differenza del grano duro e di altre rimaste nell’area della Mezza Luna Fertile, si è differenziato nella regione del Khorasan, la provincia più orientale dell’Impero persiano, oggi divisa fra Iran, Turkmenistan e Afghanistan. Quindi la sua origine è presumibilmente lontana nel tempo quanto quella del frumento duro e, malgrado la sua localizzazione nella storica regione asiatica, molte sue popolazioni sono presenti in tutto il Bacino del Mediterraneo e anche nelle regioni italiane del Sud e delle Isole. Come nel frumento duro anche in questa specie si riscontra un’elevata variabilità, che si traduce nella presenza di diverse popolazioni, con caratteristiche differenziate. Pertanto, il turanico è un frumento conosciuto da sempre nell’area mediterranea, ma la sua coltivazione è stata sostituita nei secoli da quella del frumento duro, sicuramente per la maggiore produttività.


Concetto di specie e varietà4

Ha senso parlare di “specie antiche” e “specie moderne”? Secondo chi scrive, no. Semmai dovesse avere un senso parlare di “antico”, questo lo si può riferire all’origine della specie, quindi è corretto dire che il farro monococco ha origini molto antiche (infatti è stato il primo frumento comparso circa 12 mila anni fa), mentre il frumento tenero ha origini più “moderne” (si stima la sua origine a soli – si fa per dire – 8000 anni fa). 
Poi, dentro la specie, è importante definire con esattezza i diversi concetti di popolazione, varietà, varietà antica, varietà moderna. 
Le varietà tradizionali sono le varietà locali (landraces), chiamate impropriamente anche “popolazioni locali” e sono state da sempre coltivate dagli agricoltori. Sono popolazioni eterogenee, in rapporto dinamico con l’ambiente naturale e le tecniche colturali e sono state oggetto inconsapevole della selezione dell’agricoltore stesso. 
Il passaggio dalla selezione “inconscia” condotta dagli agricoltori per secoli a quella “organizzata e consapevole” condotta dai costitutori vegetali (tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento), ha dato avvio al miglioramento genetico (breeding), finalizzato all’ottenimento di varietà migliorate (bred varieties o cultivars). Queste sono popolazioni omogenee, spesso costituite da un solo genotipo (come le linee pure nei frumenti) con caratteristiche “desiderate” dai selezionatori. 
Pertanto, tutte le varietà derivate da un programma di miglioramento genetico, condotto con qualsiasi metodica (selezione massale, selezione genealogica, selezione ricorrente, selezione entro popolazioni locali o entro popolazioni segreganti ottenute da incrocio) sono “varietà migliorate”. 
E nelle varietà migliorate, qual è la differenza fra “varietà antiche” e “varietà moderne”? Oppure è il caso di dire che tutte le varietà locali sono “antiche” per definizione? 
Qualcuno utilizza come criterio il periodo di costituzione, per cui le varietà costituite prima del dopoguerra sarebbero “antiche”; per qualcun altro invece tali sarebbero quelle ottenute da metodi di breeding “poco invasivi”, senza ricorso all’incrocio artificiale. Non c’è nessun fondamento scientifico in tale dissertazione e le definizioni, a mio giudizio, sono del tutto soggettive. 
Di fatto la distinzione effettiva resta fra le varietà locali e quelle migliorate. Dentro a queste ultime troviamo tipologie diverse, frutto di obiettivi diversi di miglioramento genetico, quindi con caratteristiche differenziate in grado di rispondere a diversi metodi di trasformazione e a diverse esigenze nutrizionali. 
Ancora oggi esistono in Italia varietà locali di Triticum. Solo per citarne qualcuna fra le più conosciute: il farro di Monteleone di Spoleto e il farro della Garfagnana nel dicocco; i frumenti teneri “Solina d’Abruzzo” e “Rosciole” dell’Appennino Centrale; Ruscìe, Saragolla/Saragolle, Marzuolo/Marzuoli nei frumenti duri. 

Fig. 2- Cariossidi di una popolazione
di Saragolla abruzzese (foto Porfiri)
E perché al plurale? Perché le varietà locali, similmente alle popolazioni naturali, sono frutto dell’azione combinata di mutazioni, ricombinazioni, fenomeni di migrazione e deriva genetica, selezione e sono popolazioni bilanciate, in equilibrio con un determinato ambiente, geneticamente dinamiche, ma anche soggette a diversi gradi di selezione attuata dagli agricoltori. Pertanto, grazie alla loro variabilità genetica e all’adattamento a vari ambienti, assumono tratti morfo-fisiologici differenziati, tali da consentire una diversa identità genetica in ogni ambiente. 
Inoltre, la denominazione di una varietà locale può derivare dal legame con il territorio (farro di Monteleone), con il nome di un agricoltore (il frumento tenero Jervicella nelle Marche), da una caratteristica morfologica (“ruscìe”, “russelli”, “rosciole”, frumenti duri e teneri, che assumono a maturazione la tipica colorazione rossastra di spighe, ariste, culmo, dovuta alla forte pigmentazione), da un tratto fisiologico (i grani marzuoli sono varietà ad habitus primaverile, quindi non hanno bisogno di vernalizzazione e possono essere seminati alla fine dell’inverno, fino a marzo). 
Le “Saragolle” sono un gruppo di frumenti duri storicamente diffusi nelle regioni del Sud Italia e Sicilia, di cui si ritrova traccia in numerosi documenti storici. Da tali documenti non emerge con chiarezza se trattasi soltanto di frumento duro oppure anche di altre specie. 
Personalmente ho cominciato ad occuparmi di questi frumenti una ventina di anni fa, ho raccolto numerosi campioni, presso collezioni private e banche del germoplasma, e in parte anche presso agricoltori in Abruzzo, Puglia, Basilicata, Sicilia, ed ho appurato che si tratta sia di frumento duro che di frumento turanico e, spesso, miscuglio delle due specie nella stessa popolazione. 
Senza voler “categorizzare” troppo, è possibile definire alcuni tratti tipici delle “Saragolle”, quali la taglia molto elevata, la spiga di grosse dimensioni, le cariossidi molto grandi e spesso molto lunghe (aspetto per qualche tempo le ha fatte erroneamente classificare come Triticum polonicum), il basso contenuto in glutine e la ridotta tenacità di questo. 
La gran parte delle accessioni di “Saragolle” da me rintracciate in Italia sono classificabili come frumento turanico, anche quelle descritte come “grano del faraone”, “grano degli egizi” e denominazioni simili. Al riguardo va precisato che in molti casi si tratta dello stesso materiale genetico di origine, passato da un’azienda all’altra, al quale è stato attribuito un nome diverso!! 
Non più lontano di 10 anni fa praticamente nessuno conosceva le “Saragolle”. Sono avvenuti due fatti più o meno concomitanti che ne hanno fatto esplodere l’interesse e la conoscenza. 

Il primo fatto è legato all’introduzione nel mercato italiano del Kamut®, marchio commerciale della Kamut Int. Ltd del Montana (USA) che protegge la filiera che utilizza la linea QK-77 di frumento turanico, reperita in Egitto. Basta poco per rintracciare in rete una vastissima gamma di informazioni su questo prodotto. Il successo commerciale del Kamut® va attribuito sicuramente alla grossa abilità di marketing della società detentrice che ha saputo sfruttare al meglio alcune delle peculiarità agronomiche e qualitative di questo grano: fra tutte l’adattabilità alla produzione biologica e un glutine “debole”, particolarmente adatto ad una determinata fascia di consumatori (sensibilità al glutine, che non è celiachia, che invece è intolleranza genetica allo stesso). 

Il secondo fatto, che ha creato molta confusione, è stata l’iscrizione nel 2004 al Registro Nazionale del frumento duro della varietà Saragolla da parte della Società Produttori Sementi di Bologna. Questa varietà è frutto di uno specifico programma di miglioramento genetico condotto dalla Società partendo da parentali del tutto diversi che nulla hanno a che vedere con le “saragolle”, varietà locali sopra descritte, così come nessuna affinità c’è tra le due varietà. L’iscrizione al Registro Nazionale con tale nome è stata del tutto lecita, perché questa denominazione non era “repertoriata” in nessun elenco pubblico in nessuna parte d’Italia e il nome non contrastava con i criteri stabiliti dall’Unione Europea in materia di denominazioni varietali e, infine, nei due mesi di pubblicazione del nome nel Bollettino ufficiale delle varietà edito dal Mipaaf, non c’è stata nessuna opposizione. 
Per gli operatori del settore non c’è alcuna possibilità di confondere le due tipologie varietali, ma nel cittadino/consumatore comune, qualche dubbio è sorto e continua a sorgere. 
Solo di recente è stata iscritta una varietà di Saragolla Lucana alla sezione delle “Varietà da conservazione” del frumento duro, sezione prevista quale appendice al comune Registro delle Varietà Vegetali detenuto presso il Mipaaf5. L’iscrizione è stata presentata da Cra - Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia (Cra-Cer) e Regione Basilicata, su segnalazione di un agricoltore lucano e dell’Associazione lucana cerealisti di antiche varietà di Palazzo San Gervasio. La varietà era diffusa in passato nei territori dei comuni di Palazzo San Gervasio, Forenza, Maschito, Banzi, Genzano di Lucania, Venosa, Montemilone, Lavello, tutte località in provincia di Potenza. 
Infine, giusto per aumentare la confusione, con un nome simile, “Saracolla”6, una decina di anni fa è stato rintracciato un frumento tenero nell’appennino reatino. Si tratta di una varietà con spiga aristata, con colorazione rossastra a maturazione, cariosside di medio-grandi dimensioni, ciclo precoce. Quindi tutt’altra cosa rispetto alle saragolle di cui sopra. 
Possiamo quindi concludere che non è difficile fare confusione, soprattutto quando il mercato alimenta tale confusione. 
Solo il riferimento a risultati certi di ricerche e studi ben precisi può consentire - è il caso di dirlo - di non scambiare “ceci per cicerchie”.

Note
1 La Mezza Luna Fertile è un’area geografica che va dall’Egitto, alla Siria alla Turchia fino all’Iran, descrivendo, appunto, una mezza luna. Questa regione è anche indicata come la “culla della civiltà”, perché è qui che ha avuto origine l’agricoltura nell’era neolitica. Questo è il centro di origine non solo dei cereali, ma di numerose altre specie di piante coltivate.
2 I centri di origine delle piante coltivate, la diversità genetica di queste nelle diverse aree del mondo, le migrazioni delle piante da un territorio ad un altro e il loro insediamento in un nuovo habitat, sono stati studiati dallo scienziato russo Nikolaj Vavilov, all’inizio del XX secolo, e ancora oggi le sue teorie sono alla base della biologia moderna
3 Tenuto conto che il numero cromosomico di base del genere Triticum è 7 (x=7), i diploidi hanno un doppio numero cromosomico con 14 cromosomi totali (2n=2x=14); i tetraploidi hanno un numero cromosomico quadruplo con 28 cromosomi totali (2n=4x =28) e gli esaploidi hanno sei volte il numero di base con 42 cromosomi totali (2n=6x=42).
4 Linee guida per la conservazione e la caratterizzazione della biodiversità vegetale. Piano Nazionale Biodiversità Agricola (www.reterurale.it).
5 DM 28 gennaio 2015 (GU serie 22).

Bibliografia
De Cillis U., 1942. I frumenti siciliani. Stazione Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia di Caltagirone, Tipografia Zuccarello & Iezzi, Catania.
Porfiri O., 2003. Evoluzione varietale e conservazione della biodiversità nel genere Triticum. Dottorato di ricerca in Produttività delle piante coltivate, XV ciclo, Università degli Studi di Perugia.
Porfiri O., 2014. I frumenti. Dalle varietà al campo. Pentàgora.
Vavilov N., 1926. L’origine delle piante coltivate. I centri di diffusione della diversità agricola (traduzione a cura di C.M. Fiannacca, consulenza scientifica di O. Porfiri, 2015), Pentàgora.

Oriana Porfiri (Urbisaglia MC, 1961)
Laureata in Scienze Agrarie all'Università di Perugia, dove ha conseguito anche un dottorato di ricerca in Produttività delle piante coltivate. È agronomo professionista. Esperta in genetica e miglioramento genetico dei cereali, si occupa di ricerca e sviluppo varietale; di innovazione nel settore sementiero; di ricerca, valutazione e salvaguardia delle risorse genetiche vegetali; di organizzazione e gestione di sistemi colturali integrati e sviluppo di filiere produttive. È consulente di aziende sementiere, industrie di trasformazione e istituzioni pubbliche locali, nazionali e internazionali. Cura una vasta collezione privata di cereali. É autrice di pubblicazioni tecnico-scientifiche e divulgative su riviste italiane e straniere. Dal 1997 si sta occupando dello studio e della divulgazione dell'opera di Nazareno Strampelli.

157 commenti:

  1. Sul Grano del Miracolo vorrei solo accennare a quanto ho già scritto a suo tempo nel link inserito nell'articolo di Oriana, ossia la presenza di "grano ramificato" in Italia ben prima del XX secolo, sebbene in un contesto di confusione tra tenero (grano Mazzocchio) e duro (Grano del Miracolo propriamente detto).
    Sergio Salvi

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  2. Alberto Guidorzi16 dicembre 2015 15:09

    Con la Porfiri ci conosciamo per aver assieme partecipato a vari convegni durante la vita professionale comune ed anche quando era al Cermis. Mi devo complimentare per aver divulgato chiarezza e per aver dimostrato una volta tanto che di tipi di frumenti a libera semina ve ne sono a iosa per il coltivatore che si sente prevaricato dall'industria sementiera (veramente sono più coloro che non fanno il mestiere di agricoltore a gridare allo scandalo che non l'utilizzatore delle sementi che invece non si sente prevaricato se il seme che compra gli porta più reddito). L'industria sementiera è come tutte le altre: se fa buone varietà riconosciute dagli agricoltori campa, altrimenti fallisce o si fa comprare da altri (La Produttori sementi di Bologna, la costitutrice del "Saragolla solo nominale", come ha spiegato la Porfiri, e che è stato un vanto della nostra costituzione varietale nell'ambito del frumento non è più italiana, è passata nelle mani di una multinazionale senza che nessuno proferisse verbo ed ora ci è rimasto ben poco, tanto che ci facciamo colonizzare dai francesi, solo che loro non hanno come obiettivo preciso l'Italia e tanto meno il nostro Sud. Ne so qualcosa io perchè sono stato il primo a portare in italia i frumenti francesi Soissons, il Tibet, il Guadalupe e prima ancora l'orzo Arma).
    Vorrei anche far notare che i geni dei genotipi che si sono conservati, prima di tutto sono mantenuti dall'opera meritoria di persone come la Porfiri e poi dalle banche del germoplasma che si occupano di preservare vitali i semi di quei genotipi, in secondo ordine tutti i geni rivelatisi interessanti e contenuti nelle "varietà-popolazioni" antiche sono stati presi ed inseriti nelle varietà moderne da parte di chi costituisce varietà moderne (certo l'aspirazione del costitutore è quella di riunire in una stessa varietà quasi tutti i geni favorevoli conosciuti, ma si deve accontentare di tentare e fino ad ora per quanto mi è dato conoscere i migliori risultati che si sono ottenuti solo 4 0 5 volte in un secolo, per quanto riguarda il grano tenero). Attenzione che i geni favorevoli si rivelano tali in funzione dell'evoluzione delle esigenze agricole e tecnologiche).

    Circa poi i pani fatte con queste varietà cosiddette “antiche”, rientrano nella categoria di tutto il pane fatto nell'antichità fino agli anni 60/70, cioè erano buoni quando per combinazione capitavano tali (La massaia e poi il fornaio non controllavano ne le qualità panificatorie e neppure le condizioni di lievitazione e tanto meno quelle di cottura), ma non per questo il pane risultato meno buono si buttava, anzi mia nonna, che non ha mai scialacquato, quando si accorgeva che la fornata di pane non era risultata secondo i canoni normali ed era quindi meno buono diceva: "meglio così, se ne mangia di meno e dura di più". Questi signori miei erano i parametri di quando si coltivavano i grani antichi per il resto sono solo racconti fantascientifici.

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  3. Volevo chiedere un'informazione sui vari tipi di grani.. sapete dirmi in quale paese si fa largo uso di farire particolari come, kamut, saraceno, quinoa(anche se è una pianta erbacea), segale, riso ecc?

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  5. Alessandro, su questi argomenti apriamo un'autostrada, che però non conduce verso quanto tu sostieni. Ti suggerisco di leggere quanto abbiamo scritto sui "grani antichi" in altri post del blog (riferimenti scientifici alla mano), a cominciare dai miei:

    https://agrariansciences.blogspot.it/2017/06/grani-antichi-e-salute-una-proposta-di.html

    https://agrariansciences.blogspot.it/2017/03/grani-antichi-capolinea-in-arrivo_20.html

    https://agrariansciences.blogspot.it/2017/01/a-me-gli-occhi-e-lintestino-non-e-piu.html

    https://agrariansciences.blogspot.it/2016/11/nel-ginepraio-dellintolleranza-al.html

    Ci sono persone - di mia diretta conoscenza - che dicono di star meglio dopo aver mangiato prodotti ottenuti con "grani moderni", ma macinati nel mulino di famiglia anzichè altrove. Se basta farsi il pane in casa (con la farina di grano moderno fatta in casa) per stare meglio, forse il problema è di altra natura...

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    1. Alessandro, tu dici di non essere nè un medico, nè un genetista, nè un agricoltore di formazione, e non te ne faccio certo una colpa. Tuttavia, proprio perchè chi ti scrive ha un'altra formazione e un minimo di capacità di approcciare la questione sul piano scientifico (che conterà pure qualcosa), dovresti prendere atto che la dimostrazione degli effetti salutistici di un farmaco così come di un “alimento funzionale” (categoria nella quale un giorno potrebbero trovar posto anche i prodotti derivati da grani antichi) deve necessariamente passare al vaglio della scienza, la quale procede secondo un approccio che non è basato sull'aneddotica.
      Chi ha certificato, sul piano scientifico, che i motivi del benessere recuperato dal cliente che ritorna soddisfatto al tuo banco, per riacquistare il tuo senz'altro ottimo pane, stanno nel glutine piuttosto che nei carboidrati fermentabili o nell'effetto placebo indotto dal consumo del pane in questione?
      Io non dico a priori che i grani antichi “non funzionano”: dico che per dimostrare se funzionano davvero, come afferma una certa aneddotica dilagante, vanno studiati secondo criteri scientifici. Il problema è che, fino ad oggi, sono stati effettuati solo studi scientifici preliminari, non esaustivi per ammissione degli stessi ricercatori che li hanno svolti (incluso lo studio da te citato). Continuare ad affermare dogmaticamente, come si legge nella stragrande maggior parte dei siti internet, che i grani antichi fanno bene alla salute, significa professare una realtà non dimostrata scientificamente: ecco perchè parlo di “bufala". Poi magari un giorno si scoprirà che bufala non era, ma questo sarà possibile solo quando l’argomento avrà avuto l’avallo della scienza, che al momento ancora non c’è.
      Tu dici che il mio punto di vista - che si basa su un approccio di tipo scientifico - è irresponsabilmente scettico. E’ dunque più responsabile il punto di vista basato sul dare credito all’aneddotica? Sai, per tanto tempo si è creduto all’esistenza delle streghe e si è data loro la caccia per mandarle al rogo…

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    2. Alessandro

      complimenti vivissimi a te che hai trovato una sufficiente numero di creduloni che ti fanno campare. Continua pure a fare la tua politica commerciale, saresti un fesso a smettere, ma non venire qui, però, a volere dare scientificità al tuo mestiere perchè ti assicuro che non ne ha. Se però mi dici che anche questi interventi rientrano nella tua politica commerciale allora li prendo come tali e non te li contesto più.

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  7. Alessandro

    Ma almeno sai qual'è la differenza tra una grano alto 160 cm e più ed un grano di 80 cm? Se non lo sai te lo dico io: gli internodi del fusto sono più corti nel frumento di 80cm. E tu vieni qui e apoditticamente ci vieni a dire che ciò ha comportato differenze qualitative? Di piante coltivate trattate con raggi gamma ne esistono più di 3000 e quindi se fosse valido la tua affermazione (non suffragata da nessuna prova obiettiva) di intolleranze sarebbe pieno il mondo. Il creso (grano creato da una mutazione indotta in una bomba al cobalto) è un grano duro, ma il grano duro rappresenta una esigua parte del grano coltivato e quindi il pane che si mangia è in grandissima maggioranza fatto con grano tenero che non ha nulla a che fare con l'irraggiamento. Per parlare di cose di cui non si sa o si chiedono lumi o se ne parla solo dopo essersi documentati. Tu non hai fatto ne l'uno ne l'altro!

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    Risposte
    1. Alberto Guidorzi17 giugno 2017 12:52

      Prima parte
      "La scelta di favorire varietà grani che non si allettassero ha comportato come "unintended consequences" l'uso generalizzato dei diserbanti, perché le infestanti sormontavano proprio per la "distanza inferiore tra gli internodi"."

      Perchè invadi un campo nel quale la tua competenza è zero? Non ti è mai sorto il dubbio che se io, a parità di nutrimento, produco una massa vegetale doppia questa va a scapito della parte che qualsiasi agricoltore vorrebbe raccogliere abbondante, cioè i chicchi di grano?

      Tu produci poco perchè non puoi concimare ed il problema del nutrire i raccolti è stato il problema fin da quando è nata l'agricoltura. Ora che noi possiamo farlo arrivi tu, ignorante di agricoltura come una talpa, e dici che non bisogna concimare. Se tutta l'agricoltura avesse le produzioni tue quanta gente soffrirebbe la fame, ma questo non te lo sei mai chiesto vero? Eppure una persona con un po' di comprendonio lo dovrebbe capire! E aggiungo: tu non lo capisci perchè guardi egoisticamanete al tuo businnes (per favore non farti passare come un benemerito sociale perchè tu sei come tutti gli altri, sfrutti una nicchia economica). Anch'io l'ho fatto nella mia vita professionale e certamente mi sono guardato bene dall'informare il disinformato, solo che non mi ergo ad eroe come fai tu.

      Che la concimazione debba essere più ragionata rispetto a 40 anni fa è altrettanto vero (non dimenticare però che negli anni 80 davano gli aiuti in funzione dei quintali prodotti e i concimi costavano un'inezia rispetto al reddito che producevano), ma questo non è compito tuo che appunto non ne sai niente di agricoltura, ma compito mio che sono un agronomo. Ebbene se ti dicessi che abbiamo diminuito le concimazioni azotate sul frumento del 30% e del 50% quelle fosfopotassiche senza diminuire la produzione cosa dici che siamo degli inquinatori? Certo occorre fare di più ed infatti gli studi sono volti a capire bene il calendario dei bisogni di elementi nutritivi delle piante durante il ciclo biologico e adeguare la distribuzione più in prossimità del bisogno.

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    2. Alberto Guidorzi17 giugno 2017 12:53

      Altra "panzana agronomica" che hai scritto è che le malerbe non crescono nel tuo frumento di 160 cm, scusa sai ma il tuo frumento diventa 160 cm dopo 10 giorni che l'hai seminato? Evidentemente no! Cresce piano piano come crescono piano piano le malerbe, anzi queste hanno imparato la lezione e si sono affermate quelle che compiono il loro ciclo vitale prima dell'effetto soffocamento della coltivazione, altre invece hanno sviluppato il modo di aggrapparsi agli steli del frumento per arrivare ad avere sufficiente luce ed a ben vegetare. Certo le infestanti nell'ultimo periodo del ciclo del frumento sono secche, ma il danno l'hanno già fatto (infatti se anche fossero verdi non danneggerebbero più il frumento perchè, e se non lo sai te lo dico io, nell'ultimo mese i semi sono nutriti dalla traslocazione degli elementi nutritivi contenuti nei vasi linfatici dello stelo; il rapporto con il terreno è finito! Ti dirò di più nel tuo frumento alto 160 cm non tutte le sostanze presenti riescono a migrare nello stelo perchè la distanza da percorrere è troppa prima che alla base della spiga avvenga la chiusura dei vasi e più nulla passi.

      Non mi verrai a dire che che quando si seminavano i grani alti dai 100 ai 150 cm i papaveri non crescevano vero? Crescevano eccome, anzi crescono meno adesso che con i diserbi abbiamo ridotto di molto la disseminazione.

      Tu non puoi salire sul pulpito a fare sermoni: primo perchè sei un'ignorantone patentato di cose agricole e pretendi di analizzarle con la logica di chi non possiede tutte le conoscenze, secondo perchè tu sei un dissipatore di risorse della collettività: Ma non lo sai che a parità di concimazione e di uso di elementi nutritivi di cui è dotato il terreno tu produci due terzi di paglia ed un terzo di chicchi, mentre i frumenti moderni producono 1/3 di paglia e 2/3 di chicchi. Questo rapporto con la concimazione di un grano moderno rimane costante ma l'operatore frazionario viene ad essere applicato su una massa molto maggiore e quindi in assoluto produco di più. Tu invece con il tuo grano alto 160 cm non ti puoi azzardare a coltivarlo in un terreno fertile e tanto meno concimarlo perchè altrimenti ti ritrovi tutto allettato, grani pieni di micotossine e pregerminati.

      A proposito nel tuo insistere sulle ricerche per dimostrare le tue tesi sei come un novello Bertoldo che per farsi impiccare pretendeva la scelta della pianta che più gli aggradava...che non trovava mai evidentemente. Ebbene voi siete uguali pretendete che si facciano studi e si spendano soldi pubblici per dimostrare l'indimostrabile.

      Le intolleranze vere non sono per nulla aumentate voi ed i medici lo dite contando i clienti ma non è detto che questi lo siano davvero…solo che è molto comodo lasciarli nel loro essere.

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  9. Alessandro, mettiti il cuore in pace: io non faccio politica.
    Ad aver trasformato in bufala l'incertezza sulla veridicità o meno delle relazioni positive tra grani antichi e salute e' stata solo la dilagante propaganda a favore di questa presunta relazione non dimostrata, che non lascia alcuno spazio al contraddittorio, se non nelle pochissime sedi in cui esso si esprime. E' la réclame esasperata ad aver creato la bufala, io mi limito solo a far notare la sua natura.

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    1. Alberto Guidorzi18 giugno 2017 00:33

      Ma per favore non continuare a aggiungere cazzate a cazzate. Ma ti rendi conto che sei arrivato a dire che è meglio seminare un grano alto 160 cm per produrre poco grano e tanta paglia affinchè questa possa essere incorporata nel terreno? En passant, dato che poi dici che non vuoi arare non mi dirai che tu la paglia la incorpori con il ripper vero? Ma non sai che la paglia è cellulosa e lignina e la sua disintegrazione nel terreno si risolve in poca acqua e tanta anidride carbonica che restituisci all'aria. Quello che tu vagheggi di ottenere con la paglia lo si ottiene molto meglio facendo un sovescio di una leguminosa verde e di cui tu non sai neppure l'esistenza.

      Altro aspetto, ma allora tu sei duro di comprendonio se insisti nell'affermare che il grano alto ha un effetto soffocante, ma lo vuoi capire una buona volta che le infestanti hanno un ciclo molto più corto del frumento e quindi esse il danno lo fanno prima che avvenga l'effetto soffocante, anzi se ne fregano perchè esse avendo già compiuto il loro ciclo hanno disseminato ed è ciò che per loro conta.

      Adesso però sono stufo di discutere con uno che è ignorante all'ennesima potenza r di perdere tempo con uno che non sa discernere tra cazzate e cose logiche. Guarda che sono 50 anni che io faccio l'agronomo e giro per le campagne e quindi smamma.

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    1. Alberto Guidorzi18 giugno 2017 14:05

      Meno male!!!!

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    1. Alberto Guidorzi19 giugno 2017 00:56

      Non preoccuparti che io ho continuato a studiare per tutta la mia vita di agronomo ed ancora lo faccio a 77 anni. Tu invece in partenza hai detto questo:"Vede io non sono un medico, né un genetista, non sono neanche un agricoltore di formazione", che tradotto significa SONO UN ASINO IN GENETICA ED IN AGRICOLTURA(mentre in fatto di medicina siamo asini ambedue), ma sfrutto la possibilità d approfittare di un buon numero di creduloni e di farci qualche soldino.

      E fin qui io ti ho detto di continuare a farlo fin che dura. solo che poi hai voluto addentrarti nella scienza agronomica confermando tutta la tua asineria e incompetenza in materia ed io non ho fatto altro che darti dell'ignorante all'ennesima potenza come meriti per le cazzate che hai detto e portato avanti.

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  17. Alberto Guidorzi4 luglio 2017 01:02

    Gran bella fonte peer revieuw che ci hai apportato. La rivista poi ha un "impact factor" insuperato......Ascolta Alessandro vai da un'altra parte a raccontare fandonie, perchè la fame dei poveri palestinesi non la risolvi certo con dei grani antichi (ma hai visto la foto riportata all'inizio, la sai interpretare almeno: vi sono grani mutici, aristati e perfino orzi e tutti di altezze diversissime. I palestinesi dovrebbero semplicemente copiare l'agricoltura che si fa in Israele e non ricorrere alle idee bislacche di Ceccarelli se vogliono avere più cibo (veramente la dovremmo copiare anche noi) La tua citazione ha la stessa credibilità di quando si diceva "lo hanno detto le donne al mercato...")

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  19. Alberto Guidorzi4 luglio 2017 12:35

    Le idee strampalate di Dinelli eccole: con 60/70 di W non si panifica se non con i metodi manuali di una volta, ma con riuscite a livello di lievitazione, che sono legate al caso (il pane con W di 80/90 io l'ho mangiato e tu no quindi non ne puoi parlare, certo a quei tempi era buono perchè la fame arretrata era ancora enormemente più grande!). Cosa facciamo? Obblighiamo la gente a panificare in casa come una volta ed a dotarsi di forni a legna? Facciamo costare il pane 10 €/kg e più e obblighiamo le famiglie a comprarlo? l'aumento del W è stato un obbligo dovuto alla lavorazione meccanica dell'impasto ed ai tempi di lievitazione e ciò ha permesso di far smettere di gridare nelle manifestazioni sindacali "Pane e Lavoro".
    Sui terreni marginali non si può coltivare grano di varietà antiche per campare perchè sarebbe solo un'elemosina continua, al limite lo si può fare come produzione di nicchia in un contesto di cura e tutela del territorio a cui gli abitanti di questi luoghi dovrebbero dedicarsi se la collettività accetta di finanziarne il servizio reso.
    Ma non farmi ridere sui sali minerali, mica vorrai che il fabbisogno di sali minerali lo soddisfiamo mangiando pane. Dinelli non ha argomentazioni valide ed allora si attacca anche alla fatuità.

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  21. Alberto Guidorzi18 luglio 2017 01:01

    Esiste anche la coprofagia se è per quello.

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  22. Alberto Guidorzi18 luglio 2017 01:06

    Circa il link la risposta l'ha già data Bressanini nel suo blog e per me è più convincente lui di Spisni.
    Io abolirei la categoria dei nutrizionisti hanno capito che con tale qualifica possono andare in televisione essere intervistati e raccontare le loro cazzate tanto sanno che hanno un pubblico di allocchi che credono che la terra sia ancora piatta.

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  23. Onore ai gastroenterologi ed immunologi ( e vabbè anche “nutrizionisti”) che nel rispetto della loro deontologia professionale si muovono in un ambito di conoscenze scientificamente validate e non seguono panzane modaiole e fashion.
    Ma poi perché tutti questi “professionisti” pensano di poter parlare con sicumera di Agronomia e Coltivazioni Erbacee (.. o era nel loro Piano di Studi accademico ???) dicendo PALESI PANZANE con supponente nonchalance ?
    L’agricoltura è attività oggi fra le più difficili e complesse per avere redditi dignitosi e richiede preparazione, capacità imprenditoriale, conoscenze tecniche e giuridiche.
    Non siamo più nello spocchioso secolo scorso anche se, dopo la messa al bando di difetti fisici, abitudini sessuali, provenienze etniche o di campanile, simpatie calcistiche, debolezze di genere l’unico VERO INSULTO politically correct rimane ancora “cafone” rimandando dall’alto del salotto bene a figure abbrutite dal sole e dai solchi.
    Ecco forse così si spiega che tutti, ma proprio tutti, pensino di poter sproloquiare di agricoltura e quindi di grani antichi….

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  24. Documento della Società Italiana di Genetica Agraria e della Società Italiana di Biologia vegetale per fare chiarezza sulle affermazioni che circolano sul frumento:
    http://www.geneticagraria.it/attachment/SocietaScuolaRicerca/Il_Frumento.pdf

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  25. Alberto Guidorzi23 luglio 2017 11:13

    Sergio

    l'unica cosa che non mi convince del documento è quando si dice che i frumenti antichi hanno più proteine di quelli moderni. I motivi sono due: 1° sul contenuto proteico è stata fatta un incessante miglioramento genetico, 2° la concimazione azotata (specialmente quella tardiva)incide fortemente nell'aumentare il taso proteico e quindi quando non si concimava o lo si faceva inadeguatamente non si poteva godere di questo contributo.

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  26. Penso che ci sia un equivoco di fondo: i grani antichi, anzi tradizionali, anzi autoctoni, tipici, locali, PreCreso!!! (ahhaahhha!- vabbè dai una risata non guasta...) producono molto poco e quindi la composizione percentuale di proteina sembra alta ma in effetti la "quantità" di proteina è sempre quella. Quando la resa aumenta infatti, cresce soprattutto la riserva di carboidrati (amido)e la percentuale di proteina ne risente , ma solo come rapporto. Non a caso percentualmente le proteine sembrano molte anche nelle granelle striminzite che per la stretta o altri problemi nella fase di riempimento hanno visto ridursi la quantità di amido di accumulo. M è appunto solo un "rapporto" percentuale. Del resto da sempre è lampante la correlazione inversa produttività/tenore proteico.

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    1. Alberto Guidorzi24 luglio 2017 17:26

      Solo che il pane si fa con il contenuto in proteine in assoluto rapportato all'amido. Cioè se io ho poco amido che mi funge da combustibile per i lieviti delle proteine non me ne faccio niente in quanto comunque sarà poca la CO2 da trattenere ed otterrò un pane poco voluminoso. Per lo stesso motivo se avrò tanto amido e poche proteine di struttura la co2 prodotta dalla fermentazione non sarà confinata negli alveoli ed il mio pane sarà poco lievitato, che era poi il pane che si otteneva il più delle volte dai grani antichi macinati a pietra e cotti nel forno a legna.

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    1. Caiofabricius1 agosto 2017 11:32

      Difficile, forse impossibile in questo momento storico, far prevalere le conoscenze scientifiche sulle rassicuranti e attese bufale viralmente propagate contro i vari perfidi establshement (dalle innominabili case farmaceutiche ai pastai, rei confessi di successi internazionali).

      Però bisognerebbe concordare meglio una coerente linea bufalesca, insomma:

      - 'sti grani "antichi" sò solo "vecchi" o solo "tradizionali" o solo "preCreso" o autoctoni o più blandamente "de noantri" ? Il mitico tenero Verna, panacea di ogni gonfiore cerebro-addominale (soprattutto la prima) , è del 1952. Provate a dire a un sessantenne che è antico o solo vecchio ...
      E comunque per essere messo in commercio ha subito un ovvio processo di miglioramento con tecniche di selezione e incrocio più o meno analoghe alle attuali. E allora? Il vintage tira sempre...
      - 'sti grani antichi (i farri?) o vintage de noantri hanno più o meno proteine come alternativamente viene strillato sul web. (in effetti, generalmente ne hanno di più , ma solo perchè producono poco e quindi la percentuale sale rispetto al carente amido
      -la rivoluzione verde del nostro mancato nobel Strampelli (padre del Cappelli...)e del nobel Borlaugh ha permesso invece proprio di aumentare quella "rusticità" tanto affascinante ma che non è un concetto morale: resistenza a freddo invernale, a ruggini brune, gialle e nere, a Oidio e Septoria, alla fusariosi e relative micotossine, resistenza alla siccità e alla stretta, riduzione dei rischi di allettamento e relativo sdraiamento delle spighe nel fango,radici più ampie per captare più acqua e nutrienti valorizzando le disponibilità locali, SONO queste le caratteristiche che permettono capacità di adattamento all'ambiente pedoclimatico e quindi migliori produzioni qualitativamente e SANITARIAMENTE superiori.

      E' dura da ammettere ma i grani "antichi" meglio vecchie varietà giustamente abbandonate erano e sono una mezza schifezza.

      Oh! l'ho detto!

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  28. Caiofabricius1 agosto 2017 11:06

    Ai tempi del “faraone R” convivevano sereni tutti i turgidi tritici:
    Il dicocco, il turanico e il duro frutto di veri cambiamenti apocalittici,
    genetiche mutazion da far sbiancare gli attuali critici.
    Ma poi del duro i grandi Romani antici
    diventarono colti estimatori e amici
    e in Garfagnana il farro e in Lucania i turanici
    lasciarono per pochi terren poco felici.

    Il troppo benesser però crea come si sà vizi e caprici
    e quel bel piatto di pasta sana non basta più agli italici
    che indispettititi vanno alla ricerca di novità e cibi esotici
    e il venticel della calunnia or soffia sui contenuti glutinici
    ben sapendo che solo l’acqua non disturba mai i succhi gastrici.

    Ma se proprio un grano strano dobbiam allor sorbirci
    per sproloquiar saggezza e attualità all’amici
    orben di Saragolle riempiam le pentole sino ai manici
    che ancor senza furbo marchietto son molteplici
    e le arse terre meridionali saran felici
    che qualche liretta in più questi tic isterici
    potran almen donare a quei tenaci ma stanchi villici

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  29. Molto interessante questo dibattito tra chi produce il proprio grano, lo panifica e se lo mangia, e chi difende la produzione di grani modificati per fare piu' soldi cercando di arrampicarsi sugli specchi spacciando la chimica per vitamine a discapito dell'ambiente e non aver mai parlato di aver panificato con il proprio grano, conosco contadini che hanno seguito (arricchito)i consorzi agrari producendo ettari ed ettari di grano per anni e anni con miseri guadagni (spesso perdite) che non hanno mai panificato con i grani prodotti ma andavano a comprare la farina altrove (perche' sapevano benissimo cosa utilizzavano) che adesso stanno ricominciando a coltivare i grani antichi ( che a me piace chiamarli cosi' per distinguerli nettamente da quella schifezza che si produce oggi per fare soldi solo ed esclusivamente a discapito dell'ambiente e della salute)perche' si sono accorti che la quantita' non puo' dare la qualita', in molti esempi se vuoi la qualita' devi rinunciare alla quantita' , non ci vogliono lauree o altro per capire questo, la maggior parte degli agronomi di oggi non sono altro che persone con un pezzo di carta igienica in mano per pulirsi il culo, andate ad imparare dai contadini antichi come si produce qualita' senza neanche parlare mai di quantita' perche' chi produce con amore la sua coltivazione senza usare schifezze per aiutarsi non guarda mai alla quantita' ma con quel grano ci vorra' fare il pane per la sua panza e non i soldi per la sua tasca, questa e' la vera differenza tra grani antichi e quelli moderni, FARE GRANO PER LA PANZA O FARE GRANO PER LA GRANA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! AVETE CAPITO ADESSSO ???

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    1. caiofabricius6 agosto 2017 09:36

      I "contadini" amavano e amano la conoscenza e, se non potevano farlo loro per ragioni economiche, hanno permesso ai figli di studiare, spesso Agraria nelle serie Università italiane, per capire meglio la realtà biologica che muove il mondo da millenni e cercare di intervenire razionalmente .

      Starnazzare insulti ranco-invidiosi a chi è "riuscito" qualifica perfettamente il livello dell'interlocutore.

      La struttura genetica dei grani attuali costituiti mediamente 30-40 fà è praticamente simile ai vintage modaioli costituiti mediamente solo una decina di anni prima. La vera rivoluzione avvenne 10 000 anni fa...ma questo diventa discorso storico-razionale che indispettisce il fideismo ballista che ha sostituito quello religioso.


      Purtroppo l'attività primaria dell'agricoltura non ha mai fatto arricchire nessuno, ma se qualche soldino in più si riesce a fare con le balle post verità dei grani antichi (poco produttivi, allettabili, sensibili alle malattie, con parametri qualitativi inesorabilmente scadenti), COMUNQUE TUTTI BEN LIETI se arrivano finalmente all'agricoltore ma solo perché il consumatore turlupinato paga molto la fuffa mediatica che li circonda.

      Ma alla fine la verità emerge sempre e anche questa bufala si sgonfierà.

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    2. Sarà! ma è pur vero che: "la civiltà contadina non ha mai saputo estirpare un virus da un peperone, o rimediare alla radicata incapacità di un asparago a una siccità prolungata"... di Antonio Saltini in https://agrariansciences.blogspot.it/2016/08/dieta-mediterranea-celebriamo-la.html

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    3. Cara Maria Teresa la qualità va sull'ape la quantità sui Tir. Noi Italiani oggi siamo il popolo al primo posto in salute al mondo e per longevità secondi solo al Giappone ma se vuole Lei può sempre scegliere i pomodori prodotti nelle serre olandesi magari anche con più vitamine (su carta ) come il grano pompato di chimica per aumentare sostanze nutritive fasulle e dannose alla salute, io preferisco il pomodoro maturato all'aria aperta dal sole italiano.

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  30. Lei è completamente fuori di testa.vada lei a pulirsi il culo...Un agronomo dopo aver sostenuto 39 esami e aver passato le notte insonni e attualmente pratica la professione, lei cosa fa della sua vita, oltra avere tutte queste certezze.

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    1. Alberto Guidorzi6 agosto 2017 00:40

      Ecco un altro vigliacco che sproloquia nascondendosi dietro l'anonimato.

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  31. Faccio autoproduzione di grano , grani antichi ,che ripeto piace chiamarli così per distinguerli nettamente da quelli che hanno bisogno di veleni, quali concimi chimici, pesticidi,diserbanti e chi più ne ha più ne metta, per produrmi la MIA farina per uso familiare ,esattamente come chiunque si fa' il proprio orticello , secondo voi che capite così tanto avrei dovuto coltivare il grano di oggi per inquinare il mio terreno e mangiare chimica? Oltre a questo il grano che raccolgo lo posso riseminare senza andare ad ingrassare di nuovo i consorzi e quindi il mio grano si adatta al terreno nella zona dove viene coltivato e si rafforza alle malattie fungine ed altre ma la cosa più importante è che se tutti facessimo in questo modo il pianeta non sarebbe così inquinato ,o vorreste dirmi che il pianeta non si è super inquinato negli ultimi 50-60 anni ? Cioè da quando si fa' agricoltura intensiva? Oltre ad autovetture , fabbriche etc. Etc che corrono lo stesso dietro ai numeri. PIL PIL PIL questa sembra la cosa più importante di oggi. Se voi volete veramente bene ai vostri figli e ai vostri nipoti dovete pensare a salvaguardare il pianeta lo volete capire una volta per tutte? Adesso cosa mi dite sapientoni? Al signore dei 39 esami: le consiglio di farne altrettanti perché non hanno portato a nulla , esattamente come accade con i ponti che oggi crollano come cartone, li può stare sicuro che c'è gente come lei. Buona lettura.

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  32. Faccio autoproduzione di grano , grani antichi ,che ripeto piace chiamarli così per distinguerli nettamente da quelli che hanno bisogno di veleni, quali concimi chimici, pesticidi,diserbanti e chi più ne ha più ne metta, per produrmi la MIA farina per uso familiare ,esattamente come chiunque si fa' il proprio orticello , secondo voi che capite così tanto avrei dovuto coltivare il grano di oggi per inquinare il mio terreno e mangiare chimica? Oltre a questo il grano che raccolgo lo posso riseminare senza andare ad ingrassare di nuovo i consorzi e quindi il mio grano si adatta al terreno nella zona dove viene coltivato e si rafforza alle malattie fungine ed altre ma la cosa più importante è che se tutti facessimo in questo modo il pianeta non sarebbe così inquinato ,o vorreste dirmi che il pianeta non si è super inquinato negli ultimi 50-60 anni ? Cioè da quando si fa' agricoltura intensiva? Oltre ad autovetture , fabbriche etc. Etc che corrono lo stesso dietro ai numeri. PIL PIL PIL questa sembra la cosa più importante di oggi. Se voi volete veramente bene ai vostri figli e ai vostri nipoti dovete pensare a salvaguardare il pianeta lo volete capire una volta per tutte? Adesso cosa mi dite sapientoni? Al signore dei 39 esami: le consiglio di farne altrettanti perché non hanno portato a nulla , esattamente come accade con i ponti che oggi crollano come cartone, li può stare sicuro che c'è gente come lei. Buona lettura.

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    1. CAIOFABRICIUS8 agosto 2017 13:11

      Panzana più, panzana meno., l'importante è crederci. Viva bene e, soprattutto, orgoglioso (sic!) con i suoi grani vintage de'noantri autoprodotti.

      Anche se è "inutile parlare al (taleban) che non vuol sentire", si faccia spiegare da qualche vicino assolutamente non laureato che però ha letto qualcosa in più di Frate Indovino, e di cui eventualmente ha finalmente fiducia, che TUTTI i grani si possono riseminare a prescindere dall'aggettivo che li qualifica e dalla data di nascita, semplicemente perché sono varietà e non ibridi.

      Però, però...Tutti i grani per essere messi in commercio anche 50 anni fa hanno subito un ovvio processo di miglioramento con tecniche di selezione e incrocio più o meno analoghe alle attuali. E anche se il vintage della mitica età dell'oro tira sempre soprattutto per motivi psico-affettivi di una nostalgica passata gioventù di cui si ricordano solo le cose belle, anche 50-100 anni fa valenti agronomi migliorarono quello che poi chiamarono Verna (1952) o GentilRosso o, ancor peggio, Cappelli (1915). Ma poi si è andati avanti con gli stessi criteri e voler reincrociare oggi quelle varietà altrimenti impresentabili è atto di superbia e alterigia verso le grandi personalità del passato CHE LO HANNO GIA' FATTO, portandoci appunto ai miglioramenti di oggi... quando NON A CASO SI CAMPA DI PIU' E DECISAMENTE MEGLIO (non solo qui e in Giappone)

      Ma poi 'sti grani vintage de noantri hanno più o meno proteine come alternativamente viene strillato scandalizzati sul web? Bisogna chiarire un buona volta il motivo dello scandalo ++++ o ----?
      (in effetti, generalmente ne hanno di più , ma solo perchè producono poco e quindi la percentuale sale rispetto al carente amido)
      -la rivoluzione verde del nostro mancato nobel Strampelli (padre del Cappelli...)e del nobel Borlaugh ha permesso invece proprio di aumentare quella "rusticità" tanto affascinante ma che non è un concetto etico/filosofico discriminante fra Bene e male, ma PARAMETRI CERTI: resistenza a freddo invernale, a ruggini brune, gialle e nere, a Oidio e Septoria, alla fusariosi e relative micotossine, resistenza alla siccità e alla stretta, riduzione dei rischi di allettamento e relativo sdraiamento delle spighe nel fango,radici più ampie per captare più acqua e nutrienti valorizzando le disponibilità locali, SONO queste le caratteristiche che permettono capacità di adattamento all'ambiente pedoclimatico e quindi migliori produzioni qualitativamente e SANITARIAMENTE superiori.

      E' dura da ammettere ma i grani "antichi" meglio vecchie varietà vintage de'noantri giustamente abbandonate erano forse valide quando furono selezionate, ma, oggi, non solo producono meno, ma producono meno perché hanno mille difetti e sensibilità alle avversità

      In sintesi, sono una mezza schifezza

      Oh! l'ho (ri)detto!

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    2. I grani moderni si possono riseminare?????? peccato che lo si svende a 17-18 euro al quintale (perche' questa si che e' vera schifezza e non vale nulla o poco) e poi per la risemina lo ricomprano a 60 euro al quintale, come mai ? me lo spiega? Siete cosi' tanto generosi con i consorzi che vi hanno sporpati e obligati allo sola via di svendergli le schifezze che vi fanno produrre per poterle poi portare a matrimonio con ancora piu' pessimi grani quali quello canadese
      ucraino o rumeno (vedi Report Rai 3 ,+ navi piene di grano ammuffito ,2/3 del fabbisogno italiano) e via con pasta vino e mandolino e gli affaristi sono serviti , che poi se nuoce alla salute chi se ne frega.

      Ripeto e straripeto che produco i grani ( antichi o non ) che non hanno bisogno di concime,pesticidi,diserbanti e via dicendo perche' voglio mangiare sano,custodisco il grano in sacchi di iuta in cui viene ventilato benissimo ,
      macinatura a pietra lenta e se possibile cottura a legna.

      Si sa' benissimo che ogni annata e' differente quindi l'indice di proteine non e' poi cosi' rilevante, come il vino :ogni annata e' oscillante nella gradazione ,profumi e cosi' via, e' inutile che cercate sempre i soliti numeri e dati, vi hanno dato alla testa, ormai siete fuori orbita, non sapete neache voi che pesci prendere e state sempre a lamentarvi che il grano non ve lo pagano nulla o poco e che ci rimettete, a come parlate lo spacciate per oro ma non e' cosi', perche' quello che si paga poco vale poco.

      E del grano nei Silos giganteschi dei consorzi ??
      Pieni di aflatossine e micotossine? che poi verra' ritrattato contro quest'ultime sempre chimicamente ne vogliamo parlare ?

      Se seminassi il grano moderno quello de Voiatri e non uso le schifezze appena citate raccolgo solo "culmi", la spiga neanche esce, se Lei non vuole mangiare vintage o grani de noantri mangi pure chimisch a Lei la scelta, ma non dica a chi produce secondo natura che produce mezze schifezze perche' qui sbaglia di sicuro.

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    3. caiofabricius9 agosto 2017 00:58

      Non si agiti che gli ospedali vintage de bei tempi andati non sono poi così consigliabili.
      Le varietà si "possono" riseminare, mi spiace ma non sono ibridi, nel grano non ci sono, ma nel mais si, tutto qui (dai che lo sa anche Frate Indovino).
      Le varietà vintage non hanno bisogno di meno concimi, diserbanti, trattamenti fungicidi, è uno dei tanti triti luoghi comuni che a forza di cantelinarlo alla fine sembra credibile. Sono invece più sensibili all'evoluzione dei funghi parassiti avendo un profilo genetico non aggiornato, meno competitive con le infestanti perché coprono più lentamente il terreno e la maggiore altezza non serve a nulla a fine ciclo quando il danno ormai è fatto, meno capaci di sfruttare le risorse idriche e nutritive a causa di apparati radicali generalmente meno esplorativi, facilmente allettabili con le nefaste conseguenze alla raccolta, di qualità generalmente inferiore...insomma dai, na mezza schifezza.

      Report è la grande madre (di riprovevole seppur antichissimo mestiere) del giornalismo allarmista professionista di fake-news che, noncurante di distruggere il serio lavoro di intere categorie (biologico, vino, latte) spara minchiate generalizzando singoli episodi negativi per fare audience e relativi stipendi milionari alla star TV. Salvo poi chiedere in un righino scusa e precisare in mezzo righino che non ce l'aveva con l'intera categoria (per attenuare le sacrosante querele).

      Le Aflatossine non si trovano nel grano, anche stavolta si confonde col mais.

      I bassi prezzi dei prodotti agricoli sono una drammatica realtà che sta pericolosamente spopolando le campagne. Certo se con le storielle del Grano di Cappelletto (gentil) Rozzo si riesce a tirar su qualche eurazzo in più, bè, ottimo e felici tutti...ma le bugie hanno le gambe corte.

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  33. Al Sig. Alberto Guidorzi: l'anonimato è previsto quindi con i suoi termini rimane un meleducato ingiustificato.

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  34. Alberto Guidorzi8 agosto 2017 11:38

    Ribadisco: anche la vigliaccheria è prevista ed infatti la caratterizza perfettamente. Tra maleducato e vigliacco io nella vita ho sempre preferito il primo.

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  35. Ribadisco che per miei motivi ho scelto l'anonimato DA CUI NON TRAGGO GUADAGNO, Lei maleducato non lo puo' preferire perche' ci e' addirittura nato.Lasciando la sua maleducazione a parte volevo, ritornando ai grani , precisare che con il grano e' stata fatta la stessa cosa come con i polli , che 50-60 anni fa' impiegavano mesi per crescere pochi chili, adesso con ormoni, antibiotici e cosi via con meno della meta' del tempo di prima si raggiungono chili spropositati che addirittura neanche si reggono in piedi, vogliamo poi parlare di bovini ed altro , le basta per farle capire lo schifo che seguite voi, SOLO DANNI ALLA SALUTE ED ALL'AMBIENTE, QUESTO E' STATO FATTO NEGLI ULTIMI ANNI,QUANTITA' QUANTITA' E SOLO QUANTITA' AZZERANDO LA QUALITA' E' COSI' CHE SI SONO FATTI I GROSSI PROFITTI, QUALITA' ZERO. QUELLLI CHE VOGLIONO INGANNARE ED AVVELENARE LE PERSONE SIETE VOI E CHI VI SEGUE, DI CERTO NON CHI VENDE GRANI " ANTICHI".VERGOGNA-VERGOGNA-VERGOGNA MA QUANDO AVRETE ROVINATO TUTTO VI ACCORGERETE CHE POI I SOLDI NON SONO COMMESTIBILI. CON QUESTO HO CHIUSO PERCHE' CON LEI E' TEMPO PERSO, VOGLIO SOLO CHE CI LEGGE SIA BEN INFORMATO QUANDO ACQUISTA LA ROBA CHE METTE A TAVOLA PER LA PROPRIA FAMIGLIA, VIVA I PICCOLI PRODUTTORI LOCALI E A MORTE LE MULTINAZIONALI SPECULATRICI, PERCHE' CON I PICCOLI PRODUTTORI LOCALI SI PUO' ISTAURARE UN RAPPORTO DI FIDUCIA E PERCHE' NO ANCHE DI AMICIZIA , SERVE ANCHE QUESTO NELLA VITA DI OGGI, SI POSSONO ANCHE VISIONARE I CAMPI DI COLTURE E TUTTO QUESTO RISPARMIANDO DI INQUINARE L'AMBIENTE.Saluti da un'anonimo felice, onesto e con la coscienza pulita.Ah se vuole la invito a mangiare una bella pizza cotta a legna ,fatta con la mia farina e lievito madre a metro zero dal mio campo vicino casa, farcita con ortaggi del mio orticello, non si porti dietro bustine di digerenti o cose simili , qui non ne avra' bisogno. Mi faccia sapere.

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  36. Chi vuole attenersi al metodo naturale non può prendere in considerazione l’utilizzo di diserbanti chimici, che avvelenano suolo e colture. Occorre fare molta attenzione perché vi sono erbicidi chimici che pur essendo legali provocano seri danni alla salute, ad esempio il glifosato,che viene usato anche per i cereali, classificato come cancerogeno dallo IARC. Purtroppo spesso la legge arriva tardi su queste tematiche, tenuta in ostaggio da lobby e multinazionali.Ci siamo?

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    1. caiofabricius9 agosto 2017 01:09

      Sgonfiata dai fatti la bufala delle micotossine, adesso si ulula al gliphosate. Nessuno in Italia col grano pagato 20 cent al kilo si sogna di buttar soldi per un trattamento disseccante del tutto superfluo viste le alte, feroci temperature che lo seccano rapidamente e del tutto naturalmente gratis in giugno-luglio.
      Le tracce infinitesimali che si riscontrano non hanno nessuna rilevanza tossicologica e spesso derivano dall'uso massiccio che se ne fa per diserbare scarpate stradali e ferroviarie.

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    2. @ anonimo (l'altro)

      per la verità la classificazione IARC è: “probable carcinogen” (category 2A); sarebbe a dire meno PERICOLOSO degli alcolici, dei raggi solari e delle carni lavorate (class 1). Eggià, perchè la valutazione IARC riguarda il PERICOLO (esposizione diretta e continua) e non il RISCHIO (valutazione in funzione degli utilizzi e dell'esposizione). E infatti OMS e FAO hanno smentito definendo improbabile la carcinogenicità. E comunque EFSA (organo regolatorio preposto alla valutazione per conto della Commissione Europea) dopo una raccolta di oltre 800 studi tossicologici e la preparazione di un dossier completo sul glifosate di oltre 90.000 pagine e 3600 studi validati ha concluso: Il glifosate ... “è improbabile che la sostanza presenti una minaccia di cancro per l’uomo o sia genotossica (cioè danneggi il DNA)

      Capito, quello che non prende in considerazione?
      Ma già, le lobby e le multinazionali, le scie chimiche e le nanopatologie, ecc. ecc.

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    3. Alberto Guidorzi16 settembre 2017 12:47

      Comunque la situazione è questa: 1° la Commissione ha richiesto il parere dell'ECHA dopo che il CIRC ha detto che era "probailmente cancerogeno" (ritardando una publicazione in modo da non doverla prendere in considerazione al fine di eliminare una prova della non cancerogenicità). Questa ha detto: NON CANCEROGENO" 2° I detrattori sono ripartiti alla carica ed hanno detto che era un perturbatore endocrino, di conseguenza la Commissione ha detto all'EFSA di verificare ed ora questa dice che non è un perturbatore endocrino. Domanda su quali basi scientifiche la Commissione potrà interdire il gliphosate?

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  37. Alberto Guidorzi8 agosto 2017 18:42

    Rincaro la dose: vigliacco, talebano e ignorante per giunta, perchè non sai quello che ti dici. I polli hanno tassi di crescita più veloci perchè è intervenuta la genetica. Studia ignorante!!!!
    Per tua norma e regola vivo in campagna (nella casa dei miei avi da 5 generazioni)quindi tu non m'insegni nulla. En passant come hai pulito il tuo seme di grano prima di molirlo. Lo sai almeno che i grani antichi non esistono più, esistono solo le versioni che si sono modificate nel tempo per giungere a noi, quindi stai raccontando fregnacce obnubilato dall'ideologia.

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  38. Ormoni e antibiotici in gabbie di 20 cm quadrati al buio = genetica . Bah giudicasse chi legge ste boiate.

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    1. Alberto Guidorzi10 agosto 2017 12:46

      leggi e studiati questo prima di parlare.
      Gerald Wiener, Roger Rouvier - L'amélioration génétique animale - Editions Quae (Paris)

      L'ignoranza qui è accettata solo se il commento è una richiesta di informazioni scientifiche, non è accettata l'ignoranza saccente (ossimoro). Questo vale anche per l'anonimo pusillanime del commento sotto.

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  39. Luca Paolo6 dicembre 2016 21:16
    Passato di qui per caso, essendo interessato ad avere maggiori informazioni sul biologico, ho deciso di commentare (prima ancora di aver terminato la lettura dell'articolo) l'atteggiamento dell'autore nella discussione qui sotto. La percezione che può avere chi passa di qui senza conoscere né lui né i suoi interlocutori (e se vogliamo nemmeno gli argomenti) è quella di una persona animosa e piena di pregiudizi, che tende a screditare personalmente l'interlocutore "avverso" invece che criticarne le affermazioni, basando tutto su una pretesa di superiore coscienza e conoscenza data da non si sa cosa. Si badi, in questi casi il titolo di studio non è in alcun modo un'arma a favore, in quanto educazione, stile e soprattutto capacità di dialogo non si imparano all'università né scrivendo su un blog. E questo Guidorzi ne è perfetta dimostrazione.

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    1. Se un talebano ignorante=presuntuoso mi dicesse (= urlasse in faccia minaccioso) "con quella laurea in Agraria dovresti nettartici l'ano" avrei diverse , inevitabili, comprensibili e comuni reazioni.

      La prima, più ovvia e anche lecita a scriversi, sarebbe quella di pensare "aho, ma questo è oltretutto anche un maleducato".

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    2. Alberto Guidorzi10 agosto 2017 13:39

      Anonimo II pusillanime

      Me ne frego dei tuoi giudizi sulla mia persona perchè me ne faccio un vanto come se avessi ricevuto una decorazione sul campo.
      Tu ed i tuoi accoliti volete capirlo che quando parlo (e mi occupo solo della mia professione di agronomo e non mi ritengo un tuttologo)è perchè mi sono documentato e so quello che dico e affermo. Quando ho risposto a quel somaro di Anonimo I che era la genetica che riduceva il tempo di crescita dei polli in batteria sapevo quello che mi dicevo, in quanto ero a conoscenza di questo documento che nelle conclusioni dice:

      -----
      Conclusion
      Pour un poids à l’abattage de 2,5 kg,
      nous calculons que, dans le futur, la
      réduction de la durée d’élevage se traduira
      par un indice de consommation réduit
      de 0,031 à 0,036 par jour de réduction.
      Ces chiffres confirment que la sélection
      génétique pour une croissance de plus
      en plus rapide est de loin le moyen le
      plus efficace pour améliorer l’efficacité
      alimentaire du poulet de chair.
      Cependant, la vitesse de croissance n’a
      pas été le seul critère de sélection des
      poulets de chair. L’amélioration du rendement
      en viande a également été sélectionnée,
      ce qui s’est traduit par une réduction
      du poids relatif de certains organes
      associés à la fonction de nutrition. De
      telles réductions peuvent représenter un
      problème physiologique dans la mesure
      où, au contraire, une augmentation de la
      vitesse de croissance devrait normalement
      se traduire par une augmentation
      du poids relatif de ces organes.
      L’amélioration du rendement en viande,
      et pas nécessairement l’accélération de
      la vitesse de croissance, est donc peut-
      être le principal facteur responsable des
      désordres physiologiques qui sont parfois
      observés chez le poulet de chair.
      Ainsi, la sélection pour la vitesse de
      croissance, génératrice de progrès pour
      l’efficacité alimentaire, pourrait s’en
      trouver ralentie dans le futur si une forte
      pression de sélection sur le rendement en
      viande continuait d’être mise en œuvre
      dans le processus de sélection du poulet
      de chair. Une légère réduction dans le
      rendement en viande s’avérera peut-être
      nécessaire pour obtenir un progrès
      continu sur le critère de la vitesse de
      croissance.
      L’amélioration de l’efficacité alimentaire
      par l’accélération de la vitesse de
      croissance se traduira par une réduction
      de la consommation des matières premières
      dédiées à la fourniture d’énergie
      comme les céréales, le manioc ou les
      matières grasses. Pour ce qui est des
      ressources protéiques, les bénéfices
      attendus de l’accélération de la vitesse
      de croissance sont moins évidents : dans
      le cas d’une formulation des acides aminés
      relative aux protéines brutes relativement
      constante, les concentrations
      protéiques alimentaires seront amenées
      à être augmentées d’une manière considérable
      et la consommation protéique
      globale restera peu changée ; dans le cas
      d’une formulation en acides aminés de
      plus en plus concentrée relativement aux
      protéines, les concentrations protéiques
      alimentaires augmenteront modérément
      et la consommation protéique globale
      diminuera. Mais dans ce dernier cas, la
      dépendance de la formulation alimentaire
      à la fourniture d’acides aminés purs
      deviendra de plus en plus importante.

      -----
      Queste sono le conclusioni di uno studio INRA che conservo nei mio archivio e di cui allego il link:

      https://www.researchgate.net/profile/Bernard_Carre/publication/286381920_Benefits_and_limitations_of_the_genetic_selection_of_broilers_for_rapid_growth_Benefices_et_contraintes_de_la_selection_genetique_du_poulet_de_chair_pour_une_croissance_rapide/links/56684e4d08ae7dc22ad1f215/Benefits-and-limitations-of-the-genetic-selection-of-broilers-for-rapid-growth-Benefices-et-contraintes-de-la-selection-genetique-du-poulet-de-chair-pour-une-croissance-rapide.pdf

      Studiatevelo così alla fine sarete un po' meno ignoranti.!!!!!

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  40. Ricordo al signor anonimo che non verranno pubblicati i suoi commenti fino a quando non si atterrà alla buona educazione e magari visto che ha capito tutto del mondo non ba bisogno di dialogare con noi e con il dott.Guidorzi.

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  41. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  42. L'italia è la nazione con più terreni agricoli frazionati in una moltitudine di piccole aziende inferiori a 10 ettari. Quindi il nostro territorio proprio per la sua conformazione anche orografica deve assolutamente preservare le proprie biodiversità. Qualunque grano antico (e non) se riprodotto in Italia diventa una varietà italiana ed è su questo punto che si deve puntare per poter far emergere il prodotto di nicchia o il prodotto locale o il prodotto italiano.
    Questo è l'unico modo per riuscire a far sopravvivere l'economia agricola delle piccole aziende e per salvaguardare e valorizzare la biodiversità del nostro territorio.
    Tutte le altre innovazioni globali o commerci globali sono interessanti, ma solo per il consumatore globale, di certo non per il piccolo agricoltore italiano, ma sicuramente per Bonifiche Ferraresi e Company.

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    1. Alberto Guidorzi22 agosto 2017 23:49

      E se non si campa, perchè con la sua ricetta non si campa, cosa facciamo? Assistenza pubblica. Le do un dato francese dove non esiste il frazionamento italiano: se 1 agricoltore francese su due guadagna 350 € al mese e producono in media 71 q/ha di frumento....cosa guadagna il microcoltivatore italiano? Facciamo corsi di fachirismo?

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    2. Lei non può continuare a paragonare la Francia con l'Italia, sono due realtà orografiche territoriali completamente differenti.
      E'proprio questo suo confronto un vero proprio corso di fachirismo per la svalutazione del prodotto italiano.
      Ragionare in termini quantitativi è un ragionamento da grande compagnia agricola. Sta continuando a discutere di cultivar globalizzate e sta continuando a rifiutarsi di capire che la mia è solo consapevolezza della nostra realtà italiana.
      Si ostina ancora a spronare una concorrenza inutile a nazioni con altre caratteristiche territoriali rispetto alla nostra e ad ignorare quale sia la tendenza del consumo dei prodotti locali e DOP?

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  43. Alberto Guidorzi23 agosto 2017 11:06

    Lei dimentica che abbiamo gli stessi prezzi agricoli e la stessa politica agricola e quindi per realizzare le sue idee occorre uscire dall'Europa....ma con tutte le conseguenze che sono più negative che positive. Scenda dall'albero e poggi i piedi per terra per favore e soprattutto non fantastichi. Appartiene al sindacato a delinquere Coldiretti per caso? Perchè se è così si spiega tutto e non mi interessa più discutere con un coldirettiano.

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    1. Uscire dall'Europa?perchè? non vedo nessuna correlazione sinceramente e a questo punto scenda dall'albero lei e inizi ad essere chiaro.Mi sembra che è lei quello che fantastica sul fatto che il consumo interno non sia orientato verso il prodotto locale.Del sindacato non ne ho bisogno come molti piccoli coltivatori.Lei sta perfettamente disegnando gli obbiettivi delle grandi aziende che hanno tradizionalmente segmentato la popolazione target per età, sesso, etnia, status socio-economico per piazzare meglio il prodotto globalizzato.E'un etichettatore, schedula i suoi interlocutori come fossero solo numeri, un categorizzatore in cui la discussione può essere solo distruttiva. Complimenti continui così.

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    2. Alberto Guidorzi23 agosto 2017 16:38

      Vada a scuola e si studi un po' di politica monetaria per favore, solo allora si renderà conto che uscendo dasll'Europa l'Italia può stabilire a piacimento i tassi di cambio con le altre monete. Sia ben chiaro che io non auspico l'uscita dall'EU perchè gli svantaggi supererebbero quel qualche vantaggio. I piccoli coltivatori sono destinati a fare la fame. Lei non ha capito (ma mi sono accorto che lei di cose logiche ne capisce molto poche) nulla dell'esempio francese perchè il locale ed prodotto tipico lo producono anche loro, solo che lo fanno su aziende di 30/40 ettari, che è la dimensione media francese di quel 50% di aziende che a malapena tira fuori 350 €/mese, mi sa dire cosa ci tira fuori un'azienda di 3 ettari italiana...a meno che non mi dimostri che noi italiani una pianta che da le pepite d'oro?

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    3. A scuola mi hanno insegnato
      - che la domanda del mercato non è immmutata e immutabile - che esistono altri motivi in Italia (che lei sicuramente nemmeno riesce ad immaginare) per cui è importante valorizzare il lavoro di piccole aziende(totalmente differente la realtà delle immense pianure francesi)
      - che l'Europa se vuole essere Europa deve per forza di cosa tener conto che il proprio territorio agricolo debba essere valorizzato secondo le differenti potenzialità delle proprie zone.
      - che il turismo extracomunitario di un ambiente porta fior di quattrini alla comunità, ma non al piccolo agricoltore che fa beneficienza paesaggistica

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  44. La tragedia tutta italiana è che ormai discettano di agricoltura tutti i "professionisti" (in altre "professioni")che si sono accaparrati a pochi euro il beun retiro, ma non con la dovuta umiltà degli ignoranti la materia, bensì con piccate arringhe presuntuose basate sul sentito dire e sulle attese bufale della rassicurante post-verità.

    L'Italia produce 6 milioni di tonnellate di meravigliosa pasta di grano duro fino ad oggi (ante bufale diffamatorie) apprezzata e invidiata nel mondo.
    La produciamo con qualche kilo dei grani vintage dell'orticello in contrada somara dell'attrice fashion o col milione e mezzo di ettari a rischio abbandono di un SUD_ISOLE che non ha alternative colturali?

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  45. Non c'entra nulla la varietà,visto che qualunque essa sia ha caratteristiche italiane se coltivata su terreno italiano.
    Perchè ignorare invece che il calo di produzione di grano duro 2017 sia dovuto alla riduzione delle superfici seminate a causa della scarsa convenienza economica per gli agricoltori? Perchè il duro italiano se è il migliore (qualunque varietà sia) ha lo stesso prezzo comunitario?

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    1. Alberto Guidorzi23 agosto 2017 16:43

      Lo dici tu che il duro italiano è migliore, ma la realtà è ben diversa. Il grano duro italiano è solo più vicino. Ma se non esiste uno stoccaggio differenziato! Non mi dirai che il grano duro italiano ha tutto un'uguale qualità standard che soddisfa i pastai vero? Ma dai sei un incompetente di quelli patentati!!!!!

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    2. I grani di forza Alberto li possiamo fare anche in Italia, ma non c'è bisogno che lo dica un competente patentato, c'è invece bisogno che si crei la domanda di un prodotto del genere, domanda che attualmente non giustifica un cambio di produzione agricola da parte dell'industria,grazie al consumatore che rimane ancora un analfabeta funzionale.Comunque io non l'ho offesa e rimane un completo incapace nel discutere civilmente. Aricomplimenti per il blog.

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  46. Caiofabricius se un Sud_Isole non ha alternative colturali è merito anche dei coltivatori che prima di essere coltivatori dovrebbero iniziare ad imparare ad essere dei buoni consumatori.
    L'Europa di Guidorzi non c'entra nulla col piccolo coltivatore di pochi ettari perchè quell'Europa lì è quella disegnata ad hoc per le giganti compagnie agricole.

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    1. Non ho ben capito, con cosa vorrebbe sostituire il meraviglioso aridoresistente grano duro, unico ingrediente dell'altrettanta meravigliosa pasta, nel milione e mezzo di ettari assolati e senz'acqua del Sud-Isole? Io, agronomo da molti anni non saprei cosa consigliare..se non cannabis o cemento o sotterramento rifiuti tossici (ma gli ultimi 2 già si fanno)

      1 Ha = 10 000 m2 * 1 500 000
      Il grano è coltura estensiva di grandi superfici, non è proprio il giardinetto risparmiato al villone abusivo fanatico dell'avvocato o della soubrette che vanno poi a straparlare di agricoltura "sostenibile" coi grani vintage (sensa glutine, dottò !) a TeleScandalo

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    2. Spero si sia accorto che la domanda agroalimentare sia ben diversa rispetto a 40 anni fa e chi va a straparlare di agricoltura sostenibile lo fa grazie al fatto che la platea della domanda agroalimetare è cambiata in peggio come ha fatto notare. Come ho già scritto più volte il settore agricolo sta scontando l'effetto di un analfabetismo funzionale dilagante dei consumatori.
      Il fatto che l'innovazione agricola in Italia non sia ben supportato dagli enti di ricerca la dice lunga sullo stato confusionale del consumatore.

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  47. Mi sembra invece che questo e tantissimi altri post sono costretti a parlare ed esaltare (anche se non in questo raro sito) di grani vintage taumaturgici con un diluvio inarrestabile di luoghi comuni e fesserie tanto comode di orecchiabile attesa postverità quanto prive di qualsiasi riscontro tecnico-scientifico.

    E per fortuna che ancora siamo a livello dei primi autoflagellanti protomartiri neotalebani e quindi di veramente vintage ancora poco c'è tra i pagani agricoltori, anche se la strada è ormai tragicamente segnata e nulla può la ragione contro l'emozione fanatica come ci ricorda la tragica fine di Ipazia di Alessandria.

    Altrimenti c'era da dichiarare già lo stato di carestia (ma si sa i talebani di ogni epoca poi ci sguazzano nelle tragedie storiche e sanno come governarle)

    Si è prodotto meno perché dall'ultima gelata tardiva di fine aprile che già aveva provocato seri danni nella delicata e fondamentale fase di spigatura ad oggi la pioggia è mancata del tutto in concomitanza con temperature spaventose. Il grano non ha l'aria condizionata.

    Dovremmo essere tra 3.5 e 4 milioni di tonnellate e all'industria pastaria ne occorrono 6 milioni. Chissà se qualcuno comincerà (continuerà) il solito trito ritornello contro le importazioni di materia prima

    Lo scorso anno si raggiunsero i 5 milioni di tonnellate ma la musica stonata continuò a suonare.

    La qualità almeno proteica dovrebbe essere però ottima ma il prezzo non lo decide con atto imperioso il soviet supremo o le corporazioni di quando c'era Lui. Il prezzo purtroppo deriva da una serie di variabili internazionali poco controllabili e soprattutto manovrabili. In ogni caso quest'anno è fortunatamente sui 240 €/tonn (20-30% più dello scorso anno)e si pensa risalga ancora vista la riduzione delle scorte e le scarse produzioni Canadesi.

    Certo sempre poco per ripagare un costo di almeno 1200 €/ha ma proprio per questo occorrono varietà M O D E R N E adatte all'ambiente, resistenti alle avversità e alle malattie capaci di buone rese unitarie associate a qualità tecnologica ed igienico sanitarie, altro che balle di grani vintage taumaturgici.

    Infine solo con accordi di filiera e concentrando l'offerta su qualità omogenea oggi invece frammentaria, dispersa e confusa si può puntare ad una più giusta renumerazione degli agricoltori.

    Ed invece si diffama la pasta, orgoglio invidiato dell'agroalimentare italiano, veramente una grande strategia....

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    1. Alberto Guidorzi23 agosto 2017 17:58

      Semplice se fossi un buon agricoltore aumenteresti la produttività ettariale e guadagneresti di più, ma dato che che sei un agricoltore scarso saresti uno a cui espropriare la terra e darla da coltivare a chi ne sa più di te di agricoltura. Semplice no! La tua non professionalità non ti autorizza a lamentarti ma solo a fallire come in tutte le attività economiche. Un commerciante con il suo negozio fallisce e nessuno se ne preoccupa, mentre tu pretendi che la gente venga a pagare il tuo grano tanto quanto ti serve per campare sia che tu produca 1 o che produca 100. Ma dove siamo nel paese di bengodi?

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    2. Mi ha convinto, seminiamo 1 milione e mezzo di ettari di Cappelli e aspettiamo solo di diventare ricchi e felici.

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    3. Il grano duro è coltura estensiva con un solo trattamento diserbante 4 mesi prima della raccolta e nulla più. Non ha mai avvelenato e mai avvelenerà nessuno. Basta sparate senza riscontro reale.

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. Alberto Guidorzi24 agosto 2017 09:48

      Domandina semplice semplice: lei gli aiuti PAC più i supplettivi aiuti per il biologico che riceve li da in beneficienza quando li incassa visto che dice che servono a creare dividendi alle multinazionali?. Ma quando mai si è detto che fa male a sfruttare una nicchia che si basa su clienti con deformazioni mentali. Tu hai una funzione sociale da medaglia al valore se è per questo.

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    6. La guerra fanatica di fideismo parareligioso contro il "grano moderno" mi sembra fin troppo evidente chi l'abbia scatenata e non tutti sono Chamberlain.
      Io non credo per fini di pur legittimo lucro, anche se poi quello si ottiene malgrado l'atteggiarsi a mammolette offese, ma proprio per l'adesione più o meno consapevole ad un sentimento, ad una politica, ad una filosofia, storico-sociale che caratterizza questo periodo. Delegittimare, demonizzare il pensiero laico-illuminista-razionale che si basa su metodo scientifico dimostrabile e ripetibile e ficcarsi nelle superstizioni, sul sentito dire, sulle postverità di comodo. E da lì altro che esaltazione dei grani vintage contro tutto il presunto pregiudizio ignorante dei moderni, ma anche l'incredibile delegittimazione dei vaccini che pure milioni di persone hanno salvato e potrebbero ulteriormente salvare.

      E' già tristemente successo nella Storia, non a caso ricordavo la curatrice del sapere antico classico greco-romano della Biblioteca di Alessandria: uccisa vigliaccamente e brutalmente da inferociti talebani di allora e mi sembra che ci risiamo, basta guardarsi intorno cosa sta succedendo...

      In ultimo il Cappelli è stato profondamente migliorato da un genetista molto attivo e innovativo: il fatto che abbia operato ad inizio'900 non lo fa automaticamente un eroe diverso né tantomeno un nemico se avesse operato oggi quando, tra l'altro, la maggioranza dei grani moderni deriva per semplice miglioramento negli anni proprio da quel Cappelli.

      Malerbe e scarsità di N naturale, oltre a funghi parassiti e andamenti climatici avversi, sono i veri antagonisti di una buona produzione anche e soprattutto per una vecchia varietà .
      Non basta insultare scalciando chi cerca di fare agricoltura razionale con il minor impatto e soprattutto con la minor spesa: le malerbe il poco N stanno sempre lì... Allora COME GESTIAMO 'STO SAN CAPPELLI? Il rilascio di nitrati in falda può essere causato da letamazioni mal gestite ad esempio, così come una eccessiva diffusione di malerbe può ridurre drasticamente le rese e/o creare un microclima sfavorevole alla coltura dove più facilmente si insediano funghi micotossigeni. La natura non è "buona",nè cattiva però, è solo indifferente (soprattutto al fanatismo).

      Certo se poi si raccolgono pochi kili che si vendono a prezzi stratosferici confidando nella scarsa informazione e attese messianiche del consumatore il gioco è fatto e , veramente, tutti contenti se quei denari finalmente fanno contento uno scaltro agricoltore. Ma quel gioco non credo sia corretto e , soprattutto, non può durare, non solo eticamente ma semplicemente perché con 1 milione di fantascientifici ettari di Cappelli il prezzo preciterebbe. SIC et SIMPLICITER (salvo ovviamente Decreto obbligatorio al'acquisto del vescovo Cirillo)

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    7. Magari si trovassero i grani moderni in Italia, quest'anno per esempio l'Antalis non si trovava e tutti volevano quello. Quest'anno lo prenoto, ma sicuramente in Francia avranno di meglio perchè la scienza e l'innovazione va avanti, meno che in Italia naturalmente.

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    8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    9. Alberto Guidorzi24 agosto 2017 15:56

      Questo commento mi piace perchè dici una SACROSANTA VERITA' purtroppo. Noi abbiamo 1,3 milioni di ettari di grano duro e le nostre varietà sono vecchie o poco innovative, mentre i francesi ne hanno circa 400.000 ettari e si creano le varietà che innovano. Per me quando noi piangiamo loro hanno tutti i diritti di sghignazzare!

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    10. Ci sono almeno 20 varietà in commercio caratterizzate da grande efficienza agronomica, capaci di conciliare buone rese e buona qualità, migliorata resistenza a malattie e avversità climatiche. E' vero almeno la metà sono francesi, non solo Antalis, anche Monastir, Kanakis, Ramirez, Obelix, Daurur lode alla loro ricerca che funziona, ma ce ne sono di ottime anche italiane Claudio, Marco Aurelio, Odisseo, Furio Camillo, Alemanno senza dimenticare Aureo e Svevo veri riferimenti per la qualità. Un report aggiornato come di consueto sta uscendo sulle principali riviste tecnico-divulgative di settore. Informarsi e conoscere, collaudata strada per crescere consapevolmente. Poi certo oltre la tecnica, c'è l'economia e qui son dolori...

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  49. Allora vedi di rileggerti tutti i miei post, cerca di concentrarti con un interlocutore e non fare di tutta un'erba un fascio: le opinioni sono tutte differenti. Non capisco cosa ci sia di strano a valorizzare un grano duro del Sud_Isole come hai fatto nel tuo precedente post: valorizziamolo però in termini anche economici e non come fa Barilla che in pratica dichiara che non si possa produrre due diversi tipi di grano duro in Italia adatto a ciò che vogliono i pastai.
    Che non si possa produrre una farina così mixata in Italia è una bufala, dovrebbe invece dichiarare che preferisce giustamente il mercato globale a quello italiano.
    Attenzione: con questo voglio dire che sta facendo una scelta industriale giusta per sè e per i propri introiti.
    La verità non dichiarata è che sta sfruttando la produzione di grano duro italiano, senza dargli il giusto valore, perchè molto probabilmente ci sono altri produttori non italiani(russi?)che soddisfano la grande industria.
    Il prezzo del grano duro non è previsto al rialzo, le proiezioni danno 240€/tonnellata anche per i prossimi anni.
    In pratica nel campo ceralicolo si riduce a schiavitù il produttore e all'estero sono presenti tante realtà disposte a diventare schiavi dell'industria cerealicola italiana.
    Come già scritto fino a che il consumo darà ragione all'industria, tutto bene, quando il consumo di pasta italiano andrà su tutt'altra strada intrapresa dalla grande industria saranno dolori...

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    1. Alberto Guidorzi23 agosto 2017 18:14

      E' il mercato bellezza!!! Tra l'altro chi ha abolito il libero mercato non è che se la sia cavata meglio. Tu e tanti altri che si lamentano del mercato hanno una soluzione si comprano un mulino ed un pastificio ne fanno una struttura cooperativa e vendono il loro grano trasformato in pasta lucrando anche il reddito derivante dalla trasformazione. Solo che non siete per nulla degli imprenditori e questa vostra pigrizia ve lo sbatterò in faccia ad ogni piè sospinto. Cosa credi che facciano i produttori di latte padani? Trasformano il latte in formaggio, burro e maiali in strutture cooperative; non nuotano nell'oro ma campano.Cosa credi che abbiano fatto i francesi o i tedeschi con le loro bietole da zucchero? Si sono costituiti in cooperativa ed hanno acquistato lo zuccherificio ed ora ci vendono lo zucchero che noi non siamo stati capaci di continuare a produrre perchè si è rifiutata la cooperazione. Se non lo sai l'unica struttura saccarifera italiana che ha resistito alla debacle del 2006 è proprio stata l'unica realtà cooperativa esistente, cioè il Co.PRO B. Siete dei pigroni mentali sia come agricoltori che come imprenditori e quindi non meritate di rimanere attivi. Cambiate mestiere.

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    2. Non sono dipendente Barilla, ma non ho mai sentito dire questa cosa. Anzi la scommessa di valorizzare la pasta Vioello con grano duro monovarietale Aureo 100% italiano è da lodare senza se e senza ma. E' quella la strategia anche per gli agricoltori che finalmente in cooperative possono puntare a contratti di filiera certi su grandi lotti omogenei per prezzo finalmente decente e qualità altrettanto sicura.

      Collaborare invece di guerreggiare con bufale e diffamazioni vergognose soprattutto per il nostro residuo buon nome all'estero.

      Ma temo che solo la pronuncia della Varietà ....moderna tataà! Aureo avrà già scatenato i pruriti di qualche neo-Cirillo d'Alessandria.

      Ma poi si ricorda il titolo del post sul quale stiamo discutendo?

      Ma quali russi infine, ricominciamo con la balla comica se non tragica dell'inesistente grano duro di provenienza Ucraina, forse perchè titilla i peggiori istinti forcajoli del web tanto rabbioso quanto ignorante? Allora 'sta bufala intortiamola meglio:
      ULTIMORA DA TELESCANDALO
      "Ecco la verità che vi tengono nascosta: la pasta delle multinazzzionali ammerigane è fatta col Creso, grano radioattivo coltivato nelle terre radioattive di Chernobyl tra micotossine, pesticidi e glifosate....ahhhhh come si stava bene 'na volta, nvece SignoraMia..."

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    3. Lei non merita di discutere con me,nè con altri, perchè non riesce a discutere civilmente, visto che non è nemmeno a conoscenza che le cooperative agricole cerealicole esistono già.Come ho già scritto in Italia stiamo soltanto scontando un analfabetismo funzionale di colui che fa la spesa molto elevato, ma se leggete bene il trend del consumo del prodotto locale è in aumento e tale da non essere più considerato come una quota di mercato di nicchia.
      Sono d'accordo con CAIOFABRICIUS che bisogna scrivere in tema col titolo, ma per il momento mi pare di essere rimasto in tema condannando la moda consumistica e produttiva. Si continua a leggere commenti di varietà che nessuno utilizza(i cappelli per me sono dei copricapi) e si continua ad ignorare l'analfabetismo funzionale evidenti nella popolazione. Sia Aberto Guidorzi che CAIOFABRICIUS per esempio etichettano le persone senza conoscerle e distorgono continuamente il pensiero dei loro interlocutori(probabilmente state discutendo seguendo un pensiero unico in cui vedete a modo vostro la realtà delle piccole aziende agricole italiane).
      Credo che siate consapevoli che se portaste un francese a coltivare in Italia il francese con i propri mezzi e le proprie capacità non riuscirebbe a districarsi nei piccoli appezzamenti e nella realtà burocratica italiana: probabilmente ritornerebbe di corsa in Francia a coltivare per la disperazione.
      Poi nessuno ha diffamato la pasta industriale italiana, piuttosto bisognerebbe metter ein evidenza il fatto che quell'industria di Barilla/Voiello ha sempre seguito la moda del consumatore.
      Quindi visto che esistono molte altre realtà industriali italiana bisogna da consumatore consapevole dar merito a chi queste mode del gluten free o del grano antico non le ha proprio seguite. Come del resto Ferrero ha dimostrato che la differenza nell'utilizzo dell'olio di palma la fa il tipo di estrazione e di lavorazione.
      Se il titolo dell'articolo è questo probabilmente anche chi lo ha ideato è consapevole dell'analfabetismo funzionale che si fa dell'informazione oggi grazie ai social network.

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    4. Alberto Guidorzi24 agosto 2017 09:55

      Servono a ben poco le cooperative agricole che fanno colletta senza valorizzare le partite di grano qualificandole tecnologicamente. La cooperazione deve arrivare fino al consumatore lo vuoi capire o no! Senza questo si rimane sempre in mezzo al guado. Vedi che ho ragione a dire che in fatto di regole imprenditoriali siete a zero? Io non etichetto nessuno, le classifico solo dalle argomentazioni che apportano nella discussione; se sono tante fanfaronate ne deduco che in quel caso c'è dietro un fanfarone. Pronto a cambiare idea, come ho già fatto una volta con te

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    5. Le ho già scritto che esistono le cooperative e come al solito lei parla per sentito dire visto che se scrive quello che scrive probabilmente non è nemmeno un consumatore di una cooperativa agricola altrimenti non si spiega.

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    6. Con i vostri convegni voialtri agronomi e pure come voi i sindacati, siete una calamita per gli analfabeti funzionali. Basta vedere qual è il tipo di partecipazione delle vostre platee, davvero ridicole.

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    7. Alberto Guidorzi24 agosto 2017 13:24

      Allora mi dica qual'è la cooperativa che molisce i grani dei soci, li pastifica e vende le paste al consumatore. Ameno un nome per favore!

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    8. http://www.granaiditoscana.it/dove-acquistare.html
      http://www.pastarmando.it/armando/la-filiera
      http://www.capsi.it/agroalimentare/

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    9. Alberto Guidorzi26 agosto 2017 00:31

      Non si conquistano i mercati con dei microbi. Si servono solo le nicchie e si lasciano gli agricoltori alla mercè di chi controlla la domanda. Le vostre risposte mi dimostrano esattamente una visione limitata delle dinamiche dei mercati e ciò quindi non vi fa vedere la situazione disastrosa che vivono i produttori lasciati a se stessi in fatto di organizzazione, di innovazioni e di sostegno alla crescita dell'imprenditorialità. I Francesi, che sono enormemente meglio organizzati, ho dimostrato che fanno una fatica bestiale ad uscirne (anzi è un periodo che proprio non ce ne escono) e vi è chi pretende di farcela con i pannicelli caldi, anzi con il regresso? Ma mi faccia un piacere direbbe Totò!

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    11. Ho solo dato alcuni nomi, ne potevo fare altri. Nessuno ha detto tutto ciò che ha scritto, è lei l'oracolo di Delfi. E' lei colui che narra il pensiero più giusto ed è sempre lei che ha la visione corretta del mondo che ci circonda: una divinità praticamente.
      La montagna che partorisce un topolino l'abbiamo già vissuta nei mercati e sembra che lei sia convinto che sia ancora la strada da percorrere.La domanda al momento viene guidata in gran parte da degli analfabeti funzionali. La domanda dei mercati sta cambiando che le piaccia o no.

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    12. Alberto Guidorzi26 agosto 2017 14:39

      Certo che dare dello pseudoscientifico a me ci vuole solo uno pseudoscientifico al quadrato o un ideologo a cui è stato tacitato il cervello.

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    13. Alberto Guidorzi26 agosto 2017 14:44

      Balilla solo che dimentichi che alla domanda (cambiata o meno) che risponderà sarà sempre chi controlla l'offerta.
      Diventa la storia dei prodotti che si usano in agricoltura biologica o integrata, sapete che è che soddisfa la domamda? le Multinazionali come la Bayer o la Monsanto o Syngenta.

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    16. Guidorzi le è già stato fatto notare che c'è un tipo di offerta che non può sostituirsi all'attuale offerta globale, ma che vuole solo differenziarsi da quella globale. Le multinazionali si stanno adeguando alla domanda, vedi la moda pseudoscientifica dei prodotti senza glutine..quindi alla fine mi pare che sia il consumatore che guida l'offerta. Poi sono d'accordo con lei sul fatto che il consumatore sia spesso un analfabeta funzionale, ma le mode cambiano e anche in poco tempo..

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    1. Alberto Guidorzi24 agosto 2017 19:50

      Puoi fornirmi per favore volumi di grano ammassati e moliti? Da quanti soci è formata la cooperativa? Mi puoi dire i volumi di pasta che vende ed il fatturato?

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    1. Alberto Guidorzi25 agosto 2017 17:38

      Ben 1500 in rotazione? Ma è un microbo.

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  52. "Pensi che diversi "creduloni" mi raccontano che con la mia pasta e la mia farina si sentono addirittura meglio..."
    - metodo scientifico inoppugnabile

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  53. O forse è questo il metodo scientifico? (ma non lo fate sapè al Vescovo Cirillo)

    © 2017 The Authors. Published by Elsevier B.V.
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S116103011730045X

    Michele A. De Santis, Marcella M. Giuliani, Luigia Giuzio, Pasquale De Vita, Alison Lovegrove, Peter R. Shewry, Zina Flagella,

    Dipartimento di Scienze Agrarie, degli Alimenti e dell’Ambiente, Università degli Studi di Foggia, Via Napoli 25 - 71122, Foggia, Italy
    b Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – Centro di Ricerca per la Cerealicoltura (CREA-CER), S.S. 673 km 25.200, 71122 Foggia, Italy
    c Department of Plant Biology and Crop Science, Rothamsted Research, Harpenden, Hertfordshire AL5 2JQ, UK

    European Journal of Agronomy
    Volume 87, July 2017, Pages 19-29

    Differences in gluten protein composition between old and modern durum wheat genotypes in relation to 20th century breeding in Italy

    ... Endosperm prolamins, accounting for up to 80% of the total grain proteins, determine the technological quality of durum wheat flour (semolina) that is mostly used for the production of pasta, bread and cous cous. These alcohol-soluble grain storage proteins are classified, based on their electrophoretic mobility, into monomeric gliadins (α-, γ- and ω-) and polymeric glutenins (comprising high and low molecular weight glutenin subunits, HMW-GS and LMW-GS).

    ….It is well documented that pasta-making quality is related to the gluten protein composition (Peǹa et al., 1994; Edwards et al., 2007; Sissons, 2008), which can be influenced either by genetic (De Vita et al., 2007; Pompa et al., 2013; Subira et al., 2014) or environmental factors (Triboi et al., 2000; Altenbach, 2012; Giuliani et al., 2014; Giuliani et al., 2015)

    Among the wheat allergens, ω-5 gliadin (or Tri a 19) is known to be the major protein responsible for wheat-dependent exercise-induced anaphylaxis (WDEIA; Matsuo et al., 2005).

    Fifteen durum wheat (Triticum turgidum spp. durum) genotypes were chosen based on the year of release from 1900 to 2005 and subdivided into two groups (old and modern)
    The old genotypes group includes seven entries commonly released in Italy from 1900 until 1949 and the modern one contains eight cultivars released after 1985 and carrying the Rht genes.
    In particular, the higher gluten index observed in modern genotypes was correlated with an increased content of glutenins, especially B-type LMW-GS. No significant differences were found between old and modern durum wheat genotypes in relation to α-type and γ-type gliadins, the former being considered one of the major fractions determining coeliac disease toxicity. Furthermore, a drastic decrease in the expression of ω-type gliadin, mainly represented by ω-5 gliadin (also known as Tri a 19) which is the major allergen in WDEIA, was observed in the modern genotypes.
    In conclusion, durum wheat breeding carried out in Italy during 20th century seems to have improved wheat gluten quality in relation to both technological performance and allergenic potential. In particular, the introduction of high quality alleles and the higher expression of B-type LMW-GS are responsible for better gluten strength and the marked decrease in ω-type and in particular ω-5 gliadin expression may indicate a potential lower allergenicity of modern varieties.


    This research was supported by grants from Ministero dell’Università e della Ricerca, Italy, projects: PON-PLASS (PONa3_00053) and PON-ISCOCEM (PON01_01145).

    INEQUIVOCABILE,
    CHIARISSIMO (anche a chi mastica poco inglese).

    BASTA BUFALE DENIGRATORIE E GUERRE DI RELIGIONE e, soprattutto, basta aggressione e poi vittimismo (pure)

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  55. E' chiaro ahimè come si nutre il proselitismo fideistico parareligioso oscurantista Cirilliano soprattutto in campo agroalimentare. La guerra ideologica a forza di bufale indimostrate, superstizione e suadenti postverità è antica tecnica delle teocrazie di ogni Epoca e sta purtroppo minando la conoscenza scientifica che tanto allargamento del benessere sociale aveva permesso dall'illuminismo laico in poi.

    Legga bene il lavoro dei migliori ricercatori italiani ed europei prima di criticarlo. Per brevità ho riportato solo alcuni frasi chiave.

    Le proteine di riserva una volta idrolizzate non sono altro che quel glutine che ha fatto il bene di miliardi e miliardi di persone dalla fine della glaciazione di Wurm e relativo addomesticamento dei Triticum e quindi nascita dell'agricoltura ad oggi e che è diventato invece il mantra negativo diffamatorio di troppi furbetti pro-domo loro che poi non sanno nemmeno cosa sia.

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  56. In questo clima oscurantista neo-Cirilliano l prossimo autobus ATAC di Roma dopo la scritta "vaccinati 'sto c..." potrebbe uscire dai depositi con la scritta "pasta coi grani moderni 'sto c..." e un domani chissà sfrecciare a Nizza o Barcellona per punire gli infedeli laico-razionalisti che si ostinano a credere ai fatti della scienza e non ai dogmi teocratici.

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  59. Molto divertente, però, mi spiace ma l'articolo ( e non è il solo)è di una chiarezza unica (..Furthermore, a drastic decrease was observed in the expression of ω-type gliadins in the modern genotypes, mainly ω-5 gliadin which is a major allergen in wheat...)

    I taleban no-gluten i no-vax e e i no-all-all(-ma proprio all) sono anche grandi esperti in "frittatologia e suo rovesciamento".
    Che fosse quello il secreto effetto delle varietà vintage taumaturgiche?

    Ci sarebbe ottimo spazio per vecchie varietà, farri, tipicità locali, agricolture marginali e culture millenarie destinate alla scomparsa, ma se per valorizzarle tutto si riduce a offesa e demonizzazione paranoica del moderno con abuso di fake-news e clima alla Kim il coreano allora è inevitabile che qualcuno metta i puntini sulle i.

    D'altronde il Cirillo lo festeggiamo come santo ancora oggi il 27 giugno, mentre la povera Ipazia....

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    1. Alberto Guidorzi1 settembre 2017 12:09

      Non esiste nessun grano delle multinazionali perchè queste non ne vogliono sapere di migliorare il frumento e i cereali a paglia in generale in quanto il frumento è molto refrattario al DNA ricombinante,inoltre il brevetto avrebbe poca efficacia perchè la pianta è autogama ed anche perchè la produzione è troppo capillarizzata. Non occuparti di cose che non sai. La sensibilità al glutine è fasulla o è solo psicosomatica perchè nessun cambiamento è avvenuto nel frumento. Tu quando vendi i tuoi grani antichi vendi fumo in quanto vendi solo una denominazione antica, sei solo fortunato che ci sono dei consumatori stressati e disadattati. (https://www.infona.pl/resource/bwmeta1.element.elsevier-b8c35e95-326f-3643-b9a1-e31894204c7f) ed uno studio non ne fa la dimostrazione, specialmente se pubblicata su riviste a basso IF.

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  62. 1) “Anche questo studio (2017) nota come siano principalmente le gliadine le proteine a dare problemi sia per gli allergici che per i celiaci, e queste oltre a non essere state modificate dal miglioramento genetico, nei grani moderni sono presenti in una proporzione minore.”
    ….”È interessante che alcune delle varietà antiche studiate sono proprio quelle che ora vanno per la maggiore: Cappelli, Timilia, Russello, Saragolla. Queste di sicuro non sono meglio”

    LUI E' PIU' CHIARO, forse...

    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/07/12/grano-antico-fa-buon-glutine/

    Il glutine non è aumentato e ci sono sempre stati grani antichi, con tanto glutine, così come grani, antichi e nuovi, con poco glutine..
    Se il glutine totale non è cambiato, forse potrebbe essere cambiata la sua composizione. Alcuni dicono addirittura che il glutine dei “grani moderni” sia addirittura “tossico”.

    Il glutine è composto di due tipi di proteine: le gliadine (suddivise in alpha, beta, gamma e omega) e le glutenine, che si dividono in leggere (LMW-GS Low Molecular Weight Gluten Subunit) e pesanti (HMW-GS).

    Queste proteine vengono spezzate con difficoltà dal nostro corpo e alcuni frammenti possono sopravvivere alla digestione.In pratica un epitopo è un frammento di una proteina di pochi amminoacidi legati insieme. Ciò che danneggia il celiaco non è tutto il frammento di 33 amminoacidi ma sono degli epitopi specifici più corti contenuti in questo lungo frammento. Questo è quello più noto ma per i celiaci sono tossici anche altri epitopi, più o meno lunghi e con tossicità diverse. Fino ad ora sono stati identificati e classificati almeno 30 diversi epitopi tossici per il celiaco. La maggior parte di questi è presente nelle gliadine (alpha-gliadina soprattutto), mentre solo una minoranza nelle glutenine.

    Grani diversi possono quindi avere una tossicità diversa per i celiaci ¬–posto che sono comunque tutti tossici– perché contengono più o meno epitopi, e di tipo diverso.
    Una domanda legittima è chiedersi se i grani moderni siano più tossici di quelli antichi perché magari contengono più epitopi tossici.

    Nel 2010 Hetty van den Broeck e colleghi studiano la presenza di due epitopi tossici per i celiaci (chiamati Glia-alpha9 e Glia-alpha20), entrambi sulla gliadina. Il primo, tossico per il 90% dei celiaci, è presente nel famoso frammento di 33 amminoacidi non digeribile dagli enzimi digestivi.
    I ricercatori analizzano 36 grani rilasciati principalmente negli anni ’80 e ’90. Sono 34 grani tedeschi, uno polacco e uno britannico. Li confrontano poi con 50 grani antichi, o popolazioni, di un po’ di tutto il mondo. Come il Noè e il famoso Akagomugi, il grano giapponese usato da Strampelli per i suoi incroci. Vanno quindi a ricercare i due epitopi su tutti questi grani.
    I risultati mostrano che sia nei vecchi che nei nuovi c’è una ampia variabilità della presenza dei due epitopi, quindi esistono grani antichi più pericolosi per il celiaco e grani antichi meno pericolosi. E la stessa cosa si può dire per quelli più recenti. I già citati “antichi” Akagomugi e Noè per esempio risultano essere mediamente più tossici del grano Irakeno CGN08327, e sono quelli usati da Strampelli nei primi decenni del XX secolo per produrre grani che ora in Italia vengono considerati “antichi”. E anche Cadenza, il solo grano britannico moderno inserito nello studio, risulta molto meno tossico per i celiaci sia di tutti i grani tedeschi moderni considerati, ma anche di molti grani antichi.
    segue

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  63. 2 “Insomma, non solo non vi sono prove che il miglioramento genetico abbia contribuito all’aumento della celiachia, ma addirittura le varietà e popolazioni di grani antichi analizzati presentano una maggior quantità di epitopi tossici confrontate con le varietà moderne.”
    [Ribeiro, M., Rodriguez-Quijano, M., Nunes, F. M., Carrillo, J. M., Branlard, G., & Igrejas, G. (2016). New insights into wheat toxicity: breeding did not seem to contribute to a prevalence of potential celiac disease’s immunostimulatory epitopes. Food Chemistry, 213, 8-18.]
    Dopo aver notato che la ricerca del 2010 ha analizzato solo poche varietà di frumento e solo due epitopi, i ricercatori illustrano il loro studio su 53 varietà moderne di frumento, 19 popolazioni antiche non selezionate (chiamate “landraces”), 20 farri spelta, 15 duri moderni e 19 popolazioni antiche non selezionate di grano duro. Ci sono 126 varietà e specie provenienti un po’ da tutto il mondo (ma non dall’Italia). In più nello studio sono stati cercati e identificati 5 epitopi tossici invece che solo due.
    Uno degli aspetti meno convincenti delle conclusioni dell’articolo del 2010, fanno notare i ricercatori, è che durante il miglioramento genetico del grano, scienziati e breeders hanno posto l’accento principalmente sulle glutenine, poiché sono loro a conferire le caratteristiche viscoelastiche all’impasto.

    Però sono le gliadine le proteine a dare più problemi ai celiaci perché la maggior parte degli epitopi è presente lì.

    Anche questi studiosi trovano, nei grani, una enorme variabilità di epitopi tossici ma
    “le vecchie popolazioni di frumento tenero, non soggette a miglioramento genetico, mostrano un contenuto di epitopi tossici più elevato delle varietà moderne. Possiamo quindi concludere che il miglioramento genetico non ha contribuito alla prevalenza degli epitopi immunostimolanti per la celiachia”
    Certo, notano gli autori riferendosi al grano tenero, non hanno potuto analizzato tutti gli epitopi tossici noti, ma non si stupiscono del risultato perché
    “i programmi di miglioramento genetico si sono focalizzati sulle glutenine, mentre le gliadine, che hanno rilevanza clinica, sono rimaste più o meno invariate.”
    Passando al grano duro i ricercatori trovano la stessa quantità di epitopi tossici nelle vecchie e nelle nuove varietà. E per curiosità il record della tossicità spetta, in questo studio, al farro spelta.
    Concludono così:
    “Poiché le varietà e popolazioni antiche presentano quantità uguali (grano duro) o superiori (grano tenero) di epitopi tossici, possiamo dedurre che il miglioramento genetico non ha contribuito all’incremento della celiachia durante la seconda metà del XX secolo”
    Insomma, non solo non vi sono prove che il miglioramento genetico abbia contribuito all’aumento della celiachia, ma addirittura le varietà e popolazioni di grani antichi analizzati presentano una maggior quantità di epitopi tossici confrontate con le varietà moderne

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  64. 3 ".. siano principalmente le gliadine le proteine a dare problemi sia per gli allergici che per i celiaci, e queste oltre a non essere state modificate dal miglioramento genetico, nei grani moderni sono presenti in una proporzione minore..."

    sempre da Bressanini..[De Santis, M. A., Giuliani, M. M., Giuzio, L., De Vita, P., Lovegrove, A., Shewry, P. R., & Flagella, Z. (2017). Differences in gluten protein composition between old and modern durum wheat genotypes in relation to 20th century breeding in Italy. European Journal of Agronomy, 87, 19-29.]
    In realtà quello che si sa essere cambiato negli anni non è la quantità di glutine dei frumenti ma “l’indice di glutine”, il “Gluten Index”, che è legato alle proprietà reologiche del glutine. In pratica si deposita del glutine umido su una griglia e, con una centrifugazione, si osserva quanta parte del glutine fuoriesce dalla griglia. La quantità di glutine che rimane nella griglia della centrifuga in rapporto al peso totale del glutine umido corrisponde all'Indice di Glutine.
    Lo studio si è concentrato su 8 varietà moderne (Adamello, Simeto, Preco, Iride, Svevo, Claudio, Saragolla, PR22D89) e 7 antiche (dal 1900 al 1949 Dauno III, vecchio Saragolla, Rusello, Timilia, Capelli Garigliano, Grifoni 235) per investigare la diversa composizione del glutine.
    Durante il 20° secolo il miglioramento genetico del grano duro è stato rivolto al rilascio di varietà ad alta resa, bassa taglia, maturazione precoce, e al miglioramento della qualità pastificatorie. In particolare, il maggior Indice di Glutine dei grani duri moderni è correlato con un aumento del rapporto glutenine/gliadine, oltre che all’introduzione di alcuni geni sempre collegati alle glutenine.
    Gli studiosi confermano che il glutine è cambiato negli anni, aumentando le glutenine a scapito delle gliadine. I grani moderni hanno un rapporto gliadine/glutenine più basso degli antichi (1,7 contro 2,8 nella media) a conferma di lavori precedenti che dimostravano un miglioramento delle qualità pastificatorie dei grani moderni, migliorando l’Indice di Glutine.
    Anche questo studio, come il precedente, nota come

    siano principalmente le gliadine le proteine a dare problemi sia per gli allergici che per i celiaci, e queste oltre a non essere state modificate dal miglioramento genetico, nei grani moderni sono presenti in una proporzione minore.

    “è noto come le gliadine alpha e gamma contengano molti epitopi tossici per i celiaci. In questo studio non si è trovato un effetto significativo del miglioramento genetico sull’espressione di queste proteine […]In più la gliadina omega-5, che dà particolari problemi agli allergici, è particolarmente presente nei grani antichi.”
    Concludono dicendo che
    “non sono state trovate differenze significative tra varietà vecchie e nuove per quel che riguarda le alpha e gamma gliadine, considerate le maggiori responsabili della tossicità per i celiaci. In più nei grani moderni si è assistito a una riduzione della gliadina omega-5, un allergene importante.”
    Quindi, non solo i grani antichi non sono “meglio” di quelli moderni da questo punto di vista, ma rischiano anche di essere più allergenici. D’obbligo comunque rimarcare anche in questo caso il piccolo numero di varietà studiate e di epitopi. È però interessante che alcune delle varietà antiche studiate sono proprio quelle che ora vanno per la maggiore: Cappelli, Timilia, Russello, Saragolla. Queste di sicuro non sono meglio.

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  65. 4 "le vecchie varietà analizzate producono una quantità superiore di peptidi contenenti sequenze immunogeniche e tossiche dei grani moderni."

    (sintetizzato da Bressanini) [Prandi, B., Tedeschi, T., Folloni, S., Galaverna, G., & Sforza, S. (2017). Peptides from gluten digestion: A comparison between old and modern wheat varieties. Food Research International, 91, 92-102.]
    Il lavoro parte ricordando che gli articoli precedenti (citati qui sopra) hanno dimostrato che il miglioramento genetico non ha alterato la composizione delle sostanze fitochimiche e che i grani antichi non sono “più sani e salutari” di quelli moderni.
    “secondo i dati pubblicati, le vecchie varietà di frumento, sebbene precedentemente creduti a bassa tossicità per i celiaci, dovrebbero essere evitati dai celiaci e non dovrebbero essere considerati “sicuri””
    Tuttavia, le vecchie varietà, anche se pericolose per i celiaci, potrebbero in teoria produrre, durante la digestione, meno peptidi immunotossici. Come vedete nella scienza si cerca di testare tutte le ipotesi.
    “In questo lavoro confrontiamo il profilo peptidico di specie e varietà diverse di grano generato dopo una digestione gastrointestinale simulata in vitro”
    In pratica ricostruiscono in provetta i liquidi presenti nel sistema digerente -- acidi, enzimi e quant’altro--. Ovviamente non possono riprodurre completamente il processo e per migliorare ulteriormente lo studio si dovrebbe prelevare del materiale dall’intestino di soggetti volontari.
    Studiano specie diverse (grano tenero, grano duro, farro monococco, farro dicocco e farro spelta) grani antichi (Grano del miracolo, Virgilio, Cappelli, Timilia) e alcuni nuovi. Sono state analizzate, dal fluido di digestione, 9 epitopi.
    Quello che trovano i ricercatori è che, dopo la digestione in provetta, l’unico grano che si discosta da tutti gli altri, vecchi e nuovi, è il farro monococco. E qui torniamo all’inizio dell’articolo, quando ho spiegato che questo se vogliamo è l’unico vero “grano antico”. Geneticamente antico e diverso, non avendo subito la fusione genetica con due graminacee in successione, che ne hanno però migliorato le caratteristiche panificatorie.
    Avete mai provato a fare del pane o della pizza solo con il Farro monococco? Non c’è dubbio che sia molto diverso dal frumento tenero, e infatti non stupisce che sia stato abbandonato nell’età del Bronzo (3.500 a.C. - 1.200 a.C.) prima in favore del farro e poi di tutti gli altri a seguire. Se ora facciamo pane, pizza e torte con il grano tenero un motivo c’è Il farro monococco non è comunque da considerare “sicuro” per i celiaci perché ha la concentrazione più alta di un peptide tossico.
    L’analisi mostra come, nonostante in futuro sarà necessario prelevare campioni da soggetti umani per meglio supportare i nostri risultati
    “è notevole che si trovino peptidi tossici e immunogenici in tutte le varietà e specie di triticum, quindi nessuno dei triticum analizzati è da considerare sicuro per un celiaco”.
    Una sequenza tossica è particolarmente presente e persistente nei grani antichi esaminati come Cappelli e Timilia.
    “vi è la credenza che le vecchie varietà di grano siano “più sicure” e “più salutari” confrontate con i grani moderni. Al contrario in questo studio mostriamo che le vecchie varietà generano una quantità più elevata di peptidi immunogenici e tossici.”
    “è improbabile che le varietà moderne di grano siano responsabili dell’aumento della celiachia”,anzi, “le vecchie varietà producono una quantità più elevata di peptidi con sequenze immunotossiche, dopo la digestione, dei grani moderni e quindi non sono da considerare “sicuri” per chi è predisposto verso la celiachia”.
    Concludono che
    “le vecchie varietà analizzate producono una quantità superiore di peptidi contenenti sequenze immunogeniche e tossiche dei grani moderni. Quindi le varietà antiche non sono da considerare “sicure” per soggetti che sono predisposti alla celiachia”

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  66. In tutte le guerre, alla fine, si cerca un armistizio anche con chi poi queste guerre (DI RELIGIONE) le ha scatenate pensando di vincerle facile facile (mettendo insieme un po' di bufale e postverità attesa, di comodo e gradita ai più semplicemente perché contro il moderno e il "ricco" (??!!)).

    Ai negoziati di Pace di Ginevra all' esercito talebano sconfitto dalla realtà scientifica e risalente mesto le valli baldonzosamente attraversate si potrebbe offrire però un compromesso.

    Non millantare più inesistenti virtù taumaturgiche dei grani VINTAGE, ma

    puntare alla riscoperta della coltivazione della varietà onomatopeica

    CIRILLO

    migliorata tradizionalmente non da multinazionali ma addirittura da cooperative italiane all'inizio degli anni '90 e in produzione fino al 2005 o giù di lì (certo neanche 30 anni, ma il modernariato piace tanto quanto)

    Non radioattiva, non ucraina, senza gliphosate , senza cadmio e micotossine aggiunte.

    Al pari della nobilitante aggiunta di "Senatore" fatta al Cappelli, si potrebbe brevettare con analogo marchietto del faraone (copto però, ma son dettagli) con "Vescovo".

    Ecco allora pronto il grano di successo per appagare le inarrestabili spinte neo-fideistiche: VESCOVO CIRILLO

    "non c'è (I)pazta migliore, e non serve vaccinarsi, Fidatevi!"

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  67. Alberto Guidorzi1 settembre 2017 17:14

    Caiofabricius

    Sono ignoranti come le talpe sugli argomenti di cui discutono e per giunta l'ideologia (o forse il portafoglio...io credo molto più questo)li ha permeati. Quindi non c'è verso di convincerli, c'è solo da compatirli.
    Io c'ero e mi pare di rivedere le scene di disperazione di quando è morto Stalin nel 1953 e per confortarli dicevi loro che piangevano un criminale. Non c'è stato verso di convincerli neppure quando Kruscev tre anni dopo svelò ufficialmente i crimini di Stalin. Tra i comunisti ottusi di allora e La Palombara non vi è nessuna differenza, il loro cervello è una "variabile indipendente" del loro corpo; o meglio il cervello l'hanno messo nel portafoglio il che sarebbe molto più accettabile.

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    2. Alberto Guidorzi2 settembre 2017 14:18

      Alessandro La Palombara,
      ma hai alzato troppo il gomito per caso? Nel mio commento del 1 settembre 2017 12:09 dove trovi che io parli di celiachia, io parlo di sensibilità al glutine e la definisco una malattia psicosomatica curabile con placebo. La dimostrazione? In Francia ci sono 600.000 celiaci e 5 milioni di individui che si dichiarano gluten sensitivity (in USA sono addirittura25 milioni) ebbene con una casistica del genere e se ci fosse qualcosa di vero non credi che si sarebbero ormai trovate innumerevoli evidenze cliniche? Dato che non ne esistono, fino a prova contraria per ora ho ragione io e quando la scienza medica aggiungerà fatti obiettivi sarò lieto di modificare il mio pensare. Neppure nel link si parla di celiachia, ma si dice che la composizione dei grani non è cambiata.

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  68. Probabilmente ci sono, come già scritto in precedenza, modi e modi di lavorare il grano. Il processo di raffinazione ed estrazione dei vari elementi del chicco di grano è un vantaggio per l'industria o per il consumatore?
    Se io non compro integratori, perchè confido di trovare le sostanze di cui ho bisogno per nutrirmi nei trasformati del pane, mi nutro bene?
    E'possibile leggere in etichetta di pane e pasta cosa effettivamente non si mangia(in termini di vitamine, sali minerali, crusca)?
    Il boom degli integratori è un'altra stupida moda che ha permesso all'industria di fatturare e di aumentare i consumi.Qualcuno se la ricorda?

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    1. Alberto Guidorzi2 settembre 2017 12:39

      balilla demetrio

      La tua ultima considerazione la condivido in pieno. Circa un contributo alle tue domande ti posto questo commento che mi è stato richiesto circa la vendita di farine integrali.Diciamo subito che Spadoni ha tutti i diritti di vendere farine integrali: vende 1Kg di farina integrale, che contiene crusca e farina, a 2,62 €/kg, quando un kg di crusca da sola ne costa 1,14 di euro e la farina 00 da sola 0,79 € ). Infatti si valorizza un prodotto di scarto che si è sempre dato a polli e maiali e ciò da quando abbiamo notizia della panificazione dagli Egizi. Certo mi sa che ci vuole molta fantasia chiamare “arte” l’applicazione del principio che tra due corpi di diversa durezza il più duro si graffia meno (ma si graffia come ha detto sopra Lina e periodicamente occorre battere le mole se si vuole avere un buon rendimento) del più tenero che invece si spacca e man mano si sfarina. Ci vedete dell’arte voi? Ciò che invece non solo è fantasioso, ma poco veritiero è la preservazione dei principi nutritivi se si usa farina integrale. 1a parte

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    2. Alberto Guidorzi2 settembre 2017 14:23

      balilla demetrio

      La tua ultima considerazione è condivisibilissima. Circa le tue domande posso portare questo contributo tratto da un commento richiestomi. Ecco la prima parte Diciamo subito che Spadoni ha tutti i diritti di vendere farine integrali: vende 1Kg di farina integrale, che contiene crusca e farina, a 2,62 €/kg, quando un kg di crusca da sola ne costa 1,14 di euro e la farina 00 da sola 0,79 € ). Infatti si valorizza un prodotto di scarto che si è sempre dato a polli e maiali e ciò da quando abbiamo notizia della panificazione dagli Egizi. Certo mi sa che ci vuole molta fantasia chiamare “arte” l’applicazione del principio che tra due corpi di diversa durezza il più duro si graffia meno (ma si graffia come ha detto sopra Lina e periodicamente occorre battere le mole se si vuole avere un buon rendimento) del più tenero che invece si spacca e man mano si sfarina. Ci vedete dell’arte voi? Ciò che invece non solo è fantasioso, ma poco veritiero è la preservazione dei principi nutritivi se si usa farina integrale. Infatti se nelle crusca ci fossero principi nutritivi significherebbe che i nostri nonni ed antenati con le penurie perpetue che vivevano per tutta la vita hanno preferito dare delle sostanze nutritive preziose per loro ai maiali…Poco credibile mi pare! Altro aspetto è l’attrezzatura del molino che per quanto riguarda il Molino Spadoni sicuramente ne è dotato in quanto ha da tempo un mulino a cilindri ed ha sempre fatto farine bianche e solo ora si è andato a riprendere delle vecchie macine che probabilmente i nonni o i padri degli attuali proprietari erano stati contentissimi di disfarsi (conosco il Molino Spadoni per averlo viste varie volte mentre passavo per Coccolia andando allo zuccherificio di Russi). Perché parlo di questo? Semplice perché il frumento che arriva dalla trebbia è sporco e contiene di tutto, infatti un mulino che si rispetti è attrezzato con un calibratore per eliminare i corpi estranei più grossi dei chicchi, di una calamita per eliminare i corpi metallici, uno spietratore, una tarara per eliminare paglie e tutto ciò che è più leggero del frumento, di una spazzolatrice per eliminare la polvere attaccata al chicco. Bene allora sappiate che vi sono una caterva di gente che vende farine integrali macinate in mulini a pietra che non hanno nessuna altra attrezzatura preliminare e quindi vendono farine sporche perché non dotate della serie di impianti che ho citato sopra. Infine prima della molitura nei mulino che si rispettano i semi sono lavati. Quindi pietre schiacciate, terra, e paglie non mi sa che contengano tanti principi nutritivi, A questo punto però occorre rivelare al cliente fiducioso (eufemismo!) che sborsa 2,62 € per un Kg di farina integrale e molto di più per i panificati integrali, che il più delle volte le farine integrali non hanno mai visto le pietre da molino (in gergo si chiamano “palmenti”), ma sono il frutto di un rimescolamento dopo che il frumento è stato molito tramite cilindri con separazione dei vari componenti. In altri termini nel molino a cilindri si ottengono tutte ben divise le farine di vario tipo, il tritello, il cruschello e la crusca vera e propria. Dopo si fanno tutti i miscugli che si vuole, ma mai ci mettono dentro il germe, perché è quello che contiene i grassi che irrancidiscono e conferendo il rancido alle farine e facendole durare meno. Volete del germe? Mangiatevi fagioli o piselli.

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    3. Alberto Guidorzi2 settembre 2017 14:24

      seconda parte
      Vediamo di dare dei numeri così ci comprendiamo meglio: il pericarpo è il 6% del seme di frumento e contiene proteine (6%x4,4% poca cosa quindi) pentosani (6%x35%), cellulosa indigeribile (6%x87%) e Sali minerali (6%x22%). L’aleurone e l’albume sono rispettivamente il 7% e l’84% del chicco, ma questi nelle farine bianche vi sono contenuti nella totalità. Il germe invece è solo il 3% del il seme. Veniamo alle tanto decantate vitamine, nel pane integrale vi sono solo tracce di vitamina E, poca cosa di vitamina B1 e B2, vi è della vitamina PP, ma di questa non ne abbiamo più bisogno (ne avevano bisogno i nostri nonni per combattere la pellagra), poi ancora poca cosa vitamina B6, acido pantotenico e biotina. Vi è invece di più di acido folico. Insomma se io voglio le vitamine è inutile che usi il pane integrale per procurarmele in quanto ne dovrei ingerire troppo, mentre è molto più comodo maqngiare verdure, la frutta, i latticini e la carne come fonti vitaminiche in quanto ne contengono quantità enormi rispetto al pane integrale. Inutile anche farsi fregare nel comprare integratori. Veniamo agli elementi minerali: nel pane integrale vi troviamo in maggioranza e in ordine di grandezza: sodio, potassio e magnesio. Solo che di sali minerali non è che il nostro corpo ne abbia bisogno di chili e quindi una normalissima dieta ce ne da grandemente a sufficienza e di sodio ne ingeriamo sempre troppo attraverso il sale da cucina. Mangiando poi verdure e latticini ingeriamo sali minerali a iosa e andarli a ricercare nel pane è da sprovveduti.
      Insomma siamo sempre sulla scena del vendita della fontana di Trevi (ve la ricordate?): c’è l’allocco e chi compie un’opera meritoria di farlo rinsavire a forza di fargli buttare euro!

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    4. Definizione di normalissima dieta per Guidorzi:
      - usare il sale! (Io non lo uso e chi ci tiene al proprio sistema cardiovascolare dovrebbe eliminarlo o limitarlo)
      - latticini! (è una dieta particolare non normalissima)
      - frutta e verdura! (diminuito il consumo di frutta e verdura ad ogni pasto,il 25% non le mangia mai, non normalissima)
      - meno crusca!
      Per quanto riguarda la crusca contiene circa il 40%/50% di fibre , magnesio e vitamine del gruppo B (antifame) e all'origine del sovrappeso c'è un insufficiente consumo di fibre e liquidi. La crusca abbassa il colesterolo, limita l'assorbimento di grassi e zuccheri, aiuta a prevenire i picchi glicemici e favorisce il senso di sazietà.

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    5. Alberto Guidorzi3 settembre 2017 12:04

      Mi sai dire perchè devo andare a cercare le fibre nella crusca (inquinata da tutto ciò che raccoglie quando si trebbia?) quando ne assumo a iosa se mangio molte verdure (cicorie in particolare)e quindi assunmo anche vitamine lipo e idrosolubili (se le mangio crude).

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    6. Alberto Guidorzi3 settembre 2017 12:08

      Sei un altro che ti sei fatto influenzare dai dietologi e nutrizionisti pagati da chi vende la crusca trenta volte il suo valore. Mi sai dire perchè devo andare a cercare le fibre nella crusca (inquinata da tutto ciò che raccoglie quando si trebbia?) quando ne assumo a iosa se mangio molte verdure (cicorie in particolare)e quindi assunmo anche vitamine lipo e idrosolubili (se le mangio crude).

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    7. non lo chiesa a me, lo chieda al consumatore analfabeta.
      Se il prodotto ortofrutticolo fosse così di moda probabilmente non staremo nemmeno qui a discutere di fibre, di integratori e di gluten free che invece sono molto di moda.No?

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    8. Alberto Guidorzi3 settembre 2017 17:54

      D'accordissimo. Libertà a tutti, ma anche libertà nostra di dire che sono degli allocchi o mia di dire a Francesco La Palombara che fa bene a spillare soldi a questi allocchi. Però non stia li a trovare motivazioni scientifiche per giustificare la sua attività economica, essa si giustifica solo dalla esistente e insistente domanda.

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    9. Trovare motivazioni? Sto solo descrivendo la situazione attuale, io scrivo da spettatore chi si affanna o si strappa i capelli sono altri...di certo non io
      hihihihi

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  69. Lo ammetto,è vero,sono poco intelligente.

    Non avevo capito quello che mi sembrava di aver letto chiaramente su centinaia di "articoli" e sentito da centinaia di Taleban ingrifati soprattutto nell'incontrollata fabbrica di bufale del web !

    Mi ero convinto che quando affermavano con sicumera alle masse forcajole assetate di postverità :

    "...le varietà di grano moderne hanno fatto aumentare la celiachia..."

    Si parlasse di celiachia....

    Invece non è così ...deve essere colpa dei miei stanchi neuroni, avviliti dal tramonto della verità scientifica come stella polare del progresso umano.

    Ok, meglio così, appurato che "...le varietà di grano moderne hanno fatto aumentare la celiachia..." è una enorme lucrosissima bufala (o no?) per sdoganare il Gluten Free e rapinare milioni di consumatori sani, almeno nell'intestino.

    Si parlava invece di "sensibilità al glutine", che stupido che sono!

    Certo la celiachia è una cosa seria, ed è meglio non specularci troppo sopra (MA DITELO AL PIU' PRESTO A QUEL MILIONE DI FURBASTRI CHE CONTINUA A FARLO) mentre sugli ologrammi fumosi si può dire tutto e il contrario di tutto.

    Ma anche su questo ologramma fumoso ideologico-lucrativo uno stupido ha forse voglia di vederci un po' più chiaro:

    La tanto sbandierata “gluten sensitivity” o meglio NCGS (sensibilità al glutine non celiaca) è argomento assolutamente non definito in ambito scientifico internazionale…. ( Gibson et al 2012, Biesiekierski et al. 2011). Da studi recenti inoltre emerge che ad incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli addittivi alimentari come glutammato, benzoato, solfiti, nitrati e i coloranti. Recente è anche l’ipotesi che trova sempre più riscontri che a scatenare i disturbi gastrointestinali non sia il glutine ma un gruppo di carboidrati, i cosiddetti FODMAPS ossia «Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili», presenti si nei cereali, ma anche in alimenti come il latte, le mele, le cipolle e molti altri. “Graditi” alla flora intestinale, con conseguente fermentazione, produzione di gas e di acidi grassi. Una dieta che escluda questi carboidrati, sviluppata per la prima volta nel 2008 (Shepherd, Susan J., et al., Dietary Triggers of Abdominal Symptoms in Patients With Irritable Bowel Syndrome: Randomized Placebo-Controlled Evidence, in «Clinical Gastroenterology and Hepatology», 6.7, 2008, pp. 765-771.) , riesce ad alleviare i sintomi di chi soffre di sindrome del colon irritabile, cosa che invece non può fare totalmente una dieta senza glutine perché non esclude altre possibili fonti che scatenano la reazione.

    Uno dei problemi è che se un paziente ha un miglioramento, anche parziale, a seguito di una dieta senza glutine, non è necessariamente detto che il problema sia proprio il glutine, dato che nel frumento sono presenti molte altre sostanze. Concentrarsi troppo sul glutine e accusarlo definitivamente in questa fase ancora esplorativa potrebbe essere controproducente, ma se la ricerca scientifica ha i suoi tempi, in questo regno di incertezza il marketing alimentare è invece entrato a gamba tesa, grazie agli enormi interessi economici in gioco ( Da Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/05/08/vade-retro-glutine/?refresh_ce


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  70. Capitolo a parte, ma di analoga pericolosa e sfruttabile indeterminatezza, e come tale fonte di fantasie del web, sfruttate da laboratori diagnostici a dir poco “faciloni” è LA CERTEZZA DELLA DIAGNOSI DI NCGS o GLUTEN SENSITIVITY, a meno di un challenge con il glutine in doppio cieco con placebo. Dal 15° simposio internazionale sulla celiachia (Chicago , 2013) è emerso che NON ESISTONO MARKER DIAGNOSTICI che consentano di identificare con certezza questa condizione( anche l’Ordine dei Medici italiani ha recentemente fatta propria questa conclusione), che preoccupa più per le crescenti AUTODIAGNOSI e relative conseguenze di cattiva alimentazione in larga fetta della popolazione giovane adulta occidentale affetta soprattutto da insicurezze e paure esistenziali che nessun modaiolo FREE-FROM pseudo-salutistico potrà risolvere veramente, ma indubbiamente meschino è invece che importanti MULTINAZIONALI del cibo vi abbiano puntato con decisione per gli evidenti maggiori margini di guadagno.


    https://www.youtube.com/watch?v=-lRhOvhJMVA&feature=youtu.be
    Esiste davvero la sensibilità al Glutine?


    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0016508513007026
    No effects of gluten in patients with self-reported non-celiac gluten sensitivity after dietary reduction of fermentable, poorly absorbed, short-chain carbohydrates
    JR Biesiekierski, SL Peters, ED Newnham, O Rosella… - Gastroenterology, 2013 - Elsevier


    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1542356515001536
    Small amounts of gluten in subjects with suspected nonceliac gluten sensitivity: a randomized, double-blind, placebo-controlled, cross-over trial
    A Di Sabatino, U Volta, C Salvatore, P Biancheri… - Clinical …, 2015 – Elsevier (univ Pavia, Gastroenterologia)


    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/apt.13372/full

    Randomised clinical study: gluten challenge induces symptom recurrence in only a minority of patients who meet clinical criteria for non‐coeliac gluten …
    B Zanini, R Baschè, A Ferraresi, C Ricci… - Alimentary …, 2015 - Wiley Online Library

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    3. Alessà
      pè carità
      nun t'agità.
      Sò stati pé primi i talebani a guerreggià
      daje che ce lo sai pure tu, nun ce provà.
      Er grano santo e vintagge ce volete fà ingurgità
      nun se capisce se pè nichilista moda o pè guadagnà.
      Così adesso pure i polacchi hanno da pagà
      che il poro Hitler altrimenti bono se ne 'stà
      la guera come ben se sa
      fu colpa loro che il kaporale nun fecero passà.
      La frittata è sempre facile da rovescià
      ma a dì che la pasta t'avvelenerà
      se coi grani novi se confezionerà
      è stato presto il comitato dei quaqquaraqquà
      sparando bufale de qua e de là
      e prima er glutine e poi la radioattività.
      E se corretti dall'autorità
      aricominciavano supercazzole a sparà:
      ed ecco allora er fumo della sensibilità
      e si nun bastasse ciavemo pure er Don che ce fa ammalà.

      Distrugge la pasta e'r grano duro con cui se fà
      pè fasse belli col giochetto falso dell'antichità
      nun è proppio 'na cosa bbona, è 'n'infamità,
      chè co' quer grano novo e co quella pasta là
      l'Italia milioni de persone fà campà
      e tutto er monno ce 'stà a ringrazià
      d'avè scoperto er cibbo de qualità
      tutti hanno apprezzato che nun costa un cà
      equilibrato e senza nisuno da ammazzà
      cor colesterolo, er grasso e l'infartualità.

      Ma ar Paese de Machiavelli je piace 'nsacco millantà
      i cazi proppi ma prima l'artri massacrà
      e se tutti in fonno ar buco annamo, ah che felicità!
      Che ve rode er culo se quelli stanno a ballà
      e allora pè dispetto li dovete fà cascà

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  71. Sulle scatolette del cibo per animali campeggia ormai rassicurante e suadente il webete:

    "GLUTEN- FREE"

    E' vero mia cara Ipazia, il tuo sacrificio, oggi, ritorna inutile

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    1. Gentile Caiofrabricius, può gentilmente, se lo desidera, inviarmi la sua e-mail a questa posta elettronica: agrarian.sciences@gmail.com.
      Francesco

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    2. Gentile Francesco,
      capisco, ho esagerato, ma questa deriva fideistico-nichilista che ha preso il Paese mi è chiara e mi fa star male per il futuro dei nostri figli. Penso che l'Italia sia l'unico Paese al mondo dove i no-vax non solo esistono , ma sono crescente mo'Vi Mento politico.

      L'attacco forsennato e dissennato, falso e populistico, orgogliosamente ignorante alla filiera grano-pasta, il più conosciuto e stimato nel mondo del nostro agroalimentare, unica speranza e opportunità colturale per l'agricoltura meridionale mi ha fatto rompere i freni della più diffusa modalità di vita italica: vivere nell'ignavia e farsi i casi propri.

      Lo so, è inutile e controproducente, ormai il fiume dell'oscurantismo talebano è bello che straripato.

      Le chiedo scusa per aver abusato della vostra testata e mi ritiro a scuotere la testa nel privato della mia stanza.

      Grazie comunque per l'ospitalità, un po' mi son pure divertito.

      p.s. Non tentate di resistere, il destino di Ipazia, Simmaco ed Eugenio Flaviano è lì a ricordarci che nulla può la ragione contro l'emozione il fanatismo e la superstizione.

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    3. Gentile Caiofabricius,
      volevo solo il suo indirizzo di posta elettronica per scriverla in privato, ma sono “ costretto “ a farlo in pubblico :). Noi del blog apprezziamo molto le sue idee scientifiche e per questo ci farebbe molto piacere se Lei , nel limite del suo tempo, ci deliziasse con qualche suo scritto da pubblicare su A.S.
      Sperando in una sua disponibilità
      La saluto!
      Francesco
      PS: non si ritiri a scuotere la testa nel privato della sua stanza...

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  72. Che l'analfabetismo funzionale abbia raggiunto livelli di ebetismo ormai è da anni che è sotto gli occhi di tutti con il boom degli integratori e oggi si aggiunge il boom del "senza glutine" per la gioia delle industrie alimentari.

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