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sabato 30 gennaio 2016

Eataly ovvero “Le magnifiche sorti e progressive”

di Luigi Mariani 

 

Questo articolo si ricollega a quell’<<Eataly ovvero “Riusciranno i nostri eroi a mangiarsi l'Italia?”>>, con cui avevamo intitolato un articolo uscito su Agrarian Sciences il 29 dicembre 2014 e nel quale si stigmatizzava l’assegnazione al gruppo Eataly di alcuni ristoranti di Expo 2015 senza che vi fosse stata gara.
E’ necessario tornare sull’argomento dopo la lettura dell’articolo del Corriere del 19 gennaio u.s. (qui) a firma di Luigi Ferrarella.

Da tale articolo apprendiamo infatti che sulla vicenda il manager di Expo Giuseppe Sala è stato in effetti indagato il 29 luglio 2015 dai pm Giulia Perrotti e Eugenio Fusco, dopo l’invio in Procura il 15 giugno da parte dell’Anac di Cantone delle spiegazioni di Expo ritenute «non convincenti» ed apprendiamo inoltre che la vicenda è stata ora conclusa dal gip Claudio Castelli, il quale il 12 gennaio ha firmato l’archiviazione richiesta dai pm a fine ottobre 2015.
Il Corriere riporta inoltre che secondo la magistratura «Sono esistenti e condivisibili i dubbi dell’Autorità nazionale anticorruzione sulla mancata osservanza della normativa originaria sugli appalti» quando Expo 2015 SpA del commissario unico Giuseppe Sala ha concesso senza gara e «con affidamento diretto» a Eataly Distribuzione srl di Oscar Farinetti il servizio pubblico di ristorazione in 2 dei 10 edifici lungo il Decumano. E la società di Sala «ha assicurato» inoltre a quella di Farinetti «condizioni economiche particolarmente vantaggiose» e «di maggior favore» se «paragonate a quelle più rigorose» poste invece il 23 febbraio 2014 nella gara (all’inizio andata deserta) per gli altri 8 edifici: qui, infatti, agli aspiranti ristoratori si imponeva di riconoscere «a Expo il 12% di royalty sul volume d’affari», mentre Expo ha chiesto a Eataly solo «il 5%» (più l’1% oltre i 40 milioni di ricavi), e si è pure accollata «i costi per l’elettricità e l’acqua, l’allaccio dei servizi» e persino «la deduzione dei costi sostenuti da Eataly per le celle frigorifere (50.000 euro)». 
Tutto vero, dunque, ma la posizione di Sala va archiviata lo stesso perché «non risulta univocamente dimostrabile l’elemento psicologico richiesto dal reato di abuso d’ufficio»: infatti, «anche in presenza di un indiscutibile vantaggio contrattuale per Eataly, non è dimostrabile che Sala abbia agito intenzionalmente per procurare un vantaggio ingiusto» a Farinetti, «non emergendo motivi sotterranei» ed anzi essendo «tangibile anche l’interesse pubblico di Expo ad avere Eataly tra i propri partner».”
Tentando un commento alla vicenda debbo confessare che, come già spiegai nell’articolo del dicembre 2014, continua a sfuggirmi come faccia l’interesse pubblico a conciliarsi con l’affidamento diretto di una gara per la ristorazione in Expo ad un privato come EATALY, che non è certamente l’unica impresa che si occupi di ristorazione a un certo livello nel nostro Paese.
Mi preme infine segnalare che la magistratura in questa vicenda ha mostrato una rapidità e una discrezione davvero fuori dal comune, come si evidenzia ad esempio nel commento fattone da Libero e ripreso da Tempi (qui).



Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa,  condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente  di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo  e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

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