martedì 14 giugno 2016

Un grano dagli occhi a mandorla?


di Sergio Salvi


(Fonte: CREA)
Dalla fine del 2012 porto avanti uno studio sulle possibili origini orientali della varietà di frumento “Rieti”, notoriamente utilizzata da Nazareno Strampelli nel suo lavoro di miglioramento genetico.
Qualcuno mi dirà che ho scoperto l’acqua calda: infatti, il frumento è stato domesticato nel vicino Oriente e quindi è chiaro che anche il “Rieti”, in qualche modo, viene da Est.
Il discorso, però, riguarda l’origine di certe peculiari caratteristiche genetiche che possiamo trovare nel “Rieti” e che, finora, non sono state dimostrate essere presenti in altre varietà - ovviamente non derivate dal “Rieti” - diffuse in Europa all’epoca della massima affermazione di questo frumento tenero, che si ebbe tra ‘800 e ‘900. Questo non riguarda solo la celebre resistenza alle ruggini (all’epoca ineguagliata) ma, cosa che è emersa più di recente, anche la presenza di altri geni.
Nel 2008 James Kolmer e colleghi hanno mostrato come il gene di resistenza durevole alle ruggini denominato Lr34b (o Lr34res) derivi da “Mentana” e “Ardito”, due delle più famose varietà create da Strampelli, ipotizzandone l’origine proprio nel “Rieti”. Origine non proprio facile da dimostrare, perché il “Rieti” è una “varietà locale”, per definizione geneticamente eterogenea; tuttavia, Carla Ceoloni (Università della Tuscia, Viterbo), analizzando alcune moderne accessioni di questo frumento messe a disposizione dalla collega Oriana Porfiri, ha trovato la presenza dell’allele Lr34b in circa il 9% del materiale esaminato. È quindi altamente probabile che Strampelli abbia utilizzato una particolare selezione di “Rieti”, contenente questo allele, negli incroci che hanno portato alla creazione, fra gli altri, di “Mentana” e “Ardito”.
C’è però un inghippo: Kolmer e colleghi hanno anche dimostrato che Lr34b era presente in Cina già ad inizio ‘900, ossia ben prima che vi arrivassero le varietà strampelliane, giunte nel paese asiatico solo negli anni ’30 al seguito della collezione Percival. Dunque, come ha fatto Lr34b ad arrivare in Italia dalla Cina prima di tornare di nuovo nel paese asiatico?
Il “Rieti” possiede anche altri geni “esclusivi”. Uno di questi è l’allele Ne1w, che determina la manifestazione del fenotipo mild della cosiddetta “necrosi ibrida”. Ne1w presenta due principali aree geografiche di distribuzione: una è centrata sull’Italia ed ha per “fonte” proprio il “Rieti”. La seconda riguarda un’area ben distante dall’Italia, comprendente Cina, India, Pakistan e Iran.
Discorso simile può essere fatto per il gene di tolleranza al boro Bot(Tp4A)-B5c (per gli amici Bo4). Uno studio pubblicato nel 2014 da Margaret Pallotta e colleghi ha mostrato come nel frumento tenero questo gene sia presente solo nelle varietà di Strampelli e in quelle da esse derivate, assegnandone l’origine, come nel caso di Lr34b, al grano “Rieti”. Bot(Tp4A)-B5c deriva da una trasposizione dell’altro principale gene di tolleranza al boro, Bot-B5c (per gli amici Bo1), “saltato” abbastanza di recente dal cromosoma 7B al cromosoma 4A. Bot-B5c ha origine nei frumenti asiatici diffusi in Cina, India, Afghanistan e Iraq, soprattutto nei duri ma anche in qualche tenero, come la varietà indiana “Etawah”, che peraltro contiene anche il già menzionato Ne1w.
Per farla breve, il “Rieti” sembra essere più una varietà “asiatica” che “europea”.
L’ipotesi che ho formulato, già descritta in alcuni miei lavori, chiama in causa la possibile introduzione nell’Italia Centrale di frumento “asiatico” contenente una serie di geni che, per successiva ricombinazione con grano autoctono e complice la selezione operata dall’ambiente e dall’uomo, ha infine portato alla nascita del moderno grano “Rieti”.
Quando sarebbe avvenuta questa introduzione di grano dall’Oriente in Italia Centrale? Probabilmente appena qualche secolo fa. Il grano “Rieti”, infatti, non sembra essere così antico come qualcuno afferma, facendolo risalire all’epoca Romana. Se si scorrono i principali vecchi trattati di agricoltura e granicoltura (dal trecentesco Pier de’ Crescenzi all’ottocentesco Bayle Barelle, e tutti attingono a piene mani dagli autori latini!) non si parla mai di una varietà di frumento che per areale di coltivazione e per caratteristiche fisiologiche - soprattutto la resistenza alle ruggini - corrisponda al moderno “Rieti”. Invece, si parla - già almeno dal ‘400 - di grano “Solina”, altra varietà locale che somiglia moltissimo al “Rieti” e col quale condivide largamente l’areale di coltivazione, ma che non è dotata in maniera spiccata di resistenza alle ruggini.
Inoltre, il “Rieti”, che si fa apprezzare per le sue caratteristiche a partire dal ‘600, “esplode” commercialmente solo nella seconda metà dell’800.

Un antico portolano del Mediterraneo (www.lib.umn.edu)
L’ipotesi che ho formulato indica probabilmente nel basso Medio Evo l’epoca in cui un frumento con queste caratteristiche “asiatiche” è finito in Italia Centrale, mescolandosi con le varietà locali preesistenti (forse incrociandosi proprio con la “Solina”) e determinando, così, la nascita di quello che in seguito fu celebrato come “il miglior grano da seme d’Italia”. Tra XII e XIV secolo, infatti, l’importazione di grano dall’area del Mar Nero ad opera di veneziani e genovesi era all’ordine del giorno e, con essa, lo sbarco del cereale anche sulle coste marchigiane ed abruzzesi, dalle quali risaliva poi verso l’interno lungo un network viario che, guarda caso, si sovrappone perfettamente all’areale storico di diffusione del “Rieti”. Peraltro, un recente lavoro di Galaev e Sipolav ha mostrato come Lr34b fosse presente nel grano tradizionalmente coltivato in Crimea già nell’800, segnando un punto a favore della presenza storica di questo gene sulle sponde del Mar Nero ben prima della diffusione internazionale delle varietà strampelliane.
In alternativa, qualche mercante italiano attivo lungo la “Via della seta” potrebbe aver riportato in Italia, ammassato in mezzo ai beni più preziosi acquistati in Cina, un sacchetto di semi di qualche grano particolare di quei luoghi, magari per provarlo o per scambiarlo con qualche altro articolo una volta giunto in Italia o, ancora, per regalarlo ad un parente o un amico coltivatore di grano.
Lo stesso Marco Polo riportò a Venezia alcuni semi di verzino (Caesalpinia echinata Lam., 1785, noto anche come “legno del Brasile” o “legno di Pernambuco”, specie arborea da cui si ricavava un pigmento utilizzato nella tintura dei tessuti), presi dalle parti di Sumatra durante il viaggio di ritorno.
Polo piantò quei semi, ma nel clima veneziano essi fecero cilecca e non germinarono. Lo stesso destino potrebbe non essere toccato a quel grano asiatico che, invece, complice il clima del Reatino particolarmente prono allo sviluppo delle ruggini, potrebbe aver attecchito con fatidico successo.


Bibliografia

Galaev A.V., Sipolav Y.M., 2015. Description of the bread wheat varieties of Ukrainian and Russian breeding by alleles of locus csLV34 closely linked with multipathogen resistance gene Lr34/Yr18/Pm38, Cytology and genetics, vol. 49, pp. 12-18.
Hermsen J.G.T., 1963. Sources and distribution of the complementary genes for hybrid necrosis in wheat, Euphytica, vol. 12, pp. 147-160.
Kolmer J.A., Singh R.P., Garvin D.F., Viccars L., William H.M., Huerta-Espino J., C. Ogbonnaya F.C., Raman H., Orford S., Bariana H.S. and Lagudah E.S., 2008. Analysis of the Lr34/Yr18 rust resistance region in wheat germplasm, Crop science, vol. 48, pp. 1841-1852.
Krattinger S.G., Jordan D.R., Mace E.S., Raghavan C., Luo M.C., Keller B., Lagudah E.S., 2013. Recent emergence of the wheat Lr34 multi-pathogen resistance: insights from haplotype analysis in wheat, rice, sorghum and Aegilops tauschii, Theoretical and Applied Genetics, vol. 126, pp. 663-672.
Pallotta M., Schnurbusch T., Hayes J., Hay A., Baumann U., Paull J., Langridge P., Sutton T., 2014. Molecular basis of adaptation to high soil boron in wheat landraces and elite cultivars, Nature, vol. 514, pp. 88-91.
Salvi S., 2013. Ipotesi sulle origini del grano di Rieti, Proposte e ricerche, vol. 71, pp. 233-238.
Salvi S., 2014. Alle origini del concetto di prodotto tipico: il caso del grano di Rieti, Proposte e ricerche, vol. 73, pp. 205-208.
Salvi S., 2015. Nuovi indizi genetici sulle origini del grano di Rieti, Proposte e ricerche, vol. 75, pp. 181-184.
Salvi S., 2016. Varietà storiche di frumento e origine del concetto di prodotto tipico, In: Di Stefano E., Gentilucci, C. E. (a cura di), Risorse e territorio. Cibi, colture, sperimentazioni nell’Appennino centrale tra medioevo e contemporaneità, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, pp. 81-94.
Zeven A.C., 1980. The spread of bread wheat over the Old World since the Neolithicum as indicated by its genotype for hybrid necrosis, Journal d'agriculture traditionnelle et de botanique appliquée, vol. 27, pp. 19-53.




Sergio Salvi
Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università di Camerino, nel corso della sua attività di ricercatore si è occupato di genetica lavorando presso Enti di ricerca pubblici e privati. Attualmente svolge attività di ricerca e divulgazione storico-scientifica su tematiche riguardanti il settore agroalimentare e la genetica agraria in particolare (biografia storico-scientifica di Nazareno Strampelli, origine ed evoluzione delle varietà tradizionali di frumento e del concetto di prodotto tipico, recupero di varietà agrarie d’interesse storico).






4 commenti:

  1. Alberto Guidorzi14 giugno 2016 17:16

    Sergio

    sono andato a rivedermi i miei appunti sulla storia della granicoltura francese. In realtà, come da Odessa arrivava frumento ucraino in Italia (dopo l'unità d'Italia del 1861 il Regno non si disfece grazie alle importazioni di frumento dall'Ucraina per sfamare i Sud dell'Italia) così arrivava in Francia e fu il marchese di Noè (ricco proprietario fondiario del Sud-Ovest della Francia) che denominò questo grano come blé de Noè, ma che poi divenne noto come "grano d'Acquitania". Solamente che esso era poco resistente alla ruggine gialla pur essendo precoce e di buona qualità. Da qui sono stati ottenuti il Rosso di Bordeaux, Japhet o Gros Bleu e che sono ecotipi coltivati nel Centro Sud della Francia fio al 1930. Nel Nord della Francia invece erano i grani inglesi che si usavano in quanto resistenti al freddo come Chiddam d'Automne e Squarehead, che è appunto il il frumento genitore di Whilhelmina Tarwe che appunto Strampelli incrociò con il Rieti da cui tirò le due stirpi o linee 21 (aristata) e 67 (mutica). Queste sono state le due stirpi che incrociò alternativamente con l'Akakomughi per ottenere la gran parte delle 77 varietà da lui costituite. Vi rendete conto che oggi un genetista moderno non è capace di costituire così tante varietà coltivate come ha fatto Strampelli nella sua carriera?

    Altro aspetto da considerare è che erano stati gli inglesi a mettere in pratica l'ibridazione dei vari grani prima di passare alla fase autofecondativa delle discendenze e questo già nella prima metà dell'800 ed è da qui che Louis de Vilmorin ha copiato e poi ha avuto la geniale idea di seguire separatamente i semi di ogni spiga al fine di fissare e reperire i caratteri parentali e raggrupparli in una varietà figlia. Strampelli nel suo lavoro ha seguito la stessa metodologia 50 anni dopo in Italia.

    Altra considerazione è che la famiglia De Vilmorin era attiva nel commercio del frumento fin dal XVIII sec. Infatti il capostipite della famiglia nasce sa Claude Geoffroy (maitresse grainière du roi de France) che sposa nel 1775 "Monsieur de Vilmorin" il cui padre, Philippe Victoire De Vilmorin (1746-1806)aveva gettato le basi industriali di questa famiglia introducendo in Francia numerose specie di piante e alberi reperite attraverso il mondo.Il figlio del Louis precedentemente citato, Charles-Henry de Vilmorin, mette in commercio nel 1883 la prima varietà frutto della selezione genealogica; si tratta della varietà Dattel adatta per la metà Nord della Francia e derivata da (Chiddam d'automne x Prince Albert). Successivamente fece incroci tra altri grani europei e il grano d'Aquitania.

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  2. Alberto Guidorzi14 giugno 2016 17:17

    ---Ho dovuto dividere l'intervento in due parti, questa è la seconda parte-----


    Sulla scia dei lavori di Louis de Vilmorin la Florimond Desprez (fondata nel 1830), che ho avuto l'onore e l’avventura professionale di rappresentare in Italia per 40 anni e con cui ho ancora ottimi rapporti di famiglia, applicò la selezione genealogica sulla bietola da zucchero per il tenore in zucchero e nel 1860 decise di aggiungervi il miglioramento vegetale del frumento. Le due Ditte sementiere hanno fatto la storia della granicoltura francese con delle varietà storiche, cito Vilmorin 27, Cappelle (nome del villaggio sede della F. Desprez) e ultimamente Soissons. Sono considerate varietà storiche quelle che sono durate coltivate per 30 anni e per un decennio sono state le più coltivate. Chi mi ha raccontato la storia della De Vilmorin è stato l’ultimo discendente André de Vilmorin in occasione di una cena in casa di Victor Desprez, padre dell’attuale Presidente Direttore Generale della omonima ditta e che mi ha fatto l’onore di venirmi a salutare il 9 maggio scorso. Successivamente la De Vilmorin abbandonò la selezione dei cereali e si dedicò solo alle sementi orticole ed ora è passata di proprietà della Limagrain (vale a dire tutto è rimasto in Francia).

    Ebbene se nel nostro Strampelli vi fosse stata anche questa volontà imprenditoriale ci saremmo ritrovati un’industria sementiera (forse oggi acquistata dalla Monsanto…) ma che avrebbe fatto da nucleo per un progresso maggiore e sicuramente non ci saremmo ritrovati nella totale dipendenza di sementi di tutte le specie come siamo oggi. Sicuramente non si sarebbe lasciata scappare l’iniziativa del Prof Fenaroli che nel 1947 (in ambito piano Marshall) riunì a Bergamo americani ed europei per ricevere dai primi il dono dei sacchetti di ibridi di mais unitamente alle istruzioni per selezionare ibridi. I Francesi furono più furbi e approfittarono di questo “caval donato” e crearono la Limagrain (anche se il loro sciovinismo non sempre ammette di essere tributari degli americani).
    Caro Antonio Saltini che impedì tutto ciò fu proprio la Federconsorzi che trovò più comodo rappresentare ditte americane e importare sementi di mais in esclusiva.

    Ultima annotazione è che anche il frumento Manitoba deriva da seme di provenienza Ucraina, più precisamente dalla vecchia entità geografica della Galizia austro- ungarica.
    Potremmo concludere che se la Mezzaluna Fertile è stata l’origine della specie Triticum l’Ucraina è forse stata la patria dei frumenti moderni.


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  3. Come scrivevo, grano dalle aree prospicienti il Mar Nero giunge in Italia da vecchia data e l'epoca medievale si colloca a metà tra l'età moderna, troppo vicina all'affermazione del grano Rieti propriamente detto, e quella Romana, precedente, anch'essa plausibile anche se al momento trovo più convincente l'ipotesi medievale.
    Con tutto il grano venuto da Est verso l'Europa occidentale ci si potrebbe chiedere come mai solo nell'Italia centrale e' avvenuto questo ipotetico trasferimento genico. Ecco, quindi, il peso esercitato dall'ipotesi "cinese" nel rendere più peculiare questa introduzione di grano esotico un epoca basso medievale, grazie al continuo via vai lungo la via della seta.
    Sarebbe interessante approfondire il ruolo giocato dalle grandi abbazie nel commercio a distanza del grano in epoca monacale (intorno al Mille o poco dopo) e magari scoprire che un "Mendel" ante litteram ha combinato qualche "giochetto" mettendo insieme varietà locali e varietà esotiche...

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  4. Ovviamente il commento precedente e' mio (Sergio Salvi)...

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