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mercoledì 6 luglio 2016

Il mago nazista che distillò la ricetta biodinamica per stalinisti delusi

di Antonio Saltini

 

Fidus- Spatenwatcht, 1930.
I temi ecologici del nazionalsocialismo
furono legati al romanticismo agrario.
Osservo con curiosità, da qualche anno, un fenomeno che non cessa di stupirmi: la corsa alla stregoneria biodinamica degli eredi del marxismo emiliano. Per tentarne un esame preliminare si deve, ritengo, premettere che parlare di marxismo emiliano impone, quale premessa, un’annotazione. Ero bambino ma ricordo perfettamente: quando a Carpi votava per Togliatti, nei rioni della rivoluzione, l’80 per cento dei chiamati alle urne, la “massa” (che in dialetto carpigiano significa letamaio) dei militanti cantava inni alla gloria di Marx, ma Das Kapital non lo aveva mai sfogliato. Non erano marxisti, erano stalinisti. Il Migliore (tale, a Modena, la denominazione di Togliatti) era stato, indubbiamente, accorto esegeta dell’ideologo tedesco, ma era stato soprattutto, il vice di Stalin nella realizzazione delle “purghe” che avevano eliminato milioni di militanti che, fino alla sera eroi della rinascita operaia, una notte venivano “prelevati” (verbo emblematico della Gestapo), ricevevano una carta che ne dimostrava i cento tradimenti, caricati su una camionetta e diretti al poligono.
Ebbene il fenomeno che mi stupisce è che i figli delle famiglie che parteciparono, affranti, al lutto cittadino per la morte (per eccesso, pare, di vodka), dello Kzar rosso, un cordoglio paragonabile a quello romano per la morte di qualche santo papa, oggi condividano un sogno: diventare padroni di una fattoria biodinamica, o gestire un ristorante (nei sogni quanto più lussuoso si possa immaginare) in cui si consumino solo prodotti biodinamici. Dato comune degli adepti, il più mediocre curriculum scolastico, con qualche anno di svogliata università: il rigore impone di riconoscere che una carriera simile produce, generalmente, semianalfabeti, ma i nostri apprendisti stregoni sono cresciuti in un humus culturale che imporrebbe loro di distinguere l’odiato nemico nazista al primo battere di ciglia: invece si arruolano fidenti nei ranghi del movimento astro-fisico-antropo-ciarlatanesco che, le prove sono inequivocabili, fu creato dal mago prediletto da Hitler (quello che gli spiegò che gli uomini si dividono in superiori e inferiori, e che per i secondi la cura è il campo di sterminio).
Ho epresso le mie perplessità a un amico non ignaro dei problemi più sottili della storia della filosofia, che si è stupito della mia meraviglia: Marx è un nipotino di Hegel, tale e quale la cupola dei teorici del nazismo. Entrambe le falangi appresero dal maestro a deridere qualunque morale, a reputare i vinti esseri indegni di sopravvivere, e, non meno significativamente, a convertire la storia in coacervo di elucubrazioni prive di qualunque fondamento analitico, più gioco per menti alterate (vodka e birra possono produrre effetti analoghi) che severa ricerca di tutti i dettagli di un’età, una guerra, una preminenza economica che, se verificati concordanti, autorizzano a profilare un’ipotesi, che altri studiosi dovranno, col medesimo rigore, vagliare, verificare, integrare. Leggete la biblioteca delle farneticazioni del maestro di Hitler, lo stregone Steiner: nel suo universo popolato di demoni che dirigono sulla terra mandrie di larve destinate ai vertici del potere o alle fosse comuni di Dachau non c’è nulla in possesso della più lontana parvenza sperimentale: gli ideologi proclamano scienza i parti della propria “sacra dementia” , ma, marxisti o nazisti, odiano la scienza sperimentale.
Più di un biografo avrebbe sostenuto che Stefan Zweig, il grande storico tedesco, avrebbe scelto il suicidio atterrito, al termine della guerra, dalle catastrofi prodotte dalla filosofia tedesca e dalle ideologie che ne furono il distillato. Anima ipersensibile: l’idea di qualche decina di milioni di uomini trucidati lo atterriva. Nessuno aveva ancora concepito la soluzione felice dell’angoscioso dilemma: la frittura mista di marxismo e nazismo ricavata dalle verdure di un orto biodinamico. E' ingresso esclusivo per i manager pubblici e privati che, irridendo le elucubrazioni di filosofi e negromanti, animano la più sfolgorante delle feste nel salone di prima classe della Costa Concordia, la nave- pronostico del futuro del paese. C’è un italiano solo che creda ancora che sussista qualche differenza professionale tra i due grand’ammiragli? l’onorato capitan Schettino e l’emiro  Renzi?

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Antonio Saltini
Già docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita.
E' autore della Storia delle Scienze Agrarie, l’ultima edizione dell’opera, in sette volumi pubblicati tra il 2010 e il 2013, è ora proposta in lingua inglese "Agrarian Sciences in the West". Tale opera, per la ricchezza dei contenuti e dell'iconografia, costituisce un autentico unicum nel panorama editoriale mondiale, prestandosi in modo egregio a divulgare in tutto il mondo la storia del pensiero agronomico occidentale.

1 commento:

  1. Alessandro Cantarelli11 luglio 2016 21:27

    Ci sono istantanee che valgono più di certe letture, contribuendo a inquadrare nel caso del Migliore gli statisti dai ciarlatani. In una delle prime interviste radiotelevisive in bianco e nero, ricoverato nel letto di ospedale dopo che uno squilibrato gli aveva sparato alle spalle (finirà i suoi giorni con un buco nella schiena), il costituente e già ministro della giustizia Palmiro Togliatti scandiva e sottolineava la parola ITALIANI nei ringraziamenti ai medici che l'avevano operato. Come a sottolineare l'orgoglio per un Paese che a fatica si stava ricomponendo e, proprio per questo, aveva scelto di non correre a farsi curare in URSS. Personaggi tuttavia molto, molto complessi (come ad es.in quegli stessi anni PIO XII°), che hanno avuto la sventura di attraversare periodi tragici per l’intera umanità, riuscendo a fare anche qualcosa di buono, tuttavia.
    Ma sul rapporto del PCI con la scienza, si legga al proposito su “Le Scienze” dell’ottobre 2015 l’articolo dedicato alla figura ed alla parabola di Felice Ippolito.
    Gli anni tuttavia passano e con essi le stagioni politiche, ed ecco che dopo il "tana liberi tutti" del 1991, senza forti sponde culturali diversi politici (un caso eclatante: Piero Fassino che voleva nominare Carlo Petrini al dicastero agricolo), hanno iniziato a farsi suggestionare dagli "eretici" (per il PCI) del Manifesto (appunto quel Petrini dell'inserto "Gambero Rosso" del quotidiano), o Mario Capanna di Democrazia Proletaria. E' interessante rilevare che, per i più svariati motivi, anche a destra (passando naturalmente per il centro, tanto per non sbagliare), é stata prestata la dovuta attenzione ai propugnatori dell'agricoltura del passato, in alcuni casi -ma non tutti-, già estremisti di sinistra. Fiutando l’affare, cuochi più o meno stellati hanno iniziato a propugnare i sani cibi “naturali”: proprio loro, le cui tavole sono notoriamente frequentate dalla leggendaria classe operaia al cambio dei turni. In questo la classe politica della seconda Repubblica, ha così contribuito a realizzare il più evidente compromesso anti-innovazione (ed al ribasso per l'agricoltura italiana), della storia repubblicana. I braccianti degli anni ’40 e ‘50 di Carpi, che in buona fede speravano in un futuro migliore (“il Sol dell’Avvenire”), erano tuttavia sicuramente più dignitosi degli eredi attuali della "bonomiana", che solo pochi giorni fa hanno manifestato a favore “dell’amico Putin" (l’anfitrione cordiale che a certi ospiti dispensa minestre alla diossina o al polonio), perché gli effetti dell'embargo si fanno sentire sull’economia nostrana. Grazie, ed i diritti dei popoli e delle persone?
    I familiari dei 298 morti dell'aereo abbattuto proprio 2 anni fa nel cielo ucraino, naturalmente ringraziano (tra questi 6 famosi ricercatori sull'Aids) e, sinceramente, viene da chiedersi con quale metro di giudizio storico e con quale pudore, si possano dare a posteriori certe affrettate pagelle, magari verso coloro che hanno contribuito a portare la democrazia in Italia e fondare la Repubblica. Le cose non nascono da sé.
    “Quando crepitano le armi si sta da una parte sola: quella del socialismo e della rivoluzione d’ottobre”, così il Togliatti del 1956 a proposito della questione ungherese, negli anni bui della guerra fredda e del mondo diviso in due blocchi contrapposti.
    Si potrebbe aggiornare questa tragica asserzione, includendovi nella seguente anche i più convinti anticomunisti, con la seguente “quando crepitano le armi si sta da una parte sola: quella del borsello”.
    Quanto a coloro che invece di preoccuparsi dello stato della vera scienza, ricorrono le teorie steineriane (quindi himmleriane), voglio sperare che non siano tutti dei filonazisti, ma semplicemente degli ignorantoni di cultura scientifica. Bisogna invece inquadrarli per quello che sono (basta sentirli parlare): dei debosciati.

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