sabato 26 novembre 2016

Agricoltura biologica: un aneddoto emblematico

di Antonio Saltini


Chi scrive ritiene di poter vantare, tra avventure e vicissitudini di cronista agricolo, la prima inchiesta sull’agricoltura biologica (quantomeno per la non facile ricerca di dati obiettivi). Fu pubblicata, in volumetto (L’orto dell’Eden. Maghi, veggenti e scienziati dell’agricoltura “naturale”), dall’Edagricole, una casa editrice che coltivava, all’epoca, era il 1988, quanto poche altre il culto dell’obiettività.
Nonostante quel culto un paragafo fu escluso dal volumetto: il protagonista sarebbe stato facilmente individuato, con conseguenze in ogni caso sgradevoli. A distanza, ormai di trent’anni, l’episodio può essere ricordato, e, mentre sulle oscure verità del mondo “bio” qualcuno concepisce i primi dubbi, può essere utile che lo sia.
Le due paginette omesse riferivano dell’incontro del cronista con un grande produttore di grano duro pugliese, che mi riferì che, data l’instabilità del mercato, aveva aderito a una cooperativa che produceva pasta bio (non ricordo se per l’intera o per partre della produzione). Per l’omogeneità i dirigenti chiedevano agli associati di seminare il medesimo frumento, noto per le peggiori qualità pastarie del catalogo nazionale, ma in grado, siccome frutto di incrocio con un frumento tenero, di una produttività accettabile anche in assenza di concimazione nitrica.
Attraversando l’azienda in amabile conversazione fui colpito dal rigoglio dei campi all’inizio della levata. Campo dopo campo quel rigoglio mi convinse: su quel frumento era stato riversato un profluvio di azotati. Dato il clima di cordialità proposi la constatazione al mio ospite, che mi rispose, ridendo, che senza azoto il frumento non produce glutine, e che senza glutine la pasta si scioglie nell’acqua: l’azoto che aveva erogato ai suoi campi avrebbe migliorato le qualità pastarie di tutte le partite dei devoti che rispettavano i decaloghi bio.
Ma se, mentre lei scaricava nella corte un camion a rimorchio di nitrato d’ammonio, fossero entrati in azienda gli ispettori bio? chiesi curioso. Quelli vengono per riscuotere il proprio cachet, fu, divertita, la risposta. Quello che vedono in azienda è segreto professionale. Se verbalizzano di un camion di nitrato l’adepto cambia associazione. Date le dimensioni della mia azienda credo che l’ispettore che riferisse del camion sarebbe licenziato in tronco, dai dirigenti che alle assemblee predicano, con le lacrime agli occhi, l’incontaminata purezza del credo “biologico”.




...Sicilia, cuore ed emblema del business “bio” nazionale.Palagonia, cuore dell’area eletta per la produzione del migliore Tarocco isolano. Le cuspidi del cancello di un grande agrumeto portano infisse arance e bossoli di lupara. Le prime, in lessico siculo, significano “La partita è venduta”, i secondi: “Gli importuni fuori dai piedi. Questa è cosa nostra, e si spara.”Immaginate l’”ispettore” della confraternita “bio” cui è associasta l’azienda. Arriva per la visita di rito. E’ siciliano , capisce il linguaggio dei bossoli, gira l’auto e, dall’ufficio, telefonerà al titolare dell’azienda, in tono ossequioso, chiedendo se abbia rispettato tutte le regole. Il suo compito consisterebbe nel visitare i depositi dell’azienda per verificare l’eventuale presenza di contenitori per insetticidi o di sacchetti di plastica per fertilizzanti. Scriverà nel rapporto di non averne notato nessuno: la pura, adamantina verità.Siccome è noto che le aziende “bio” siciliane impiegano quanto prescrivono le ordinarie regole fitosanitarie, il commentatore ingenuo si tranquilizzerà immaginando che se i produttori siciliano (ormai universalmente beneficati dalla pioggia dei contributi “bio”) usassero prodotti esclusi dai capitolari che hanno firmato, l’immensità delle vendite risulterebbe dalle statische ufficiali. Non sanno, gli ingenui, che emettere, in Sicilia, la regolare fattura di una vendita, è circostanza puramente eventuale.Nel paese di Pinocchio gli agricoltori usano antiparassitari fantasma pagati dietro fatture emesse dalla fata Morgana. Non a caso è proprio un conterraneo di Pinocchio (seppure si possa dubitare che Renzi lo abbia mai letto) a governare la gloriosa nazione di cui Pinocchio è simbolo e emblema.








Antonio Saltini 
Docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita. E' autore della Storia delle Scienze Agrarie opera in 7 volumi.  www.itempidellaterra.com .

1 commento:

  1. Alessandro Cantarelli6 dicembre 2016 22:14

    A supporto di quanto riportato da Antonio Saltini in quest’articolo, a proposito di agrumi con "eventuali annessi e connessi", riporto quanto scritto diversi anni fa da un grande italiano che la realtà siciliana la conosceva molto bene: “…Siamo giunti al punto che qualsiasi intervento economico dello Stato rischia soltanto di offrire altri spazi di speculazione alla mafia e di allargare il divario tra Nord e Sud. Lo stesso dicasi dei contributi a fondo perduto.
    Soltanto una politica di incentivazione, purché ben gestita, può ottenere a mio avviso effetti positivi.
    …In Sicilia e Calabria gli episodi di frode ai danni della CEE, secondo quanto denunciato dagli organismi comunitari, sono, si dice, numerosi: secondo l’esposto della Commissione, il numero delle truffe perpetrate nelle due regioni supera di sette volte la media europea. Sembra strano, ma tutt’oggi non siamo ancora riusciti a sapere il numero esatto dei processi né in quali tribunali si sono svolti né tantomeno come si sono conclusi.
    Su questo tema il pentito Salvatore Contorno mi ha raccontato una storia significativa. Come è noto, la Comunità europea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso. Bé, dice Contorno, tutti sanno all’interno di Cosa Nostra che la mafia è implicata fino al collo nella distruzione di agrumi da cui ricava profitti.
    Fonti autorevoli assicurano che se fossero realmente stati distrutti tutti i carichi di agrumi indicati, una Sicilia interamente ricoperta da aranceti e limoneti non arebbe sufficiente a garantire la produzione necessaria per distruzioni così imponenti!”.
    L'autore di queste note è nientemeno che Giovanni Falcone (V° capitolo “Profitti e Perdite” , facente parte di una serie di venti interviste che Marcelle Padovani fece al giudice tra il marzo ed il giugno del 1991. Sono state pubblicate nel libro “Cose di Cosa Nostra”, per la Fabbri editori-Corriere della Sera, nel 1995).
    Poi il 23 maggio 1992 a Capaci, per questo Martire della Repubblica che indagava attorno a queste cose, sappiamo come è andata a finire.


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