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giovedì 9 febbraio 2017

Brevi note storiche sulla coltura della patata (Solanum tuberosum L.) – Da dono degli dei nelle società precolombiane a coltura chiave per la sicurezza alimentare globale



di Valeria Carozzi e Luigi Mariani

 

Copertina del volumetto sulla Grande carestia d’Irlanda
Riassunto
Alcune note sulla storia della patata (Solanum tuberosum L.) vengono presentate, dalla sua domesticazione (America Latina, 10-7000 di anni fa) alla sua diffusione in Europa, con specifico riferimento alla sua introduzione in Irlanda, dove è diventata una coltura centrale per poi diventare la causa immediata della Grande carestia del 1845-1850 causata dalla peronospora (Phytophthora infestans De Bary), che ridusse la popolazione irlandese al 50% del valore precedente. La descrizione è conclusa da una breve descrizione dell’attuale importanza di questa coltura che è coltivata in tutto il mondo, dalla Siberia e Cina del Nord all’Australia, dagli altopiani africani alle aree andine del Sud America, dalle grandi pianure dell’America del Nord all’Europa.

Abstract
Some notes about the history of potato (Solanum tuberosum L.) are presented, from its domestication (Latin America, 10-7 thousand of years ago) to its spread in Europe with specific reference to its introduction in Ireland where it became a central crop for Irish people so its repeated failure due to the late blight disease (Phytophthora infestans De Bary) became the immediate cause of the great famine of 1845-1850 that reduced Irish population to the 50% of the previous value. The work is concluded by a brief description of the present importance of this crop which is cropped worldwide, from Siberia and North China to Australia, from African highlands to the mountains of South America, from the great plains of North America to Europe.


La patata - dallo spagnolo patata, derivato del quechua papa, nome originario con il quale la pianta è indicata in America latina (fonte: vocabolario Treccani: qui) - è una specie agraria domesticata fra 7 e 10.000 anni orsono nell’areale andino del Sud America e oggi coltivata in tutto il mondo per i suoi tuberi al 75% composti di acqua e ricchi di amido (oltre il 70% sul peso secco) e con un discreto contenuto proteico (il 6-8% sul peso secco), non molto lontano da quello dei cereali rispetto ai quali si rivela una valida alternativa¹.
La patata, insieme a mais, pomodoro, fagiolo, zucca e arachide, rientra in quel gruppo di specie del Nuovo Mondo che innovarono profondamente l’agricoltura mondiale fra il XVI e XIX secolo e che sono esemplari sia delle periodiche rivoluzioni che hanno pervaso profondamente l’agricoltura fin dalla sua origine sia del ruolo che gli scambi commerciali hanno giocato nel creare innovazione nel settore primario.
Coltivata per millenni in America centro-meridionale, dov’era associata alla divinità akso-mama (patata-madre) che ne determinava la crescita, dopo la scoperta dell’America fu introdotta dapprima in Spagna, ove la sua coltura ebbe inizio intono al 1570, e di qui passò pare in Gran Bretagna e Irlanda nel 1585-90 (O’Riordan, 2001). Circa l’introduzione nelle isole britanniche, Salaman (1949) propone altre due ipotesi, oggi ritenute poco credibili sul piano storico e che sono comunque interessanti su quello antropologico. La prima delle due fa riferimento all’evento storico del 9-11 febbraio 1586 allorché Francis Drake, con una flotta di 29 navi, espugnò la base spagnola di Cartagena de Indias (Colombia). Drake, dopo aver abbondantemente rifornito di patate le sue cambuse, partì il 30 marzo per far scalo dapprima in Virginia e sbarcare infine a Plymouth il 26 luglio. In Virginia, insieme ad altri coloni, venne imbarcato lo scienziato Thomas Harriot, il quale prese alcune patate dalla cambusa della nave e le donò a sir Walter Raleigh,il quale le piantò nel suo podere di Youghal, località irlandese nella contea di Cork sita sull’stuario del fiume Blackwater (Salaman, 1949). La seconda ipotesi è quella secondo cui le patate sarebbero giunte in Irlanda con le navi dell’Invincibile Armata saccheggiate dagli isolani dopo essere naufragate sulle coste occidentali dell’isola nel vano tentativo di riguadagnare i porti di partenza.
In Irlanda la simbiosi uomo-patata divenne in breve forte quanto quella fra alcune popolazioni asiatiche e il riso tanto che, solo 50 anni dopo la sua introduzione, la patata costituiva già la fonte principale di sostentamento, fulcro della dieta ed elemento chiave dell’economia nazionale. Per inciso un fatto analogo non accadde nelle regioni inglesi, in cui ci vollero 150 anni per la diffusione di tale coltura a livello di massa e la patata restò sempre un cibo secondario. In sostanza l’Irlanda divenne la nuova patria della patata e a testimonianza di ciò è il fatto che negli USA la patata comune era tradizionalmente detta “patata d’Irlanda”, adottando un termine che è precedente al 1719 (anno in cui la patata viene portata negli Usa da alcuni coloni irlandesi e dal loro pastore presbiteriano), essendo citato qualche anno prima nell’erbario di Salmon e ancora prima in un report della Royal Society del 6 dicembre 1693 (Salaman, 1949).
Inghilterra e Irlanda a parte, occorre segnalare che nel resto d’Europa le remore al consumo alimentare della patata persistettero per secoli, vuoi perché cibo che si sviluppava sotto terra vuoi perché si trattava di una solanacea e cioè di una specie appartenente a una famiglia ricca di piante velenose. Peraltro è noto che la patata contiene un alcaloide velenoso, la solanina, presente in quantità più rilevanti nei giovani germogli, nelle bacche e nei tuberi raccolti immaturi o rinverditi perché esposti alla luce.
La patata fu per secoli un alimento strategico in quanto fra Seicento e Ottocento un ettaro di terreno poteva sostentare per un anno tre persone adulte se coltivato a frumento e ben venti se coltivato a patate. Oggi in Irlanda le cose sono assai diverse perché per effetto della rivoluzione verde del XX secolo la produttività dei cereali è pari a 9-10 volte quella della metà del XIX secolo mentre quella delle patate è pari a 1,5-2 volte. Per esempio, la produzione media di frumento per il 2010 è stata di 8,6 t/ha mentre quella di patate è stata di 34,4 t/ha (Central Statistics Office of Ireland, 2011), con ciò garantendo l’alimentazione di 28,8 persone per ettaro di cereali contro le 24,4 per ettaro di patate.
Ciò nondimeno il crollo della produzione delle patate a causa di un parassita fungino, la peronospora, è all’origine della Grande carestia d’Irlanda che in pochi anni (fra il 1845 e il 1850) dimezzerà la popolazione di quel Paese, che da allora non ha più raggiunto i livelli precrisi. Analizzando più in dettaglio il problema, ci si accorge però che al cuore della crisi irlandese vi è non solo il problema fitopatologico ma un annoso problema fondiario legato al sistema feudale imposto dagli inglesi a un Paese che aveva il 75% della manodopera impiegato in agricoltura, percentuale questa stupefacente se si pensa che l’Inghilterra era in piena rivoluzione industriale e aveva oltre il 70% della popolazione impiegata nell’industria e che a quei tempi in Europa solo la Russia aveva una percentuale di manodopera agricola simile a quella irlandese (Carozzi e Mariani, 2016).
Il sistema fondiario feudale poneva la proprietà nelle mani di grandi proprietari, i landlords, spesso assenteisti nel senso che vivevano in Inghilterra, e impediva di fatto ai locali l’accesso alla proprietà della terra relegandoli in un sistema di subaffitto, il cottier tenant system, che inibiva qualunque possibilità di miglioramento fondiario. Peraltro fu proprio la necessità di tutelare il sistema feudale a far sì che i dominatori inglesi in una ottantina d’anni sviluppassero un impianto legislativo oltremodo complesso e che si rivelò a lungo non risolutivo dei mali irlandesi. Nello specifico alle misure emergenziali assunte nella fase acuta della crisi (lavori pubblici, workhouses, mense pubbliche, emigrazione) si affiancarono misure strutturali di riforma fondiaria che, seppur con lentezza, raggiunsero lo scopo della redistribuzione delle terre, tant’è vero che nel 1870 il 97% delle terre era nelle mani dei landlords  mentre nel 1922, all’indipendenza dell’Irlanda, tale percentuale era scesa al 10% essendo il resto della terra già trasferito a piccoli proprietari che in precedenza erano affittuari.
Carestia irlandese a parte occorre dire che la patata, collocata in contesti agricoli caratterizzati da una gamma di colture sufficientemente ampia, si rivela una coltura primaverile-estiva di grande interesse per l’elevata produttività associata alla capacità di adattamento ad ambienti marginali come ad esempio gli areali montani con suoli acidi e torbosi. Ciò spiega la sua grande diffusione a livello mondiale, che la porta oggi a interessare ben cinque continenti con una superficie totale di 19,2 milioni di ettari (dati 2013). Ciò la pone all’undicesimo posto fra le specie più coltivate a livello mondiale (FAO, 2017).

Bibliografia
Carozzi V.L., Mariani L., (a cura di) 2016. An Gorta Mór. la Grande carestia irlandese (1845-1850). Scritti di Carlo Cattaneo e John Stuart Mill, Milano, La Vita Felice, 158 pp.
FAO, 2017. Faostat, food and agriculture data, http://www.fao.org/faostat/en/#home (sito visitato il 3 febbraio 2017)
O’Riordan T., 2001. The Introduction of the Potato into Ireland, Ireland's history magazine, Issue 1, speing 2001 (http://www.historyireland.com/early-modern-history-1500-1700/the-introduction-of-the-potato-into-ireland/)
Salaman R.N., 1949. Storia sociale della patata, alimentazione e carestie dall’America degli Incas all’Europa Novecento, trad. it, Milano, Pgreco Edizioni, 2016, 434 pp.



¹ Da ricordare anche il buon contenuto di vitamina C e di diverse vitamine de gruppo B mentre è pressoché priva di vitamine liposolubili (A e D).




Valeria L. Carozzi 
Consulente editoriale e giornalista, cura e dirige la collana fronteretro dedicata alle grandi malattie che nei secoli hanno colpito le popolazioni in varie parti del mondo e sono state oggetto dell’attenzione e degli scritti di grandi autori. La collana, di cui fa parte An Gorta Mór. La Grande carestia irlandese (1845-1850), è nata da un’idea della Fondazione Ivo de Carneri Onlus ed è pubblicata da La Vita Felice.    



Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.



3 commenti:

  1. C'è anche da dire che il sistema fondiario imposto dagli inglesi agli irlandesi imponeva che gli affitti, allora pagati in natura, fossero pagabili solo con il frumento e non con le patate (cibo inumano...) e quindi al contadini irlandesi era imposto di mangiare solo patate perchè di frumento per loro non ne restava. La stessa cosa è capitata con il granoturco nel Veneto dove i signori delle terre non accettavano il pagamento dell'affitto in granoturco, ma esigevano solo il frumento. A Venezia esisteva la quotazione del frumento, ma non quella del mais e ciò durò circa un secolo.
    Altro aspetto da considerare è che le patate che arrivarono in Spagna erano diverse da quelle che arrivarono più tardi in Inghilterra. Infatti l'arrivo in Spagna delle patate andine avvenne con tappa intermedia nelle Canarie in quanto i primi viaggi diretti non permetteva la conservazione fino all'arrivo. Inoltre le patate recuperate dagli spagnoli erano brevidiurne, cioè con raccolte tardive e quindi si adattarono bene solo nelle Canarie e poi nella Spagna del Sud.
    Questo tipo di patate non si sarebbero mai adattate alle latitudini delle isole britanniche in quanto i giorni corti corrispondevano anche qui a raccolte tardive, ma quando sopraggiungvano il clima era dvenuto talemte inclemente che la raccolta era diffcilissima. Bisognò aspettare l'arrivo in Inghilterra delle patate del Cile longidiurne nel XVIII sec. perchè la patata divenisse una coltivazione fattibile alle relativamente alte latitudini. Infatto una pianta longidiurna fiorisce precocemente e quindi tuberifica precocemente e si raccoglie pure precocemente. Evidentemente poi la selezione fatta in Europa cambiò molte di queste caratteristiche iniziali.


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    1. Caro Alberto,
      grazie per la tua considerazione che mi consente di chiarire un aspetto trascurato nel nostro scritto e ciò quello legato al fotoperiodismo.
      Sono d'accordo con te sul fatto che le prime patate introdotte in Europa fossero andine (e dunque per lo più brevidiurne e pertanto in grado di sviluppare tuberi solo in autunno, il he potrebbe essere utile in Spagna o nel sud Italia ma non certo in Irlanda).
      Tuttavia le fonti bibliografiche citate da Salaman (il fisico Robert Boyle, che scrive nel 1662 poi Petty nel 1670 e Beale nel 1672) indicano che in Irlanda la patata diventa un cibo fondamentale per la popolazione intorno alla metà del '600, per cui credo che si debba ipotizzare la presenza di varietà locali selezionate a partire da mutanti longidiurni o fotoindifferenti. Fra l'altro penso che oggi sia difficile risalire ai cloni coltivati in Irlanda prima del 1850 per via dell'epidemia di peronospora che le fatti sparire.

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  2. Luigi

    sembra anche che l'arrivo in Europa sia avvenuto per tappe: prima le patate sono arrivate nelle Canarie e poi da qui in Spagna (1570) e successivamente anche in Inghilterra (1588-1593). La ragione è la durata eccessivamente lunga del viaggio diretto America del Sud Spagna (ecco perchè sbaglia chi assegna a Colombo l'introduzione della patata, innanzitutto perchè non ha visitato le zone d'origine, ma anche perchè sarebbero marcite tutte durante il viaggio). Infatti nelle Canarie si trovano ancora le prime patate diploidi che sono le prime selezionate dalle popolazioni andine, successivamente sostituite da quelle tetraploidi ed in Europa sono arrivate solo queste ultime.

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