lunedì 20 marzo 2017

Grani antichi, capolinea in arrivo?


di Sergio Salvi


Lo spunto per questo post è dato dalla recente pubblicazione di un articolo comparso sull’edizione bolognese del Corriere della Sera dal titolo “La guerra dei grani antichi tra accuse di monopolio e nuove alleanze” (qui), che a mio avviso tocca alcuni aspetti molto eloquenti e predittivi del destino che attende la moda italica dei grani antichi.
Un primo aspetto che s’incontra leggendo il pezzo è quello della sostanziale presa d'atto circa l'improponibilità commerciale delle varietà antiche di frumento - come “Gentil Rosso”, “Andriolo”, “Inallettabile”, “Frassineto” e “Verna” - le cui farine presentano un indice di forza (W) oscillante tra il 50 di “Gentil rosso” e il 170 di “Andriolo”. Se si considera che per produrre il pane servono farine con un indice W compreso almeno tra 250 e 300, si capisce subito quanto queste varietà "da biscotti" siano scarsamente appetibili sul piano tecnologico e commerciale.

Questo limite manifestato dai grani antichi non è una novità, ma non lo è - storicamente parlando - nemmeno la “ricetta” che s'intende proporre per risolvere il problema, e che desta non poche perplessità: incrociare tra di loro queste varietà nel tentativo di costituirne di nuove, più idonee alle necessità dell’industria molitoria.
Per prima cosa, alcuni degli incroci proposti, come “Inallettabile” x “Verna” o “Inallettabile” x “Andriolo”, hanno poche chances di dare qualche risultato di rilievo. Ad esempio, nel pedigree del “Verna” c’è già ”Inallettabile” (meglio noto come “Hatif-Inversable Vilmorin”, varietà francese presente in diverse altre selezioni diffuse in Italia agli inizi del ‘900), per cui si andrebbe ad effettuare un reincrocio parziale tra materiali genetici alquanto simili. Per quanto riguarda “Andriolo”, invece, bisognerebbe capire a quale degli almeno dieci tipi con questo nome si fa riferimento (tanti, infatti, ne descrisse nel 1867 Giovanni Battista Delponte in una memoria pubblicata negli Annali della Regia Accademia di Agricoltura di Torino). Se per “Andriolo” s’intende la “selezione Gasparini”, ritenuta una delle migliori, va ricordato che l’incrocio di questa con “Inallettabile” è già stato effettuato negli anni ‘40 ma, al di là degli entusiasmi iniziali di allora, non mi risulta abbia mai condotto alla costituzione di varietà di pregio: a tal riguardo, un’occhiata al database Genbank (qui) non restituisce nessuna varietà derivata da “Andriolo”, il che la dice lunga.
In altre parole, la soluzione del problema della bassa forza delle farine dei grani antichi passerebbe attraverso la ripetizione di prove d'ibridazione analoghe a quelle già effettuate settant'anni fa (peraltro con esiti notoriamente negativi), compiendo un salto all'indietro nel tempo che ha il sapore di una presa in giro nei confronti del lavoro compiuto dai nostri breeders del passato i quali, di fatto, avrebbero inutilmente sprecato le loro vite per metterci in tavola del pane fatto come si deve, anziché biscotti che di antico hanno solo l'odore della fame.
L’aspetto tuttavia più interessante presente nell'articolo è quello dell’esclusiva che la Società Italiana Sementi (SIS) ha ottenuto l’anno scorso dal CREA-CER di Foggia sulla riproduzione della varietà “Senatore Cappelli”, il re dei grani antichi italioti.
Se consideriamo che fino ad oggi i grani antichi sono stati sbandierati dai loro devoti sostenitori come l’alternativa “buona, pulita e giusta” ai grani moderni monopolizzati dalle orribili multinazionali, le conseguenze di questa operazione lasciano immaginare scenari orwelliani, dove alcuni grani antichi saranno ritenuti "più antichi degli altri" mentre altri ancora - a cominciare dal "Senatore Cappelli", finito nelle grinfie dell'industria sementiera - saranno bollati come “indegni” di continuare a far parte del club.
Non resta che mettersi alla finestra, con popcorn e coca cola (rigorosamente industriali), aspettando che l’inedito corteo anti-“Senatore Cappelli” sfili sotto casa. E ridere a crepapelle.


Bibliografia
Delponte, G.B., 1867
. «Studi intorno alle piante economiche - Memoria prima sui frumenti», Annali della Regia Accademia di Agricoltura di Torino, Vol. 14 (aa. 1865-1871), pp. 3-38.
Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Rieti, 1951. Atti del Convegno di genetica agraria, Rieti, 30 maggio-2 giugno - Roma, 3 giugno 1950, Tipografia del libro, Pavia 1951.




Sergio Salv   
Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Camerino, nel corso della sua attività di ricercatore si è occupato di genetica batterica, genetica medica, OGM, genetica agraria e vegetale, lavorando presso Enti di ricerca pubblici e privati. Attualmente si dedica alla ricerca e alla divulgazione storico-scientifica su tematiche riguardanti il settore agroalimentare. È Socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.



12 commenti:

  1. Sinceramente siamo di fronte ad una vera e propria frode. Infatti le varietà antiche non hanno più padrone sia perchè a quell'epoca non esisteva la legislazione attuale e poi perchè non esiste più nessuno che detenga il seme di base da cui poter riprodurre approssimativamente all'identico una varietà. Quindi tutti questi nomi sono fasulli e se, come ben dici Sergio, già in passato di Andriolo se ne conoscevano 10 tipi, ti puoi immaginare quanti ne esistono oggi, (non so quanti, ma ogni agricoltore che eventualmente avesse continuato a seminare Andriolo avrebbe costituito un tipo diverso.

    Insomma ma è possibile voler far credere che dopo minimo 50 generazioni e senza nessun controllo dei discendenti io ho oggi gli stessi individui di 50 anni fa? Io non mi sogno minimamente di dire che io e un "Guidorzi" di 50 generazioni fa siamo identitici ...anzi forse non abbiamo più nessun gene caratteristico che ci accomuna.

    Anche sto famoso Cappelli che il CRA-CER di Foggia ha fornito (facendone un pura e semplice operazione commerciale per sfruttare una dabbenaggine in grande diffusione) e seppure sia stato coltivato fino al 1960 circa, possiamo immaginare che sia lo stesso di Strampelli? Certamente no, perchè di periodo in periodo non si è usato mai lo stesso criterio per depurarlo per mantenerne intatte le caratteristiche. LE VARIETA' ANTICHE NON ESISTONO PIU', ESISTONO SOLO DEI NOMI ANTICHI. Ecco perchè parlo di frode. Sarebbe meglio che la SIS facesse creazione varietale incece di fare operazioni commerciali bidone. Allora anche mio nonno era un costitutore varietale che per seminare andava in granaio e insaccava due tre sacchi della sua produzione e riseminava i suoi campi, con una differenza però che lui produceva 15 q/ha, mentre io con le nuove varietà ne produco 60/70 di q/ha.

    Possibile che sia tanto difficile far capire che io quando faccio un incrocio lo faccio tra una spiga ed un'altra spiga, ma la spiga che scelgo ha un genotipo unico, che solo se proviene da una varietà vera formata da pochissimi genotipi ho la probabilità che sia rappresentativo della varietà e pertanto posso affermare di avere incrociato due varietà. Ma come si può avere il coraggio di affermare ciò quando scelgo una spiga nella'ambito di una denominazione che è costituita da una caterva di genotipi diversi? Ora “Gentil Rosso”, “Andriolo”, “Inallettabile”, “Frassineto” e “Verna” sono costituite tutte da una caterva di genotipi diversi e quindi quando scelgo una spiga come faccio a dire che essa rappresenta un nome di quelli citati?

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  2. Mi accorgo che ero troppo "inc...ato" per scrivere correttamente in italiano. Me ne scuso.

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  3. Il concetto è chiaro.

    Quando è stata fatta la prima catalogazione e raccolta ufficiale delle sementi conosciute? Non conosco le terminologie corrette ma stavo pensando che i primi veri grani antichi riproducibili oggi debbano per forza risalire alla prima "banca del seme" (si chiama così?) che credo non sia stata creata poi tanti anni fa...
    Ditemi se sbaglio.

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    1. Alberto Guidorzi23 marzo 2017 00:38

      Ziocunèl (devo dividere in due parti il commento, come al solito sono troppo lungo)

      Quasi tutti i costitutori delle varietà antiche sono scomparsi senza lasciare eredi rimasti nel settore delle sementi, tra l'altro il Gentil rosso non ha mai avuto un costitutore. Quindi la conservazione in purezza difficilmente è stata effettuata, cioè il Gentil Rosso non esiste più. Possono esistere delle collezioni nelle università, ma mai finalizzate al mantenimento in purezza, cioè alla conservazione all'identico della varietà. Fa eccezione il Cappelli perchè è stato coltivato fino agli anni 1960 e l'Istituto della cerealicoltura era stato incaricato dal Ministero per la conservazione in purezza. La legge sementiera è del 1976 (impostaci da una Direttiva europea) e da allora si è costituito il registro delle varietà di specie agrraie che comprendeva certe vecchie varietà che ancora mantenevano un interesse ad esser seminate e che quindi sono state iscritte; tuttavia l'iscrizione non è perenne. Il Cappelli è iscritto dal 1969 ed ad ogni scadenza è stato reinscritto (l'ultima reinscrizione è del nel 2011) pertanto il Cappelli ha una sua descrizione ufficiale che data 1969, ma il frumento è stato creato negli anni '20 e quindi già nel 1969 il Cappelli si era modificato (se rinascesse Strampelli, di fronte ad un campo di Cappelli attuale direbbe sicuramente: "ma voi siete matti, quello non è il mio frumento Cappelli" e su ciò mi ci gioco la testa!) Dal 1969 in avanti il frumento avrebbe dovuto essere mantenuto in purezza, ma anche qui mi ci gioco la testa se l'Istituto sperimentale della cerealicoltura, con tutte le vicissitudini che ha avuto, ha fatto un lavoro scrupoloso di mantenimento in purezza (è tanto vero che ora se ne sta impossessando la SIS per accontentare il suo presidente Tonello, ma che di sementi non ne ha mai capito un'acca! L'iscrizione del Registro delle varietà quindi aveva il compito di mettere serietà nel commercio delle sementi, nel senso che le prove di iscrizione avevano il compito di descrivere in modo preciso, botanicamente parlando, una varietà in modo che chi riproduceva il seme di quella varietà per venderla agli agricoltori che espressamente volevano seminare quella varietà, doveva obbligatoriamente richiedere la certificazione di quel seme commerciale ed i controllori che dovevano visitare la moltiplicazione del seme lo certificavano solo se, basandosi tassativamente su quella descrizione, riconoscevano che quel seme commerciale la rispecchiava. Man mano che si è andati avanti con il tempo, molte delle prime varietà iscritte sono state abbandonate perchè non avevano più commercio, cioè sono state radiate dal Registro e quindi non sono più state mantenute in purezza e se uno si sognasse di dire che lui vende quella vecchia varietà fa una cosa illegale in quanto non può essere certificata essendo venuta meno la descrizione ufficiale. Il venderla si commette il reato di frode in commercio.

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    2. Alberto Guidorzi23 marzo 2017 00:39

      Seconda parte

      A questo punto vi informo che Andriolo non è mai stato iscritto al Registro, Frassineto pure, Inalettabile non se ne parla. Ben sappiamo che in Italia tutto è possibile, ma con quale credibilità e legalità si può dire che io ottengo oggi del pane dal Frassineto dall'Andriolo o dall'Inalettabile? NESSUNA e per giunta ricadiamo nella frode commerciale!

      Il caso del Verna è diverso in quanto l'Università di Firenze lo ha iscritto nel 2012, ma il Verna è stato costituito nel 1953 se non vado errato, quindi chiedo: in questi quasi 60 anni come si è conservato questo Verna? L'Università di Firenze lo ha conservato nel cassetto? Bene ammettiamo pure che lo abbia fatto, però allora io li sfido a ricavare una sola piantina da un seme conservato nel cassetto per 60 anni (dopo 60 anni non germina più nulla e se qualche chicco germina quelle poche piantine non rispecchierebbero più il Verna originale).Vi è stato uno che ha tentato di far passare il Kamut come proveniente da semi trovati in una tomba di un Faraone d'Egitto, ma poi si è accorto che la balla era troppo grossa ed ha smesso di raccontarla! Potrebbero dirmi che di tanto in tanto in questi 60 anni lo hanno riprodotto rinnovando il seme, ma allora io io mi dovrei concedere loro la fiducia, però mi dovrebbero spiegare come hanno fatto a scegliere i fuori tipo se non sapevano neppure com'era fatto il Verna del 1953 (non ne esiste una descrizione ufficiale). Mi sapete spiegare come hanno fatto a riprodurlo all'identico in modo da poterlo ancora chiamare Verna?

      IN conclusione e per essere buoni oggi al massimo esiste la vecchia denominazione di Verna ma non il vero vecchio seme Verna che ha quelle caratteristiche. Siccome però sono abbastanza navigato dico che in realta si tratta di una bella favoletta raccontata a dei gonzi.

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    3. Alberto, concordo con quanto scrivi, tuttavia nel caso del Verna qualche dato descrittivo lo abbiamo, in quanto c'è almeno una vecchia pubblicazione del suo costitutore, Marino Gasparini, datata 1957.
      Anche sulla semente forse si e' messi meno peggio del solito, in quanto e' plausibile che, avendo operato il Gasparini presso l'università di Firenze ed essendo oggi questa implicata in questi lavori sul Verna e altri grani antichi, qualche chance di genuinità sul seme riprodotto potrebbero averla.

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    4. ma dal 1957 al 2012 come hanno fatto a farlo pervenire conforme alla descrizione di Gasparrini?

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    5. Questo non te lo so dire, bisognerebbe chiederlo a loro...

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  4. Piove sul bagnato:
    http://www.laprovinciacr.it/news/a-tavola/164342/gentil-rosso-un-grano-antico-da-rivalutare.html

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    1. Dunque vorrebbero rivalutare un frumento che dicono (loro) che produce 20 q/ha al posto di 60/70 (a Crenmona si sognano di fare gli 80 q/li) e che alletta sicuramente. Pertanto devo arguire che per trebbiarlo mi chiedono delle tariffe aumentate perchè la macchina deve procedere molto più lentamente. Sai cosa ti dico Sergio che qui si vuole rivalutare la pellagra perchè con i 50 q/ha che mancano vi è gente che si deve rivolgere alla polenta per campare.

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    2. Per questo sostengo che presto l'asino cascherà...!

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  5. Incredibile. Non ho parole.
    Si potrebbero denunciare per frode e almeno in teoria sarebbe una battaglia vinta in partenza.
    Comunque grazie della risposta Alberto.

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