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giovedì 14 settembre 2017

“La Terra. Lascito dei genitori o prestito dei figli? Le contraddizioni del processo di evoluzione e trasformazione dell’agricoltura italiana”. Istituto “Alcide Cervi”-Biblioteca Archivio “Emilio Sereni”, Gattatico (Re).


introduzione di Alessandro Cantarelli 


Col gran caldo (e gli incendi) che hanno attanagliato in quest’estate l’intera penisola, la giornata di studi che era stata organizzata presso l’Istituto “Alcide Cervi”-Biblioteca Archivio “Emilio Sereni” di Gattatico (Reggio Emilia)1, il giorno di S. Martino del 2015, rimanda a quel periodo dell’anno -l’autunno-, dove le temperature sono decisamente meno bollenti, se questo può servire per diminuire un poco l’ansia creata dai ripetuti allarmi sull’”estate più calda del secolo”, come tutti gli anni viene puntualmente riportato dai media.
Tuttavia le temperature corporee si rialzano velocemente quando si parla di argomenti attinenti il trinomio: agricoltura-alimentazione-ambiente, a giudicare dalle discussioni ospitate su Agrarian Sciences in calce ai contributi su specifici argomenti, ed al riguardo c’é un proverbio: “piatto vuoto, un problema; piatto pieno, tanti problemi”.
“Chi ha fame difficilmente vede tutto il resto; comincia invece a scorgerlo, o perfino a sopravvalutarlo, chi quella necessità fondamentale ha ormai soddisfatto” (Giovanni Fochi; fochi.altervista.org).
Ma se la discussione appassionata e civile è il sale della democrazia (ed i sette fratelli Cervi hanno lottato per costruirla, la democrazia), la giornata prescelta non era stata casuale, rappresentando questa una data centrale nel calendario agricolo, ancor più in anni neppure troppo lontani per le famiglie contadine dell’intera pianura padana (ma ancora la gran parte dei contratti agrari, decorrono a far data dall’11/11 di ogni anno).

Di ritorno e a conclusione del grande evento internazionale EXPO 2015, dove l’Istituto-Biblioteca stessi avevano partecipato attivamente ad alcune iniziative, in collaborazione con la Confederazione Italiana Agricoltori (ed in una di queste, ero stato invitato a fornire il mio contributo2), si era così pensato di tracciarne un bilancio, ragionando -come riporta il sottotitolo della presente iniziativa-, sulle contraddizioni del processo di trasformazione ed evoluzione dell’agricoltura italiana. 
Incredibilmente anche in quel giorno la stagione era apparsa insolita per il periodo (dando lo spunto per potere parlare anche di global change): le miti temperature ed il tempo buono, avevano determinato una specie di “estate di S. Martino”: inevitabile quindi il rimando ai “traslochi”, tra poderi e cascine (ancora oggi, in pianura padana, per indicare il trasloco si usa dire che si faccia un “San Martino”), fatti sui carri trainati dai buoi o dai cavalli (più avanti negli anni, gli animali verranno sostituiti dai primi trattori), ed in giornate alquanto fredde e…nebbiose!
Lo scopo delle applicazioni che il progresso della tecnica rende disponibili agli agricoltori, è quello di semplificare e razionalizzare il lavoro dei campi per consentire redditi soddisfacenti ai lavoratori della terra, che da secoli hanno prodotto alimenti ed altro per se stessi e per la restante collettività, con rilevante sforzo fisico personale. Terra è fatica. Con il ricordo vivo dell’esperienza milanese appena conclusa, l’incontro reggiano si prefigurava un originale luogo di sintesi, per le prospettive offerte dalle scienze pure ed applicate con quelle più propriamente sociali.
Si erano infatti trovati dietro lo stesso tavolo l’economista agrario, l’agronomo (nell’accezione dello studioso dell’agronomia), il genetista agrario, gli storici e sociologi dell’agricoltura, il regista di un interessante documentario narrante luci ed ombre dell’Italia agricola odierna.
Sarà proprio quest’ultimo a testimoniare attraverso il lavoro presentato, che molti guasti odierni, non solo delle campagne, sono dovuti al fatto che la Repubblica “fondata sul lavoro” (art. 1), lo è in realtà -purtroppo-, anche sulla lottizzazione dei terreni agrari (nel nostro Paese per assurdo, sembrano trovare piena attuazione solo particolari “principi” non costituzionali, come quest’ultimo per l’appunto…, ovviamente non scritti).
In sala era presente una significativa rappresentanza del mondo agricolo, ma anche studenti e comunque persone a vario titolo interessate agli argomenti presentati. Attraverso gli interventi di alcuni di essi, il dibattito aveva così acquisito ulteriori elementi di discussione.
A partire dal tema della giornata: “La Terra: lascito dei genitori o prestito dei figli?”, le relazioni si sono pertanto svolte attorno ai temi delle prospettive offerte dalle scienze agrarie.



L’intero complesso ospitante, essendo “luogo di memoria e di ricerca per la storia della Resistenza e della cultura contadina”
³, per la propria Storia peculiare, rappresentava quindi la cornice ideale per potere affrontare le tematiche anzidette.
Si tenga presente che il complesso comprende oltre la casa colonica della famiglia Cervi, anche la Biblioteca “Emilio Sereni” e, l’”Archivio storico nazionale dei movimenti contadini italiani”, ossia un patrimonio documentario, librario ed archivistico di inestimabile valore per la storia dell’agricoltura, della società rurale e dei movimenti contadini italiani, europei ed extraeuropei. Punto di riferimento ovviamente per gli studiosi del paesaggio agrario.
Fin dal primo mattino, mentre nella sala “Maria Cervi” posta al piano terreno (dove si possono ammirare i dipinti di Nani Tedeschi), iniziava ad affluire il pubblico (arriverà infatti una nutrita rappresentanza agricola), al primo piano della biblioteca Sereni, tra la cornice dei libri e della miscellanea che erano appartenuti al grande studioso di agricoltura e politico italiano del P.C.I. (ma vi si trovano anche altre importanti raccolte documentarie, appartenute ad altri dirigenti politici e sindacali della stessa area politica, tutti legati al mondo contadino), i Relatori del convegno venivano intervistati dalla locale Telereggio, che ne trasmetteva in diretta le interviste: il programma televisivo era stato addirittura di un’intera mattinata!
Queste interviste furono anche riprese nei giorni successivi, dal programma settimanale dedicato all’agricoltura. Nei mesi successivi il convegno, un Relatore (Prof. Francia), sarà poi intervistato dalla stessa emittente, per una puntata specifica dedicata al tema molto attuale del rapporto tra biotecnologie ed agricoltura. La corretta informazione attorno a tematiche di forte impatto sociale, non è d’altra parte mai sprecata.
Si è così pensato di fare cosa utile e lasciare traccia dei lavori, pubblicando su Agrarian Sciences (che figurava tra i patrocinanti l’iniziativa), gli interventi integrali (con le relative slides, quando presenti). Si forniscono per compendio anche i files audio, messi a disposizione dall’Istituto Cervi, per potere sentire direttamente l’esposizione dei singoli Relatori e non tradire –nell’involontaria eventualità- il senso della loro trattazione.
Alla fine delle singole esposizioni, si possono sentire direttamente sia gli interventi di parte istituzionale, sia quelli del pubblico, sui quali però non è stata effettuata alcuna trascrizione scritta.
L’appuntamento reggiano va ricordato anche per essere stata l’occasione per la presentazione, anche in quella sede autorevole, di un’opera unica nel suo genere, in quanto non esiste al mondo un analogo trattato – in sette volumi-, oltremodo così completo per l’arco temporale considerato, utile compendio alle tematiche sollevate quel giorno. Un valido aiuto, per tutti coloro che volessero approfondire le proprie conoscenze, con la certezza di attingere da fonti dirette certe, internazionali ed attentamente vagliate dall’Autore.
Disponibile nella versione italiana presso la biblioteca Sereni, i lettori l’avranno già intuito, si tratta della “Storia delle Scienze Agrarie” di Antonio Saltini, “Agrarian Sciences in the West” nella versione in lingua inglese, tradotta dal Prof. Jeremy J. Scott e corredata da immagini esclusive. Quest’ultima versione è così a disposizione di una platea di studiosi, assai più ampia di quella sola italiana.



Si noti bene, storia delle scienze agrarie e non genericamente storia dell’agricoltura, dove peraltro su quest’ultima si possono trovare diversi testi, ma difficilmente comprendenti periodi storici così ampi
.
In questi tempi caratterizzati da una sovrabbondanza di informazioni, frequentemente generiche o non sufficientemente verificate alla fonte, quando non clamorosamente false (alcuni esempi nel corso degli interventi successivi, non mancheranno di essere commentati), le “Scienze” del Saltini si rivelano perciò un prezioso strumento di studio e di lavoro.
Vi è inoltre da considerare che specialmente in questi ultimi 3-4 lustri, buona parte delle voci provenienti direttamente dall’ambito scientifico agrario sono state frequentemente osteggiate, quando non apertamente dileggiate da una corrente “gastronomico-ambientalista”, minoritaria nelle campagne e nel Paese, mainstream sui media. 



L’auspicio è  che la recente vicenda dei vaccini ad uso umano, che ha coinvolto direttamente la scienza medica ed alcuni ministeri (ed anche Regioni), se da un lato ha contribuito a riportare in auge il dualismo “scienza-pregiudizio anti-scienza” (a cui è seguito un ampio dibattimento, anche a livello mediatico), dall’altro ha fatto prendere coscienza del problema esistente, quando vengono trattati con superficialità argomenti importanti, ma specialistici. Positivamente, vi è stata una decisa presa di posizione di larga parte del mondo politico ed istituzionale: chissà che tutto questo clamore possa essere di aiuto –indirettamente e nel prossimo futuro-, anche all’intero settore agrario, che dei progressi scientifici ne ricava indubbi vantaggi (anche ambientali), ma che ha scontato negli ultimi anni la cronica mancanza di investimenti pubblici e la presenza di divieti di dubbia validità scientifica.
In un Paese civile, i rapporti delle Istituzioni scientifiche sarebbero da tenere in debita considerazione e mai dovrebbero essere oggetto di scaramucce politiche, nell’interesse dei cittadini ma anche dell’economia in generale.
Gli articoli 9 e 33 della Costituzione sono invece e purtroppo, lungi dall’essere attuati pienamente, come si apprezzerà dai contributi successivi
.
Va detto che la presentazione reggiana era stata resa possibile, oltre che dalla generosa disponibilità della sede ospitante, innanzitutto dalla fattiva collaborazione rispettivamente della sezione Centro Est dell’Accademia dei Georgofili⁶- e dall’Unione dalle Accademie Scientifico Agrarie (UNASA),che in questa come in precedenti convegni nel territorio, sono sempre state fondamentali per la corretta divulgazione scientifico agraria.
Negli scaffali della biblioteca intitolata ad Emilio Sereni (geniale erudito poliglotta), non poteva quindi mancare questo significativo contributo scientifico. Nel giugno di quell’anno va riportato, vi erano state due precedenti presentazioni dell’opera, rispettivamente presso la Facoltà di Agraria dell’Ateneo milanese, quindi presso lo spazio della Regione Emilia Romagna ad EXPO.
Attraverso gli stessi Piani o Programmi Regionali di Sviluppo Rurale (P.S.R. o P.R.S.R.), vengano stanziati dall’U.E. e dagli Stati membri all’interno di un periodo di programmazione pluriennale, enormi quantità di denaro pubblico a favore dell’agricoltura europea (con oltre un miliardo di € impegnati dall’U.E., l’Emilia Romagna figura tra le prime regioni in Italia¹º): è lecito chiedersi in un confronto tra esperti e portatori di interessi, attorno a quali criteri e conoscenze scientifiche, vengano ponderate e formulate le legittime scelte politiche; in pratica in che direzione si sta andando.
Risulta infatti che è attraverso il meccanismo dei punteggi, questi ultimi declinati nell’elaborazione ai rispettivi servizi tecnici regionali, che vengono premiati i beneficiari delle singole operazioni, con la concessione del contributo pubblico. Operazioni dei P.S.R. che consistono nel sostegno agli investimenti nelle aziende agricole e agro-alimentari, ma anche sul territorio rurale, così come altrettanto significativo è l’intero capitolo delle misure agro-ambientali (ad es. i sostegni alle agricolture integrata e biologica, al mantenimento degli spazi naturali). Per fare un esempio di come le decisioni politiche possano influenzare talune scelte, alla conclusione di EXPO il ministro dell’agricoltura on. Martina dichiarò a mezzo stampa, di volere istituire presso le Facoltà di Agraria dei corsi dedicati all’agricoltura biodinamica
¹¹-¹²-¹³ , lasciando così intendere che questa potesse costituire un’efficace risposta a quelle problematiche emergenti quali, in primo luogo, l’aumento vertiginoso della domanda di alimenti e la salvaguardia ambientale¹⁴.
Sulla reale efficacia di quest’ultima forma di agricoltura, nel corso degli anni sono state però sollevate delle obiezioni (riportate anche nelle conclusioni). Se ne parlerà comunque nel corso della giornata.
L’appuntamento reggiano nonostante fosse stato per tempo debitamente pubblicizzato, registrò purtroppo l’assenza di larga parte della rappresentanza politica territoriale. Essa delegò, quale proprio rappresentante, un funzionario facente parte della segreteria dell’Assessorato regionale all’Agricoltura (l’assessora si trovò ufficialmente impossibilitata, all’ultimo momento, a partecipare), come si dice in questi casi “in carriera” politica.
Il suo intervento, che si richiamerà nelle conclusioni, sarà invero alquanto “distaccato e contrario” nei confronti dei Relatori che lo avevano preceduto: ci informò difatti che la rappresentanza regionale aveva appena partecipato ad un convegno in California, apparendo altresì un poco seccato nel doversi confrontare con la platea nostrana, ritenuta evidentemente non sufficientemente aggiornata sui diversi argomenti, quasi a volere dire: qualcuno ha già pensato a queste cose, cosa vi siete mai messi a fare, ci pensiamo noi: un “ma va là!”, alla avv. Ghedini in versione destra Po.
L’avere suscitato una qualche irritazione nel politico (legato al mondo ambientalista, “gastronomico” ma, sempre in rete e con grande sorpresa degli iscritti al Conaf, si apprende che è pure agronomo!), può costituire forse un buon indizio? Perché la gran parte delle cose dette (non si dimentichi l’apporto della scienza in questo contesto), erano lontane dal senso comune, che diversa informazione vuole determinare.
D’altra parte, la modesta funzione che ci si proponeva non era soltanto quella di un’esercitazione di non senso (comune), ma anzi quella di fornire un’analisi ed una prospettiva per l’agricoltura italiana dell’oggi e del domani, in rapporto al contesto mondiale.
In questo forse, si può comprendere la sorpresa (e la conseguente diffidenza), verso un genere di iniziativa partita dal “basso” e non viceversa, come invece il (buon) senso comune consiglierebbe nell’Italia di oggi, per non rischiare di urtare la sensibilità di chi si ritiene in “alto”. Condannandosi però a dovere necessariamente rimasticare discorsi altrui: comportamento prodromico a futuri disastri normativi e professionali (che spiega nel contempo anche diversi precedenti).
Non dubitiamo che molti politici –alcuni di essi membri delle rispettive commissioni all’agricoltura di Camera e Senato-, saranno stati molto impegnati, particolarmente in quel periodo ma anche per tutto il successivo 2016, ad es. dal progetto di riforma costituzionale: ricorderanno bene i lettori quanto quel progetto, fu caricato di profonde aspettative da parte dei soggetti proponenti.
Breve riassunto degli avvenimenti intercorsi: alla luce del risultato referendario dello scorso 4 dicembre, inequivocabile, non si hanno dubbi sul fatto che attualmente la stessa compagine si stia adoperando per assicurare il migliore futuro anche alle Province (che si volevano cancellare dalla Carta), per le quali è bene ricordarlo, il nostro diritto di voto fu celermente tolto nel 2014 per una legge (la n° 56), che ironia del caso porta la firma di un reggiano, l’on. Ministro Delrio.
Queste ultime infatti, favorevoli o contrari a questo punto poco importa, sono Istituzioni ancora vive e vegete, ma per potere svolgere adeguatamente le loro funzioni, hanno bisogno di fondi (quantificati in parecchi, a partire dalle strade e dalle scuole secondo l’U.P.I.): chi scrive, quel giorno era presente per conto dell’allora Servizio Provinciale Agricoltura di Parma.

Ma tornando alla giornata svolta ai Campi Rossi (il podere con annessa casa colonica dei Cervi, ora sede del complesso ospitante), purtroppo al delegato dell’assessora regionale dott. Nicola Dall’Olio tanto zelo, non fu sufficiente per assicurargli le magnifiche sorti e progressive. D’altra parte, lo diceva anche il Manzoni: “la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno, l’ansia di un còr che è indocile serve, pensando al regno…”.
Si dà il caso però che gli elettori parmigiani non abbiano aspettato i posteri per formulargli "l’ardua sentenza", alle ultime elezioni amministrative per la città di Parma. Dopo che le cronache locali pre-elettorali, avevano iniziato ad accreditarlo come futuro vicesindaco per nomina esterna. Con una stroncatura elettorale secca e, l’imputazione–stando sempre alle cronache locali, questa volta post-elettorali, alquanto impietose e severe-, ad essere stato il principale artefice della sconfitta della sua lista, fine del gran disegno ma che peccato, l’impegno non era certamente mancato.
In queste terre verdiane, tanto per essere politically correct (al fine di non ingenerare involontarie disquisizioni tra melomani, frequenti da queste parti su questo o quel musicista), è anche una questione di (s)partito: uno si mette in prima fila pensando di essere accolto dalla marcia trionfale dell’Aida (come certo apparato gli aveva lasciato presagire), mentre invece il direttore d’orchestra (l’elettorato; e per lui si direbbe per l’ennesima volta), gli preferisce l’altrettanto intensa ed impegnativa Messa da Requiem, con l’esclusione dal consiglio comunale: “Confutatis maledictis…, voca a me cum benedictis!”
Come i lettori potranno apprendere direttamente dall’analisi dei singoli contributi, quella reggiana è stata un’articolata giornata di studio e confronto, tra esperti e da angolazioni diverse, attraverso il filo conduttore dell’innovazione in agricoltura.

Si ringraziano naturalmente tutte le Istituzioni reggiane che hanno patrocinato l’intera giornata di studi, i loro rappresentanti che sono stati presenti, infine tutti gli Intervenuti dai relatori al pubblico in sala.


Riferimenti essenziali:
1-Cantarelli A.,La Terra: lascito dei genitori o prestito dei figli? Le contraddizioni del processo di trasformazione ed evoluzione dell’agricoltura italiana.AgrarianSciences, martedi 3/11/2015. Disponibile su: https://agrariansciences.blogspot.it/2015/11/la-terra-lascito-dei-genitori-o.html
2-Cantarelli A. L’evoluzione dell’agricoltura italiana.La trasmissione del patrimonio di valori ambientali, etici e sociali punto di forza per la ricostruzione di un modello di sviluppo. In Bonini G., Pazzagli R. (a cura di) Quaderni n. 10, paesaggi, culture e cibo. Edizioni Istituto Alcide Cervi,Gattatico, 2015, pp. 275-293.
Disponibile su AgrarianSciences: https://agrariansciences.blogspot.it/search/label/Agricoltura%20italiana
3-Provincia di Reggio Emilia. Istituto Alcide Cervi. Luogo di memoria e di ricerca per la storia della Resistenza e della Cultura Contadina. Ist. Alcide Cervi, Museo Cervi, Biblioteca Archivio Emilio Sereni.Tectonsoc. coop ed., Reggio Emilia, 2008. Consultare anche il sito: http://www.istitutocervi.it;
4-Come non ricordare in questa sede, il famoso testo dedicato al paesaggio agrario italiano, tradotto in diverse lingue ed oggetto di numerose riedizioni: Sereni E., Storia del paesaggio agrario italiano. Editori Laterza, Bari, 1961.
5-Testualmente l’art. 9:”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Nella prima parte dell’art. 33 vi è scritto: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
6-L’attività svolta dall’Accademia dei Georgofili e la sua e la storia, si possono trovare anche in: Stanca A. M., I Georgofili a Parma. L’Accademia dei Georgofili e lo sviluppo delle Scienze Agro-Alimentari. Presentazione introduttiva tenuta in occasione del convegno avente l’omonimo titolo. Biblioteca “A.Bizzozero”, Parma, 30/04/2011. Disponibile al seguente indirizzo: http://www.biblioteche.comune.parma.it/civica/it-IT/LAccademia-dei-Georgofili-e-lo-sviluppo-delle-scienze-Agro-Alimentari.aspx
7-Il sito dell’Accademia dei Georgofili: http://www.georgofili.it
8-Il sito dell’U.N.A.S.A: http://www.unasa.net
9-Il sito della Commissione Europea sullo Sviluppo Rurale: https://ec.europa.eu/agriculture/rural-development-2014-2020_it
10-Il P.S.R. dell’Emilia Romagna, disponibile su: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr-2014-2020
11-De Luca D.M., L’agricoltura biodinamica è una cosa seria? Il Post, venerdi 04/03/2016. Disponibile su: http://www.ilpost.it/2016/03/04/agricoltura-biodinamica/
12-Mariani L., “Cambio di passo solo se cresce il biologico”: il ministro Martina detta la linea. AgrarianSciences, sabato 03/10/2015. Disponibile su: https://agrariansciences.blogspot.it/2015/10/cambio-di-passo-solo-se-cresce-il.html
13-A.A.V.V. Replica “Diario dall’EXPO”-L’Unità, 30/09/2015. Soc. Italiana di Genetica Agraria. Disponibile su: http://www.geneticagraria.it/SSR_dett.asp?a_pag=7&id=12
14-Saltini A., Preservare le risorse del Pianeta: arativi, pascoli e acque per gli uomini di domani.In:Saltini A., Storia delle Scienze Agrarie(VII° vol.), Ed. Nuova Terra Antica, Firenze, 2013, cap. XXIII, pagg. 653-673.

Alessandro Cantarelli
Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Piacenza, con tesi in patologia vegetale. Dal febbraio 2005 lavora presso il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma (STACP), della Regione Emilia Romagna (ex Servizio Provinciale), dapprima come collaboratore esterno, successivamente come dipendente. E’ stato dipendente presso la Confederazione Italiana Agricoltori di Parma. Ha svolto diverse collaborazioni, in veste di tecnico, per alcuni Enti, Associazioni e nel ruolo di docente per la formazione professionale agricola. Iscritto all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali ed alla FIDAF parmensi.

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