Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

giovedì 26 ottobre 2017

Frammenti di storia del frumento

di Alberto Guidorzi


Sapevo di avere conservato da qualche parte uno scritto del primo genetista che incontrai nel 1966 allorchè “espatriai in Francia”, ma non lo trovavo più e solo poco fa l’ho finalmente rintracciato grazie all’intuizione di andare a cercare in una vecchia cartella di mio padre. Questo genetista, conosciuto come Mr. Pernod in quanto prima di mettersi a pranzo doveva bersi immancabilmente un aperitivo all’anice, l’ho conosciuto che ormai era settantenne, dopo che per decenni era stato una colonna della ditta sementiera Florimond DESPREZ per la quale ho poi lavorato per 40 anni. Lui era ormai in pensione ma ancora si divertiva a vistare i campi parcellari di frumento ed io gli ero stato associato affinché apprendessi i primi rudimenti del miglioramento genetico.
In quel nostro girovagare mi ha raccontato un po’ le sue esperienze e la storia del grano in Francia e nel mondo, facendomi poi dono di una copia dei suoi appunti. Mi piace qui ricordare come ha definito la sua categoria perché è un concetto che mi è rimasto impresso indelebilmente. Mi ha detto che il genetista è colui che tutti i giorni getta in aria il cappello e il 99% e più delle volte gli ricade sui piedi… solo qualche rarissima volta rimane sospeso in aria. La metafora significava che fra gli infiniti incroci che il genetista fa e fra le scelte che opera, il 99% è destinato al fallimento in quanto porta portano a prodotti da buttare o di scarsa riuscita commerciale; solo qualche rara volta si ottiene qualcosa di valido… e lui poteva dire tutto ciò con orgoglio in quanto creatore della varietà di frumento “Cappelle”, che si è seminata in Francia su grande superficie per circa 25 anni. Occorre peraltro dire che gli strumenti moderni non hanno cambiato in modo radicale un tale stato delle cose.
Dai suoi appunti si legge che il frumento nelle sue varie specie (Triticum aestivum, T. monococcum, T. timopheevi, T. turgidum durum e T dicoccum, ma Linneo inizialmente ne aveva classificate solo tre : T. hibernum, T. aestivum, T. turgidum), presenti nella “mezzaluna fertile”, luogo di domesticazione e sede di grande variabilità genetica, si espansero in tre direzioni: verso nord-est via Danubio e Don, verso sud-est fino alla valle dell’Indo e verso ovest e nord-ovest attraverso le terre del Nord Africa e il Mediterraneo verso la penisola italiana. Nei climi caldo aridi si affermarono in prevalenza prima i farri e poi il grano duro (T. turgidum prima e durum poi), mentre alle latitudini più settentrionali si affermò il grano tenero (Triticum aestivum). Tuttavia alle latitudini più a Nord il frumento tenero che era giunto quando nel Basso Medioevo si assistette ad un periodo di riscaldamento climatico (800-1200 d.C). I catastrofisti attuali mi dimostrino che anche in quel caso vi è stata l’azione dell’uomo, poi crederò fino in fondo alle colpe dell’uomo moderno. Nelle zone a latitudini più alte ed in montagna si seminava segale. E’ dopo questo periodo che si cominciò a seminare frumento in una particolare zona europea e cioè nei territori ucraini dotati di una fertilità intrinseca notevole (le famose terre nere o cernozem). 


Figura 1 – carta dell’Europa orientale
Un racconto che ha inizio fra Polonia e Ucraina
La nostra narrazione ha inizio da questa cartina geografica e più in particolare dalla zona colorata in rosa più scuro al confine con l’Impero Austro-ungarico. Tale regione è denominata Galizia e storicamente è stata prima polacca, poi austro-ungraica e infine russa. Tale zona nel XIX secolo, assieme ad altre zone limitrofe, è stata il granaio dell’Europa Occidentale. Il frumento qui prodotto partiva o dai porti affacciati sul Mar Baltico o da quelli sul Mar Nero e veniva spedito nell’Europa occidentale. Non dimentichiamo che all’unificazione dell’Italia nel 1961 la rivolta del Meridione, appena annesso, fu evitata solo grazie al frumento russo-ucraino che, imbarcato a Odessa, veniva scaricato a Bari, Palermo e Napoli. Lo stesso grano veniva scaricato nei porti di Francia e Inghilterra ed è da tale grano che furono ricavate sementi storicamente conosciute come Noè (in Francia), Red Five (in Canada) e Wheat Turkey (in USA). Cominciamo a descriverne le varie storie.


Il frumento Noè
Nel Sud della Francia il frumento Noè (conosciuto tra l’altro anche in Italia), ed il cui nome non ha nulla a che fare con il personaggio biblico ma bensì con un frumento prelevato da una partita proveniente da Odessa da un mugnaio di Nerac (Sud-ovest francese) e poi seminato da un affittuario del Marchese di Noé. Costui poi lo scelse per farlo coltivare nei suoi possedimenti della Beauce. Da questo grano nacquero delle selezioni-ecotipi francesi conosciute con i nomi di Japhet, Gros Bleu e Bordeaux e che, pur essendo più produttivi di Noé, abbassarono ulteriormente (a circa 60) l’indice qualitativo W che designa la “forza” della farina. Ciò nonostante la coltivazione di tali grani si espanse nel sud e nel centro della Francia finché nel 1875 de Vilmorin ottenne da una di queste selezioni il primo frumento derivato da incrocio e conosciuto con il nome di Dattel (Japhet x Parxel). Tale incrocio segna la nascita del miglioramento della qualità panificatoria del frumento. Dopo la prima guerra mondiale il miglioramento continuò a seguire questa via, tanto che le varietà degli anni ‘20 e ‘30 erano tutte derivate dal Noè (Vilmorin 23, Bon Fermier, Hatif Inversable). Queste avevano una migliore forza (W di circa 80) ma il contenuto proteico non differiva di molto dalle precedenti. In altri 30 anni si guadagnarono solo 6/7 punti di W, mentre nei successivi 25 anni di punti di W se ne guadagnarono ben 60; questo miglioramento è continuato incessante fino ai nostri giorni per cui fra le varietà attuali e i grani antichi vi è un vero e proprio abisso frutto di tecniche di selezione genetica affinate al punto da dar luogo a un progresso enorme in poco tempo. Alcuni nomi citati hanno fatto da genitori anche in Italia: l’Hatif Inversable è stato usato sia da Strampelli per incrociarlo con il Rieti ed ottenere il Catria, sia dal Todaro per ottenere l’Inalettabile 38 e poi l’Inalettabile 96.
Sulla popolazione locale italiana Gentilrosso non si hanno notizie circa la provenienza, ma visto il periodo storico della sua coltivazione e la sua diffusione partita dalla Toscana, nulla impedisce di ipotizzare una provenienza ucraina anche per questo nostro grano. 

Figura 2 - Grano di Noé e Rosso di Bordeaux
Il Red Five
Il nome Red Five deriva dal colore rosso della cariosside (red) e dal nome dell’agricoltore (Five, emigrato scozzese) che lo aveva coltivato per la prima volta nel 1842 in Canada e più precisamente a Peterborough (Ontario). L’enciclopedia canadese dice che può essere duro, tenero, bianco o rosso, primaverile o autunnale. Una storia, forse un po’ romanzata, racconta che un carico di frumento coltivato in Ucraina aveva fatto scalo a Glasgow. Lì un amico di Five, scaricatore di porto, nel raccogliere il cappello cadutogli nella stiva della nave raccattò anche alcuni semi di questo grano rosso. Lo scaricatore inviò questi semi a Five, già emigrato in Canada, e questi li seminò, solo che una vacca mangiò tutte le piante in erba salvo una che arrivò a maturazione ed è da queste poche spighe che sarebbe iniziata la coltivazione di questo frumento. In realtà fu Five a chiedere che gli inviassero dalla Scozia il seme di un frumento precoce da seminare e quello che gli arrivò fu prelevato da un carico partito da Danzica e proveniente dalla Galizia ucraina, con la convinzione che si adattasse meglio alle condizioni canadesi. Al riguardo non si dimentichi che il frumento arrivò in Canada solo ai primi del 1800. L’ideale sarebbe stato un frumento primaverile resistente al freddo e invece gli giunse un frumento autunno-vernino, che seminato a primavera non riuscì ad produrre seme perché non erano state soddisfatte le sue esigenze di vernalizzazione. Solo una pianta, evidentemente diversa dalle altre, riuscì a produrre seme e fu da questi pochi grammi di semente che iniziò la moltiplicazione.
Tuttavia quel frumento aveva due difetti: era di taglia troppo alta e aveva un ciclo troppo lungo (circa 110 gg) per le latitudini canadesi. Esso si diffuse ugualmente, ma presto si comprese che occorreva disporre di frumenti più adatti alle condizioni ambientali estreme e dunque varietà più precoci. Nel 1886 fu improntato un programma pubblico di adattamento dei tipi di frumento disponibili a un ambiente di coltivazione che iniziava a 49° parallelo nord e andava fino al 60°, latitudini analoghe a quelle di Francia e Gran Bretagna e che tuttavia sono soggette a un clima che in inverno è oltremodo più rigido del mite clima europeo a influsso oceanico, risultando per molti versi paragonabile al clima della Siberia. La riuscita di tale programma di precocizzazione avrebbe permesso di coltivare estesissime praterie ancora incolte. Furono pertanto presi frumenti provenienti da varie parti del mondo e si incrociarono con il Red Five. Il programma venne diretto dal Dr Sauders e, alla sua morte, dal figlio. Da un incrocio tra il Red Five e il frumento indiano Hard Red Calcutta (che maturava 20 giorni prima del Red Five, ma non apportava qualità) si ricavò una popolazione sufficientemente uniforme chiamata Markham che maturava in 100 gg. Lavorando su questa popolazione il figlio di Sauders riuscì ad ottenere un genotipo particolare, il che fu fatto con un metodo alquanto primitivo ma evidentemente efficace, vale a dire che spezzando i semi con i denti per scegliere solo quelli più duri. Infatti la durezza era sinonimo di più proteine e quindi di glutine che rappresenta l’80% delle proteine. Si ottenne dunque un frumento con particolare forza o indice W elevato. Il genotipo scelto fu poi incrociato con altre due varietà denominate semplicemente A e B. Fu quest’ultima combinazione che diede i migliori risultati e Sauders figlio la chiamò Marquis. Il miglioramento non si fermò lì e in poco tempo si aumentò la produzione prima del 20 e poi del 40% rispetto al Red Five. Il Marquis fu posto in commercio nel 1909 e da qui iniziò la fortuna della cerealicoltura canadese perché si trattò di una produzione particolare che merceologicamente fu definita di “grani di forza” e più correntemente “Manitoba” (anche se le maggiori coltivazioni si fanno in Alberta e in Sasaktchewan). Il Canada nel 2014 ha coltivato 17,6 milioni di acri di Sprint Wheat (frumento tenero esaploide primaverile), 4,8 milioni di acri di frumento duro primaverile (tetraploide) e 1,7 milioni di acri di frumento tenero invernale (Winter Wheat). Fatto importante che dovrebbe far riflettere i produttori di grano duro italiani, che tanto si lamentano, sono le produzioni unitarie canadesi di grano duro per giunta coltivato in modo estensivo (2012 = 25 q/ha, 2013 = 37 q/ha, 2014 = 25 q/ha). La media italiana degli ultimi dieci anni è 31 q/ha (La Sicilia è ferma a 27 q/ha) seppure si coltivi in modo intensivo (si fa per dire…). 

Figura 3 - Frumento Marquis a sinistra

Il  
Wheat Turkey
E’ a questo punto necessario fare una digressione sull’emigrazione europea negli USA occupandoci in particolare di quelle sette religiose che si formarono a seguito della riforma luterana la quale però, secondo alcuni riformati maggiormente rigorosi, non sarebbe andata fino in fondo. Mi riferisco in particolare agli anabattisti, i quali esigevano un accostamento più radicale ai contenuti biblici e più nello specifico agli anabattisti mennoniti (da Menno Simons) che fra gli anabattisti erano quelli più estremisti in termini di costumi. I Mennoniti si dividono in tre gruppi e cioè i Brethren, I Mennoniti p.d. e gli Amish. Questi ultimi sono dei Mennoniti nudi e puri. Evidentemente questi gruppi provengono da varie etnie del centro-nord Europa ma sono accumunati dalla lingua tedesca. Quando il Re d’Inghilterra diede pieni poteri a William Penn (da qui lo Stato della Pennsylvania, che per inciso prima della conquista del West fu il maggior produttore di grano degli appena formati Stati Uniti) egli favorì l’immigrazione di queste minoranze. Intorno al 1860 un gruppo di Mennoniti russi del Volga di lingua tedesca si stabilì in Dakota ed in Kansas portando con sé dei semi di frumento delle loro zone di provenienza. Da questi semi grazie a progressivi miglioramenti si è ottenuta la categoria dell’Hard Red Winter Wheat americano, poi reso anche primaverile. In fatto di frumento e del suo chicco all’aggettivo “hard” occorre dare il significato di “solid, firm, and resistant to pressure” che non ha bisogno di traduzione, ma che è sinonimo di grano di forza. Esiste anche il tipo più friabile e non solo degli “hard”. Gli Usa coltivano anche un 4% di grano duro che chiamano anche Diamond Wheat (sempre per la sua durezza sotto i denti). 


L’equivoco del grano polacco

Figura 4 - Triticum polonicum da Wikipedia
Come si vede nella cartina in figura 1, nel 1772 parte dell’Ucraina era terra polacca, e quindi i grani teneri di questa regione, che, come abbiamo visto, è stata un po’ la culla delle popolazioni di frumento che hanno dato origine alle granicolture di altri continenti, erano conosciuti non tanto come grani russi o ucraini (l’Ucraina è diventata nazione solo alla fine del XX sec.) quanto come “grani polacchi”. Lo stesso Parmentier nel suo trattato sulla fabbricazione del pane scritto nel XVIII secolo parla di un grano di Polonia molto ricercato e molto probabilmente si tratta di un grano tenero primaverile. Tuttavia Linneo aveva classificato tra i grani duri (a 28 cromosomi, ma questo Linneo non poteva saperlo) il Triticum turgidum L. subsp. Polonicum che nelle diverse lingue Europee assunse denominazioni coerenti con tale origine presunta (Blé de Galice, blé de Pologne, Polish Wheat, Polnischer Weizen, Gommer, Riesenroggen, Trigo de Polonia, Frumento di Polonia) che tuttavia è assai improbabile trattandosi di un grano duro adattabile solo nella parte meridionale dell’Europa. 

Figura 5 - Triticum polonicum da Vilmorin (1909)
Come si spiega che un frumento duro fosse entrato nel lessico di paesi che in assoluto non lo coltivavano? Che cosa ha fatto confondere Linneo, e quindi portato in errore tutti nella denominazione di questa sottospecie? La ragione è da ricercarsi nell’omonimia tra la Galizia spagnola, dove si coltivava questo grano duro, e la Galizia Polacca al tempo di Linneo. In altre parole Linneo ha classificato il grano duro spagnolo, ma ha confuso le due “Galizie” e quindi ha usato “polonicum” per descrivere la sottospecie di T.turgidum. Da Linneo in poi tutti i libri di botanica del XIX secolo hanno poi sempre parlato di “grano di Polonia” e la dimostrazione la troviamo esaminando le schede di Vilmorin. Tra l’altro questo frumento è esistito davvero come entità botanica distinta da altre sottospecie di turgidum ed è stato sporadicamente coltiva nelle zone tipiche (vedi foto in figura 4 e 5).




Alberto Guidorzi  
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana




Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...