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giovedì 5 ottobre 2017

Un plagio alla settimana - 2

di Antonio Saltini


Il lampeggiare dei suoi occhi non vi incanta? Le sue labbra non vi seducono?  L’idea di una semplice  conversazione,  con un bacetto finale, non vi affascina?
Dopo la pubblicazione dell'articolo in cui esprimevo la mia sorpresa a verificare, sfogliando le citazioni dei miei molteplici lavori su, l'inverosimile numero di plagi, la trascrizione di testi appropriandosene con una falsa firma, la trascrizione di articoli e saggi interi su giornaletti internet della più infima levatura, l'alterazione di articoli di cui viene conservata la firma attribuendomi asserzioni o insignificanti o, addirittura, del tutto insensate.
Letto l'articolo qualche amico mi ha scritto immediatamente sottolineando che avrei non solo il diritto, ma il dovere di tutelare il patrimonio intellettuale realizzato in oltre quarnt'anni di severo lavoro di ricerca, di confronto, di redazione, che ho sempre svolto con la determinazione di pubblicare pagine concepite nella riflessione, decorosamente redatte, rilette e condotte, con cura infinita, ad essere autentiche espressioni di ricerca, analisi, accurata redazione.
L'invito dei primi amici mi ha condotto a interrogarmi sui moventi di un fenomeno che, sulle 200.000 citazioni che mi dedica Google, si dimostra tanto pervasivo e invadente. Quali i moventi? Non è certamente quesito dalla risposta agevole. Probabilmente una mistura di ignoranza, pigrizia e vanità. Pratica il plagio, dalle prime impressioni, chi non ha alcuna competenza di quanto vorrebbe scrivere, ma è fremente dell'ottusa volontà a partecipare alla grande conversazione aperta da Google, una volontà che si esprime demenzialmente, siccome chi trascrive il prodotto del lavoro altrui su una pagina di cui ha concepito la sigla generalmente, temendo conseguenze giudiziarie, senza firmare il proprio "sito" dimostra che crearlo non costituisce istanza cuturale, ma primitivo appagamento di pulsioni paranoidi. Costituiscono l'eccezioni coloro che, pretendendo di suggellare un "sito" che sogna lo renderà celebre, è alla continua ricerca di materiale interessante da introdurvi. Ho conosciuto un giornalista di qualche notorietà che non cessava di chiedere articoli che poi, reputandoli troppo arditi, non pubblicava, continuando, peraltro a importunare chi riteneva potesse proporgli, un giorno, l'articolo che acquisisse venti lettori alle proprie pagine senza, magari, neppure il ringraziamento per chi aveva costretto, con l'apparente amicizia, a lavorare per essere cento volte cestinato.
Inizio, quindi, da questa settimana, a inviarti un florilegio delle creature dei miei plagiatori: il materiale è sconfinato. Se conserverai copia di ciascuna pagina, potremo, supponiamo tra un anno, reperire un amico psichiatra ed uno criminologo perchè stilino un saggio su un fenomeno il cui radicamento è certamente espressione del crollo del livello medio della cultura nazionale e, insieme, di quel senso morale che quarant'anni addietro contava, in questo paese, una diffusione che, pure assolutamente minoritaria, imponeva limiti alle manifestazioni antisociali di chi vi fosse indotto dalla pusione ad una forma banale di delinquenza.
Riservando la prima analisi plagiologica a tema di rilievo maggiore, rilevo, quale annotazione preliminare, la curiosa impresa di chi ha creato un sito denominato Antonio Saltini.net per promuovere i guadagni di una tale Sabrina Carpenter, che, a quanto si capisce sarebbe una graziosa giovinetta a metà tra la pornodiva, la negoziante di oggetti per psicopatici sessuali e di amante per corrispondenza di spiriti malinconici, magari propensi al suicidio, che la diva accarezza idealmente e consola inviando foto che rivelerebbero tutte le proprie grazie (palesemente a pagamento. Purtroppo il creatore del sito (e, verosimilmente, fruitore dei pornoguadagni) non appone alcuna firma e si guarda dal mostrarsi in fotografia
Ma perché, mi chiedo, l'autore di un'operazione di levatura tanto nobile non ha il coraggio di firmarsi, e di mostrare la propria fotografia? Potessi riconoscerlo, passasse di fianco a casa mia, in una concentrazione di condominii in cui è sempre impegnata qualche cisterno per lo spurgo delle fogne, sarei prontissimo a strappare il getto alle mani dell'operatore e a sottoporre l'agente dell'incantevole Sabrina. ad un bagnoschiuma che, secondo tutti i maghi e gli alchimisti più autorevoli, avrebbe effetti portentosi sul tasso di accrescimento della clientela. Legga, per favore, Avicenna, Averroé, e gli alchimisti più aggiornati, Theophrast von Hohenheim, Georg Bauer e l'immortale Culpepper: si convincerebbe che la mia proposta farebbe di Sabrina la super star mondiale della corrispondenza intima con persone sofferenti che ricercano le forze vitali perdute nelle pornofoto della diva.

Ma vengo a quello che considero l'autentico "plagio della settimana", un caso, questo, che mi ha profondamente rattristato. Il Rotary Club di Carpi, con il supporto della locale Cassa di risparmio, ha rilanciato un Dizionario dei vocaboli più comuni del dialetto di Carpi, opera del secolo scorso di tale Giuseppe Saltini, di cui i solerti agenti culturali del Rotary carpigiano, il sig. (prof., arch., onorevole?) Andrea Beltrami e la signorina Anna M. Ori, che hanno operato col sostegno della Cassa di risparmio, oscurano il nome, nella copertina, per scrivere, nel titolo, a caratteri cubitali, Antonio Saltini.
L'espediente, in sè di immensa stupidità, mi addolora: sono carpigiano, e so che quando i carpigiani erano, in maggioranza, contadini, e ogni mattina rigovernavano le modeste stalle, erano, mediamente, gente franca, incapace, per onestà contadina, di usare, abusivamente il nome di uno sconosciuto.
Ma Carpi era, con Sesto san Giovanni, la Stalingrado d'Italia: nessuno aveva mai letto una riga di Marx, ma il 90 per cento della popolazione era convinta che Stalin fosse il premuroso padre dei popoli del pianeta. Dissoltosi, al lento trascorrere dei decenni, il culto staliniano, una folla priva di qualunque cultura e privata del proprio unico credo, è stata investita dalla cieca corsa ai consumi propagato da S. E. Berlusconi. Le reminiscenze staliniane si sono mescolate al culto dell'automobile, della televisione, del soggiorno nella spiaggia tropicale dove uomini e donne possono amarsi, liberamente, come i babbuini, i suini, i rospi e le serpi. Ignoranza e libertà.
Come carpigiano la constatazione mi ha sinceramente addolorato: sono nipote di carpigiani che hanno onorato la Città: Che il Rotary cittadino sia nelle mani di una signorina priva di qualunque senso della correttezza mi sorprende. E, a onore di Carpi, e senza contare sul Rotary, spero in un gesto di scuse da parte della Cassa di risparmio, autentica istituzione cittadina. Potrebbe donare alla Biblioteca civica qualcuno dei miei libri (ce ne sono con costo di copertina di quindici euro). Ma, mi chiedo, la Biblioteca comunale accetterà il dono? O pretenderà, come mi si dice usasse sino a tempi recenti, che tutti i libri che accetta siano iscritti nell'elenco delle opere acquisibili dettato dalle Botteghe Luminose?
L'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa è stato sufficientemente criticato, ma quello del Partito comunista è stato assai più severo: non segnalava libri da evitare, imponeva quelli da leggere. Con firma di Palmiro Togliatti e amante, signorina Nilde Jotti.



Antonio Saltini 
Già Docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita. E' autore della Storia delle Scienze Agrarie opera in 7 volumi.  www.itempidellaterra.com (qui)


2 commenti:

  1. "Che roba contessa all'industria di Aldo, han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti, ...gridavano, pensi, di essere sfruttati..., di libero amore facean professione..., non c'e' piu' morale contessa". Suvvia Saltini non ci confessi che era lei il delatore della contessa!! O intende accusre Pietrangeli di plagio?

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  2. Amante!...Signorina! prof. Saltini mi ricorda un bacchettone e maschilista.

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