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lunedì 4 dicembre 2017

I proto-ambientalisti: conservazionismo sulle due sponde dell'Atlantico. Il movimento ambientale dalle origini all'ecologismo moderno. Seconda Parte

di Mirko Bueti

 


Al giro di boa dalla prima alla seconda rivoluzione industriale sul finire del XIX secolo, nei paesi più avanzati dell'Occidente iniziarono a manifestarsi forme di associazionismo volto alla protezione della natura. I luoghi di origine principali furono i cosiddetti firstcomers, cioè i paesi come Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti dove lo sviluppo produttivo moderno aveva raggiunto un alto livello di diffusione. Tuttavia, le specificità che differenziavano profondamente i contesti ambientali e culturali sulle due sponde dell'Atlantico dettero origine a movimenti di tutela assai diversi, animati da valori e finalità peculiari.

Sul Vecchio Continente l'attenzione verso l'ambiente venne a generarsi in un contesto dove predominava un ambiente fortemente antropizzato, trasformato da centinaia di anni di lavoro dell'uomo attraverso l'applicazione del suo intelletto e delle sue capacità per il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali¹. Le prime azioni di tutela attinsero dalla tavola di valori del Romanticismo, che si assunse il compito di riscoprire nel patrimonio storico, artistico e naturale dei territori locali le radici delle identità nazionali soffocate dai regimi autoritari stranieri e della cultura materiale popolare minacciata dall'incombere della produzione industriale². In questo quadro, le istanze conservazioniste europee si svilupparono attorno a quattro principali tematiche: il culto della vita rurale, acutizzato dal grande e drammatico processo di urbanizzazione del XIX secolo; l'apprezzamento ascetico della natura; una spiccata sensibilità nei confronti delle forme di vita non umane; infine il concetto di monumento, incardinato sugli oggetti creati dall'uomo con un alto significato storico:
« Landscapes, natural attraction, picturesque places, and monuments became intregral to the french romantic concept of patrimoine, the great heritage that centuries of civilization left on the land and in which country reflected and nourished itself »3
A promuovere questa inedita attenzione all'ambiente fu l'elites urbana e progressista della nuova società borghese, che si diede modalità di associazione capaci di aggregare persone animate da medisimi interessi⁴. Tra queste si collocavano sodalizi preoccupati degli effetti peggiorativi dello sviluppo industriale, che reclamavano la necessità di razionalizzare lo sviluppo urbano. Una delle più importanti fu la britannica “Garden City Association”, fondata nel 1899 dall'urbanista Ebenezer Howard, il cui scopo era la diffusione della città giardino, cioè luoghi in cui armonizzare gli aspetti positivi del vivere in città con la salubrità della vita di campagna⁵.
A fianco delle tematiche legate all'industrializzazione emersero inoltre istanze puramente naturaliste, finalizzate alla protezione di aree non ancora antropizzate e alla difesa degli animali. Preoccupati di salvare il patrimonio naturale dall'invasione degli insediamenti, i naturalisti aprirono un nuovo versante sul fronte dell'impegno ambientale: quello dei parchi nazionali⁶. Allo stesso tempo, andava crescendo una rilevante attenzione verso gli animali a rischio di estinzione: anche in questo ambito le prime esperienze furono di matrice britannica con l'istituzione già nel 1824 della “Prevention ofCrueltyto Animals” e successivamente la “Royal societyforthe Protectionof Birds”, creata nel 1889 per protestare contro l'impiego delle piume di svasso maggiore (uccello di palude) nell'industria tessile. Inoltre, non trascurabili iniziative presero vita anche a livello internazionale orientate a creare spazi di confronto incentrati sulla protezione della natura e soprattutto sulla necessità di rimediare alla progressiva scomparsa di specie animali causata dalle attività umane⁷.
A livello sociale la fruizione estetica della natura divenne un tratto distintivo degli emergenti gruppi borghesi, che alla salvaduardia del patrimonio naturale unirono una straordinaria passione per le attività all'aria aperta, testimoniate dal grande sviluppo dell'escursionismo e dalla diffusione delle teorie educative quali a esempio le colonie estive per bambini in età scolare, che esprimevano la ricerca di rapporti più fraterni e autentici con la natura intesi come momento di fondamentale socializzazione⁸.
Oltre al conservazionismo e al naturalismo tipico della borghesia presero vita soprattutto in Germania peculiari forme di anticapitalismo romantico che opposizionendosi alla modernità aspiravano a un comunitarismo rurale e religioso pre-industriale⁹. Si trattava di tentativi socio-riformisti le cui origini intellettuali rimandavano a diverse utopie sociali basate su teorie economiche alternative quali l'autarchia e l'organizzazione cooperativa, che promuovevano per mezzo della vita comunitaria e del ritorno alla natura, la fraternità, valore percepito come antinomico del capitalismo industriale¹º.
Negli Stati Uniti l'ambiente assunse un valore di fondamentale rilevanza nel percorso di formazione dell'identità nazionale, plasmato dal processo di costruzione del concetto di wilderness, quale prodotto storico e culturale¹¹. Il rapporto assai ravvicinato con la natura incontaminata alimentò la formazione nella seconda metà del XIX secolo di un radicato e organizzato movimento ambientale di matrice romantica, impegnato a preservare la natura dal saccheggio innescato dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione¹². Esaltando il valore ascetico e morale della wilderness, figure di riferimento come Ralph Waldo Emerson, John Miur e soprattutto di Henry David Thoureau¹³, declinarono le istanze naturaliste attraverso una duplice connotazione spirituale e a un tempo civica, che permise di abbondonare qualsiasi velleità idilliaca¹⁴. La ricerca di una personale riconciliazione con la natura era intesa sia quale tramite diretto fra l'uomo e la sua dimensione spirituale, sia come atto di protesta verso una società artificiale, dominata dall'utilitarismo, dalla ricerca del profitto e dalla tecnologia, che allontava dal contatto fondamentale con la natura¹⁵. Il movimento preservazionista raggiunse notevoli successi in particolare con la campagna in favore dell'istituzione di un sistema di parchi nazionali, fortemente alimentata da John Miur. Parallelamente all'emergere di queste sensibilità sociali legate alla natura, gli Stati Uniti svilupparono durante il primo decennio del XX secolo, con largo anticipo sul resto del mondo occidentale, strumenti di politica ambientale volti a subordinare lo sfruttamento delle risorse naturali alle esigenze dello sviluppo delle attività produttive¹⁶.
Questa pionieristica politica di gestione delle risorse naturali fu modellata dal lavoro di “botanici di stato”, ai quali è stato attribuito il merito di aver fondato la scienza dell'ecologia¹⁷. Sebbene durante il primo decennio del Novecento la collaborazione tra l'amministrazione statunitense e gli ecologi avesse generato una pratica conservazionista volta a instaurare un ordine ecologico controllato dall'uomo in funzione dello sviluppo delle attività produttive, nel primo dopoguerra prende avvio una nuova fase, di profondo cambiamento nella teoria e nella tutela dell'ambiente¹⁸.
Un periodo di transizione caratterizzato da innovative posizioni ecologiche che, avanzando forti critiche alla teoria utilitaristica, sostenevano la necessità di una nuova etica di coesistenza e interdipendenza tra uomo e ambiente¹⁹, stimolate dai concomitanti progressi della scienza ecologica che, dopo il periodo pionieristico, entrava ormai nella sua fase di formazione²⁰. Sulla base dei nuovi tentativi di modellizzazione e quantificazione matematica volti a sviluppare sempre più gli aspetti “scientifici” della disciplina, si affermò in questo periodo un modello economico-energetico di interpretazione dell'ambiente che trovò una piena formulazione con il fondamentale saggio di Lindeman del 1942. L'elaborazione del paradigma bioeconomico consentì da un lato di rilevare la fondamentale interdipendenza degli elementi naturali e dall'altro di conquistare mediante l'applicazione di analisi energetico-quantitative un posto tra le scienze positive²¹.
Questo contesto ricco di innovativi sviluppi culturali e scientifici favorì la nascita di numerose organizzazioni protezioniste finalizzate alla promozione dell'escursionismo, come la “Adirondack Mountain Club, alla tutela della fauna ittica – l'Izaak Waltonleague, e anche realtà il cui obiettivo era di vigilare affinchè le politiche ambientali venissero regolate sulle indicazione del patrimonio di conoscenze ecologico²². Dunque, dalla fine del XIX fino alla seconda guerra mondiale, la civiltà occidentale inizia sviluppare codici culturali e valoriali derivati dall'esigenza di modificare l'atteggiamento “imperialista” nei confronti del mondo naturale. Sebbene gli sviluppi in campo ecologico avessero contribuito a rimuovere quel peculiare senso arcadico e spirituale delle prime sensibilità naturaliste, la Nuova ecologia fondata sul modello interpretativo economico-energetico non riuscì a contaminare e contaminarsi a sua volta con il mondo esterno a quello accademico e specialistico. É soltanto all'indomani della seconda guerra mondiale, in un contesto iternazionale radicalmente nuovo che la scienza dell'ecologia fu in grado di offrire risposte adeguate alle istanze sociali legate all'ambiente.



¹L. Piccioni, Nature preservationandprotection in nineteenthandtwentiethcenturyItaly, 1880-1950, cit., p. 252
²G. Della Valentina, Storia dell'ambientalismo in Italia, Bruno Mondadori, Milano, 2011, p. 44
³L. Piccioni, Nature preservationandprotection in nineteenthandtwentiethcenturyItaly 1880-1950, cit., p. 253
⁴G. Della Valentina, Storia dell'ambientalismo in Italia, cit., p. 37
⁵Il movimento ottenne importanti successi con la creazione due città giardino nei pressi di Londra per arginare la crescita e il congestionamento della metropoli, Letchworth (1903) e Welwyn (1919), F. Paolini, Breve storia dell'ambiente del Novecento, Carocci, Roma, 2009, p. 65-66
⁶G. Della Valentina, Storia dell'ambientalismo in Italia, cit., pp. 46-47
⁷F. Paolini, Breve storia dell'ambiente del Novecento, Carocci, Roma, 2009, p. 70
⁸R. Delort-F. Walter, Storia dell'ambiente europeo, cit., pp. 110-113
⁹D. Pepper, Modern environmentalism, cit., p. 22
¹⁰Questa tendenza riformatrice si basava sull'agricoltura biologica, il movimento dei piccoli giardini sviluppatesi in Germania nel 1868 (Kleingarten) e più avanti in Francia nel 1886 (LigueduCoin de Terre) che muoveva dalla coltivazione di piccoli giardini ai margini delle grandi città per combattere una routine fatta di alloggi insalubri e di lavoro industriale; infine il movimento tedesco dei comuni rurali. Ivi cit., p. 122
¹¹Per una approfondita ricostruzione del dibattito intorno alla questione della wilderness nella storia ambientale statunitense cfr. M. Armiero-S. Barca, Storia dell'ambiente, cit., pp. 57-67
¹²D. Worster, Storia delle idee ecologiche, cit., pp. 127-128
¹³La figura di Thoureau svolse un ruolo fondamentale nella nascita del protezionismo americano sia per il suo attivismo sociale sia per l'impegno puramente scientifico nell'osservazione della natura. Vedi, D. Worster, Storia delle idee ecologiche, cit., pp. 89-147
¹⁴F. Paolini, Breve storia dell'ambiente nel Novecento, cit., p. 36
¹⁵D. Pepper, Modern Environmentalism, cit., p. 197
¹⁶Sotto la presidenza di T. Roosvelt il congresso nazionale istituì nel 1908 due organismi quali il “Servizio Forestale nazionale” e il “Bureau ofthebiological Survey” per il controllo biologico della fauna selvaggia che minacciava lo sviluppo delle diffuse attività agricole e di allevamento che accompagnarono la colonizzazione del west. D.Worster, Storia delle idee ecologiche, cit., pp. 323
¹⁷P. Acot, Storia dell'ecologia, cit., pp. 59-60
¹⁸D. Worster, Storia delle idee ecologiche, cit., pp. 332-334
¹⁹Ivi cit., p. 338

²⁰P. Deleage, Storia dell'ecologia, cit., p. 89
²¹Ivi cit., pp. 121-124; D. Worster, Storia delle idee ecologiche, cit., pp. 374
²²F. Paolini, Breve storia dell'ambiente del Novecento, cit., p. 64 

Prima parte: Il movimento ambientale dalle origini all'ecologismo moderno: tra società, cultura e scienza 


Mirko Bueti
Dottore in Documentazione e Ricerca storica, laureato all’Università degli Studi di Siena. E' studioso della storia del movimento ambientale.


 

1 commento:

  1. Giovanni Soldini6 dicembre 2017 20:07

    Ho letto con molto interessante il lavoro del dott. Bueti. Aspetto con le curiosità le prossime uscite.

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