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domenica 10 dicembre 2017

Lettera aperta a S. E. il Direttore dell'Agenzia delle entrate di Torino

 di Antonio Saltini 



Eccellenza,
lo scrivente, prof. Antonio Saltini, pretende di conoscere le ragioni per le quali, avendo trasmesso al Suo sultanato, nei tempi prescritti dalla legge, la dichiarazione di non possedere alcun apparecchio televisivo (raccomandata 17-01-2017), i suoi lacché abbiano iscritto il medesimo tra i debitori dello Stato per il prezioso servizio, e il medesimo sia stato costretto al pagamento dalla bolletta della società erogatrice Hera in data 26-07- 2017, in cui l'importo era surrettiziamente incluso.


Una comunicazione indignata al suo confratello (il termine esatto sarebbe complice) di Modena riceveva, quale risposta, l'informazione che, costituendo la Signoria Vostra l'arbitro unico del pedaggio borbonico, costituiva mio dovere, per ottenere la restituzione del denaro sottrattomi, di rivolgermi a Vostra Grazia, cui inviavo, debitamente compilato, il modulo di legge chiedendo il rimborso (raccomandata 23-09-2017), che non avrebbe prodotto alcun rimborso, e, meno che mai, una risposta giustificativa.
Sua Signoria ha violato quindi, duplicemente la legge: se obiettasse trattarsi di errore di qualcuno degli eunuchi al Suo comando, la risposta, oltre che falsa, sarebbe ridicola: se i lacché non ottemperavano agli ordini, nella cultura che lei esprime, quella ottomana, la testa veniva tagliata al pascià, nella specie a Sua Signoria, responsabile del comportamento dei vassalli.
E' noto che tutti gli schieramenti politici nazionali, composti, ormai, da autentici malviventi, molti, per le sentenze emesse poi volatilizzate, genuini pregiudicati, si prodigano per radicare nei cittadini la più torpida ignoranza: Nerone e Caligola impiegavano, allo scopo, i ludi circensi, la classe politica italiana ha scelto il televisore, mediante il quale ha istupidito un numero di cittadini verosimilmente stimabile nel 93,5% della popolazione. Solo cittadini convertiti, dal Grande fratello, in autentici idioti, possono continuare a incantarsi davanti al piccolo schermo, e a votare chi impegna le migliori energie cerebrali in tanto nobile missione.
Ma per realizzare il progetto di disacculturamento collettivo è indispensabie, alla delinquenza politica, di usufrutire di due classi di subordinati, che, per servilismo innato e per gli elevati compensi, siano disposti ad eseguire qualunque disposizione, peraltro innocentemente siccome nel mondo ottomano la volontà del Califfo obbliga ogni pascià nell'assoluta insussistenza di disposizioni di legge.
Le classi essenziali alla realizzazione del disegno di obbligare ogni cittadino a possedere, e utiizzare, un televisisore, e a punire i renitenti, sono i "comunicatori" che, pure non conoscendo la grammatica italiana, quanto vuole il padrone sanno spiegarlo, ed i pubblici dirigenti. Suppongo che come tutti i servitori di un califfo prepotente, per acquisire il posto (e lo stipendio connesso) la Signoria Vostra sia stata sottoposta a prove assai prossime a quelle richesto a un "picciotto" di San Vito Lo Capo. Sua Eccellenza deve avere superato tutte le prove con voti lusinghieri. Perché tutti gli italiani possano essere istupiditi secondo i piani del Grande Fratello io sono stato derubato, ho protestato secondo le prescrizioni di legge, il furto è stato convalidato dal silenzio. La complessa operazione in lingua italiana si definisce furto (con qualche connotato di estorsione: le feoci minacce di punizioni se non avessi assolto ai doveri di suddito).
Consideravo, come tutti i cittadini di questo miserabile emirato, i dirigenti pubblici un ceto di opportunisti e fannulloni, Vostra Signoria mi ha reso edotto che, per ottemperare ai disegni del padrone, sono pronti a rubare.
Sono certo che a Casale di Principe o a Bagheria, dove ogni famiglia dispone di un televisore di fronte a ciascuno dei water di casa, il canone non lo pretendiate da nessuno: sono servitori fedeli del potere, quindi vostri confratelli.
E mi conceda, eccelso Vizir, una confidenza: Lei conosce perfettamente le regole della contabilità statale (che applica o non applica secondo gli umori del Califfo) Ora il denaro che sottrae a me e agli altrei 300 italiani che come me, dopo lo spreco di tempo ed il costo delle raccomandate, vengono derubati, non possono essere iscritti nel registro delle entrate. Mi consenta, eccelso Vizir, di conoscere se vengono devoluti in beneficienza, o ripartiti tra i suoi eunuchi per rallegrare le orge notturne del santo Ramadan.
Mi inchino a Sua Eccellenza, degno lacché del Grande Fratello ottomano.



Antonio Saltini 
Già Docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita. E' autore della Storia delle Scienze Agrarie opera in 7 volumi.  www.itempidellaterra.com (qui)



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