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lunedì 26 febbraio 2018

Note da bordo ring


di SANDRO FRACASSO

 


Per indole piuttosto accesa e mole fisica sono solito tenermi tranquillamente in disparte durante le dispute, non tanto per evitare guai, quanto per affidarmi alla gioia speculativa che deriva dall'osservazione. Eppure c'è un momento oltre il quale la posizione va comunque presa. Tra questi pixel i miei riguardano prevalentemente le origini antiche di vitigni, tra ipotesi -spesso ardite- e collegamenti liberi da servitù lineari. Li pubblico in inglese non per snobismo, quanto perché il blog si intitola Agrarian Sciences e penso che debba conservare un nucleo di pubblicazioni fruibili a un pubblico internazionale. Vengo dal mondo della ricerca e sono stato a mia volta referee per pubblicazioni scientifiche, anche per questo non allego mai la bibliografia, il trabocchetto è quello di far passare tutto a un livello poco superiore a quello del romanzo storico.

Veniamo al motivo di questa nota. Viviamo anni pericolosi per la libertà dell'uomo, essa a mio avviso si basa sulla capacità di farsi un'idea piena e indipendente in ogni ambito lo competa. È chiaro che per farlo serve un uso libero dell'intelligenza e del proprio tempo, che deve essere dedicato allo studio svincolato da reverenze e servilismi. Non basta l'ambiente accademico, ché è infestato da baronie, non è sufficiente di sicuro gironzolare su internet, i cari vecchi libri offrono tanto, ma quel che più serve -dopo averli letti e non scorsi- è confrontarsi in modo pieno e recettivo. Per farlo ci sono tanti modi e un blog rientra tra questi, senza però dimenticare un minimo di netiquette.
È buona norma firmarsi, i commenti anonimi sono alla stregua di scritte sui muri; se trovare a Udine graffitato: MENO INTERNET PIU' CABERNET può essere fonte di sorrisi, nulla è confrontato col piacere di conoscerne l'autore e magari offrirgli da bere, rigorosamente offline.
Non è mai fuori luogo attenersi, nelle proprie affermazioni, a qualcosa di largamente comprovato, a riguardo link a video, o a catene di sant'Antonio pseudoscientifiche sono da cassarsi senza indugiare.
Il confronto può essere acceso, avendo ognuno a che fare col proprio carattere, ma è sempre buona norma ammettere quando si ha torto. Si impara molto scrivendo, molto di più leggendo.
Prima di passare per moralista, o bacchettone mi smarco velocemente e chiudo l'intervento con un paio di aneddoti che trovo divertenti.
L'Illuminismo è spesso citato con grande nostalgia in ambito scientifico e Voltaire ne è considerato una punta di diamante inscalfibile. Determinato a smontare la prova del diluvio universale fornita tramite il ritrovamento di fossili su alte vette, François-Marie Arouet (in arte Voltaire) non si fece scrupolo di offrire una teoria tra lo stravagante e il ridicolo. Visto che la fama di abili falsari era consolidata e ben appiccicata agli abitanti di Gerusalemme, secondo Voltaire i fossili sarebbero stati niente più che falsi acquistati da pellegrini devoti durante i viaggi in terra santa e poi seminati in alta quota durante improbabili trekking montani sulla via del ritorno, il tutto per fornire prove inappellabili del diluvio universale. Ne ridiamo ora, molti lo presero sul serio allora. Escludiamo il fatto che Voltaire scherzasse, come si è mosso il suo pensare? Ha semplicemente associato informazioni che erano considerate vere, rimescolandole per avallare una sua teoria. Nel farlo ha impiegato il pensiero associativo e abusato della propria autorevolezza.
Poco dopo, ci confrontiamo col pensiero di Immanuel Kant dinanzi al tremendo terremoto di Lisbona (1755) citato anche da François-Marie Arouet nel godibilissimo Candido. I portoghesi erano a ragione considerati responsabili di tremende persecuzioni finalizzate all'evangelizzazione -ma soprattutto alla razzia delle ricchezze- degli abitanti delle Americhe. Quel terribile sisma fu quindi visto come trucida giustizia divina. Questa spiegazione tenne banco a lungo, quella di Kant, sebbene sia una delle prime offerte per approcciare scientificamente i terremoti, non ebbe lì per lì la stessa sorte. Kant indicò una serie di caverne sotterranee sature di gas ad alta temperatura, come responsabili dei movimenti tellurici; teoria fantasiosa anche se ovviamente non vera. In cosa è diverso il modo di formulare la teoria offerto da Kant? Si libera prima di tutto del pensiero associativo, delle derive emotive e dei luoghi comuni e applica il pensiero scientifico, spiccando un bel balzo avanti nell'approccio allo studio dei terremoti.
A seconda delle conclusioni che si possono trarre da questi aneddoti uno sceglie come comportarsi. Di sicuro ci sono pochi giovani Kant, d'altro canto, per quanto sature di rumore di fondo, le informazioni scientifiche disponibili sono davvero numerose e facilmente reperibili. A voi la scelta. 



Sandro Fracasso
Laureato in Chimica a Ferrara, dedica una dozzina d'anni alla ricerca presso l'Ateneo Estense. Nel 2010 si ritira in Toscana, dove si occupa di autoproduzione e di ricerca agro-enologica indipendente.

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