lunedì 28 settembre 2020

ALCUNE RIFLESSIONI SUI DATI STATISTICI DEL BIOLOGICO IN FRANCIA

 

 di ALBERTO GUIDORZI

 


 

In un precedente articolo scritto con l’amico Luigi Mariani (qui) segnalavo ai lettori un video utile a riflettere sul fenomeno del biologico. E proprio per riflettere può essere a mio avviso di grande aiuto un resoconto statistico sul biologico in Francia di cui sono di recente venuto in possesso. Tale resoconto porta a conclusioni simili a quelle relative al bio italiano, che sta seguendo traiettorie che sono del tutto analoghe a quelle francesi e che i nostri media rifiutano di rendere di pubblico dominio. Insomma, ancora una volta trova conferma l’aforisma di Aaron Levenstein secondo il quale “le statistiche sono come i bikini, forniscono delle idee, ma celano l’essenziale”. Ma veniamo a riassumere cosa emerge dal resoconto statistico sul biologico francese, e partiamo dal fatto che i dati ufficiali francesi evidenziano che dal 2015 al 2019 il fatturato del biologico è passato da 6,4 miliardi di € a 11,9. Nello stesso periodo le superfici sono passate a 1,1 a 2,3 milioni di ha. Se ne trae la conclusione che ciò è il frutto del sostegno dei consumatori e della struttura (meglio dire lobby) del bio. Queste sono dunque le “idee” che forniscono le statistiche, però ora andiamo oltre, levando il “bikini” ed evidenziando che:
  1. Le statistiche si limitano per lo più a offrire dati relativi all’evoluzione delle superfici mentre oltremodo carenti sono i dati sulle quantità di cereali, frutta, e verdura che le superfici biologiche mettono a disposizione dei consumatori. Eppure solo questi ultimi dati possono render conto delle reali dinamiche del settore bio. Infatti dire che il bio occupa l’8,5% della SAU francese non è un dato esauriente su cui ragionare perché più importante è sapere quanta di questa SAU produce davvero derrate alimentari. Infatti i numeri statistici ci dicono che sono prati-pascoli (1,1 milioni di ha su 1,7 milioni, ossia che su 14 milioni di ha di cereali, frutta, verdura, vite, e piante aromatiche, solo 560.000 ha sono certificate bio (meno del 4%). Pertanto “sotto il bikini” leggiamo che la produzione di derrate alimentari bio è abbastanza marginale. Questa considerazione vale anche per l’Italia visto che il 50% della superficie bio sono prati pascoli, pascoli magri e incolti.  
  2. Sempre le statistiche pomposamente annunciate dicono che il 25% dei frutteti francesi sarebbero coltivati a biologico, ma anche qui il diavolo si nasconde nei dettagli, infatti la maggioranza di questi frutteti producono frutta molto poco consumata, per non dire non raccolta, e che hanno sesti d’impianto molto larghi come il noce, il castagno e molti oliveti di vecchio impianto. La verità è che in Francia le superfici delle 10 specie che danno frutti tra i più consumati rappresentano solo il 9%, cioè un dato ben lontano dal 25%.
Prima Conclusione:

Se è vero che quell’8,5% detto all’inizio è reale e può rendere l’idea dello sviluppo del settore del biologico, l’essenziale, nascosto “sotto il bikini”, ci dice che si tratta di un dato ingannevole e per di più ci dice una cosa non trascurabile, vale a dire che il dato non riflette minimamente la capacità degli agricoltori di produrre gli alimenti bio più consumati e, soprattutto, non ci dà minimamente l’idea dell’ordine di grandezza dell’impatto ambientale positivo generato, visto che la coltivazione delle superfici a prato pascolo, castagneto, noceto, ecc. non differisce in nulla tra metodo biologico e metodo convenzionale.

Resta da analizzare il dato finanziario, dichiarato essere +6 miliardi di € in 4 anni, portando il tutto agli 11,9 miliardi, che comprendono anche le importazioni di prodotti bio. Quanto di questo denaro finisca nelle tasche dei produttori agricoli bio, visto nel mentre le superfici sono aumentate di solo 200.000 ha di 100.000 per i soli cereali? E’ bene annotare che di quegli 11,9 miliardi una buona parte è andata agli intermediari (grande distribuzione generalista), cioè ben 6.2 miliardi ed altri 3,2 miliardi se li sono pappati le catene commerciali specializzate nel bio. Alla vendita diretta in azienda e sui mercati non vanno dunque più di 600 milioni di € ed inoltre il trend non sembra in aumento. Per l’Italia purtroppo non è possibile arrivare a dati statistici di questo tipo e quindi non si può fare una uguale comparazione analitica, ma reputiamo che l’andamento sia simile, se non peggiore, vista la nostra bilancia alimentare sempre più deficitaria. Le importazioni francesi di prodotti bio ammonterebbero al 33% del bio totale ma altre fonti del mondo bio arrivano a dare percentuali del 64%. Al riguardo, occorre dire che dobbiamo guardare il dato in valore, nel senso che il 33% corrisponde a circa 4 miliardi di € che coincide con il totale delle esportazioni francesi in cereali (la Francia è da sempre uno dei grandi esportatori in cereali mondiali)

Seconda conclusione

Dunque della spesa media giornaliera per acquistare i prodotti bio ben poco resta nelle tasche degli agricoltori; se poi pensiamo che ciò che aumenta sono i prodotti trasformati e le bevande, si capisce bene che qui si aggiunge un altro intermediario e cioè il trasformatore, che ovviamente cerca di pagare il meno possibile la materia prima che compra. Considerazione questa che si riverbera sul dato delle importazioni perché qui la materia prima costa molto meno già in partenza. Insomma al di là dei trionfalismi vi è la realtà che ci dice che i francesi per il 94% mangiano cibo convenzionale e solo il 6% cibo bio, benché vi sia una politica nazionale che favorisce oltre misura l’agricoltura biologica. 
 
 
 
 
 
ALBERTO GUIDORZI
Agronomo. Diplomato all'Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso l'UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni per la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.



Nessun commento:

Posta un commento

Printfriendly