venerdì 12 ottobre 2018

PASTA BIO E LARVE DI INSETTI: SOLO PROTEINE IN PIU’?

 

FLAVIO BAROZZI, LUIGI MARIANI e FRANCESCO MARINO

 


Quello del controllo degli insetti infestanti delle derrate immagazzinate è un problema serio. Infatti come ci ricorda questa presentazione (qui) gli insetti delle derrate non sono solo fonte di disgusto (o magari di proteine...) ma possono produrre danni al consumatore legati ad esempio alla contaminazione dei cibi con allergeni, agenti patogeni e sostanze tossiche o cancerogene.

martedì 9 ottobre 2018

ENERGIE ASTRALI E FORZE COSMICHE AL POLITECNICO DI MILANO - Alcune riflessioni sull’ospitalità offerta da un’istituzione prestigiosa al convegno internazionale dei biodinamici

di FLAVIO BAROZZI, ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI

 


Dal 15 al 17 novembre 2018 il Politecnico di Milano ospiterà il convegno internazionale di biodinamica (qui) il cui programma “scientifico” è disponibile (qui ).
Abbiamo messo lo “scientifico” fra virgolette perché trattasi di una disciplina agronomica a base magica e nella quale la totale assenza di basi scientifiche si associa ad un altissimo tasso di strampalataggine, descritto in modo magistrale da Dario Bressanini su Le scienze (Biodinamica®: cominciamo da Rudolf Steiner) e a più riprese stigmatizzato anche qui, su Agrarian Sciences:

Ora ci domandiamo in nome di cosa (la fama, il denaro o cos'altro) un'istituzione scientifica prestigiosa possa arrivare ad ospitare una kermesse di personaggi che propugnano come apoditticamente “buone”, “etiche” e “salutistiche” pratiche destituite da qualsiasi fondamento scientifico.

domenica 7 ottobre 2018

VITE E GUERRA - Le nazioni non esistono, la terra non ha confini, ci sono montagne, fiumi, mari, pianure e uomini che si ingegnano per popolarle.


di SANDRO FRACASSO 

 

Vitigno Cannonau

Introduzione

Il mondo come lo conosciamo è immancabilmente il frutto di azioni che lo hanno profondamente modificato. Se quelle cosiddette naturali, ma non per questo meno sconvolgenti, sono in questi anni quasi osannate, quelle umane sono spesso considerate l'origine di ogni disgrazia. Di fatto anche dalla peggiore delle vicende può nascere un legame silenzioso e inebriante, che stende un velo di pace sulle terre che ancora risuonano del clangore degli scontri. Il riferimento è alla guerra, dal germanico werra, mischia. All'inizio dei fatti del resto, salvo l'ausilio di arcieri e catapulte, la mischia dei soldati era imprescindibile al fine di aver la meglio sugli avversari. Nelle mischie i corpi e gli odori si incontravano e con essi le abitudini di ogni genere, fino a portare a una conoscenza del nemico intima e profonda. Gli eserciti stanziavano per anni (a volte secoli) nei territori di conquista, non esistendo forme di sopraffazione definitiva che non fossero la tattica e il numero. Le armi, per quanto qualcuno potesse sensibilmente prevalere nella tecnica e nell'uso, spesso erano poco differenti: il corpo a corpo era fondamentale. Da questo deriva l'importanza basilare della guerra come evento di contatto tra le genti, assieme al proselitismo, al mercanteggiare e alle migrazioni.

giovedì 4 ottobre 2018

MENZOGNE DEL BIOLOGICO. UN' ANALISI AGRONOMICA - QUINTA PARTE - 13ª menzogna: Il libero mercato tende al monopolio e le multinazionali premono per sopprimere le regolamentazioni precauzionali

 

di ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI 

 





       
                                                                                                                     

Per poter smentire l’affermazione contenuta nel titolo è necessario un ragionamento minimamente articolato e che faccia riferimento a eventi accaduti negli ultimi 40 anni. Se infatti fino agli anni 80-90 si prediligeva l’autoregolamentazione in settori economici omogenei, si è poi iniziata la corsa degli eletti verso regolamentazioni sempre più costrittive. Un esame dei tempi in cui ciò è avvenuto potrebbe far pensare che lo Stato sia stato obbligato ad imporre regole a fronte dei comportamenti non virtuosi negli anni precedenti, in cui sussisteva di fatto un’autoregolamentazione.

venerdì 28 settembre 2018

CARNE E GEOGRAFIA PLANETARIA

di ANTONIO SALTINI


Bambino Maasai.

Le più vive congratulazioni al prof. Bertoni per l'articolo sulle menzogne sulla carne, che condivido pienamente permettendomi, nell' icondizionata adesione, una nota integrativa.
Sul Pianeta sussistono 1,5 miliardi di ettari di terre arabili, da cui si ricavano tanto gli alimenti vegetali quanto quelli lattiero-caseari, che, data la contrazione, per reintegrare le superfici sottratte agli arativi dalla generale cementificazione, dei pascoli di elevata fertilità, costituiscono, ormai, produzione pressoché esclusiva dei campi arati, destinati, in misura ingente, alla produzione di foraggi, dalla medica al mais, dai trifogli alle graminacee foraggere.
Oltre agli arativi la superficie agroforestale del Pianeta comprende, peraltro, 3,4 miliardi di ettari di savane, tundre e steppe predesertiche, di alcune delle quali è stata tentata la conversione in arativi col risultato, salvo la disponibilità di acqua (una disponibilità in irreversibile contrazione) della loro conversione in deserto.

martedì 25 settembre 2018

INSOSTENIBILMENTE BIO



di FLAVIO BAROZZI, ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI



A Bologna nell'ambito del salone SANA, con gran battage pubblicitario ed enorme visibilità sui media, è stato presentato il rapporto FEDERBIO "Cambia la terra 2018 - Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)", sviluppato con contributi specifici di WWF, LIPU, ISPRA, ISDE e Legambiente e disponibile qui: https://www.cambialaterra.it/rapporto/. L’immagine dell’agricoltura biologica italiana che ne esce viene esaltata più con slogan che con dati oggettivi e scientificamente verificati.
Ciò spiega la nostra idea di sviluppare un’analisi indipendente sulle affermazioni contenute nel rapporto Federbio¹, pubblicata sul sito della FIDAF (Federazione Italiana Dottori in Scienze Agrarie e Forestali) e disponibile qui.

domenica 23 settembre 2018

giovedì 20 settembre 2018

“PESTICIDI” E RISCHIO DI CANCRO IN AGRICOLTURA

di ALBERTO GUIDORZI e LUIGI MARIANI



Gli agricoltori contrariamente al luogo comune 
sono meno esposti al rischio di cancro rispetto 
alla popolazione generale. 
Questo è quanto emerge dagli studi di coorte 
condotti negli USA e in Francia.



Introduzione

Se chiedete all’uomo della strada se i fitofarmaci (volgarmente noti come “pesticidi”) portino il cancro quasi immancabilmente la risposta sarà positiva, il che è la chiara espressione di un luogo comune frutto di decenni di campagne mediatiche basate sull’equivalenza fitofarmaco = sostanza tossica = maggiore probabilità di tumore. Peraltro la diffusione di tale luogo comune è agevolata dalla soppressione del termine agronomicamente corretto e cioè “fitofarmaco” in nome dell’assai più evocativo “pesticida”, che richiama alla mente pestilenze e morti in massa. Il termine “fitofarmaco” rimanda invece al concetto di “medicina delle piante”, il quale a sua volta si connette al concetto di farmaco, rispetto al quale nell’opinione pubblica, grazie al serio e perseverante lavoro dei medici, ha maturato la consapevolezza che alle giuste dosi è essenziale mentre alle dosi sbagliate porta a conseguenze negative, in onore alla massima di Paracelso secondo cui “è la dose che fa il veleno”.
Peraltro se i fitofarmaci fossero davvero sostanze cancerogene gli effetti in termini di aumentato rischio di tumore si dovrebbero anzitutto vedere sugli agricoltori, i quali in buona parte utilizzano fitofarmaci e sono dunque più esposti agli effetti di tali molecole rispetto alla popolazione generale. In ragione di ciò ci proponiamo di verificare se gli agricoltori siano più o meno soggetti al rischio di tumore rispetto alla popolazione generale e lo faremo facendo ricorso ai risultati provvisori ma sufficientemente robusti che emergono da due studi di coorte condotti negli USA e in Francia e riassunti da Philippe Stoop nell’interessante lavoro "Pesticides et cancers chez les agriculteurs: la fuite en avant vers l’irréfutabilité” apparso in due puntate sulla rivista online European Scientist (Stoop, 2018 (a)(b)). 

lunedì 17 settembre 2018

L’ANTICHISSIMO RAPPORTO FRA I PRIMATI E L’ETANOLO - Genetica, paleoclimatologia e un’indagine epidemiologica offrono nuovi spunti in aiuto alla riflessione su un argomento con grandi implicazioni socio-culturali e salutistiche

di LUIGI MARIANNI

 


Figura 1 – Ricostruzione del proto-primate Purgatorius unio (Valen & Sloan, 1965). Vissuto 60-70 milioni di anni fa (Cretaceo), aveva un peso di 37 g e una lunghezza di 15 cm esclusa la coda (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Purgatorius).



L’eredità culturale di Luca Cavalli Sforza

Luca Cavalli Sforza ci ha lasciato alcune settimane orsono alla veneranda età di 96 anni. Tale scomparsa ci priva di un grande scienziato, professore emerito di genetica a Stanford –California e che ha fatto ricerca attiva per oltre sessant'anni. Scientificamente formatosi all’Università di Pavia, nella scuola di genetica creata da Carlo Jucci e Adriano Buzzati-Traverso, ha iniziato da lì una rapida e brillante carriera scientifica che lo ha portato a collaborare e/o a tessere rapporti d’amicizia con grandi biologi e genetisti come John Haldane, Ronald Fisher, Salvador Luria, Max Delbruck, Francis Crick, Jim Watson, Sindney Brenner, Francois Jacob, Rita Levi-Montalcini, Joshua Lederberg e Arthur Kornberg.

La sua curiosità intellettuale l’ha spinto per decenni a collegare in modo originale alla genetica umana altre discipline come la linguistica, l’antropologia, la botanica, la storia dell’agricoltura, l’archeologia, la demografia, la paleontologia e la statistica. Il tutto al fine di dare una spiegazione all’identità genetica e culturale dell’umanità attuale. E’ grazie al filone di studi da lui inaugurato che oggi siamo in grado di spingere lo sguardo indietro nel passato dell’umanità di decine e centinaia di migliaia di anni.

Le riflessioni che svilupperò qui di seguito, tratte da un paio di lavori scientifici che ho di recente letto, rientrano nel filone culturale inaugurato da Luca Cavalli Sforza, alla cui vastissima opera scientifica e divulgativa vogliono costituire un modesto ma sentito omaggio.

mercoledì 12 settembre 2018

DAL “SESSANTOTTO” AL SALAME ECOCOMPATIBILE.

di ALBERTO GUIDORZI 

 


A distanza di 56 anni dalla mia laurea a Piacenza ricevo ancora “Presenza”, rivista dell’Università Cattolica. Nel n° 3/2018 ho così letto il resoconto di un convegno sul “68 in Cattolica” (Towards 68 – Catholic students in Europe during the Sixities) e qui sotto riporto alcune considerazioni personali che spero potranno interessare i lettori.
Io il 68 non l’ho vissuto da studente ( da tre anni ormai facevo la spola tra Francia e Italia per motivi di lavoro) e anche se vedo che nel convegno si è detto che la contestazione era iniziata ben prima, posso dire che a Piacenza, dove ho frequentato la facoltà di Agraria della Cattolica, non ne ebbi alcun sentore. Forse perchè noi a Piacenza eravamo dei “pestaterra” e poco discutevamo di massimi sistemi, ma molto di come far uscire l’agricoltura dall’autoconsumo e dal poco mercato.