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venerdì 9 gennaio 2015

Impronta ecologica ed alimenti

di Angelo Troi




L'impatto ambientale degli alimenti sarà uno dei grandi temi di Expo 2015.
Tra le varie teorie, talora pittoresche, che troviamo nel web vi è quella della doppia piramide alimentare. Quella per capirci, che da una parte suggerisce gli alimenti da consumare in misura maggiore, e dall'altra ne valuta l'impatto. Semplificando, troviamo gli ortaggi e le verdure tra gli alimenti più consigliati (ed a basso impatto) e la carne tra i meno consigliati ed ad alto impatto ambientale.

Che si tratti di una teoria, e non di scienza, è immediatamente rivelato dai dati che analizza: confusi, irrazionali e più imperniati sul consenso mediatico che sulla realtà.
Perché ne parliamo? Il medico veterinario ha una notevole responsabilità nel creare “opinione pubblica” attorno a questi temi, perciò mi pare importante fare l'avvocato del diavolo, evidenziando alcune incoerenze eclatanti. Noi curiamo animali, sia per le produzioni che da compagnia e l'estrema proiezione della teoria sarebbe quella di considerarli tutti a forte impatto ambientale. Forse quelli da compagnia anche un tantino di più, specie se assolutamente “consumatori” e “carnivori puri”, come i felini domestici.
Il diagramma è costruito su tre parametri, consumo di suolo (Ecological Footprint), consumo di acqua (Water Footprint), produzione di gas serra (Carbon Footprint).
La confusione inizia da cosa si misura: ad esempio il latte non viene prodotto in quanto tale, ma parallelamente al latte otteniamo una serie di altre cose: carne, pelli, fertilizzanti, gelatine e sottoprodotti (per l'industria alimentare, farmaceutica e cosmetica), biogas.... Ma mai solo latte; quindi si dovrebbero usare parametri confrontabili, come le calorie in caso di alimenti o la sostanza secca prodotta per il confronto del carbonio utilizzato.
In realtà il bovino (per rimanere sull'esempio) ha un potenziale produttivo particolare: trasforma con grande efficienza in proteine nobili, attraverso la ruminazione, sostanze non assimilabili da altri animali, come le fibre vegetali indigeribili per i monogastrici.
Consuma suolo? Se noi mangiassimo fieno ed erba, sarebbe in competizione, ma noi non mangiamo fieno ed il concetto di suolo coltivabile è impreciso. Tutto e niente è coltivabile, dipende da cosa vogliamo coltivare. Persino il concetto di "coltivare" è inadeguato, se confondiamo uso e consumo. Il paesaggio alpino ideale è in realtà "coltivato": i prati sono falciati e le foreste pulite. Ma coltivare i grandi polmoni verdi del pianeta, avrebbe conseguenze imprevedibili. Certamente una parte dell'alimentazione del bovino, sia essa ottenuta da pascoli o fieno di prati polifiti ha meno complessità colturale degli ortaggi destinati all'uomo (pensiamo ai concimi, fertilizzanti, disinfestanti, fito-farmaci, irrigazione, macchine agricole, ore di lavoro...). Alimentare la popolazione (umana e... di animali sinantropi) con ortaggi, vorrebbe dire avere superfici coltivate di estensione irrealizzabile sul pianeta terra.
Consuma acqua? Consumare non equivale ad utilizzare; se butto acqua in mare non la consumo perché entra in un circuito ambientale esattamente come l'acqua bevuta, che sarà in parte restituita all'ambiente quasi istantaneamente ed in parte più lentamente. L'allevamento usa e non consuma.
Produce gas serra? Chi respira, nel senso classico del termine,  produce CO2; la ruminazione è una fermentazione quindi vi è emissione di metano. Tutto quanto macera produce gas, a cominciare dai composter di casa per i rifiuti biodegradabili. L'allevamento non estrae dal suolo carbonio immobilizzato, come i giacimenti fossili da cui otteniamo l'energia ma, come per l'acqua, utilizza risorse disponibili, lasciandone il bilancio più o meno inalterato.
In realtà la carne rappresenta anche un fenomenale metodo di stoccaggio delle proteine nobili: spingere eccessivamente ad alimentare con vegetali, significa esporci significativamente alle variabilità del microclima ed alle fito-patologie (le famose carestie della storia, di cui abbiamo perso la memoria). In alternativa, è necessario spostare da una parte all'altra del pianeta grandi volumi di alimenti facilmente degradabili, oppure conservati artificialmente, secondo i fabbisogni. Questo implica consumo di energia.
Certamente l'uomo e gli animali ad esso legati, sono specie in forte espansione sul pianeta.
Come sempre, il successo di una specie ha determinato una selezione di altre: positiva o negativa a seconda dei punti di vista. Specie utili o dannose, opportuniste, in competizione o allevate. Animali, vegetali, parassiti, virus, batteri dipendono da equilibri complessi, che l'ecosistema ha sempre regolato in funzione delle risorse disponibili, della specializzazione o, all'opposto, della flessibilità adattativa.
L'uomo ha grandi esigenze (tra cui quella di credere a qualcosa), ma pare quasi che il benessere nutra bufale... non ruminanti.
Angelo Troi 
Veterinario, Segretario Nazionale del SIVeLP (Sindacato Italiano Liberi Professionisti).
E' responsabile del sito http://www.sivelp.it/


 

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