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lunedì 26 gennaio 2015

Micotossine o mais OGM?


di Antonio Saltini
L'articolo che presentiamo, nonostante sia stato scritto nel 2007, ci sembra di rilevante attualità per l'argomento trattato (qui). 

E’ trascorso un decennio dalla scoperta del potere teratogeno delle micotossine, cataboliti prodotti dalle crittogame che infettano il mais. Una successione di studi ne ha rivelato gli effetti sulla biologia degli animali allevati e dell’uomo. La gravità delle conseguenze ha indotto gli Stati Uniti a predisporre piani di contenimento: le proposte, avanzate dall’organismo scientifico competente, sono sul tavolo del Segretario di Stato.

Mentre il colorito mondo no-global e no-science, al comando di un capitano del prestigio culturale di Mario Capanna (quello degli esami universitari collettivi), prosegue la sua guerra contro le piante geneticamente modificate, la più importante tra le piante geneticamente modificate, il mais, potrebbe presto divenire obbligatoria, negli Sati Uniti, con il varo del divieto di coltivare ogni ibrido tradizionale. L’obbligo è caldamente suggerito dal circostanziato documento che, redatto, nel 2006, da uno specialista di legislazione alimentare, il dottor Drew Kershan, la Food and drug Administration ha presentato al Segretario di stato (nel lessico americano il ministro) competente per la salute pubblica, demandato della decisione.
Ragione della proposta di bandire i mais ibridi tradizionali, la contaminazione di micotossine, in primo luogo di fumonisine, un composto chimico a carico del quale si sono accumulate, negli ultimi due decenni, prove di colpevolezza che ne fanno uno dei più pericolosi inquinanti degli alimenti presenti nella gamma delle derrate che dalle campagne raggiungono botteghe e supermercati, da botteghe e supermercati le cucine degli abitanti del Pianeta.
I primi biologi a denunciare il potere tossico dei cataboliti prodotti da crittogame nel mais (micotossine), furono, nel 1988, ricercatori del Sudafrica, che ne verificarono la capacità di produrre lesioni letali dell’apparto nervoso degli equini. Conosciuta la scoperta, la scienza degli Stati Uniti, primo produttore di mais al mondo, primo consumatore di mais nella nutrizione animale, grande consumatore di prodotti a base di mais destinati all’uomo, popcorn e preparazioni a base di crusca comuni nella colazione americana, si impegnava in un vasto piano di indagini, che confermavano il potere delle tossine fungine di creare lesioni letali all’apparato cerebrale di equini e suini, e rivelavano un significativo potere di determinare tumori nei ratti.

L’approfondimento degli studi induceva le autorità sanitarie americane ad un autentico stato di allarme quando, nel 1991, rilievi epidemiologici dimostravano che tra gli emigranti messicani viventi nel Texas meridionale il tasso, tra i neonati, di alterazioni irreversibili dell’apparato nervoso risultava 2-5 volte superiore a quello noto tra i neonati della popolazione americana nel suo complesso. L’anomalia rivelava una connessione diretta con il consumo di mais, siccome la base della dieta degli emigranti messicani è costituita, secondo la tradizione del paese di origine, dalle tortillas che le donne messicane preparano con farina acquistata dal commercio o ottenuta acquistando mais in seme da un coltivatore locale e facendolo macinare, o macinandolo con un utensile domestico. Le donne messicane degli Stati Uniti consumano fino a 80 grammi di mais al giorno, una quantità che, se il mais risulta inquinato, rende, in caso di gravidanza, le probabilità di alterazione dell’apparato nervoso del feto oltremodo significative.
Al fine di verificare il rilievo realizzato tra la popolazione messicana degli Stati Uniti, tra il 2000 e il 2005 la scienza americana promuoveva ricerche epidemiologiche in una serie di paesi in cui il mais costituisce elemento chiave della dieta, in Africa, in Centromerica, nella Cina settentrionale. Seppure in modo non uniforme, i dati dei paesi diversi confermavano, secondo l’estensore del rapporto, i risultati delle indagini negli Stati Uniti meridionali.
Gli studi americani destavano l’interesse per il problema degli altri paesi evoluti. Un’indagine realizzata, nel 2003, in Inghilterra su prodotti comunemente offerti al pubblico dimostrava la gravità del problema fino allora ignorato. Le analisi delle autorità sanitarie inglesi rivelavano, ad esempio, su dieci campioni di farine di mais, che tutte quelle “biologiche”, sei sul totale, risultavano contaminate in misura significativamente superiore alle soglie reputate tollerabili, dall’astronomico valore di 16.436 ppb, parti per miliardo, a 3.978. Palesemente le pratiche dell’agricoltura “biologica”, con il rifiuto di interventi chimici, favoriscono l’inquinamento da micotossine.


Gli studi sanitari si integravano, negli Stati Uniti, con quelli agronomici, che confermavano cognizioni già largamente diffuse: l’inquinamento del mais varia, veniva ribadito, secondo le annate: è più grave, mediamente, in quelle siccitose. La causa fondamentale sono gli attacchi di insetti, prima tra tutti la piralide, che perforando la spiga offre la strada di penetrazione alle crittogame, prima tra le altre il Fusarium, due dei cui ceppi sono i principali produttori di fumonisine, la più letale, per gli effetti sul sistema nervoso, delle micotossine di un mais inquinato. Gli attacchi di piralide possono essere ridotti a valori pressoché nulli dall’impiego di mais b.t, i mais nel cui corredo genetico è stata inserita la catena per la produzione di una proteina tipica del Bacillus Thuringiensis ad effetto insetticida. Esistono peraltro insetti che resistono alla proteina insetticida, tra i fitofagi del mais l’Helicoverpa zea e la Richia albicosta: nelle aree in cui la loro diffusione è maggiore anche i mais b.t. sottostanno ad attacchi che possono risultare fonti di inquinamento da parte del Fusarium.
Definito il quadro epidemiologico, e identificati i problemi agronomici, il rapporto della Food and drug Administration illustra le opzioni tra le quali il Segretario di stato potrà scegliere le misure per proteggere le gestanti che, ingerendo derivati del mais, sono esposte al rischio di generare un neonato con alterazioni del sistema nervoso. Il primo obiettivo che ogni misura deve proporsi, sottolinea, preliminarmente, l’estensore del rapporto, è la tutela dei benefici attesi dalle misure con cui l’Administration ha promosso, negli anni precedenti l’emergere del pericolo delle micotossine, gestazioni regolari favorendo l’assunzione, da parte delle donne in età fertile, di acido folico, indispensabile per la formazione del sistema nervoso del feto. Le fumosinine bloccano, è stato dimostrato, l’acido folico disponibile negli scambi tra la madre e il feto, rendendone inutile l’assunzione.
Questo elemento fondamentale suggerisce campagne di informazione che invitino le donne in età fertile a scegliere, ove consumino prodotti derivati dal mais, alimenti ricavati da mais b.t. Nella vasta popolazione di donne messicane che vive, ormai, negli stati meridionali degli Stati Uniti, è peraltro oltremodo comune l’acquisto di farina da molini artigianali, o addirittura, di mais in grani da un agricoltori, per realizzarne la molitura con un utensile domestico. Per evitare ogni possibilità che la donna messicana impasti le proprie tortillas con mais potenzialmente inquinato la Food and drug Administration propone al Segretario l’eventualità della proibizione degli ibridi tradizionali, che nel paese in cui hanno avuto origine, gli Stati Uniti, diverrebbero illegali, venendo ammessi alla coltura legale solo i mais b.t., cioè mais o.g.m. Il rapporto non rileva che le regioni degli Stati Uniti in cui è prevalente la popolazione messicana corrispondono a quelle in cui gli agronomi hanno verificato che l’entomofauna di un campo di mais è costituita, in parte cospicua, da insetti che godono di resistenza naturale, a differenza della piralide, alla proteina insetticida del Bacillus Thuringiensis, una circostanza che ridurrebbe l’efficacia della proibizione. Seppure, peraltro, il problema delle donne messicane abbia costituito l’occasione delle preoccupazioni dell’Administration, non si può dimenticare che gli Stati Uniti sono il primo produttore di mais al mondo, e che tutto il loro allevamento è fondato sull’impiego del mais. Provato il potere delle fumonisine di transitare dagli sfarinati di mais agli animali allevati, dai prodotti dell’allevamento all’uomo, è palese l’interesse degli Stati Uniti a elidere radicalmente il pericolo. Se Texas e California registrano produzioni di mais il cui prodotto può risultare dannoso alla popolazione messicana, l’immenso Corn belt, la maggiore area maidicola del Pianeta, alimenta i supermercati del primo consumatore mondiale di latte, carne bovina, suina e avicola. Liberare l’allevamento americano dall’incubo della contaminazione da micotossine non costituirebbe realizzazione priva di rilievo politico, economico, sanitario.
Il rapporto è sulla scrivania del Segretario di Stato, la cui decisione è imminente. Il quale reputiamo non interpellerà, per decidere, il signor Capanna (è laureato? con tesi “di gruppo”?), il cui responso ascolterà, invece, con la devozione con cui si ascolta un medium, la rumorosa schiera di quanti, maggioranza o opposizione, contendono gli inquieti consensi elettorali dell’inconscio collettivo.



 Antonio Saltini 
Docente di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, giornalista, storico delle scienze agrarie. Ha diretto la rivista mensile di agricoltura Genio Rurale ed è stato vicedirettore del settimanale, sempre di argomento agricolo, Terra e Vita.
E' autore della Storia delle Scienze Agrarie, l’ultima edizione dell’opera, in sette volumi pubblicati tra il 2010 e il 2013, è ora proposta in lingua inglese "
Agrarian Sciences in the West". Tale opera, per la ricchezza dei contenuti e dell'iconografia, costituisce un autentico unicum nel panorama editoriale mondiale, prestandosi in modo egregio a divulgare in tutto il mondo la storia del pensiero agronomico occidentale

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