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venerdì 20 febbraio 2015

A Firenze, metà trionfale, metà occulto, il convegno della stregoneria agraria



di Antonio Saltini 



A Firenze, metà trionfale, metà occulto, il convegno della stregoneria agraria è un articolo scritto da Antonio Saltini in occasione del XXXII convegno internazionale di Agricoltura Biodinamica, tenutosi a Firenze. Il copione anche per quest'anno non cambia se non nella location;  sarà Milano ad ospitare l'evento dal titolo eloquente: Oltre Expo alleanze per nutrire il pianeta- Sì è possibile.


Quotidiani nazionali di prima grandezza hanno celebrato l’evento come il più solenne incontro internazionale dei maggiori scienziati che si occupino, sulla sfera terrestre, di agricoltura. Titoli a cinque colonne inneggianti alla coltivazione della terra “in modo etico”, accendendo il sogno felice della creazione di “occupazione e qualità”. Più di una voce ha notato che il convegno mondiale dei cultori di “biodinamica”, celebrato a Firenze tra il 21 ed il 23 febbraio ha avuto per metà un aspetto trionfale, con piazza della Repubblica tappezzata di manifesti sui poteri prodigiosi di questa “nuova” scienza della coltivazione, per metà un’impronta chiaramente occultistica, con l’esclusione dal cinema Odeon (location del convegno) di chiunque fosse sospettato avversario della filosofia professata dai partecipanti.
Tra gli operatori del settore, agricoltori, tecnici, commercianti, tra i campi e le stalle le procedure “biodinamiche” sono note soprattutto per la stravaganza: gli adepti seppelliscono, in autunno, al centro dei propri campi, un organo animale ripieno di sostanze vegetali marcescenti attendendo che trascorra l’inverno per estrarle dopo che abbiano raccolto, durante il sonno della terra, tutte le influenze stellari di cui le notti invernali sarebbero generose; infranto, in primavera, l’involucro animale e disseminata nel campo la mistura ormai putrefatta si assicurerebbero al suolo energie prodigiose, infinitamente superiori a quelle che si otterrebbero da centinaia di quintali di letame, da decine di quintali di fertilizzanti di sintesi.

Tra i prodigiosi captatori di energie astrali, secondo che coltivi rape o zucche l’adepto gode della più ampia facoltà di scelta, la sua preferenza può cadere su un cranio bovino ritirato fresco dal mattatoio (chi scrive non è in grado di precisare razza, sesso ed età della bestia sacrificata agli astri), una vescica di cervo (che deve essere appartenuta, è fondamentale, ad un capo maschio dal palco di corna più ambizioso che sia dato scovare), o di un corno, non è chiaro se debba essere sinistro anche se, per una pozione simile prescritta dalle streghe del proprio tempo, un grande scienziato fiorentino, Giovanni Targioni Tozzetti, ebbe a sentenziare: “assicuro che il destro avrà i medesimi effetti del sinistro”.

Anche la scelta delle sostanze vegetali che verranno poste in putrefazione nel magico contenitore può essere operata secondo le specifiche esigenze del suolo e della futura coltivazione: possono essere menzionati i fiori del tarassaco (popolarmente il “piscialetto” denominazione da cui traspaiono i poteri segreti della pianta) la corteccia di quercia (solo gli iniziati possono precisare di quale varietà di quercia), e numerose altre. Chi volesse conoscere l’intera gamma delle opportunità stellari potrebbe partecipare ai corsi sulla materia che regioni sempre più numerose (in testa alla classifica, per la dedizione alla diffusione della dottrina, Toscana e Calabria) sostengono nonostante le difficoltà dei pubblici bilanci.
Gli effetti di misture e preparati sono notori da tempo all’antica facoltà di agraria di Milano, cui la più illustre coltivatrice “biodinamica” d’Italia richiese, rivolgendosi ad alcuni dei più rinomati scienziati della facoltà, di dimostrare, con rigorose prove comparative, l’indiscutibile superiorità delle proprie produzioni. Quando i suddetti scienziati la avrebbero informata, discretamente, dell’impossibilità di dimostrare qualsiasi superiorità, la siûra avrebbe tradito un attimo di sconforto, superato per proclamare, trionfalmente, ricorda chi fu presente all’incontro, “eppure se guardo le mie piante sento quanto siano felici!”.

Rievocata la vicenda esemplare potrebbe apparire inutile dedicare qualunque attenzione ulteriore al convegno celebrato a Firenze se non fosse d’obbligo, per il cronista, rilevare che gli iniziati alle pratiche biodinamiche si distinguono in due classi: i semplici coltivatori, che aderiscono alla dottrina pronti a disseminare i campi della putredie contenuta da corni e bucefali per lucrare i contributi che sempre più numerose amministrazioni regionali riversano su quella che è stata definita l’“agricoltura etica”, e gli autentici iniziati all’“antroposofia”, la dottrina del negromante germanico che, oltre a suggerire le pratiche con cui ottenere verdure impregnate di energie astrali avrebbe immaginato come mutare le sorti dell’umanità intera, Rudolf Steiner.
Steiner fa parte della folla di occultisti, maghi e satanisti che precedette e anticipò, nella Germania che, sconfitta in una guerra orribile, cercava un capo in grado di ripagare l’umanità intera convertendola in massa di schiavi. Più di una voce ha sostenuto che tra quella folla Steiner sarebbe stato il più letto ed il più amato dal futuro Führer.

Il catalogo della biblioteca di Hitler nel bunker della Cancelleria, conquistata dai carri russi e mantenuta segreta, nei sotterranei del Kremlino, fino al crollo del comunismo, è stato classificato da uno storico americano, che, all’annuncio della disponibilità dell’insieme, sarebbe salito sul primo aereo arrivando per primo ai volumi. Interpellato sulla presenza di Steiner tra gli autori oggetto delle meditazioni serali di Hitler nelle ultime, probabilmente inquiete, notti, l’autore dello schedario avrebbe, con perfetta cortesia, risposto che Steiner non c’era, ma che la maggioranza dei volumi erano testi di occultismo, stregoneria, satanismo, e che, siccome i volumi recuperati dai carristi sovietici non costituivano che una frazione della biblioteca originaria, doveva reputarsi del tutto possibile che la bacheca dedicata a Steiner fosse stata centrata da un obice nell’ultimo tiro al bersaglio della Seconda Guerra Mondiale.
Siccome, peraltro, la fondatezza di una possibilità non costituisce certezza, pretendendo di rispondere al quesito c’è chi ha voluto affrontarlo in modo radicale: sobbarcandosi la lettura dell’intera biblioteca lasciata ai posteri dal mago tedesco. Impresa estenuante quanto nessuna prima affrontata da un lettore di provata pazienza.

Autentico occultista, Steiner scrive migliaia di pagine, ripetendo all’infinito le medesime cose, di cui non si capisce, sostanzialmente, nulla. Vera eccezione le pagine in cui, sfogliatene duecento invano, si giunge all’incontro del mago con Satana, con Lucifero o Arimane (il dio del male della tradizione persiana) descritti con tale vivacità e pulsante simpatia da dover credere che il “vate” tedesco li abbia realmente frequentati nella saletta riservata della birreria di Monaco in cui il discepolo avrebbe spiegato ai primi camerati come realizzare i propositi che sancirà l’inno della Wehrmacht: “Oggi è nostra la Germania, domani lo sarà il mondo intero.

Nelle indagini storiche pazienza e metodo sono sempre, alla fine, premiati: letti volumi interi, sfogliate mille pagine di incomprensibili elucubrazioni allietate, purtroppo raramente, dall’incontro di un gioviale collaboratore di Satana, il lettore tenace approda, affrontata La scienza occulta nelle sue linee generali (Editrice antroposofica, Milano 1969), a pagine che lo stupiscono per la propria chiarezza, la chiarezza con cui il mago tedesco narra le vicende del popolamento della Terra.

Non è la chiarezza che si potrebbe pretendere da un genetista con cattedra a Cambridge, i dettagli sono del tutto incomprensibili, ma l’ipotesi essenziale delle modalità con cui il nostro pianeta sarebbe stato abitato sono inequivocabili: al tempo di Atlantide, il continente primitivo dissoltosi, secondo i maghi antichi, tra le onde, tra gli abitanti della Terra avrebbero potuto distinguersi quelli incarnatisi da spiriti provenienti dal Sole, da Mercurio, Venere, Marte, Giove. Tra le provenienze diverse sarebbero sussistite, però, diversità invalicabili: alcune di queste etnie, forse è più proprio il termine “razze”, possedeva i semi della propria evoluzione futura, altre no.

Il lettore più tenace non riesce a comprendere perché i più evoluti sarebbero stati pronti ad accogliere i segreti di Cristo (che il “vate” non si premura di spiegare quali siano), mentre gli altri sarebbero stati irreparabilmente vincolati alla signoria di Lucifero, dal quale avrebbero assunto tutti i possibili vizi e cattive abitudini, tanto ricolmi di cattiveria da potersi accendere, spiega il “vate”, come fiammiferi Minerva. Le differenze, incolmabili, si sarebbero conservate nei millenni successivi: abbandonando il continente che naufragava gli uomini si sarebbero divisi, così, in uomini evoluti e uomini “primordiali” essenzialmente inferiori ai primi (pagg. 207-221). Non è difficile immaginare che scoprire la prova “scientifica” dell’esistenza di uomini “superiori” e di uomini “inferiori” sarebbe stato “burro e marmellata” per il caporale Adolf.

Lettori attendibili informano che esisterebbe una serie intera di saggi tedeschi che dimostrerebbero che i primi cultori dell’orticoltura “biodinamica” sarebbero stati i Lagerkommandant (o Lagerführer) dei campi di sterminio che, per sostenere le proprie superumane fatiche per la gloria del Reich avrebbero utilizzato i morituri delle razze inferiori a coltivare cavoli e rape rigonfi di poteri uranici o saturnici.
Se, quindi, il congresso mondiale celebrato a Firenze potrebbe essere dimenticato rubricandolo quale fiera della stregoneria contadina, impone di considerarne la valenza autentica la filosofia professata dagli autentici seguaci del mago germanico.
Compiacente la politica (evidentemente più attenta al proselitismo che alla scienza), inerte la città, inerte il modo cattolico, di cui è incomprensibile il silenzio di fronte a un congresso di satanisti.

Alla connivenza del potere politico, e all’acquiescenza dell’autorità religiosa, deve aggiungersi, e appare più grave, l’assoluta omertà del mondo della cultura. Firenze è stata patria culturale e politica di Galileo, del cui Granduca fu philosophus ufficiale, con il cui placet fu titolare di una delle cattedre più prestigiose, già allora, del panorama accademico della Penisola. Il metodo galileiano è stata la chiave delle scoperte scientifiche, e delle loro applicazioni, che hanno assicurato, per tre secoli, il primato culturale dell’Occidente su civiltà non meno antiche e non meno ricche di valori culturali. Terra madre delle opere del grande Pisano, Firenze è stata la matrice in cui il suo metodo è stato trasposto, da ingegni degni di quello del maestro, nelle indagini nella sfera botanica e in quella zoologica, Francesco Redi, Pietro Micheli e Giovanni Targioni Tozzetti, che esaminando organi vegetali e animali al microscopio secondo i canoni galileiani hanno gettato, a Firenze, le fondamenta della biologia moderna.

Verificando l’abisso che separa la ricostruzione dell’evoluzione della specie umana dei genetisti che delle indagini di Targioni Tozzetti sono i continuatori e la zuffa tra uomini “saturnici”, “lunari” o “solari” sognata da Steiner si resta sgomenti verificando come l’inerzia della città sia stata praticata, con la medesima fermezza, dai dotti della città, sede della blasonata prima accademia agraria, per antichità, d’Italia.
Così i discepoli del mago teutonico hanno conquistato la città del Giglio, nell’indifferenza collettiva, giustificabile, si deve riconoscere, perché le conoscenze occulte sono ardue da individuare, più difficili da penetrare, nel tradimento, secondo un titolo francese famoso (Il tradimento dei chierici di J. Benda), degli uomini di scienza, ai quali si impone, proprio perché depositari delle regole della conoscenza, di insorgere, costi anche qualche dissapore col potente di turno, quando quelle regole siano sostituite dai sortilegi di aruspici e sciamani.



Antonio Saltini, storico delle Scienze Agrarie

l'articolo è stato sottoscritto anche da:
Tommaso Maggiore, Università di Milano
Attilio Scienza, Università di Milano
Osvaldo Failla, Università di Milano
Luigi Mariani, Università di Milano


1 commento:

  1. Mi dispiace, ma non ci credo. Penso che sia impossibile che, dopo tanti secoli, torni una visione magica e astrologica dell'agricoltura. Le pratiche che il prof. Antonio Saltini descrive nulla hanno a che fare con ciò che i cultori della biodinamica dicono di sé: sono persone sinceramente preoccupate di salvaguardare l'ambiente e la salute, persone che amano la terra e rispettano i ritmi naturali e biologici. Forse peccano un po' di ingenuità, forse non riconoscono il debito che l'agricoltura moderna ha verso la scienza agraria, ma sicuramente non sono satanisti e molti non sanno neppure chi sia Rudolf Steiner e tanto meno si riconoscono suoi discepoli. Può darsi, certo, che alle spalle di questo movimento, e senza che i cultori stessi di biodinamica ne sappiano alcunché, ci sia un'intera concezione del mondo di stampo satanista: bisognerebbe però dimostrarlo. Siamo in un'epoca strana: mentre tramonta, senza infamia e senza gloria, una visione cristiana del creato, sorgono, un po' come funghi, concezioni magico-religiose del mondo, che ricordano antiche concezioni animistiche e il mondo tende ad essere nuovamente "pieno di dei". Cacciato il Dio creatore, torna Pan e i "cori che vanno eterni dalla terra al cielo"; immemore del cammino che ha compiuto, l'uomo occidentale non ha più una propria civiltà da offrire alle altre civiltà del mondo.

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