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lunedì 30 marzo 2015

Il fattore di Emerson e la dittatura del clima

di Luigi Mariani


I mangiatori di patate- Van  Gogh

Solo 156 anni ci separano dall'ultima grande carestia europea dovuta a cause meteorologiche e cioè la carestia d'Irlanda[1] che imperversò negli anni che vanno dal 1844 al 1847 provocando oltre 1 milione di morti. Tale carestia è solo l'ultima di una lunga serie fra cui segnalo quelle del 1594-1597 (la pioggia incessante rovinò i raccolti in tutta Europa), quella del 1693-1695 (penuria di generi alimentari; milioni di morti in Francia e Paesi limitrofi) e quella del 1740-1750 (un'annata freddissima e molto piovosa fece seguito ad un periodo di 50-60 anni a clima atlantico mite; 200mila morti in Francia). Circa la carestia del 1740, il cui ricordo si protrae tutt'oggi tramite il detto proverbiale francese “Je m'en fous comme de l'an quarante”, lo storico Leroy Ladurie evidenzia che in Francia furono poste in atto rapide strategie di adattamento che consistettero nello spostare scorte di cereali verso le zone più colpite, con il risultato che i morti furono di molto inferiori a quelli avutisi nelle carestie del XVII secolo.


E a proposito di adattamento vien spontaneo citare lo splendido esempio di adattamento alla variabilità meteorologica basto su un modello empirico di produzione e sulla valorizzazione del commercio che ci viene offerto da Giovanni Targioni Tozzetti, in uno scritto del 1767 (Cronica meteorologica della Toscana per il tratto degli ultimi sei Secoli relativa principalmente all'Agricoltura - Alimurgia, pt. III):


“anno 1590: Trovandosi la Toscana afflitta da grandissima Carestia, e non essendo potuti ottenere Grani dalla Sicilia, dal Levante, dalla Barberia, state le male Ricolte, che erano state ancora in quei Paesi soliti essere Granaio dell'Italia, il serenissimo Granduca Ferdinando I, con somma prudenza riflettè, che le medesime Cause Meteorologiche, dovevano aver cagionato una copiosissima Ricolta nei paesi più settentrionali di noi. Perciò si voltò alle più remote Provincie verso il Baltico, allora non molto praticate, e spedì per le poste a Danzica Riccardo Riccardi Gentiluomo fiorentino, ricchissimo e principalissimo Mercante, per incettar Grani e Biade, ed in questa maniera, da niun'altro prima immaginata, gli riuscì di metter l'abbondanza nella Toscana.”.

Una visione estremamente pessimistica rispetto alle possibilità umane di adattamento ci è invece offerta dal reverendo Malthus (An essay of the principle of the population, 1798), il quale con fredda logica matematica osservava che la popolazione, se non controllata, aumenta con progressione geometrica (2,4,8,16,...) mentre la produzione di cibo aumenta con progressione aritmetica (2,3,4,5...), il che si traduce inevitabilmente in carestie, epidemie, morti in massa. Le idee di Malthus hanno profondamente influenzato il pensiero del XIX e XX secolo (es: Darwin, Marx), fino a giungere oggi ai neo-malthusiani (Club di Roma, Sartori, Latouche). Rispetto a tale visione giova qui ricordare la critica del filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson, il quale nel suo libro Society and solitude (1870) scriveva che “Malthus, affermando che le bocche si moltiplicano geometricamente e il cibo solo aritmeticamente, dimentica di dire che anche l'ingegno umano è un fattore dell'economia politica, per cui le crescenti esigenze della società saranno soddisfatte dal crescente potere dell'inventiva umana.”
Nel XX secolo abbiamo avuto un esempio unico del fattore Emerson all'opera: le produzioni delle grandi colture, grazie ala rivoluzione verde, sono infatti aumentate di 5-6 volte a fronte di un aumento di 4 volte della popolazione mondiale. Questo e stato un fattore decisivo (insieme alle migliori cure mediche ed alle migliori condizioni di vita) per scongiurare la catastrofe malthusiana.
Rifletto proprio oggi su queste cose perché su richiesta di un amico mi sono trovato ad aggiornare con i dati FAO più recenti (dataset FAOSTAT 1961-2013 (qui)) le statistiche mondiali di produzione del 4 grandi colture che sono alla base dell'alimentazione umana a livello globale (frumento, mais, riso e soia). I dati originali, riportati nei file (1 e 2),  sono riassunti nel diagramma in figura 1.

Si noti che le rese dal 1961 ad oggi sono cresciute del 300% per frumento, del 283% per mais, del 240% per riso e del 219% per soia.
L'impressionante incremento delle rese è frutto di un persistente trend positivo che si presta a mio avviso a tre commenti:

1. al contrario di quanto quasi tutti vanno in questi anni dicendoci, il clima non si è fatto più proibitivo per fare agricoltura, in quanto un clima più proibitivo non consentirebbe di garantire gli incrementi di resa cui stiamo tuttoggi assistendo

2. le periodiche intemperanze del tempo atmosferico (siccità, piovosità eccessiva, gelo, ecc.) sono ampiamente controbilanciate dai maggiori livelli di CO2 e dalla sempre migliore tecnologia umana (in termini di nuove varietà, concimazioni, irrigazioni, trattamenti fitosanitari, diserbi, tecniche conservazione dei prodotti, ecc.), la quale garantisce un sempre più efficace adattamento alla variabilità climatica

3. se la tecnologia ci sta dando oggi questi risultati è nostro dovere cercare di estenderla anche nelle aree del pianeta che ancora non ne godono, in modo da estendere all'intera popolazione mondiale quella sicurezza alimentare di cui oggi, secondo dati FAO, gode l'89% della popolazione mondiale stessa (mentre nel 1970 ne godeva solo il 63% e nel 1950 meno del 50%).

Questi dati consentono a mio avviso un ragionevole ottimismo circa la nostra capacità di adattamento, capacità che costituisce uno degli attributi più importanti della “civiltà”, in base alla frase dello storico Emmanuel Leroy Ladurie secondo cui la civiltà è da un certo punto di vista da intendere come l'insieme di sistemi messi appunto dall'uomo per combattere la dittatura del clima.




1 La carestia d'Irlanda fu causata dalla piovosità abbondante che favorì la diffusione di una peronosporacea, la Phytophthora infestans (peronospora della patata e del pomodoro), che distrusse per più anni il raccolto di patate da cui dipendeva la sicurezza alimentare degli irlandesi.

Luigi Mariani
Già docente di Agronomia e Agrometeorologia all'Università degli Studi di Milano, è attualmente condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano.





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