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giovedì 18 giugno 2015

Nazareno Strampelli e il suo tempo

di Luigi Mariani (con un commento di Alberto Guidorzi)




secondo lui, chiunque fosse riuscito a fare crescere due spighe di grano o due fili d'erba dove ne cresceva uno solo, avrebbe reso un servizio al suo paese e all'umanità, tanto più grande dell'intera progenie dei politicanti messi insieme (J. Swift, I viaggi di Gulliver).




Note a margine del convegno “Storia e attualità di Nazareno Strampelli” del 6 giugno 2015.


PREMESSA
Il 6 giugno 2015 ho avuto modo di partecipare al convegno, co-organizzato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria e dalla Fondazione Morando Bolognini e dedicato alla figura di Nazareno Strampelli (1866-1942), marchigiano che operò soprattutto a Rieti rivelandosi un profondo innovatore della granicoltura italiana e mondiale. Il convegno, tenutosi nella cornice dello splendido castello visconteo di Sant’Angelo Lodigiano, ha visto come relatori Roberto Lorenzetti (Direttore Archivio di Stato di Rieti), Norberto Pogna (Cra), Oriana Porfiri (Agronoma) e Luigi Degano (Direttore della Fondazione Morando Bolognini). 


A convegno concluso ho riordinato gli appunti presi ed ho confezionato questa nota, che senza alcuna pretesa di esaustività o di assoluta rispondenza raccoglie alcune delle idee espresse dai relatori (bravissimi ed appassionati) oltre ad alcune mie riflessioni personali.
In premessa ricordo che a Sant’Angelo ci s’interessa ancor oggi a Nazareno Strampelli in quanto fu lui che vi creò una delle stazioni fitotecniche che avevano lo scopo di provare in diversi ambienti italiani le nuove varietà di frumento da lui costituite. La stazione di sant’Angelo nacque grazie all’impegno di Lydia Caprara, vedova dell’ultimo conte di Sant’Angelo Gian Giacomo Morando Bolognini, la quale nel 1932, 13 anni dopo la morte del marito, creò la fondazione a lui intitolata cui vennero conferiti oltre 300 ettari di terra destinati alla nascente stazione fitotecnica. 

IL METODO STRAMPELLI
Quando Strampelli propose il suo metodo per l’ottenimento di nuove varietà di frumento era il modesto titolare di una “cattedra ambulante” in quel di Rieti. Il suo metodo, del tutto innovativo per l’epoca, si fondava sui punti seguenti:

1. si creava variabilità genetica tramite incrocio fra varietà di frumento diverse, attività per velocizzare la quale si operava spesso in vaso e in serra. L’attività di incrocio si basava inizialmente su incroci intervarietali e solo in un secondo tempo si spinse anche ad incroci interspecifici come quelli con piante dei generi Aegilops, Secale, Agropyron, ecc.

2. dalle piante ottenute a seguito di incrocio si selezionavano e moltiplicavano gli individui con caratteri ritenuti più interessanti

3. le selezioni così ottenute venivano date in prova alle stazioni fitotecniche, che a pieno regime erano localizzate in 10 località (S. Angelo Lodigiano, Badia Polesine, Cagliari, Foggia, Montagna, Urbino, Forlì, Inviolatella, Rieti, Leonessa) e che avevano lo scopo di testare i grani di Strampelli in ambienti diversi. I test non si limitavano alla produttività ma si estendevano alla stabilità produttiva, alla precocità, alla resistenza all’allettamento, alla qualità della granella ecc.

Il “metodo Strampelli” fu messo per la prima volta in opera nel 1901 con la creazione dell’incrocio intervarietale Rieti x Noè, realizzato in un’epoca in cui le leggi di Mendel, formulate nel 1866 ma pubblicate su una rivista assai poco diffusa, erano del tutto ignorate dal mondo scientifico e dovevano ancora essere riscoperte (per inciso l’anno delle leggi di Mendel, il 1866, è anche l’anno della nascita di Strampelli, per cui nel 2016 cadrà il 150°anniversario di due eventi importanti). Con l’ausilio del suo metodo, Strampelli effettuò in tutto circa 800 incroci e mise a punto circa 350 varietà.

STRAMPELLI E IL FASCISMO
Quello dei rapporti fra Strampelli ed il regime fascista è un tema delicato in quanto ad esso si deve la “damnatio memoriae” da lui subita per quasi un cinquantennio.
Strampelli fu indubbiamente uno scienziato strettamente legato al regime fascista, senza il quale le sue idee geniali avrebbero avuto scarse possibilità di essere poste in atto. In particolare senza l’appoggio del regime fascista il “metodo Strampelli” non avrebbe probabilmente potuto affermarsi anche perché avversato dall’establishment accademico ed in particolare dal professor Todaro, eminente cattedratico, professore ordinario di agronomia a Bologna e che era di gran lunga il più accreditato miglioratore genetico di inizio secolo. In sintesi Todaro non credeva nell’utilità del ricorso all’incrocio propugnato da Strampelli, preferendo privilegiare l’individuazione di individui mutanti con caratteri interessanti nelle varietà già allora disponibili. Per inciso Roberto Lorenzetti ci ha ricordato che la polemica fra Strampelli e Todaro si mantenne sempre nei limiti della correttezza scientifica, il che va senza dubbio ad onore di ambedue i personaggi.
I rapporti di Strampelli con il regime fascista furono condotti ai più alti livelli. Infatti Mussolini, ce l’ha raccontato Roberto Lorenzetti, raggiunse più volte Strampelli a Rieti ove erano note le sue visite notturne volte a discutere dei particolari della battaglia del grano.
Circa il rapporto fra Strampelli e il regime credo che potrebbe essere utile instaurare un parallelo con la vicenda del grande genetista Vavilov il quale, prima di cadere in disgrazia presso il volubilissimo dittatore Stalin, aveva avuto dal regime sovietico tutti i mezzi necessari per (a) effettuare le sue spedizioni intorno al mondo, (b) creare una rete di istituti di ricerca avente come capo maglia il suo istituto di San Pietroburgo e (c) enunciare la sua fondamentale teoria del centri genetici. In proposito non mi pare che la notoria ferocia di Stalin, cui i testi storici accreditano un numero di morti che va da 6 a 80 milioni (Glover, 1999) abbia impedito la giusta valorizzazione delle figura scientifica di Vavilov, la cui parabola umana è peraltro particolarmente toccante: morì infatti di stenti nel carcere di Saratov dopo che il regime sovietico aveva accusato di revisionismo borghese la genetica mendeliana da lui propugnata aderendo invece alla “genetica marxista” di Lisenko, che era fondata sul Lamarkismo e cioè sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti a livello fenotipico, con un’idea di genetica che era funzionale ad un regime che mirava a creare l’Homo sovieticus.
Strampelli, a quanto mi è dato di capire, era in sostanza un moderato che fu promosso dal regime a scienziato simbolo della battaglia del grano, il che evidentemente non ha poi giovato all’equanime valutazione dei suoi meriti scientifici.A questo proposito nel corso del convegno è stato ricordato l’enorme incremento di produttività delle colture avvenuto nel XX secolo e che ha avuto alla sua base l’innovazione genetica oltre che l’innovazione nelle agrotecniche. Personaggio simbolo della rivoluzione verde è stato senza dubbio Norman Borlaug, al quale fu attribuito il Nobel per la pace nel 1970 per aver creato i frumenti a taglia bassa, in grado di garantire sostanziali incrementi di resa ricevendo grandi dosi d’azoto senza allettare.
E qui i relatori hanno  convenuto sul fatto che, se Borlaug è giustamente da considerare il padre della seconda fase della rivoluzione verde, il padre della prima fase è a tutti gli effetti da considerare Nazareno Strampelli. Al riguardo è stato fra l’altro ricordato che il genetista Guido Pontecorvo ebbe a scrivere quanto segue: «A Pisa un distinto e competente plant breeder, Enrico Avanzi, mi insegnò gli elementi di genetica di quel tempo. Egli ed un altro uomo, Nazareno Strampelli, introdussero i geni per la bassa taglia nelle locali varietà molto alte di frumento al fine di ridurre l’incidenza devastante dell’allettamento. Loro ebbero successo e rivoluzionarono la produzione di frumento in Italia. Circa 40 anni dopo Borlaug fece praticamente lo stesso in Messico, e fu acclamato con lo slogan “Rivoluzione Verde” e ottenne il Premio Nobel. Ben meritato! Ma io sono spiacente per quei ‘pionieri’ di tanto tempo fa.» (Giorgi, 2014)

STRAMPELLI E LA BATTAGLIA DEL GRANO
Nel 1925 la produzione nazionale di frumento era a 65 milioni di q mentre le importazioni assommavano a 22 milioni di q (quasi il 50% dell’intero deficit commerciale italiano).
Per questa ragione il regime fascista pose al centro della “battaglia del grano” l’intensificazione voluta da Strampelli, il quale peraltro esprimeva anche alcune idee rivelatesi poi errate come ad esempio quella di portare il grano tenero al sud in sostituzione del grano duro, che Strampelli riteneva inadatto a garantire incrementi produttivi di rilievo. E per coordinare la battaglia del grano fu creato il Comitato permanente del grano presieduto da Mussolini e di cui Strampelli era vicepresidente.
Contrario alla battaglia del grano era invece il sottosegretario all’agricoltura Serpieri il quale sosteneva che la battaglia del grano:

1. non affrontava in modo efficace il problema di fondo che era quello del latifondo meridionale, da riformare.

2. avrebbe spinto ad incrementare in modo abnorme le superfici a frumento a scapito delle altre colture.

In realtà con il senno del poi è oggi possibile dire che:
1. Le superfici a grano non aumentarono sensibilmente, per cui l’effetto più sensibile fu quello di intensificazione ricercato da Strampelli e da coloro che si occupavano di agrotecniche (concimazioni, diserbo, ecc.)

2. se a seguito della battaglia del grano calò la dipendenza dall’estero per il frumento, crebbe invece quella legata ai concimi ed ai macchinari.

Fra le altre attività di rilievo in cui si impegnò Strampelli, nel convegno si è fra l’altro discusso (a) della fondazione dell’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura (1919), che poi diverrà Istituto Sperimentale per la cerealicoltura del Ministero dell’Agricoltura il quale a sua volta confluirà nel CRA, (b) dell’impegno a favore della granicoltura argentina, profuso a decorrere dal 1922 e (c) dell’organizzazione della prima conferenza internazionale sul grano, tenutasi a Roma nel 1927.

LE GRANDI DOTI DI STRAMPELLI E I SUOI DIFETTI
Fra le grandi doti di Strampelli emerse nel corso del convegno vi è il fatto che non mirò mai al tornaconto personale: i suoi grani non furono mai brevettati (altrimenti le royalties gli avrebbero reso miliardi) ed il suo testamento si apre curiosamente con una descrizione dell’ipoteca gravante sulla propria casa, che lascerà in eredità al figlio Benedetto (qui), il quale sarà anche lui un personaggio illustre, essendo considerato fra i padri dell’oculistica italiana.
Non pare poi che Strampelli avesse ambizioni di carriera politica, come attesta la lettera indirizzata a Mussolini ed in cui afferma di non sentirsi all’altezza dell’incarico di Senatore che tuttavia finirà per accettare.
Strampelli, ce l’ha ricordato Roberto Lorenzetti, aveva la costante ambizione di fare qualcosa di importante e utile per il suo paese. Con questo spirito, nel 1891 aveva fondato una società di mutuo soccorso e nel 1915 aveva organizzato l’assistenza agli orfani del terremoto della Marsica. Anche in Argentina, in cambio del suo lavoro teso a diffondere la cerealicoltura nelle Pampas su incarico di quel governo, Strampelli chiese e ottenne che l’Italia godesse di condizioni economiche di favore per le proprie importazioni di frumento.
Fra gli alti meriti di Strampelli il fatto, sottolineato da Oriana Porfiri, di essere stato agronomo prima che genetista. In tale veste si occupo di moltissime colture oltre che del frumento. L’aver operato nell’ambito della cattedra ambulante di Rieti gli conferì un approccio sistemico che lo portava a guardare al mondo agricolo nel suo complesso (aspetti sociali inclusi). La sua attenzione al sistema lo portò ad esempio nel 1906 a descrivere il priming (induzione nelle piante di reazioni di difesa).
Principale limite di Strampelli fu quello di avere pubblicato poco, il che costituirà un sensibile freno alla circolazione delle sue idee. Di ciò si rammarica lo stesso Strampelli nel 1932, quando scrive che: “L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto. E il tempo a me è mancato di fare tante cose che pure avrei voluto veder compiute. Le mie pubblicazioni, quelle a cui tengo veramente, sono i miei grani. Non conta se essi portano il mio nome; ma ad essi è e resta affidata la modesta opera mia”.

STRAMPELLI E VARRONE
Il georgico latino Varrone era considerato da Strampelli come il proprio nume ispiratore. E non a caso nel fregio della biblioteca dell’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura, da lui creato sulla via Cassia a Roma, compare una celebre frase di Varrone che qui riporto per intero e che mi pare interessate anche perché sembra porre le premesse di quel metodo scientifico sperimentale che poi sarà di Galileo:
“Bivium nobis enim ad culturam dedit natura, experientiam et imitationem. Antiquissimi agricolae temptando pleraque constituerunt, liberi eorum magnam partem imitando. Nos utrumque facere debemus, et imitari alios et aliter ut faciamus experientia temptare quaedam, sequentes non aleam sed rationem aliquam.”


“La natura ci ha dato due strade per giungere alla conoscenza delle cose agrarie e cioè l'esperienza e l'imitazione. Gli antichi agricoltori appresero la gran parte delle cose tramite l'esperienza mentre i loro discendenti appresero soprattutto tramite l'imitazione. Noi dovremmo oggi fare ambedue le cose, e cioè da un lato imitare gli altri e dall'altro saggiare le cose tramite esperimenti svolti non tanto seguendo il caso quanto adottando un metodo razionale.
 
I GRANI DI STRAMPELLI E IL LORO DESTINO
Abbiamo prima visto che Strampelli considerava i suoi grani come “Le sue pubblicazioni”. Ed i suoi grani come ci ha raccontato Norberto Pogna, di strada ne hanno fatta parecchia, giungendo in Messico, in Argentina, in Cina ed in molte altre parti del mondo.
Fra i grani di Strampelli (Boggini et al., 2004) ricordiamo anzitutto il Carlotta (Rieti x Massy), un nome che ci ricorda la moglie e collaboratrice scientifica di Strampelli, Carlotta Parisani. Il “Carlotta” era molto tardivo per cui soffriva di stretta, il che spiega il successivo interesse di Strampelli per la precocità.
Ardito è il primo grande successo di Strampelli. Deriva dall’incrocio tra la cv Akagomughi e la Linea 21 (aristata, selezionata a sua volta dall’incrocio “Rieti x Wilhelmina Tarwe”). Ardito associava la resistenza alla ruggine di Rieti con la precocità di W. Tarwe e la a bassa taglia di Akagomuci. E’ alto 80 cm e matura 19/21 giorni prima delle varietà tradizionali. Ardito presenta un gene di Tarwe che lo rende insensibile al fotoperiodo (ciò spiega la maturazione precoce) e un gene da Akagomuci che conferisce il carattere taglia bassa.
Mentana (anch’esso derivante da Wilhelmina Tarwe, Rieti e Akakomugi) costituisce il filo rosso che lega Strampelli a Norman Borlaug. Infatti Borlaug in Messico usò Mentana per il 50% delle nuove CV create per poi iniziare dal 1956 ad usare un’altra varietà giapponese a taglia bassa e cioè Norin 10.
Senatore Cappelli è una varietà di grano duro creata da Strampelli nel 1915 per selezione genealogica. Aziziah è un’altra interessante cultivar di grano duro a taglia bassa (0.6-0.8 m), ottenuta per selezione da cv nordafricane.
San Pastore (ottenuto per incrocio di due grani di Strampelli, Balilla e Villa Glori) è l’ultima varietà di grano tenero creata da Strampelli.
Terminillo è un ibrido frumento-segale con interessanti caratteri di resistenza a ruggine e oidio.Si ricorda infine che alle mutazioni, metodo di creazione di variabilità genetica privilegiato dai suoi predecessori (es: Todaro), Strampelli credeva poco, anche se ciò non gli impedì di utilizzare tale metodo per creare alcune varietà fra cui la varietà di grano duro senatore Cappelli e le varietà di grano tenero Augusta Strampelli, Calatafimi e Principe Potenziani (Wikipedia - Voce “sementi elette”). Inoltre Strampelli promosse la creazione di un laboratorio di elettromutagenesi con lo scopo di ottenere mutanti per mezzo di potenti campi elettromagnetici.

NOTE CONCLUSIVE
Fra le varie cose emerse nel corso del convegno ricordo che uno dei relatori ha mostrato la foto di una lapide commemorativa di Strampelli presente in Siria ad Aleppo. Chissà se oggi ci sarà ancora e se la sarà portata via la guerra civile…
Interessante è anche la domanda circa ciò che ha spinto Lydia Caprara a donare a Strampelli le terre per creare la stazione fitotecnica di Sant’Angelo Lodigiano. L’ipotesi avanzata da Luigi Degano, attuale direttore della Fondazione Morando Bolognini, è che a perorare la cosa possa essere stato Giovanni Raineri (
qui), parlamentare, padre fondatore dei consorzi agrari e che era stato probabilmente in contatto con il conte Bolognini (parlamentare anche lui, con collegio a Chiari - BS).
Ricordo infine che Roberto Lorenzetti ha sostenuto che Strampelli è la grande occasione perduta di Expo 2015. Su questo non posso che concordare. Nutrire il mondo è stato infatti l’obiettivo primario dell’attività di ricerca di Strampelli, che l’ha perseguito creando nuove varietà molto più produttive di quelle ancestrali. Da questo punto di vista Strampelli si erge insieme al succitato Norman Borlaug e a Fritz Haber (inventore del metodo di sintesi dell’ammonicaca a partire dall’azoto atmosferico e vincitore del premio Nobel 1918) a personaggio simbolo della rivoluzione verde, proprio la rivoluzione che Expo, in nome delle mode che oggi vanno per la maggiore, ha sostanzialmente ignorato.
Sempre il 6 giugno nelle sale del castello visconteo di Sant’Angelo Lodigiano si è inaugurata la mostra allestita dall’Archivio di Stato di Rieti e dedicata a Nazareno Stampelli. Per coloro che non potessero visitarla si segnala che l’Archivio di Stato di Rieti ha messo in rete un Museo Virtuale dedicato a Strampelli, accessibile al sito (
qui).


Bibliografia

Boggini G., Cattaneo M., Corbellini M., Perenzin M., Brandolini A., Vaccino P., 2004. Le varietà di frumento tenero costituite da nazareno strimpelli: descrizione morfologica, agronomica, biochimica, molecolare e tecnologica. Rivisitazione scientifica di una pagina di storia italiana
qui
Voce “sementi elette” da Wikipedia (qui)
Giorgi B., 2014. Le due rivoluzioni verdi del XX secolo: i protagonisti, i luoghi, i tempi, i grani impiegati, i risultati – un piccolo omaggio a due grandi benefattori dell’umanità, Nazareno Strampelli e Norman Borlaug, CERMIS, Centro ricerche e Sperimentazione per il Miglioramento Vegetale “N. Strampelli",(qui)
Glover J., 1999. Humanity, a moral history of the twentieth century, Pimlico, 466 pp.
Museo della scienza del grano “N. Strampelli” (qui)
Salvi S., 2015. La storia della genetica agraria italiana è in vendita - (qui)


Commento di Alberto Guidorzi




Se mi permetti Luigi vorrei apportare ai lettori un ampliamento sul contributo delle varietà di Strampelli in Italia e nel mondo ed in particolare dei geni da lui assemblati.

In Italia dai quattro frumenti della “battaglia del Grano” (Villa Glori, Ardito, Damiano e Mentana) discendono più o meno direttamente: Funo, Farnese, Argelato, Mara, Marzotto, San Pastore, Generoso, Autonomia, Irnerio, Centauro, Pandas, MEC, Gemini. Faccio presente che il San Pastore nel 1972 era ancora il 20% del seme certificato in Italia. Dopo queste varietà è praticamente morta la creazione varietale italiana, se si vuole una dimostrazione eccola: nel 2009 sulle 25 varietà più coltivate in Italia ben 15 erano di costitutori esteri, mentre per le altre 10 che risultavano italiane ben 5 avevano come parentali varietà estere. Il contributo italiano è dunque solo di 1/5, ma spesso non è dichiarata la genealogia. Inoltre dal Cappelli sono discese varietà di grano duro del calibro di Cappeiti 8, Patrizio 6, Trinarkria, Hymera, Sincape 9, Appulo, Montanari, Ringo, Creso, Latino, Duilio, Simeto e Ofanto. Il Cappelli era certificato per un 5% ancora nel 1972.
Nei paesi Slavi le varietà più coltivate come Sava, Biserka, Drina, Jugoslavia, Zelengora e Kolubara portavano i geni di Strampelli e in Jugoslavia, tra il 1958 ed il 1988, grazie appunto alla genetica di Strampelli, le rese di frumento passarono da 1,25 a 4,19 t/ha.
In Cina nel 1992 si coltivavano ancora 400.000 ettari di Ardito, 200.000 di Villa Glori, 4,6 milioni di Mentana, 1,2 milioni di Funo, 2,6 milioni di Abbondanza (costituzione Michaelles), 1,0 milioni di Sr.1472/6506. Inoltre la Cina ha ricevuto varietà cilene di cui una era derivata dal Mentana. Infine dalle varietà italiane i cinesi hanno ricavato ben 653 loro varietà.
In Europa Centrale (quando le estati sono precoci), Europa Meridionale (dove la “stretta” impera) e in Sudamerica un notevole contributo produttivo è venuto dal Il Gene “Ppd1”, localizzato sul cromosoma 2D e proveniente dall’ Akakomughi, unitamente allo “Rht8”. Tale gene determina l’insensibilità al fotoperiodo e quindi una fioritura più precoce. Lo stesso gene, ripreso dal CIMMYT di Borlaug, si è poi diffuso nella maggior parte dei paesi tropicali e subtropicali.
Tutte le varietà italiane, quelle jugoslave e quelle russe (Bezostaja, Kavkaz e Aurora) presentano il gene Rht8 il quale accorcia la taglia. I russi ne hanno fatto uso solo dopo che avevano capito che le teorie di Lisenko erano campate in aria e comunque il CIMMYT ha ricevuto tale gene proprio attraverso le varietà russe.

A questo punto c’è però da chiedersi: “perché Strampelli non è stato accomunato a Borlaug nel premio Nobel per la pace nel 1970? Sicuramente lo meritava in quanto aveva fatto un lavoro uguale a Borlaug, ma ben più di mezzo secolo prima. 
La causa è da ricercarsi nell’utolesionismo tutto italiano nei confronti di uno scienziato che, avendo operato in un periodo che si voleva cancellato dalla storia, meritava solo l’oblio. Un oblio che è stato cancellato perché menti aperte come il Prof Borojevic (jugoslavo e quindi ufficialmente comunista) ha avuto il coraggio di rompere nel secondo dopoguerra (molto prima di noi italiani) nei congressi internazionali e da lì poi altri, ma non ancora gli Italiani, hanno dato testimonianza in occasione della Quinta conferenza internazionale sul frumento di Ankara nel 1996 (prof. Warren Kronstad) dell’importanza della genetica di Strampelli, che purtroppo noi avevamo ormai già dilapidato.

P.S. 
Luigi, gli obiettivi del Todaro e dello Strampelli erano diversi, il primo, del suo selezionare per linee pure, aveva in mente di organizzare un gruppo di agricoltori (la futura Produttori Sementi di Bologna, vale a dire l’ultima nostra azienda sementiera ancora appetibile e, infatti, recentemente passata nelle mani di una multinazionale), affinchè coltivassero sementi elette e le vendessero come tali, applicandovi un giusto surplus di prezzo. Questa a quei tempi era la strada che dava risultati monetizzabili in più breve tempo, solo che non offriva variabilità genetica nuova e sfruttabile ed infatti al Todaro succedette l’Orlandi che abbracciò le idee dell’ibridismo di Strampelli e ci diede il secondo incrocio chiave della granicoltura italiana (Saitama 27 x Ardito x Inalettabile 95) che mise assieme i due geni dell’Akakomughi anzidetti con quello del Saitama che dava l’insensibilità all’acido giberellico (gene Rht-B1d) e agronomicamente apportava non solo l’effetto nanizzante, anche se più debole, ma anche un aumento della fertilità delle spighette (che con geni nanizzanti più forti invece tendeva a diminuire)
Strampelli invece sapeva che davanti a se aveva una strada lunga e incerta per quei tempi e quindi solo il pubblico e non dimentichiamolo in un momento politico particolare, poteva concedergli fondi per portare avanti i suoi studi. Allora però il brevetto non si poteva ottenere e non dimentichiamo neppure che il frumento è una pianta autogama e quindi era facile appropriarsi dei geni e fissarli su altri frumenti.


Luigi Mariani   
                                                                                                       
Già   docente di Agronomia e Agrometeorologia all'Università degli Studi di Milano, è attualmente condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano.




Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureto in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza.  Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez  come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente   ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia ; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana. 


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