giovedì 16 luglio 2015

Trofim Denisovič Lysenko: agronomo, genetista o pseudo-scienziato?

di Alberto Guidorzi

Trofim Lysenko
Era nato nel 1898 ed è morto a Kiev nel 1976, ed ha perseguito idee piuttosto strampalate in fatto di agronomia e miglioramento varietale. Si era laureato nel 1925 e quasi subito si fece notare per i suoi studi sulla “vernalizzazione” dei cereali; vale a dire l’influenza dei fattori ambientali sulle fasi di crescita dei cereali. Egli propugnò la pratica di immergere in acqua molto fredda delle piante invernali, cioè piante che avevano bisogno di essere esposte ad un sufficiente numero di ore di freddo per subire l’induzione fiorale e dunque per produrre spighe, fiori e frutti. Questo processo era eseguito nel caso del frumento alla fine dell’inverno e poi i semi erano seminati in primavera. Dato che gli inverni 1927/28 in Russia furono talmente freddi da decimare i coltivi di grano seminati in autunno, le teorie di Lysenko vennero prese in considerazione con la speranza di sfuggire alle avversità climatiche invernali attraverso le coltivazioni primaverili di frumento.
I risultati furono però disastrosi in quanto il seminare un seme rigonfio d’acqua comportava infime germinazioni in terra. Tuttavia l’idea non dispiacque al commissario all’agricoltura del tempo Yacovlev e questi lo supportò nella continuazione delle prove. Solo che quando espose le sue teorie al congresso di agronomia del 1929 nessuno dei partecipanti diede credito alle sue idee ed, infatti, iniziò una contrapposizione tra lui e gli altri scienziati, in particolare con Vavilov. Già in questi anni di consolidamento del nuovo regime sovietico, Lysenko era visto come “il sapiente dai piedi nudi”, per esaltare la sua origine proletaria.
Lysenko poi sposa, opportunisticamente, le teorie del botanico Ivan Vladimirovitch Mitčurin secondo il quale la natura delle piante e di tutti gli organismi dipendeva “per il 90% dall’ambiente (ndr: e pertanto modificabile) e solo il 10% dal loro patrimonio genetico”. Questo botanico propugnava idee che erano consoni alla filosofia di regime in quanto sulla base dell’affermazione precedente la modificazione possibile della “natura” di un vivente, e quindi anche di quella umana, prefigurava “l’educabilità” del cittadino recalcitrante in strutture apposite (“GULag”, “GUITK”, “GUITU”, “UITU”) dove era prevista la rieducazione con il lavoro forzato. Egli in agronomia preferiva più l’applicazione pratica che non la verifica scientifica di intuizioni teoriche; anche questa era un’altra caratteristica consona al pensare degli ideologi del regime. Infatti per questa sua professione di enunciazioni in linea con l’ideologia imperante, negli ultimi anni della sua vita (morì nel 1935) fu innalzato all’onore di botanico e additato come “eroe popolare” della botanica. Lysenko capì l’importanza del seguire l’onda e di sfruttare il momento politico e quindi si adeguò chiamando le sue pratiche “mitčurinismo” o “agrobiologia mitčuriana”. Comunque, a livello ufficiale, si proponeva ancora l’agronomia scientifica che appunto Vavilov e tanti altri propugnavano; infatti, Vavilov nel 1929/31 era presidente dell’Accademia Lenin delle scienze agronomiche e dell’istituto di ricerca scientifica dell’URSS per le piante. Le due cariche lo facevano automaticamente membro del comitato centrale del PCUS. Tutto ciò era avvenuto a seguito dei grandi riconoscimenti internazionali che erano stati attribuiti ai suoi lavori sui centri di origine delle piante coltivate individuati in base alla presenza in essi della massima variabilità genetica, a cui ricorrere per il miglioramento vegetale. D’altronde i suoi lavori sui centri di origine delle piante coltivate e della presenza in questi luoghi della massima variabilità genetica, a cui ricorrere per il miglioramento vegetale di queste piante, che avevano, tra l’altro, ricevuto un alto riconoscimento internazionale, non potevano che porlo ai livelli predetti. Questa discrasia esistente nel regime sovietico è confermata dal fatto che su 300 varietà di frutti costituite da Mitčurin, una sola fu accettata per l’iscrizione nel 1931. Vi è anche da dire che Mitčurin collaborò con Vavilov e i due furono legati da amicizia personale, seppure le loro idee non collimassero per ovvie ragioni.
Lysenko comprese subito che l’uomo da attaccare e distruggere era Vavilov, che, in quanto mendeliano, proponeva di agire nel rispetto di queste leggi che però, faceva notare Lysenko, presupponevano tempi eccessivamente lunghi per gli obiettivi del regime in fatto di messa a disposizione di alimenti per il popolo. Ciò anche alla luce dell’estrema gravità delle crisi alimentari del 1932 e 1933. In ciò Lysenko ricalcava. sempre un’idea di Mitčurin che diceva: “non possiamo attendere le cose ben fatte dalla natura, il nostro compito è strappargliele”. L’accusa era formulata in modo da mettere in contrasto Vavilov con dell’ideologia imperante, Lysenko diceva cioè che ciò che Vavilov proponeva era completamente staccato dalla pratica quotidiana dei contadini, mentre lui proponeva metodi molto più consoni alle idee socialiste; più in particolare secondo Lysenko era inconcepibile che si facessero prove sperimentali nel chiuso delle stazioni di ricerca senza coinvolgere da subito i contadini, che, invece, dovevano essere i primi sperimentatori. In sintesi dunque secondo Lysenko occorreva dare priorità alla pratica rispetto alla ricerca.
E’ in questo modo che Lysenko comincia ad interessarsi della genetica al fine di confutare la maggiore delle accuse rivolte alle sue pratiche, vale a dire quella di essere contrarie alla genetica mendeliana. Non dimentichiamo che negli anni ’30 del secolo scorso le leggi di Mendel, rese pubbliche nel 1866 e riscoperte alla fine del secolo, erano già grandemente accettate ed inoltre August Weismann aveva nel 1887 prefigurato la presenza dei cromosomi come base biologica dell’ereditarietà, dando un duro colpo alle teorie lamarckiane. Senza contare che Morgan già nel 1910 aveva riconosciuto i cromosomi come portatori dei geni. In altri termini le intuizioni mendeliane frutto di elaborazione statistico-matematiche avevano trovato una base biologica di conferma. Forse è proprio per contrapporsi a Vavilov che Lysenko si avvicinò alle teorie che Jean-Baptiste de Lamarck aveva enunciato nella sua opera del 1809 dal titolo “Philosophie zoologique”.
Lamarck fu fra i primi evoluzionisti ma la sua evoluzione dei viventi era basata sull’ereditabilità dei caratteri acquisiti. Le teorie di Lamarck potrebbero essere sintetizzate da questa sequenza: “ il bisogno crea l’organo, l’uso lo perfeziona, il disuso lo indebolisce e lo atrofizza, il cambiamento di abitudini o di bisogni lo trasforma”, una sequenza che è bene espressa dalla spiegazione figurata dell’allungamento del collo della giraffa determinato dalla necessità di avere accesso a cibo situato nella parte più alta degli alberi. Si trattava di una teoria che ben più di altre poteva supportare l’“agrobiologia” Lysenko offrendo inoltre una base, ovviamente pseudoscientifica, alle strutture di rieducazione sovietica cui abbiamo pocanzi accennato. A scusante di Lamarck sta il fatto che egli aveva sviluppato la sua teoria in base alle conoscenze di più di un secolo prima, mentre a demerito di Lysenko vi è che lui aveva già disposizione delle acquisizioni che avrebbero dovuto portarlo ad essere assai più critico nel suo ragionare.
Nel 1936 e 1939 furono indette due conferenze/dibattito sull’agronomia e la genetica, solo che il clima era cambiato, per cui molti dei genetisti presenti, piuttosto che prendere posizione inimicandosi il regime, preferirono tacere o assecondare l’esposizione fatta da Lysenko. Soprattutto ci si guardò bene dal chiedere a Lysenko quali dati sperimentali potesse portare a supporto del suo dire. Già la conferenza del 1936 vide il prevalere delle teorie di Lysenko ed iniziarono le purghe dei genetisti “non allineati”: Hermann J. Muller scienziato americano e comunista che teneva lezioni di genetica a Mosca lasciò gli incarichi e ritornò in patria mentre Vavilov cominciò la sua caduta in disgrazia che lo portò ad essere imprigionato nel 1940. Fu forse questa frase pronunciata da Vavilov nel 1939 che fu usata a suo carico per l’arresto: “ Ci possono portare al macello, ci possono bruciare vivi, ma non potranno mai farci rinunciare alle nostre convinzioni (…..) rinunciare ad una evidenza semplicemente perché qualcuno molto in alto lo desidera. No, è impossibile”.
Ad ogni modo il Lissenkismo e l’uomo che lo impersonificava trionfarono totalmente nel 1948, quando alla sessione d’agosto dell’Accademia Lenin delle scienze agronomiche si dichiarò che “L’eredità non è retta da misteriosi fattori….”, un’affermazione questa che venne propagandata come “una grande scoperta scientifica”. E’ così che Lysenko si pose alla testa dell’agronomia e della biologia russa, gestendola con metodi autoritari ed impedendo di fatto qualsiasi dialettica. La genetica venne definita così scienza “reazionaria”.
Non ridiamo però troppo alle spalle dei russi, in quanto in Francia, per l’importanza che aveva assunto il partito comunista nel primo dopoguerra si creò un’associazione degli amici di Mitčurin che pubblicarono un bollettino dal titolo “Mitchourinisme” e nel n° 1 del 1952 il titolo era: “La sperimentazione mitchuriniana dei frumenti ramificati (sic!) in Francia”. L’associazione proseguì l’attività fino al 1963 e si vantò dell’adesione di 5000 sperimentatori.
La parabola di Lysenko montò fino alla morte di Stalin (1953) per stabilizzarsi durante la fase di graduale smantellamento dello stalinismo e per precipitare infine nel 1956 dopo il discorso di denuncia dello stalinismo fatto da Kruscev al XX congresso del PCUS. Il 1956 fu anche l’anno in cui l’Occidente conobbe la vera natura delle idee di Lysenko. Infatti fino alla morte di Stalin e nel periodo immediatamente successivo, si era assistito ad un vero è proprio comportamento agnostico da parte di molti genetisti occidentali di fede comunista. Citiamo l’inglese J.B.S. Haldane che liquidò le poche notizie riservate che trapelarono sulla morte di Vavilov come propaganda antisovietica e aggiungendo che in URSS vi era libertà di discussione scientifica. In Francia perfino il poeta Louis Aragon, stalinista convinto, erse a difensore del lisenkismo dedicandogli un intero numero della sua rivista “Europe”. Dobbiamo anche dire però che vi furono menti aperte anche tra i simpatizzanti comunisti e uno di questi fu Jacques Monod, futuro premio Nobel, che si allontanò dal partito con questa frase: “In definitiva ciò che emerge più chiaramente da questa vicenda grottesca e deplorevole è il decadimento fatale in cui è caduto il pensiero socialista dell'URSS”.
Ma come si comportò Il Partito Comunista Italiano nei confronti di Lysenko e delle sue strane teorie? Purtroppo dobbiamo dire che anche da noi in Italia vi fu chi lo osannò e lo fece in particolare Emilio Sereni, responsabile culturale del partito. Inoltre, come fu per Lysenko, anche Emilio Sereni non fu contrastato in modo perentorio dagli scienziati aderenti al partito; anche i più seri come Massimo Aloisi e Emanuele Padoa espressero solo dei dubbi, che comunque valsero loro proposte di espulsione dal partito, ma finché rimasero nel partito non lo fecero mai in modo palese. Solo quando ne uscirono presero una netta posizione contraria. Vi è stato, per la verità, la resistenza di Giulio Einaudi che si rifiutò di pubblicare gli scritti di Lysenko ed altri che invece ne contrastarono le teorie da subito, come fu per Giuseppe Montalenti e Giovanni Buzzati-Traverso. Altri, che probabilmente poco conoscevano di scienza genetica, rimasero allineati con il partito limitandosi a lodare la biologia sovietica; fecero questo Italo Calvino e il filosofo Antonio Banfi.
Sempre in Occidente si è tentato poi di spiegare Lysenko ed il Lysenkismo sulla scorta delle ideologiche del marxismo. In particolare si disse che dai testi di Engels si rilevava più la logica del lamarkismo che non quella del darwinismo e che la genetica mendeliana era contraria al materialismo dialettico. Più semplicemente a mio avviso occorre calare il tutto nel contesto storico: se lo zar voleva riformare l’agricoltura riformando la borghesia agricola ma lasciando intatta la struttura di base, la rivoluzione d’ottobre, con la massiccia collettivizzazione e distribuzione delle terre voleva, per contro, riformare l’agricoltura dal basso. Pertanto la scelta di teorie che soddisfacevano anche la rivoluzione nelle campagne era una strategia consona al disegno di uscire dalla crisi dell’agricoltura degli anni ’30 del XX secolo.. Non valeva la pena di preoccuparsi delle basi scientifiche su cui poggiavano queste idee, perché il lysenkismo era funzionale allo scopo. In altri termini non ci si preoccupò più di tanto che si trattasse di una pseudoscienza portata avanti da uno pseudo scienziato come era Lysenko.
Quando poi il Lisenkismo cadde in disgrazia in URSS esso fu resuscitato in Cina e fece da supporto al famoso “ grande balzo in avanti” che, purtroppo, fu concomitante con grandi carestie e morti per fame verificatesi negli anni a cavallo del 1960. A queste carestie diedero il suo contributo anche alcune pratiche agricole imposte dall’ideologia e che consistevano nell’introdurre nel terreno i semi di diverse piante addossati gli uni agli altri (per vegetare si sarebbero aiutati gli uni con gli altri alla stregua della “lotta di classe”), nel seminarli a notevole profondità (perché la maggiore fertilità era in profondità!) o nel seminarli in terreni gelati (per educarli al freddo!). Per la scarsità di letame si letamava con un miscuglio di 1:10 tra letame e terra (anche se sarebbe stato più semplice e saggio non trasportare e faticare per mescolare della terra inutilmente!). Tuttavia la stranezza più grande si raggiunse quando si uccisero tutti i passeri perché a maturazione si cibavano di qualche chicco di frumento, ma, così non si tenne conto degli equilibri biologici e si lasciò libero il campo a che gli esapodi devastassero i raccolti
A questo punto però anche per noi del XXI sec. non è concesso ridere del passato, perché oggi viviamo esempi che sono sulla falsa riga del modo di affermarsi del lysenkismo; riflettiamo solo e immaginiamo se il contesto socio-politico supportasse in tutto e per tutto la “decrescita” vagheggiata da qualcuno e spingesse per il generalizzato affermarsi dell’agricoltura biologica e di quella biodinamica, o ancora se si ritornasse all’autoproduzione delle sementi e all’adozione delle “inimitabili varietà antiche”. D’altronde se fa fortuna una Boiron vendendo preparati omeopatici, significa che anche qui noi non si è esenti da pericoli involutivi.

Lysenko fu un genetista?
Certo che no! Per spiegarlo basta riandare alla sue iniziative in fatto di miglioramento del frumento.
Perseguì il miglioramento genetico del frumento e di tutte le piante autogame mediante l’incrocio di piante della medesima varietà. Lisenko credeva che l’autofecondazione fosse la causa delle degenerazione varietale e che occorreva rinnovarle con incroci intravarietali. Solo che a lui fu concesso operare su larghissima scala. In tal modo partendo dalla varietà “Lutescens 062” Lysenko creò 4 nuove varietà di nessun interesse, salvo una che fu un po’ coltivata. La cosa più grave furono però i metodi grotteschi utilizzati per rifornire di sementi la granicoltura dell’URSS. Le spighe di tutti campi di moltiplicazione delle sementi di frumento dovettero essere castrate e per eseguire il lavoro Linsenko si servì di 800.000 contadini a lavoro forzato, che poi dovettero impollinare manualmente le piante castrate per mezzo di polline raccolto in piante seminate ai bordi del campo. Anche in URSS si accorsero che si trattava di una metodologia di esecuzione non praticabile.
Perseguì la modifica della natura delle piante attraverso trattamenti fisici appropriati.
Una varietà di frumento invernale (Koopertorka) fu trasformata in un varietà primaverile mettendo le piante a vegetare in serre calde (appunto per eliminare il bisogno di vernalizzazione). Solo che questo esperimento non aveva nulla di scientifico in quanto non è mai stato possibile ripetere l’esperimento e che probabilmente il risultato era semplicemente dovuto ad uno “specimen”, cioè un mutante o un ibrido o addirittura un contaminante del seme iniziale. E’ su questo esperimento che nel 1936 Lisenko basò la sua partecipazione alla conferenza/dibattito sopraccitata. A seguito poi della conferenza/dibattito del 1939 gli furono messi a disposizione ingentissimi mezzi per produrre varietà di frumento con la capacità di resistere e vegetare durante gli inverni siberiani. Lisenko aveva affermato che per fare ciò occorreva semplicemente esporre i frumenti alle condizioni estreme di quelle terre per ottenere la “rieducazione” e acquisire la resistenza necessaria a sopravvivere. Inutile dire che l’iniziativa sfociò in un vero e proprio fallimento.
Tuttavia i fallimenti ripetuti non fecero demordere Lysenko per cui nel 1948 i genetisti del regime affermarono che erano riusciti a trasformare il frumento in segale e viceversa, provando così che si può creare un specie nuova partendo da una specie coltivata allevata in faceva in condizioni sfavorevoli. Le teorie di Lysenko non si limitarono al frumento ma coinvolsero anche la patata e alla barbabietola da zucchero. Questi esempi sono la chiara dimostrazione che Lysenko fu uno pseudoscienziato.

In conclusione per 30 anni il miglioramento vegetale in URSS fu bloccato, ma soprattutto furono perseguite ed imposte pratiche agronomiche assolutamente inutili. Vogliamo vedere cosa comportò tutto ciò? Per farlo ripercorriamo la storia dell’evoluzione delle rese in frumento. Nel Medioevo i frati delle abbazie volevano avere un’idea di quanto si poteva prelevare come decima ai contadini sul raccolto di frumento, è qui che apprendiamo che nel 1156 a Cluny si producevano 4 semi per uno seminato. Tra il XII e il XIII sec. le rese erano salite a 5 per 1. Le rese restarono stagnanti o decrebbero per molti secoli per cui si dovette il XVIII sec. per arrivare a produrre 6 contro 1 (vale a dire 9 q/ha). L’URSS non si discostò da queste miserevoli produzioni anche per gran parte del XX sec. e di questo si deve ringraziare Lisenko e il regime che lo ha supportato. Chi invece ha dato credito a Mendel ed a ha applicato le sue leggi è arrivato a produrre 50 per 1 con un incremento costante di 1,25 q/ha/anno tra il 1960 ed il 1990.



Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureto in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza.  Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez  come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente   ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia ; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.


 



3 commenti:

  1. Bravo Alberto per l'interessante ed esauriente panoramica sulla vcicenda di Lysenko, con tanto di collegamenti al passato e al presente.
    Forse è utile qualche link bibliografico per chi volesse approfondire, a cominciare dal libro di Igor Loskutov su Vavilov, dove è trattata anche la figura di Lysenko, scaricabile gratuitamente al seguente link:

    http://www.vir.nw.ru/files/pdf/books/Vavilov_and_his_institute.pdf

    Luigi Mariani, nel suo post su Vavilov, giustamente rimandava anche al libro di Francesco Cassata "Le due scienze: il caso Lysenko in Italia" (Bollati Boringhieri, 2008).
    Interessante, anche se più difficile da trovare, il libro in inglese “The Murder of Nikolai Vavilov: The Story of Stalin's Persecution of One of the Great Scientists of the Twentieth Century”, autore Peter Pringle (Simon & Schuster, New York 2008).

    Sergio Salvi

    RispondiElimina
  2. Grazie Sergio per la preziosa integrazione, sai io sono un "pestaterra" e non ho l'abitudine allo scrivere accademico.

    RispondiElimina

  3. Trovo l' articolo sul Rasputin della scienza molto interessante, purtroppo ancora oggi tracce e non solo di lamarckismo si trovano nelle lezioni tenute all' università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, d'altronde l' agricoltura biodinamica fa parte integrante del sapere di Slow Food.

    RispondiElimina