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giovedì 2 luglio 2015

" Vavilov, agronomo mendeliano "

di Luigi Mariani
 
 
Nato a Mosca il 25 Novembre (13 novembre nel calendario pre-rivoluzionario) del 1887, Nikolai Vavilov si diploma nel 1911 all'Istituto Agrario di Mosca. In quegli anni lavora alla Stazione Sperimentale di Poltava (1910) ed al Bureau di botanica applicata di san Pietroburgo (1911-12). Dal 1912 riceve l'incarico di tenere seminari ai Corsi femminili superiori di agronomia Golytsin.
In tale sede tiene un seminario sul tema "Genetica e suoi legami con l'agronomia" in cui parla delle origini della nuova disciplina genetica, della teoria delle mutazioni di Korzhinsky e de Vries, del principio di Johannsen delle linee pure e delle possibilità di ottenere nuove cultivar sfruttando la teoria di Mendel. Nel 1913  Vavilov si reca all'estero, in Germania, Austria e Gran Bretagna per proseguire i suoi studi. 
In tale contesto sono da segnalare in particolare le attività svolte con la supervisione di William Bateson e John Innes all'Horticultural Institute di Merton, nei pressi di Londra,  e quelle svolte con la supervisione di Rowland Biffen alla Scuola di Agricoltura di Cambridge. In quest'ultima sede ebbe modo di utilizzare al libreria personale di  Darwin sita presso la Botany School dell'Università di Cambridge. Tornato in Russia, fu nominato nel 1917 professore di genetica e selezione presso il Istituto Agrario Voronezh, e professore di agricoltura all'università di Saratov. Tre anni dopo assunse la direzione dell'Ufficio di Botanica Applicata a San Pietroburgo, che in seguito divenne l'Istituto di Indusrtie Agrarie dell'Unione Sovietica. L'istituto fiorì sotto la guida di Vavilov, diventando il centro di riferimento per oltre 400 istituti di ricerca sparsi in tutta l'Unione Sovietica.
Divenuto primo presidente dell'Accademia delle scienze agrarie nel 1929, negli anni che vanno dal 1916 al 1933, Vavilov condusse una serie di spedizioni in svariate aree del mondo con lo scopo di raccogliere campioni di piante coltivate e dei loro progenitori selvatici che si rivelassero utili ai programmi di miglioramento genetico che si andavano conducendo in Unione Sovietica. Tale attività fu rilevantissima, tanto che nel 1940 la sua collezione vantava ben 250.000 accessioni. In altri termini il suo fu il primo grande tentativo di creare una collezione globale di varietà vegetali ad utilizzare nei programmi di miglioramento genetico. Un'ulteriore conseguenza di tali viaggi fu l'osservazione di Vavilov che la diversità genetica degli antenati selvatici delle diverse specie di piante coltivate si concentrava in alcune zone che lui chiamò "centri genetici", postulando che queste corrispondessero a regioni in cui era avvenuta la domesticazione di tali specie. Il numero e la collocazione geografica di tali centri è stata in seguito modificata ma l'aver per primo definito tali aree resta uno dei grandi meriti scientifici di Vavilov.
L'eccellente lavoro scientifico di Vavilov, che peraltro era in relazione con genetisti di tutto il mondo, fu purtroppo gradualmente soffocato dall'intrusione dell'ideologia nella biologia sovietica avvenuta nel corso degli anni '30 del XX secolo.
Infatti l'adesione di Vavilov  alla genetica classica che si richiamava a  Mendel lo portò a scontrarsi con lo scienziato di regime Trofim Lysenko, il quale proponeva una visione lamarckiana dell'ereditarietà. Il Congresso Internazionale di Genetica del 1937, che si sarebbe dovuto a
Mosca in virtù dei progressi compiuti dalla genetica sovietica sotto Vavilov, fu così annullato. In seguito Vavilov fu arrestato nel 1940 e morì il 26 gennaio 1943 nella prigione di Saratov, ove venne seppellito in una fossa comune. E' interessante segnalare che nel quinquennio 1948-53 si registrò il tentativo, documentato da Casasta (2008) e Forni (2009), di introdurre il Lisenckismo nella realtà della ricerca italiana.
Dalla seconda metà degli anni '50, a seguito della  destalinizzazione, ebbe luogo la riabilitazione postuma di Vavilov ed oggi al suo nome sono intitolati vari istituti scientifici russi.


Per approfondimenti sull'argomento
Loskutov I.G., 1993. Vavilov and its institute: A history of tile world collection of plant genetic resources in Russia, 188 pp (il pdf è disponibile in rete al sito qui)

Cassata F., 2008. Le due scienze. Il <<caso Lisenko>> in Italia, Bollati Boringhieri, Torino.Forni G., 2009. Gli agronomi e la sirena neo-lamarkiana. Rivista di storia dell'agricoltura, Vol. 49, n.. 1, 199-210.


Luigi Mariani

Già docente di Agronomia e Agrometeorologia all'Università degli Studi di Milano, è attualmente condirettore del
Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano.

4 commenti:

  1. Vavilov che concorse a dar da mangiare a tantissima gente, mori si in prigione, ma di fame, come morirono di fame 800.000 Kulaki obbligati da Trofim Lysenko a castrare i fiori del frumento perchè voleva ottenere il frumento perenne

    Per fortuna che la sua collezione a San Pietroburgo è stata conservata, ma ciò non grazie allo Stato bensì grazie ai custodi. Solo loro intuirono la grandezza di Vavilov e si fidarono dell'uomo.

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  2. Per approfondire la drammatica vicenda di Vavilov e il sacrificio dei suoi colleghi del VIR, nove dei quali preferirono morire di fame pur di non cibarsi delle collezioni di semi conservati nella Leningrado assediata per mesi dalle truppe naziste, suggerisco la lettura dei seguenti articoli:
    Fred Pearce, 2008. The great seed blitzkrieg, New Scientist, vol. 197, issue 2638, pp. 38-41;
    Ute Eberle, 2013. L'uomo che inventò le banche dei semi, Geo, n. 88 (aprile), pp. 58-65.
    L'articolo di Pearce, in particolare, racconta il tentativo di biopirateria ante-litteram compiuto da parte della divisione SS-Pflanzengenetik della società esoterica nazista Ahnenerbe, fondata da Heinrich Himmler, che riuscì ad impadronirsi delle collezioni di semi di numerosi istituti periferici sovietici, ma non della collezione principale conservata a Leningrado (attuale San Pietroburgo).
    Sergio Salvi

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  3. Segnalo la pubblicazione, a cura della casa editrice Pentàgora, del libro L’origine delle piante coltivate di Nikolaj Vavilov (http://www.pentagora.it/?page_id=1714).
    Si tratta della prima traduzione in italiano dell’opera del 1926 del famoso scienziato russo, della quale restano al mondo pochissimi originali in lingua russa, di cui uno alla Biblioteca Nazionale di Bologna.
    La traduzione dal russo è stata affidata a Caterina Fiannacca, studiosa di letteratura russa, e la sottoscritta ha curato la revisione scientifica dei contenuti.
    Oriana Porfiri

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  4. Aggiungo anche il libro di Peter Pringle "The murder of Nikolai Vavilov" (Simon & Schuster, New York 2008), biografia semi-romanzata che ripercorre in maniera documentata e con narrazione avvincente tutta la vicenda storica e scientifica del grande scienziato russo.
    Sergio Salvi

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