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mercoledì 13 gennaio 2016

La Xylella e i nuovi untori - il prezioso intervento di Paolo Mieli sul Corriere


di Luigi Mariani


Locandina "Tutti in piazza per gli ulivi"
Ieri (lunedì 11 gennaio 2016) la Xylella e con essa la nostra agricoltura si sono purtroppo guadagnate il “fondo” del Corriere della Sera, ove è infatti apparso il prezioso articolo di Paolo Mieli dal titolo “L’Italia dei dietrologi, Un Paese che odia la scienza” (qui).

E’ noto che Xylella è un batterio Gram negativo della famiglia delle Xanthomonadaceae che si insedia nei vasi xilematici di molte specie vegetali, ostruendoli e provocando così il disseccamento dell’ospite. Il batterio è diffuso da insetti con apparato boccale pungente-succhiante (di solito si tratta di cicaline) ed è un patogeno da quarantena assai difficile da combattere, tanto che l'unico sistema che oggi conosciamo per contenerlo consiste nel distruggere le piante contagiate per evitarne la diffusione, come hanno affermato gli scienziati UE dell'EFSA (European Food Safety Agency) di Parma quando è stato chiesto loro uno specifico parere e come è stato a più riprese ribadito da uno scienziato di fama come il professor Giovanni Paolo Martelli.


La verità scientifica è stata tuttavia superata da quella giudiziaria, recentemente espressa dalla Procura di Lecce la quale, e qui uso le efficacissime parole di Mieli, “ha accusato il Cnr barese di aver favorito la diffusione del batterio, ne ha fatto sequestrare il materiale sia informatico che cartaceo e ha deciso che gli ulivi malati restino lì dove sono. Ha poi anche denunciato «inquietanti aspetti» relativi al «progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva». In parole povere, i ricercatori avrebbero deliberatamente cospirato per abbattere i vecchi ulivi e soppiantarli con piante nuove. Gli indagati sono accusati di diffusione colposa della malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali. La «peste degli ulivi», secondo i magistrati leccesi, sarebbe stata volontariamente importata in Puglia dall’Olanda nell’ottobre del 2010 con un convegno ad essa dedicato. Poi, nel 2013, un professore barese, Giovanni Paolo Martelli, avrebbe messo in scena la «folgorante intuizione» di aver individuato la Xylella come agente patogeno del disseccamento degli ulivi salentini. Quindi il capo della Guardia forestale, Giuseppe Silletti, peraltro su sollecitazione dell’Unione Europea, avrebbe disposto il taglio di cinquemila alberi (così da salvarne un milione). In combutta con il professore di Agraria Angelo Godini fautore dell’eliminazione degli alberi infetti, in particolar modo, secondo l’accusa, «quelli monumentali»”.

Se l’infallibile ispettore Rock, al secolo Cesare Polacco (qui), calcasse ancora le scene del Carosello, la frase conclusiva di rito nei confronti di una siffatta associazione per delinquere sarebbe ovviamente “sergente, manette”. Ma poiché i tempi dell’ispettore Rock son passati, quel che ci resta è la “figura di palta” che stiamo facendo di fronte al mondo e che è stata giustamente stigmatizzata da una rivista da nulla come Nature (qui) o da un quotidiano di provincia come la Washington post (qui).

Mieli scrive in sostanza che in un paese serio i tribunali non dovrebbero mai sostituirsi alla scienza fabbricando teoremi secondo i quali i ricercatori prendono le vesti di nuovi untori che diffondono i propaguli della malattia per assecondare i biechi interessi delle multinazionali. E qui viene da pensare che purtroppo gli insegnamenti che ci vengono da vicende esemplari come la cura Di Bella o il metodo Stamina paiono davvero non avere insegnato nulla. In altri termini se proprio non ci si fidava del giudizio dell’autorevole agenzia europea EFSA, la cosa migliore sarebbe stata quella di chiedere un consulto ad altri esperti e non mettere in piedi questa incredibile farsa, che fra l’altro porta a pensare che se le epidemie delle piante, degli animali e dell’uomo venissero in futuro combattute dai tribunali anziché dagli esperti di settore (medici, microbiologi, ecc.) i danni che ne deriverebbero per la collettività sarebbero incalcolabili.


Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa,  condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente  di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo  e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.



3 commenti:

  1. Alberto Guidorzi13 gennaio 2016 14:27

    Per le alluncinazioni non serve la Cannabis, basta leggere il decreto della procura di Lecce.

    http://www.informatoreagrario.it/ita/files/Decreto_Procura_Lecce.pdf

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  2. Il problema va ben oltre il caso in specie. Vi immaginate un azienda che deve decidere di fare un investimento in italia o austria ecc. La questione riguarda la vera responsabilita' della magistratura. 😢

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  3. D'accordo, ma credo che il problema degli investimenti in quella che fu "la patria del diritto" sia stato archiviato ormai da una decina d'anni almeno.
    Del resto perchè qualcuno dovrebbe venire a produrre qui quando siamo così bravi a toglierci di mezzo da soli?

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