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venerdì 26 febbraio 2016

I venditori d’olio di serpente si ritrovano come ogni anno alla Bocconi

di Luigi Mariani

 

Quanto vale l’olio di serpente  sul mercato di Milano? Pochissimo direi, a giudicare da come è stato elargito a piene mani alla Bocconi e sul Corriere della sera negli ultimi giorni. Sabato 20 febbraio, a pagina 23 del Corriere , compare infatti un articolo dedicato al convegno sull’agricoltura biodinamica che ha avuto per titolo “Convegno internazionale per l’economia della terra – la nostra casa comune”.  
Il convegno, svoltosi a Milano dal 18 al 20 febbraio 2016, era organizzato dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica in collaborazione con Università Bocconi e con il patrocinio di Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondo Ambiente Italiano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Teatro Franco Parenti.
Nell’articolo in questione, a firma di uno dei vicedirettori del Corriere, Giangiacomo Schiavi, fanno mostra di sé alcune perle, ad iniziare dal titolo “Ecovillaggi a zero pesticidi: così guariremo la terra
Fra i sottotitoli spicca poi un “Due milioni di ettari coltivati in Italia con il metodo biodinamico” che è un falso clamoroso. Basta infatti andare al comunicato stampa del’agenzia ADN Kronos per scoprire che in Italia le aziende biodinamiche sono 4500, per cui se moltiplichiamo tale numero per la dimensione media aziendale italiana (7 ettari), otteniamo la mirabolante cifra di 31500 ettari, che rispetto alla superficie agricola utile italiana (12,8 milioni di ettari) sono lo 0.25%.
Il problema è che la terra non si fa rendere con la magia ma occorrono tecnologia, capitali e lavoro e fa specie che il messaggio biodinamico faccia breccia proprio in Bocconi, che a questi elementi dovrebbe essere più che mai sensibile. E fa specie inoltre che il messaggio venga recepito dalla Fao che manda un proprio rappresentante. Da questo punto di vista mi farebbe piacere che la benemerita organizzazione spiegasse se condivide le affermazioni della dottoressa Nadia Scialabba, responsabile delle risorse e del clima della Fao, la quale avrebbe secondo il Corriere ha dichiarato che il 28 per cento dei terreni agricoli mondiali produce cibo che finisce nella spazzatura; i fertilizzanti chimici diminuiscono del 30 per cento il potere nutritivo di frutta e verdura; nei campi bio c’è una riduzione che va dal 20 al 60 per cento dei bisogni di irrigazione rispetto ai campi tradizionali; a causa dell’uso di pesticidi oltre due milioni e mezzo di agricoltori si ammalano di tumori…

Se la FAO ha scoperto una nuova agricoltura che si chiama biodinamico (o biologico) e ritiene tale forma di agricoltura come la soluzione per un futuro di sicurezza alimentare globale lo dichiari apertamente così sposeremo tutti il nuovo verbo, “per vedere di nascosto l’effetto che fa”. Se le cose però non stanno così il funzionario dovrebbe essere smentito.

Da parte mia voglio solo precisare a beneficio dei lettori che:
  1. di quel 28 per cento di cibo che finisce nella spazzatura una fetta rilevante è legata a perdite dovute a parassiti, patogeni e malerbe, che si potrebbero risolvere grazie ad una migliore gestione fitosanitaria delle colture, basata su tecniche di difesa integrata e su una genetica innovativa (OGM inclusi)   
  2.  il 20-60 % in meno dei fabbisogni irrigui ci sono nel biologico perché si produce il 20-60% in meno e il consumo di acqua irrigua è strettamente legato al livello produttivo
  3. il fatto che “i fertilizzanti chimici diminuiscono del 30 per cento il potere nutritivo di frutta e verdura” è semplicemente falso. Si veda ad esempio cosa scrivono Hoefkens et al (2010) per il Belgio o cosa scrive lo European Food Information Council (2013) per l’area UE: “Grazie ad un quadro normativo completo, i consumatori possono essere certi che sia gli alimenti biologici che quelli tradizionali possono essere consumati in sicurezza nell’ambito di una dieta sana e bilanciata. Il termine «biologico» dovrebbe essere considerato come un’informazione relativa alla produzione, indicante al consumatore che un determinato prodotto è stato ottenuto conformemente alla normativa in materia di produzione biologica (regolamento CE 834/2007(1)), anziché un’informazione sul prodotto (comprendente informazioni di carattere nutrizionale e sanitario)” 
  4. non sono in grado di discutere infine il dato relativo ai decessi per tumori indotti da esposizione ai fitofarmaci. Come dato aggiuntivo per chi volesse approfondire l’argomento segnalo che gli agricoltori sono quasi il 50% della popolazione mondiale e che secondo statistiche OMS la mortalità globale per tumori è di 14 milioni di morti l’anno.

Cosa mi resta da dire? Giusto tre cose.

  • Che la sacerdotessa dell’iniziativa è l’intramontabile Maria Giulia Crespi, campionessa dell’illuminata (si fa per dire) borghesia milanese.
  • A Giangiacomo Schiavi, mio conterraneo essendo nativo di Gragnano Trebbiense, mi permetto di dare il seguente consiglio: vada a farsi un giro nelle ubertose campagne delle bassa Val Trebbia e si domandi come mai il frumento, il mais e il pomodoro da quelle parti crescono così belli e rigogliosi. Che sia perché si usano i mezzi tecnici (fitofarmaci, concimi di sintesi, diserbanti, acqua in giusta misura, ecc.) di cui il nostro valente giornalista nega l’utilità?
  • E poi, veramente per finire, confesso la tristezza che mi coglie dopo essermi occupato per una vita di tematiche agronomiche nel vedere una disciplina onorata come la nostra trascinata nella polvere in questo modo. Mi consola (e qui “mal comune mezzo gaudio”) pensare che è lo stesso tipo di tristezza che provano i medici di fronte ai pranoterapeuti. 


Bibliografia

Christine Hoefkens C., Isabelle Sioen, Katleen Baert, Bruno De Meulenaer, Stefaan De Henauw, Isabelle Vandekinderen, Frank Devlieghere, Anne Opsomer, Wim Verbeke, John Van Camp, 2010. Consuming organic versus conventional vegetables: The effect on nutrient and contaminant intakes, Food and Chemical Toxicology, Volume 48, Issue 11, November 2010, Pages 3058-3066
European Food Information Council, 2013. Agricoltura e alimenti biologici: dati scientifici e percezioni dei consumatori


Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del
Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

9 commenti:

  1. Giovanni Bottini26 febbraio 2016 17:39

    economisti, giornalisti, funzionari, ministri, assessori, altoborghesi, teatri... ma di agrari no?
    Caro Luigi si tratta di conformismo della cultura dominante sedicente "progressista" peggiore di quello che è stato "rimosso".
    Ragionamenti scientifici zero, e se li contraddici semplicemente ti ignorano. Mi dispiace per Schiavi che ha dimostrato meno carattere di Mieli.

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  2. Il patrocinio di Regione Lombardia fa letteralmente inorridire.
    Quello del ministero (retto da un lombardo) conferma che non c'è limite al peggio.

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  3. Eè desolante vedere come i luoghi comuni e la disinformazione sia cavalcata anche in contesti che dovrebbero invece rappresentare il meglio della scienza e dell'informazione.

    Ma si tratta della stessa incredibile situazione che riguarda i temi dell'energia e dell'ambiente.
    Ieri c'era il Convegno di RSE che presentava i risultati dello scorso anno nel contesto della Ricerca del Sistema energetico.

    Interessanti diverse relazioni con la desolante scivolata ed abituale infarcitura di luoghi comuni rappresentato dal riferimento che tecnici, ricercatori ed alcuni scienziati hanno continuato a fare sul tema della "decarbonizzazione"!

    Ebbene, è risultato evidente:
    - il riferimento all'attesa crescita della popolazione mondiale;
    - l'aumento della necessità di energia per soddisfare le esigenze dell'umanità, soprattutto quella larga parte che ancora vive in condizioni miserevoli nei troppi Paesi sottosviluppati del pianeta, proprio per mancanza di accesso a ragionevoli e sostenibili fonti di energia;
    - la necessità per l'Europa di una strategia energetica equilibrata e che difenda la competitività e la sicurezza strategica;
    - l'evidenza che ciò che conta è l'efficienza energetica e quindi l'utilizzo delle moderne tecnologie;

    e poi, lo scivolone: luogo comune, demagogico e fuorviante basato sull'ideologia che continua ad albergare nelle politiche (appunto, POLITICHE) della Ue: l'assurdo teorema della decarbonizzazione.

    Eppure il Carbonio è, indubitabilmente, un elemento fondamentale per la vita sul pianeta.

    Quando questi ricercatori e scienziati avranno il coraggio di chiarire questo fondamentale aspetto che ha prodotto e continuerà a produrre un immane sperpero di risorse e confondere la popolazione su teoremi del tutto ideologici e fuorvianti ?

    Speriamo presto. E' prima di tutto anche u8n problema ETICO e MORALE.

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