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venerdì 24 giugno 2016

Strampelli vitivinicolo: " Le malattie della vite ed i concimi "


trascrizione di Sergio Salvi 

Tra le attività svolte da Nazareno Strampelli a Camerino subito dopo il conseguimento della laurea in Agraria (1891) e prima del suo trasferimento a Rieti (1903) vi fu anche quella di redattore e direttore del Bollettino del Comizio Agrario Camerinese. Su questo periodico Strampelli scrisse oltre 60 articoli, prevalentemente a carattere tecnico-divulgativo, otto dei quali dedicati alla vite e al vino. Insieme ad altre due brevi note, pubblicate sempre in quegli anni suL’Agricoltura Italiana, vi proponiamo, in dieci puntate, uno Strampelli nella veste inedita di cultore della materia vitivinicola, sperando che i contenuti di questi articoli, scritti tra il 1896 e il 1901, siano utili a fornire qualche spunto di riflessione e di confronto rispetto alla realtà vitivinicola odierna. 

(Bollettino del Comizio Agrario Camerinese, anno XXXII, 1899, Decembre, n. 12, pp. 91-93). 

«L’allarmante diminuzione della produzione vinicola del nostro paese, ed un dotto articolo, in cui lo Stringher riassume numerose esperienze, che luminosamente dimostrano come le malattie della vite infieriscano con maggiore o minore intensità a seconda della maggiore
o minore robustezza delle piante, ci hanno suggerito di ricordare ai nostri agricoltori la concimazione, come mezzo di efficacia indiscutibile, per rendere la vite più resistente alle insidie dei suoi potenziali nemici.Senza dire, che anche la vite con i suoi prodotti, come tutte le altre coltivazioni, ogni anno esporta dal terreno forti quantità di materiali fertilizzanti e che, se non ha luogo in un modo o in un altro la completa restituzione di essi materiali, deve necessariamente diminuire la produttività del suolo e si dovrà arrivare più o meno presto al punto in cui non ci sarà più da pensare né ad un altro prodotto né ad una robusta vegetazione, ci permettiamo far notare, che le nostre viti per i frequenti e ripetuti attacchi dei malanni, che le tormentano, sono andate indebolendosi di anno in anno e che, essendo così considerevolmente modificate le condizioni di coltura della vite, è addivenuta indispensabile la concimazione di questa pianta anche nei terreni, che in addietro, senza restituzione alcuna, potevano nutrirla sana e prospera per lunghi anni.Dobbiamo cercare di ridonare alle viti la robustezza perduta, nutrendole abbondantemente con concimi che somministrino loro, nelle dovute proporzioni e sotto forme assimilabili tutti i principi fertilizzanti da esse richiesti, non dimenticando mai che, mancando o facendo difetto, sia pure, una sola sostanza nutritiva quand’anche tutte le altre fossero presenti in abbondanza, la vite non può vegetare prospera e forte, ma debole e malaticcia.Sino ad ora la sola concimazione praticata alle viti è stata quella con stallatico, che ha indubbiamente un grande valore per i suoi effetti fisici e chimici.Ma con il solo stallatico non si provvede alla completa restituzione, ed in forma adatta, di tutte le sostanze nutritive; esso apporta al terreno principalmente l’azoto, ed anche in misura eccessiva mentre non vi porta in proporzioni sufficienti alla vite né potassa né acido fosforico; per modo, che, volendo restituire in giusta misura anche questi principi fertilizzanti, converrà inevitabilmente completare lo stallatico con concimi chimici.Una buona concimazione da consigliarsi per un ettaro di vigneto è la seguente: 40 a 50 tonnellate o carri di stallatico ogni tre anni, più quintali 1 a 1 e 1/2 di cloruro potassico e 3 a 4 quintali di perfosfato minerale (o 6 a 8 quintali di Scorie Thomas) un anno sì e l’altro no, spargendo il tutto tra i filari e ricoprendo con la vangatura di fin d’inverno.Per le viti piantate a molta distanza tra di loro, come accade per le nostre alberate, si pratica attorno a ciascun ceppo una fossetta a cerchio, distante dal tronco da 50 centimetri ad un metro (a seconda della grossezza delle piante) larga circa mezzo metro e profonda trenta centimetri circa. In questa fossa si spandono, mescolandoli ben bene alla terra, oltre ad una conveniente quantità di concio di stalla ben smaltito, Kgr 0,400 a Kgr 1 di cloruro potassico e Kgr uno e mezzo a 3 di perfosfato (o Kgr 3 a 6 di Scorie).In ogni caso si abbia sempre l’avvertenza di non mettere mai il concime a contatto diretto con le radici della pianta.Con le suddette concimazioni l’azoto è tutto fornito dallo stallatico; ma se non si volesse o non si potesse dare del letame alle viti, bisognerebbe ricorrere anche per questo elemento ai concimi chimici e propriamente ai concimi chimici azotati, quali il nitrato sodico ed il solfato ammonico, dando o dell’uno o dell’altro da Q.li 1 a 1 e mezzo per ettaro, o gr 0,500 a Kg 1 per vite alta, o molto meglio sarebbe il ricorrere al sovescio di leguminose.Il sovescio di fave o di lupini concimati con cloruro potassico (in ragione di Q.li 2 per ettaro) e perfosfato minerale (3 quintali per ettaro) o scorie Thomas (6 quintali), costituisce una concimazione per la quale si ottiene il maggiore effetto spendendo il meno possibile.A provare come la concimazione, se praticata in maniera da rispondere alle esigenze della vite, possa agguerrire la vite stessa contro i suoi nemici, e preparare al viticultore liete sorprese, potrei addurre più d’un esempio, ma mi basta citare gli splendidi risultati ottenuti da quell’esimio agricoltore che è il Presidente del nostro Comizio, Cav. Prof. Attilio Fabrini, il quale, avendo razionalmente concimata la sua bellissima vigna (della superficie di Ea 3 con 18000 viti) nell’annata scorsa, in cui tutti, o quasi tutti, ebbero a lagnarsi della poca efficacia dei ripetuti e ripetuti trattamenti anticrittogamici, potè con due sole solforazioni e due sole irrorazioni salvare le sue viti dagli attacchi dell’oidio e della peronospora, ed ottenne dalla detta vigna 120 ettolitri di ottimo vino!

 
                             
                                  Sergio Salvi
Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università di Camerino, nel corso della sua attività di ricercatore si è occupato di genetica lavorando presso Enti di ricerca pubblici e privati. Attualmente svolge attività di ricerca e divulgazione storico-scientifica su tematiche riguardanti il settore agroalimentare e la genetica agraria in particolare (biografia storico-scientifica di Nazareno Strampelli, origine ed evoluzione delle varietà tradizionali di frumento e del concetto di prodotto tipico, recupero di varietà agrarie d’interesse storico). È socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.


2 commenti:

  1. Alberto Guidorzi30 giugno 2016 12:26

    Scusa Sergio, ma Strampelli non parla di Fillossera?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La fillossera e' stata trattata nella seconda puntata (vedi link sopra) e, se non ricordo male, dovrebbe riguardare anche la decima ed ultima puntata, che sarà pubblicata più avanti.
      Ciao
      Sergio

      Elimina

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