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venerdì 26 gennaio 2018

Alla ricerca del diserbante messianico… o, più prosaicamente, capace di far guadagnare soldi?

di ALBERTO GUIDORZI


¹Eco-diserbo 100% naturale


Premessa
Alla notizia che il glyphosate sarebbe stato riautorizzato per altri 5 anni, le due nazioni hanno reagito stizzite ma in modo diverso. I francesi, che ancora si considerano primi della classe (ma di una scuola che non esiste più), per bocca del presidente Macron hanno detto in pratica che sul loro territorio l’interdizione valeva solo fino a quando non ci sarebbe stato disponibile un diserbante migliore, comunque non avrebbero atteso più di tre anni.

In pratica l’europeismo di Macron è questo: “l’Europa esiste ma noi facciamo quello che ci pare”. Gli italiani invece non hanno mai preso una decisione autonoma e si sono sempre accodati alla Francia, solo che non hanno neppure sentito il dovere di motivare la decisione, o meglio, come espliciteremo sotto, “gatta ci cova”. In questo contesto occorre annoverare anche il Belgio, altro votante contro. Solo la Senatrice Cattaneo su Repubblica ha scritto che la decisione del no al glyphosate era destituita di ogni fondamento scientifico e arrecava solo danni all’agricoltura italiana. Le reazioni non sono mancate ed una è apparsa sullo stesso giornale per opera del professore ordinario di agronomia dell’Università di Milano Stefano Bocchi con il titolo “Le alternative sostenibili in agricoltura”. La fonte era troppo autorevole per non essere almeno letta. Tuttavia il contenuto era alquanto irreale per proporlo a degli imprenditori agricoli che devono tenere sotto controllo i costi. Inoltre, contrariamente a quanto affermato dal cattedratico, non esiste proprio che vi sia una “contaminazione” della acque in Lombardia, al massimo vi è una presenza di residui nelle acque superficiali, ma non profonde (da dove si pompano le acque da potabilizzare o già potabili) e, tra l’altro ampiamente entro i limiti, ma che si uniscono ai tanti altri residui (compreso l’AMPA dei detersivi in aggiunta a quelli del glyphosate) conseguenti al vivere umano e all’industria che sono molto più preoccupanti; vivere umano e attività industriali che nessuno si sogna di abolire come si vorrebbe fare con l’agricoltura. La proposta dell’agronomo istituzionalmente demandato a dare pareri su questi problemi è stata quella di riusare in esclusiva l’uso di macchine zappatrici e sarchiatrici, di ricorrere al controllo biochimico (ma senza specificare come e con quali sostanze), di mettere in atto pratiche agronomiche che solo la cattiva agricoltura ha dismesso, ma che comunque è risaputo non raggiungere totalmente lo scopo. Si citano i servizi ecosistemici dell’agricoltura, dimenticando che se non adeguatamente e direttamente remunerati all’agricoltore questo non se ne può fare carico. Per il professore l’agricoltura biologica sarebbe un esempio senza però dire che le statistiche, se ben lette, mostrano che si tratta di un fenomeno montato da lobby che prosperano su sovvenzioni pubbliche. Infatti l’agricoltura biologica produttiva di cibo è un misero 2% da anni. Le conclusioni poi contengono molto fumo e ben poco arrosto e dato che provengono dall’ambiente universitario a cui compete dare indicazioni tecniche fattibili non si capisce perché non si citino a supporto studi scientifici e esperienze sul campo che appunto dovrebbero essere di competenza di un istituto universitario di agronomia. Infine vi è stata la risposta di 4 esperti di cancerologia su “Scienza in Rete” che, guarda caso, hanno difeso lo IARC, ma ne sono anche consulenti, puntualmente subito dopo il loro è arrivato il giudizio dell’EPA- Environmental Protection Agency USA che finalmente anche lei ha dichiarato il glyphosate non cancerogeno. Ora io sinceramente credo molto di più all’EPA che non a 4 esperti che avrebbero fatto meglio a leggere preventivamente chi scrive in questo link, che non è l’ultimo arrivato (qui); solo che il loro conflitto d’interesse glielo impedisce.
Da tutto ciò ben si comprende che la questione glyphosate non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con l’agricoltura e con l’ambiente, è esclusivamente una questione politica, di manipolazione dell’opinione pubblica e di business alternativo come vedremo più sotto.

Quali sono i diserbanti messianici prefigurabili al momento attuale? Non dimentichiamo che chi ha cavalcato la tigre ha voluto far credere che vi erano altre soluzioni alternative e quindi si poteva abolire l’uso del glyphosate. Vogliamo vedere le soluzioni proposte?

  1. C’è chi ha detto, senza verifiche però, che presto l’industria chimica avrebbe trovato di meglio. Affermazioni del genere sono state subito smentite ad esempio dal Presidente di Bayer France che ha fatto notare che il mercato occupato attualmente dal glyphosate è considerevole e quindi tutte le imprese del settore tentano da anni di trovare qualcosa di sostitutivo da mettere sul mercato. Si sono spesi milioni di euro in ricerche ma un prodotto simile, sotto il profilo tossicologico e di rispetto ambientale, non è stato ancora trovato ed ammesso che si scoprisse occorrerà attendere la trafila minimo decennale di omologazione alla messa in commercio. Da subito e a seguito di una probabile radiazione del prodotto in Europa, l’industria chimica propose una nuova molecola, cioè il Dicamba che tossicologicamente assomiglierebbe abbastanza al glyphosate, ma rispetto a questo ha inconvenienti non di poco conto: in quanto, essendo solo un dicotiledonicida, deve essere usato in miscela con altri principi e la tossicità del prodotto commerciale cambia, era molto volatile e poteva finire sui campi limitrofi, era molto veicolato nel terreno e finiva nelle acque profonde. 
  2. Almeno in Francia l’INRA (Institut National de la Recherche Agronomique) chiamata in causa non si è limitata ad esprimere il suo parere servendosi di un giornale quotidiano come invece ha fatto il Prof. Bocchi in Italia. Essa ha stilato un dossier tecnico dove le proposte sostitutive sono state valutate, criticate ed infine ha tratto la conclusione che comunque sarebbe stato necessario intervenire anche con altri diserbanti aventi quadri eco-tossicologici peggiori del glyphosate se questo fosse stato radiato. Il dossier riferiva delle esperienze di 3000 aziende agricole che avevano seguito il programma “Dephy Ecophito” e che avevano messo in atto da tempo tutte le pratiche agronomiche alternative sostenibili. Il rapporto enumerava una serie di inconvenienti quali: l’impatto economico, l’aumento dei tempi di lavoro, il doversi dotare di nuovi attrezzi, nuove motorizzazioni e difficoltà nell’impianto di colture pluriennali. La conclusione finale è stata che il glyphosate comunque rimaneva complementare alle pratiche alternative e che queste non si sarebbero potute mettere in atto in tre anni come imponeva Macron.  
  3. Passiamo ora ad analizzare le soluzioni miracolose che ogni tanto sono annunciate. Una di questa è la soluzione di Jacques Le Verger in Francia; egli avrebbe isolato da degli estratti di alghe e specie varie un miscuglio di molecole con proprietà erbicide. Questa mescolanza è stata subito promossa a diserbante naturale sotto il nome di “Osmobio” e capace di uccidere tutte le piante agendo sugli enzimi della fotosintesi e soprattutto senza nessun effetto collaterale. Solo che chi lo propone non dice che è dal 2014, da quando cioè ne è stata chiesta l’omologazione, che il dossier presentato è rimasto largamente incompleto. Manca qualsiasi informazione sulla composizione del prodotto proposto, non è stato presentato nessun dossier accettabile di prove sperimentali riguardanti l’impatto sulla salute umana e ambientale. Il dossier aggiuntivo del 2017 risulta essere ancora incompleto e l’omologazione è di la da venire.  
  4. In Italia si è data pubblicità ad un diserbante alternativo presentato addirittura dalla televisione di stato che non è altro che un disseccamento ottenuto con il calore e impraticabile in agricoltura professionale, Traspare però ben chiaro che parallelamente si sta approfittando per cercare di vendere degli scarti di lavorazione a prezzo d’oro¹. 
  5. Si è lasciato per ultimo la descrizione della soluzione che più viene additata come promettente. Si tratta dell’Acido Pelargonico o Nonanoico, detto così per i suoi 9 atomi di carbonio. Si tratta di un acido grasso saturo e deriva il suo primo nome perché estratto dal Pelargonium roseum, ossia un geranio. Si può ottenere anche dalla demolizione ossidativa dell’acido oleico. Il suo meccanismo d’azione consiste nella distruzione della cuticola che è lo strato protettivo idrofobico composto di cere e cutina e che è posto sulla parte esterna dell’epidermide dei vegetali. Una volta sciolta la cuticola, la pianta non più protetta dal sole e dissecca. E’ ovvio che in tal modo le radici delle piante restano intatte per cui dopo poco tempo avviene il ricaccio di altro apparato aereo, salvo non scegliere la finestra fisiologica giusta di estrema debolezza della pianta, ma ogni malerba ha una diversa finestra fisiologica ed inoltre le malerbe hanno spesso emergenza scalare per cui alcuni individui saranno più sensibili e altri meno.
    5.1 D'altronde per rendersi conto dell’efficacia di gran lunga inferiore dell’acido pelargonico rispeto al glyphosate basta vedere le foto che compaiono nel report del 2008 “Herbicide Alternatives Research” redatto da Barker e Prostak dell’University of Massachusetts e che si riferiscono ad attività di diserbo stradale (figura 1).
    Figura 1 – Effetto di diversi trattamenti diserbanti su prato non falciato a 3 settimane dal diserbo. (Fonte : Barker e Prostak, 2008).

    5.2 Come la mettiamo con la tossicità di questo acido? Innanzitutto s’impongono tute e guanti durante la manipolazione e lo spargimento come per tutti i fitofarmaci. Si devono recuperare i contenitori e trattare ad almeno 5 m di distanza dai corsi d’acqua. Il prodotto non si deve usare in fioritura e comunque non in presenza di api perché pericoloso. Provoca irritazione cutanea e lesioni oculari gravi. La NEPA (National Fire Prevention Association) classifica l’acido pelargonico come il glyphosate, ossia notazione 2 su 5. Il confronto della DL50 tra i due è la seguente:
    Tabella - DL50 in mg di Glyphosate e Acido pelargonico (dose orale singola se non diversamente indicato).

















    In estrema sintesi ambedue le molecole hanno una tossicità acuta molto bassa.. Per comparazione i valori DL 50  nei ratti per aspirina, caffeina e alcol sono circa 200, 192, e 7000, ossia la tossicità acuta dell’aspirina e della caffeina sono quasi 30 volte superiori, mentre quello dell’alcol è similare. Circa l’ambiente si legge  qui: che il glyphosate comunque pone bassi rischi per le specie acquatiche e minimi rischi per il lavoratore ed il pubblico in generale alla stessa stregua dell’acido pelargonico (qui). Da tutto ciò si evince che non è vero che l’acido pelargonico sia sicuro e il glyphosate sia nocivo o che uno non produca il cancro e l’altro si.

    5.3 Veniamo ora al problema costi e diciamo subito che l’acido pelargonico non è sistemico e quindi distrugge la parte aerea, ma non le radici, cioè si necessitano più interventi per colpire le piante perennanti o troppo sviluppate ed indebolirle fino alla morte. Inoltre i preparati a base di acido pelargonico devono essere usati in maggiori quantità. L’acido pelarginico è un prodotto di biocontrollo e le dosi consigliate sono 16 L/ha per due volte massimo per il diserbo della vigna. Nei giardini invece si consiglia la dose di 22,5 mL/m² cioè 22,5 L/ha per 4 volte massimo.
    Il costo reperito tramite Google è di 20 €/L tasse escluse. E’ bene precisare che di glyphosate ne bastano 2L/ha ed una confezione da 5 litri costa 30 €. Insomma se si vuole disporre di acido pelargonico si devono coltivare ettari su ettari di gerani (certo fanno ambiente…), si può trasformare l’acido oleico di grassi di scarto o raccogliere delle olive, molirle, estrarre l’olio e poi trasformare l’acido oleico in acido pelargonico (e qui ci si domanda dove stia la naturalità nella trasformazione da un acido a 18 atomi di carbonio in un altro a 9).
La Spy Story
In una querelle del genere non poteva neppure mancare la spy-story ed infatti l’ha scritta “Politico” (qui ). 
Secondo questo articolo il no francese, italiano e belga alla riomologazione del gliphosate nasconderebbe il disegno di poter lucrare su un prodotto sostitutivo, che tra l’altro avrebbe anche un nome: BELOUKHA e sarebbe a base di acido pelargonico. IL prodotto sarebbe in mano alla JADE, ora di proprietà Belchim, una società belga. Jade avrebbe un accordo esclusivo di distribuzione in Italia con la Novamont che produce l’acido pelargonico a Porto Torres in Sardegna. Novamont avrebbe poi concluso un accordo con i Consorzi Agrari (CAI) per far vendere loro il “beloukha”. Mai i Consorzi sono in mano alla Coldiretti, che guarda caso sul gliphosate di fronte alla Commissione UE han tenuto un atteggiamento totalmente divergenti dagli altri sindacati agricoli europei, tutti favorevoli alla riomologazione. “Politico” poi collega la spy story con Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena Boschi che è dirigente della Coldiretti in Valdarno. Che ci sia veramente un complotto? A dire il vero vi è stato anche chi ha detto che il “si” tedesco sia stato espresso su ordine della Bayer perché in procinto di impossessarsi della Monsanto. Complotto contro complotto? 


Alberto Guidorzi   
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.

7 commenti:

  1. Grazie per fare chiarezza su questo intricato dossier. Farò avere il rapporto INRA citato a Marc Tarabella, amico mio e deputato al Parlamento europeo, strenuo sostenitore del no al glyphosato.

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  2. Alberto Guidorzi26 gennaio 2018 14:01

    Massimo se ti dovesse servire ti posso fornire il testo completo del documento e la sintesi fatta dall'INRA.

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    1. Grazie, ho già trovato entrambi i documenti.

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  3. Che differenza c'è tra l' eco-diserbante (questa volta non usano il termine pesticida) del servizio di Geo&Geo e STAMINA di Vannoni?

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  4. Alberto Guidorzi27 gennaio 2018 18:38

    INIZIANO LE RETROMARCE
    (visto che in Francia la campagna elettorale è finita).

    Questo è ciò che afferma, ora che è stato eletto, Macron sul gliphosate:

    " Le soluzioni alternative per il 90% delle superfici esistono (ndt e sopra abbiamo visto quali sono),dato che non si possono lasciare gli agricoltori senza soluzioni......Per le impasses che restano, in particolare per l'agricoltura di conservazione o le coltivazioni in pendio, noi metteremo in moto la ricerca per trovare alternative seguendo questo principio: "io non imporrò mai l'uscita se non ci saranno alternative credibili".

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  5. Sempre chiarissimo. Grazie. E scusa se ti sto leggendo in ritardo. Giancarlo Curzel

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  6. Alberto Guidorzi16 maggio 2018 06:34

    Grazie Giancarlo...si fa quel che si può!!!

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