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lunedì 29 gennaio 2018

I pionieri dell’ambiente in Italia: dalle origini alla caduta del regime fascista. Il movimento ambientale dalle origini all'ecologismo moderno. Quinta Parte

di MIRKO BUETI 

 


Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo iniziò a essere sollevata anche in Italia tutta una serie di problematiche legate alla tutela dell'ambiente, grazie alla formazione delle prime associazioni naturalistiche: con la nascita del Club Alpino nel 1863, della società Botanica italiana nel 1888 e del Touring Club italiano nel 1894, la società borghese del nord avanzato pose le condizioni per un nuovo interesse verso la natura. Luigi Piccioni ha individuato nel periodo 1888-1934 una prima ampia fase del conservazionismo italiano, principalmente volto a creare un movimento di opinione sui temi naturalistici.
Le prime problematiche attorno alle quali si animarono rilevanti dibattiti protezionistici riguardavano la difesa del patrimonio naturale delle Alpi, che rappresentarono il simbolo ideale nel movimento ambientale italiano per il forte significato patriottico che esse racchiudevano¹. Infatti come ha sostenuto Meyer la pratica della tutela della natura trasse un decisivo impulso dal processo di costruzione di un identità nazionale che negli anni  immediatamente successivi all'unificazione avvenne sui binari della esaltazione del patrimonio culturale, artistico e naturalistico italiano².Durante il primo decennio del Novecento il protezionismo si sviluppò lungo tre percorsi distinti e solo in parte convergenti: il primo è riconducibile a una impostazione naturalistico-scientifica rappresentata dall'attivismo di associazioni quali il Club Alpino italiano, la società botanica italiana e la Pro montibus et sylvis interessate alla conservazione della flora e della fauna alpina con finalità scientifiche; il secondo si riferisce alla difesa del patrimonio artistico e storico presente nei maggiori centri urbani fortemente sostenuta dall'associazione per i paesaggi e i monumenti pittorici fondata nel 1906; il terzo è quello legato a finalità turistico-modernizzatrici, che vide il consistente impegno del Touring club Italia³. In questa fase iniziale di sperimentazione la competizione tra le due anime del movimento, il protezionismo prettamente naturalistico, preoccupato della sopravvivenza di specie animali e vegetali e dei loro habitat, e quello predominante estetico-patriottico, più teso a valorizzare i manufatti storici e i paesaggi che parevano incarnare l'identità nazionale, trovarono una parziale unità d'intenti con quello che può essere considerato il primo vero banco di prova del conservazionismo italiano: la battaglia che si svolse intorno alle sorti della pineta di Ravenna. Quest'ultima tra il 1904 e il 1905 fu oggetto di un progetto di bonifica dell'amministrazione comunale che intendeva disboscare l'area per far fronte alla domanda di terre provenienti dai braccianti disoccupati. A sostegno della salvaguardia della storica pineta si sollevò una vivace campagna di stampa nei confronti del governo che nel 1905 promulgò la prima legge parlamentare dello stato italiano esplicitamente interessata alla tutela delle bellezze naturali, con la quale si decretò l'inalienabilità della pineta. Il caso della pineta di Ravenna conteneva i principali aspetti distintivi del movimento conservazionista. Per i pionieri dell'ambiente la necessità di salvaguardia era fondata prevalentemente sulla bellezza del luogo e traeva la sua forza e la sua legittimazione dalla consacrazione storico-letteraria che essa aveva avuto nelle lettere di Bocaccio, Byron e soprattutto di Dante. Essi dunque erano mossi « da una sorta di istinto di conservazione razionalizzato dall'erudizione storico-letteriara-artistica, appannaggio di cerchie di moderati e intellettuali ». Nel 1911 si registra un tentativo di conferire all'associazionismo conservazionista una dimensione nazionale. In occasione di un convegno nazionale organizzato dalla società botanica italiana a Roma, i rappresentanti dei maggiori sodalizi protezionistici decisero di fondare la “Lega nazionale per la protezione dei monumenti naturali”. Sebbene di breve durata, la costituzione della Lega nel 1913 rappresentò « the coming toghether of Italy's leading conservationists to form a natiowide organization in which all italians, by paying a membership fee of one lira annually, could participate »
Attraverso varie modalità di lobbying questo organismo riuscì a sollecitare adeguate iniziative parlamentari che portarono a importanti successi come la costituzione del Parco nazionale del Gran Paradiso nel 1922 e d'Abruzzo l'anno successivo. I risultati ottenuti dal movimento costituirono il frutto del radicamento che il protezionismo aveva acquisito, ben più che nell'opinione pubblica, in alcuni settori ristretti ma assai influenti dell'establishment politico-istituzionale. In questa prospettiva, svolse un ruolo fondamentale il Tourin club di Milano, il più impegnato sodalizio a diffondere una coscienza nazionale sul problema della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio nazionale, nonché a fungere da stimolo nei confronti delle autorità centrali e delle amministrazioni locali attardate su posizioni di immobilismo. Attraverso le numerose iniziative editoriali, turistiche e promozionali di taglio sportivo, il Tci contribuì in modo determinante all'opera di sensibilizzazione e divulgazione rispetto alle ricchezze naturali e artistiche del paese. A questo primo periodo di espansione seguì una fase relativamente lunga caratterizzata da un consistente declino della problematica protezionista nel panorama nazionale. La tutela dell'ambiente durante l'esperienza fascista ha visto la quasi totale cessazione delle attività associazionistiche per evidenti motivi di mancanza di spazi civili¹º
La cultura di regime fu caratterizzata da una duplice e contraddittoria tendenza nei confronti della natura, composta da un anima industrialista e da una ruralista. L'ideologia autarchica e il sostegno al processo di industrializzazione del paese causarono conseguenze assai dannose per il patrimonio naturale e artistico del paese: in primo luogo la ricerca dell'autosufficienza si attuò mediante una consistente attività di disboscamenti e di bonifiche di aree paludose che sottoposero il territorio a uno sfruttamento molto più elevato; in secondo puogo, la necessità di adattare la città ai bisogni delle attività economiche moderne causò una serie di interventi di sventramento e demolizione dei centri storici, favoriti inoltre dalle esigenze propagandistiche attuate mediante le realizzazioni dell''architettura imperiale¹¹. Tuttavia, la componente ruralista del movimento fascista promosse lo sviluppo di un attenta riflessione circa il concetto di bellezza in relazione al paesaggio, giungendo a risultati positivi per quanto riguarda la sua regolamentazione legislativa. A fianco dell'impegno nella creazione dei parchi naturali del Circeo nel 1934 e dello Stelvio l'anno successivo, il regime promosse una serie di iniziative legislative nell'ambito della protezione del patrimonio artistico e naturalistico, inserendo stabilmente la pratica della tutela ambientale in un approccio scientifico-tecnico e perfezionando il linguaggio giuridico relativo all'oggetto stesso della tutela¹². Con l'avvento del fascismo il settore conservazionistico, subì seppure in maniera limitata un processo di accentramento da parte del regime che ne ostacolò soprattutto l'attività di sensibilizzazione e divulgazione. Durante il regime venne fortemente indebolita la tradizionale collaborazione tra gli eruditi locali e gli enti protezionistici sulla quale si era andata sviluppando la tutela del patrimonio naturale e culturale, in favore di un modello accentratore e statalista animato da un principio di « deresponsabilizzazione delle forze culturali locali e delle forme di associazionismo, che venivano così a perdere la loro funzione di tutela del patrimonio storico-artistico locale »¹³
La massima espressione di questo processo di involuzione della struttura conservativa attraverso l'appropriazione del patrimonio artistico e naturalistico da parte del potere ministeriale e burocratico fu la graduale riforma dell'ordinamento delle soprintendenze avvenuta con le leggi del 1923 e del 1939: trasformò la figura del sovrintendente, che perdeva la caratterizzazione scientifica in favore della funzione amministrativa¹⁴. In generale, durante il ventennio il movimento conservazionista subì un processo di rigida burocratizzazione, provocando l'indebolimento della componente scientifica e civile, che del resto fu strettamente collegato alla marcata prevalenza della cultura umanistico-idealista su quella scientifica, sancita dalla soppressione dell'insegnamento delle scienze naturali dal ginnasio e dal Liceo con la riforma Gentile del 1923¹⁵. Come ha sottolineato Saba, sul ruolo centrale attribuito ai tecnocrati « si fonda comunque la riconciliazione fra potere politico e tecnici, una sorta di santa alleanza, sottoposta in maniera crescente al primato della direttiva economica, fino a giungere ai giorni nostri alla sacculinizzazione del pianeta e a una natura interamente creata dall'industria »¹⁶ Tuttavia, il progressivo indebolimento delle iniziative di salvaguardia fu favorito non solo dal regime fascista, ma anche dalle sue stesse debolezze intrinseche, riconducibili all'assenza di un forte radicamento sociale. L'attività delle prime associazioni ruotava essenzialmente attorno al prestigio dei suoi più illustri esponenti, i quali riuscirono a nascondere lacune organizzative che emersero quando per ragioni anagrafiche molti dei primi protagonisti scomparvero o si ritirarono dall'agone politico¹⁷.



1 L. Piccioni, Il volto amato della patria: il primo movimento per la protezione della natura in Italia 1880-1934, Università degli studi di Camerino, Camerino, 1999, pp. 117-123
2 E. H. Meyer, I pionieri dell'ambiente, Carabà edizioni, 1995, Milano, pp.65-72
3 J. Sievert, The origins of nature conservation in Italy, Peter Lang AG, Berlino, 200o, pp. 117-130
4 L. Piccioni, Il volto amato della patria, cit., pp. 129-132
5 E. P. Meyer, I pionieri dell'ambiente, cit., pp. 22-23
6 Ivi cit., p. 24
7 J. Sievert, The origins of nature conservation in Italy, cit., p. 126
8 E. P. Meyer, I pionieri dell'ambiente, cit., p. 76
9 Cfr le guide regionali pubblicate dal 1896, le carte geografiche a partire dal 1914 e infine i volumi della “Guida d'Italia” - che costituì per lungo tempo il più esauriente e completo inventario dei beni ambientali italiani, sia naturali che artistici. In questo ambito va rilevata l'innovazione sociale introdotta dal TCI dei “viaggi organizzati”, i quali costituivano la massima espressione delle diverse forme di escursionismo proposte per “intendere l'anima del nostro paese”. Ivi cit., p. 79
10 L. Piccioni, Il volto amato della patria, cit., pp. 257-270
11 A. F. Saba, Cultura, natura, riciclaggio. Il fascimo e l'ambiente dal movimento ruralista alle necessità autarchiche, in, E. H. Meyer-A. F. Saba, Storia ambientale. Una nuova frontiera storiografica, Teti editore, Milano, 2001, pp. 66-75
12 Nel 1939 venne fondato l' “Istituto centrale di restauro” e approfondirono, mentre nello stesso anno vennero promulgate due leggi sulla “protezione delle bellezze naturali” e per la “tutela delle cose di interesse artistico e storico”; infine la legge urbanistica del 1942, promosse una regolamentazione dell'espansione urbana, che per quanto tardiva, costituì uno strumento di innovazione introducendo i concetti di esproprio e di piano regolatore. Ivi cit., pp. 78-80
13 E. H. Meyer, I pionieri dell'ambiente, cit., p. 81
14 Ibidem
15 Ivi cit., p. 24
16 A. F. Saba, Cultura, natura, riciclaggio, cit., p. 110
17 E. H. Meyer, I pionieri dell'ambiente, cit., pp. 28-29

Prima parte: Il movimento ambientale dalle origini all'ecologismo moderno: tra società, cultura e scienza
Seconda parte; I proto-ambientalisti: conservazionismo sulle due sponde dell'Atlantico.
Terza parte: L'era dell'ecologia. Il movimento ambientale dalle origini all'ecologismo moderno.
Quarta parte: Tra ecologia e nuovi movimenti sociali: nasce l'ambientalismo.



      Mirko Bueti
     Dottore in Documentazione e Ricerca storica, laureato all’Università degli Studi di Siena. E'     studioso della storia del movimento ambientale.

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