Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

martedì 20 febbraio 2018

Una Meta - Analisi dimostra ancora una volta la superiorità del mais OGM. Ma servirà a qualcosa?

  di LUIGI MARIANI e ALBERTO GUIDORZI




L’indagine, condotta da ricercatori del Collegio Sant’Anna e dell’Università di Pisa che hanno analizzato i risultati di oltre 600 lavori scientifici pubblicati dal 1996 ad oggi, dimostra la superiorità dei mais OGM rispetto ai corrispettivi isogenici in termini produttivi, di sicurezza alimentare per uomo e animali domestici e di sostenibilità ambientale 
Sin dalla loro prima commercializzazione nel 1996, le colture geneticamente modificate (GM) sono state rapidamente adottate passando dagli da 1,7 milioni di ettari nel 1996 a 185,1 milioni di ettari nel 2016, pari a circa il 12% del raccolto globale, il 54% dei quali si trova nei paesi in via di sviluppo.

Nel 2016, i tratti introdotti nelle principali colture GM (soia, mais, colza e cotone) sono quelli della tolleranza agli erbicidi (HT) che interessa 95,9 milioni di ettari di colture GM (il 53% dell’intera superficie a investita a GM), della resistenza agli insetti (IR) che interessa 25,2 milioni di ettari (14% della superficie totale a GM) e il binomio HT + IR che interessa 58,5 milioni di ettari (33% della superficie totale di GE).
In un’Europa così intenta a guardarsi l’ombelico, a rimpiangere i “buoni cibi di una volta”, i metodi “naturali” e le “eccellenze” da non accorgersi che le eccellenze stesse sono messe repentaglio da problemi (ad es. le micotossine) che con colture GM vengono risolti in modo brillante.
Pur non sapendo a cosa possa servire di fronte a tanto oscurantismo, ci ha fatto moltissimo piacere leggere il lavoro scientifico pubblicato su Scientific reports e consultabile  qui. Tale lavoro è stato redatto da un gruppo di ricercatori del Collegio Sant’Anna di Pisa e dell’Università degli Studi della stessa città composto da Elisa Pellegrino, Stefano Bedini , Marco Nuti e Laura Ercoli e sulla base di una vasta bibliografia dimostra che:
  1. i mais OGM producono significativamente di più dei corrispettivi isogenici (dal 5,6% in più per ibridi con un solo tratto inserito al 24,5% in più per quelli con 4 tratti)
  2. i mais OGM riducono sensibilmente le concentrazioni di micotossine in genere (−28.8%), fumonisine (−30.6%) e tricoteceni (−36.5%).
  3. i mais OGM abbattono le popolazioni degli organismi target per contrastare i quali vengono coltivati (piralide del mais, diabrotica, ecc.)
  4. i mais OGM non interferiscono con le popolazioni di organismi animali non target (Anthocoridae, Aphididae, Araneae, Carabidae, Chrysopidae (adulti and larve), Coccinellidae (adulti e larve), Nabidae, Nitidulidae and Staphylinidae). Un aumento si registra con le popolazioni di Cicadellidae e un calo sensibile si ha invece con i Braconidae, imenotteri iceneumonidi che essendo parassitoidii della piralide del mais sono giustamente messi in crisi dall’assenza del loro pabulum.
  5. i mais OGM non interferiscono con la degradazione delle sostanza organica del suolo e anzi la degradazione della loro sostanza organica è del 5,9% più rapida di quella degli isogenici corrispondenti.
Si noti altresì che la bibliografia consultata è costituita da 600 articoli apparsi su riviste scientifiche internazionali copre un arco di tempo molto ampio e compreso fra 1996 e 2016. Per inciso tale bibliografia è stata per tutti questi anni a disposizione di chiunque volesse adottare un approccio non ideologico a tale materia.
La figura 1, tratta dal lavoro di Pellegrino, riassume i risultati ottenuti (per il significato dei termini inglesi presenti nella figura si veda la discascalia).

Figura 1Figura 3. Effetti degli ibridi di mais GM sui tratti significativi: resa in granella (grain yield) e spighe danneggiate (damagend ears) (a), qualità di sostanze tossiche nella granella (fumonisine, tricoteceni, micotossine), effetti su organismi bersaglio (Diabrotica spp.) e non bersaglio (Braconidae, Cicadellidae) e perdita di massa residua (b). L’effetto è calcolato come percentuale media di cambiamento per i valori tra gli ibridi GM e le loro isolinee. SS, DS, TS, QS stanno rispettivamente per ibridi con 1, 2, 3 e 4 eventi GM.
Per inciso segnaliamo che nel lavoro di Pellegrino et al. (2018) ci si limita ad affrontare il tema della sicurezza alimentare dei prodotti OGM evidenziando la minor presenza di micotossine rispetto ai mais non modificati geneticamente. Il lavoro non affronta invece il tema dell’eventuale tossicità per l’uomo o gli animali domestici del mais GM, tema che è tuttavia oggetto di controlli da parte delle autorità competenti che sono stringenti al punto di rendere i prodotti GM più sicuri di quelli convenzionali. Al riguardo ci pare emblematico il parere recentissimo (14 novembre 2017) espresso dall’apposito gruppo di lavoro EFSA in merito a 4 tratti introdotti in un mais geneticamente modificato (qui) “Assessment of genetically modified maize 1507 x 59122 x MON810 x NK603 and subcombinations, for food and feed uses, under Regulation (EC) No 1829/2003 (application EFSA-GMO-NL-2011-92)”. I ricercatori concludono che i prodotti di questo mais sono sicuri per l’alimentazione umana e animale almeno quanto i loro analoghi non geneticamente modificati ed inoltre escludono problemi di natura ambientale legati all’accidentale rilascio nell’ambiente di cariossidi fertili. 
 
Ci domandiamo a questo punto:
  • 1. quando la politica si deciderà a prendere atto di tale realtà?
  • 2. chi ripagherà i nostri produttori delle minori rese cui sono stati per decenni costretti dal rifiuto della tecnologia e che per il mais sono oggi sono stimabili in 10-15 quintali per ettaro?
  • 3. chi ripagherà il nostro settore zootecnico di tutto il latte e il mais distrutti perché superavano le soglie di tossicità per le micotossine?
  • 4. che ripagherà i consumatori per le micotossine ingerite in questi anni?
  • 5. chi ripagherà i nostri ricercatori costretti a migrare o a cambiare mestiere?
In ogni caso non c’è da preoccuparsi: la politica, chiunque vinca le lezioni, ci pare coesa nel mantenere il bando agli OGM e l’opinione pubblica, imbesuita da decenni di cattiva informazione, ringrazierà commossa.
Vogliamo tuttavia lasciare i lettori con un messaggio di speranza costituito dalla diffusione data dai grandi media al lavoro di Pellegrino et al (2018). Ad esempio il Corriere della Sera, una volta tanto non impegnato a promuovere il biodinamico di Maria Giulia Crespi, ha dato spazio al lavoro scientifico dei ricercatori pisani con un articolo di Giovanni Caprara dal titolo “Uno Studio italiano sdogana i mais OGM: non fanno male alla salute”, apparso su numero del 16 febbraio 2018 a pagina 25. La studio è stato altresì comunicato dal Sole 24 ore (“Il mais Ogm è più «produttivo» e non presenta evidenza di danni alla salute”, di Dario Diffidenti qui) e dalla Stampa (“Da mais ogm nessun rischio per la salute umana e animale” di Fabio di Todaro qui).

Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.



Luigi Mariani
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.

14 commenti:

  1. Alberto Guidorzi20 febbraio 2018 18:01

    La risposta di Salvatore Ceccarelli all'articolo è stata questa:

    http://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Studio-promuove-il-mais-ogm.-Ceccarelli-Non-e-cosi-che-si-analizza-il-problema

    Vogliamo passare in rassegna come il Ceccarelli analizza il problema.

    Innanzitutto lo studio del Sant'Anna non analizza il problema degli OGM in agricoltura, dice solo che ha analizzato tutta la letteratura disponibile passandola al vaglio dell'analisi scientifica dei testi e ne è scaturito che NON ESISTE nessuna ricerca seria che dica che il cibo contenente DNA modificato di PGM fa male alla salute degli animali e dell'uomo. Inoltre si afferma che la produzione delle PGM è maggiore.

    Il problema delle PGM è invece analizzato da Ceccarelli sotto il suo punto di vista. Ma è un'analisi obiettiva quella che fa e, soprattutto, è supportata da fondamenti scientifici?

    PRIMA SUA AFFERMAZIONE di Ceccarelli: "Premetto che ad oggi esiste una mole significativa di evidenze che attestano i rischi che gli ogm recano all'ambiente e la letteratura sta producendo ricerche anche in merito agli effetti sulla salute"

    Diciamo subito che uno che parte così o enumera questi lavori che lui dice di conoscere e contesta gli autori dell'indagine dal non averli presi in considerazione, oppure resta solo una "boutade" che un professore universitario non si può permettere..se l'università ha ancora una credibilità.

    SECONDA AFFERMAZIONE: "Ma non si può dimenticare che, come ormai è stato dimostrato e sperimentato ovunque nel mondo si coltivino ogm, queste colture contaminano ciò che sta intorno e agiscono in maniera molto negativa sugli equilibri ambientali"

    Qui il professore si è dimenticato di studiare quanto fin qui è stato detto e acquisito dalla scienza sull'evoluzione degli organismi viventi. Professore non ha mai sentito parlare del trasferimento orizzontale e verticale dei geni da un genere all'altro e da una specie all'altra. Mai sentito parlare del passaggio dalla cellula procariota a quella eucariota? La prima avrebbe fagicitato dei batteri purpurei e poi dei cianobatteri con conseguente rimescolamento dei diversi DNA con la formazione di nuovi DNA modificati che sono evoluti nei mitocondri e nei plasti delle cellule e sono così nati i vegetali.

    Professore non le capita mai di leggere e studiare cosa rivela il sequenziamento del DNA delle specie attuali? Se lo facesse si scoprirebbe che numerose specie hanno inglobato DNA esogeno. L Batata (patata dolce che nutre milioni di persone) è un OGM naturale e gli uomini ne muoiono se non ne hanno da mangiare e non perchè ne mangiano.
    Professore solo lei usa il termine spregiativo di "contaminazione" in questo contesto a nessun altro professore universitario al mondo viene in mente o si sognerebbe di usare il termine da lei usato. E' lei professore che non ha studiato abbastanza o gli altri che hanno studiato il dovuto?

    Fine della prima puntata in quanto di "chicche" nello scritto di Ceccarelli ve ne sono ben altre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alberto, da leggere anche lo scritto del presidente Federbio Carnemolla: http://www.huffingtonpost.it/paolo-carnemolla/la-comunicazione-geneticamente-modificata-ovvero-l-ultima-bufala-pro-ogm_a_23363710/. Vanno nel panico e non ci sono abituati!

      Elimina
    2. GUIDORZI ALBERTO21 febbraio 2018 00:37

      Francesco l'ho letto purtroppo e convengo con Caremolla che si definisce un "modesto agronomo", pensa che arriva a dire che gli OGM sono pericolo perchè in un lavoro, mai più riscontrato" si è trovato che il mais OGM, la pianta e non il seme, ha più lignina. Evidentemente non sa che noi non mangiano gli stocchi di mais in insalata ed inoltre che l'animale in primis ed anche l'uomo da quando esistono ingeriscono lignina.

      Elimina
  2. Il mediocre agronomo per confutare le sue idee non chiede lumi ad altri scienziati, ma ai comitati etici. Bel modo di ragionare e considerare la scienza.

    RispondiElimina
  3. Alberto Guidorzi21 febbraio 2018 16:09

    Seconda puntata:

    TERZA SUA AFFERMAZIONE: “ Ma, come vuole una ineluttabile legge biologica, gli organismi viventi si "organizzano" per nascere e crescere e se ciò viene loro impedito, in qualsivoglia modo, non faranno altro che modificarsi per resistere ai nuovi contesti così generati”

    Se fossi stato un componente della commissione che le ha dato la libera docenza, lei si dimenticava l’insegnamento della genetica.

    Sa chi ha sposato la sua tesi (basata su una teoria del 18° sec…le dice nulla Lamarck))nel secolo scorso? Un certo Lisenko che è stato la causa della fame endemica in URSS per tutto il periodo del Comunismo. Infatti Lisenko voleva “educare” il frumento ai freddi siberiani e creare un frumento perenne che avrebbe dato raccolto tutti gli anni senza seminarlo e per giunta in zone mai coltivate. La teoria è conosciuta con ereditarietà dei caratteri acquisiti e su questa base si sono giustificate le “rieducazioni” degli oppositori al regime nel gulag o nelle comuni cinesi. A forza di imporre regole drastiche e slogan, gli oppositori avrebbero acquisito il carattere creatosi dalla rieducazione…solo che gli oppositori prima di “acquisire il carattere” purtroppo morivano.
    Per i non addentro spiego la cosa con il paradosso della giraffa. Questa non ha il collo lungo per esserselo stirato per millenni al fine di avere accesso al cibo dato dalle foglie delle fonde più alte, la giraffa ha il collo lungo perché una prima volta sarà nata una giraffa deforme nel senso che aveva una vertebra supplementare. Probabilmente il branco l’avrebbe emarginata, solo che il collo più lungo delle altre la facilitava la presa di cibo in alto e se questo in basso fosse scarseggiato essa aveva più possibilità di sopravvivere delle altre e trasmettere la mutazione. Probabilmente se il cibo abbondante in basso fosse stata la regola questa l’avrebbe sfavorita e la mutazione si sarebbe persa.
    Ricorro alle mie dispense di genetica del Bianchi di 60 anni fa per un altro esempio: alle bambine cinesi i piedi sono sempre stati confinati con fasciature ed il risultato è stato che le donne cinesi non hanno ereditato dalle loro nonne e bisnonne dei piedini più piccoli per opera di questa costrizione sistematica, si sono solo ritrovati dei piedi deformati ad ogni generazione.

    Professore le intuisce le enormità etiche che derivano da quanto da lei affermato?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo che si riferisca a Lisenko, ma al fatto che una specie che viene messa sotto pressione sviluppa più rapidamente mutazioni che favoriscono gli organismi mutanti.
      E' un po' simile alla critica agli antibiotici.
      Il problema è a mio avviso che questi luminari hanno un'idea delle specie viventi talmente ideologizzata da non poter neppure ascoltare chi sostiene tesi contrarie alle loro.
      Per loro la natura è buona e mossa da nobili intenti, ha ideali e morali; guardando con occhi privi di fette di prosciutto un metro cubo di terriccio, non si vedranno altro che organismi che si uccidono a ritmi incessanti, che l'unico principio è la loro sopravvivenza.
      E anche la storia della biodiversità lascia il tempo che trova. I terreni che hanno tanta biodiversità (vedi le foreste amazzoniche) sono terreni poveri di sostanze nutritive che non consentono una forte selezione tra le piante, in terreni più ricchi il numero delle specie arboree si riduce drasticamente. E anche in questo caso la natura si dimostra davvero maligna.

      Elimina
  4. Alberto Guidorzi22 febbraio 2018 12:35

    Supervice

    "Non credo che si riferisca a Lisenko, ma al fatto che una specie che viene messa sotto pressione sviluppa più rapidamente mutazioni che favoriscono gli organismi mutanti."

    Comunque anche questo è un modo di pensare da cui si possono trarre conclusioni sbagliate. Di vero c'è che una grande pressione selettiva offre la probabilità di selezionare una percentuale di mutazioni più elevata di quando può fare una pressione selettiva minore. Però se non avvengono le mutazioni nessuna pressione selettiva ha effetti pratici. Ora l'insorgenza di mutazioni è TOTALMENTE INDIPENDENTE DALLA PRESSIONE SELETTIVA (salvo che questa non contenga qualche fattore mutageno.

    IN vegetale si fanno le infezioni artificiali con i parassiti in modo da scoprire le resistenze insorte. Cioè in realtà la mutazione di resistenza è già presente, solo che è talmente poco rappresentata che una pressione selettiva normale non la fa scoprire. Aumentando la pressione selettiva (infezioni artificiali)si aumentano le probabilità di mettere in evidenza queste mutazioni.

    I girasoli resistenti ai diserbanti ALS sono proprio stati scoperti così. Si è trattato un campo di girasole normale con gli ALS e la quasi totalità delle piante è morta, solo qualche pianta si è salvata. E' da qui che è partita la selezione, ma non è stato il trattamento con gli ALS a far sorgere la mutazione; l'hanno solo evidenziata.

    RispondiElimina
  5. Alberto Guidorzi22 febbraio 2018 14:51

    Vorrei aggiungere anche l'esempio del glyphosate.

    Il messaggio che è passato è che l'uso del gliphosate (praticamente solo da quando lo si usa su piante OGM RR) abbia "creato" piante resistenti.

    Questo è la verità a cui tutti hanno creduto ed ancora credono, ma la cosa è destituita di fondamento scientifico.

    Specialmente nell'ambito dei diserbanti la soluzione è sempre di compromesso fatto da: 1° usare dosi che danneggino la coltivazione o le successive in modo ininfluente la produzione; 2° colpire, nell'ambito della popolazione delle malerbe, il maggior numero di piante infestanti presenti; 3° accettare, seppure obtorto collo, e se il compromesso di cui sopra e ottimale, che qualcuna sfugga.

    IN definitiva il gliphosate o qualsiasi altro diserbante non crea piante resistenti, queste esistono già da prima occorre solo fare attenzione e tenerle sotto controllo

    A questo punto interviene la tecnica agronomica e l'agricoltore, conoscendo ciò, mette in atto: -rotazioni più lunghe, alterna le sostanze attive diserbanti in funzione della sua flora infestante (guardate che ogni campo differisce da un altro per la flora infestante), oppure fa delle miscele di vari principi attivi una diversa dall'altra per adattare l'intervento al suo campo, infine non elimina nel modo più assoluto il diserbo meccanico come possibilità di intervento che che limita la pressione selettiva..

    Le diffusione delle malerbe resistenti al gliphosate è avvenuta perchè l'agricoltore ha sotto valutato il problema. Ricordo che negli anni 80 del secolo scorso era scritto su l'etichetta del gliphosate che la tale e tal'altra erba era resistente all'erbicida e quindi l'agricoltore doveva premunirsi di andare a vedere se aveva queste erbe nel suo campo ed adeguarsi di conseguenza.

    RispondiElimina
  6. Alberto Guidorzi22 febbraio 2018 17:43

    Con il commento sopra SUL GLIPHOSATE Prof. Ceccarelli ho risposto alla sua (totalente immeditata e non scietifica) QAUARTA AFFERMAZIONE.("Per gli ogm significa che si hanno, e questo accade già ed è già chiarissimo, erbe infestanti e insetti che si sono evoluti e modificati in modo da resistere alle nuove colture e a erbicidi e pesticidi impiegati di conseguenza. Quindi è un circolo vizioso, è un business che risponde perfettamente alla logica dell'obsolescenza programmata e che ci rende schiavi del bisogno di nuovi ogm per combattere sempre nuovi infestanti e parassiti.")

    Ma lei solo dopo ha fatto la seguente QUINTA AFFERMAZIONE ("Nel totale spregio della biodiversità naturale che così viene irrimediabilmente compromessa.") Anche questa destituita di fondamento e per risponderle uso un link che mi ha inviato il coautore (o meglio il principale autore) di questo articolo il Prof Luigi Mariani. Ecco il link: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-460543/Spectacular-poppies-make-colourful-comeback-thanks-farmer-going-organic.html

    Professore qui i papaveri sono stati diserbati per 60 anni, si è smesso e paf...sono ricomparsi come e più di prima (perchè anticamente si zappava). Dove trova che sia diminuita la Biodiversità? Quindi anche in questo caso il suo testo è frammisto di cose che pensa solo lei e solo per il fatto che ha perso il contatto con la realtà di noi pestaterra.

    RispondiElimina
  7. Infatti il tema è assai complesso. Le biotechnologie portano con se sia rischi che opportunita, e dipende da noi come gli usiamo. Per approfondore vi consiglio questa publicazione: https://www.academia.edu/28912196/Aspectos_%C3%A9ticos_de_la_gesti%C3%B3n_de_Organismos_Gen%C3%A9ticamente_Modificados

    RispondiElimina
  8. The World Health Organization, the American Medical Association, the U.S. National Academy of Sciences, the British Royal Society, and every other respected organization that has examined the evidence has come to the same conclusion: consuming foods containing ingredients derived from GM
    crops is no riskier than consuming the same foods containing ingredients from crop plants modified by
    conventional plant improvement techniques.

    AAAS, Statement by the AAAS Board of Directors on Labeling of Genetically Modified Foods, 20-10-2012, www.aaas.org/sites/default/files/AAAS_GM_statement.pdf

    RispondiElimina
  9. Alberto Guidorzi25 febbraio 2018 10:39

    Givanni C

    Rimanendo nel campo dell'agricoltura non possiamo dimenticare che questa ha progredito modificando l'ambiente dove l'uomo ha deciso di praticarla e modificando le piante che si coltivavano (il mais da pianta senza interesse è diventata tale con solo 5 modifiche genetiche e ultimamente con l'applicazione della genetica mendeliana. Il grano lo è diventato dopo che si sono riunuti i genomi ABD nella stessa pianta) Pertanto inserire geni nuovi nelle piante non rappresenta altro che sveltire le modifiche iniziate dall'uomo 7 od 8 mila anni fa. L'impatto che queste modifiche hanno sempre apportato ha investito le tecniche agronomiche. Sono queste su cui bisogna ragionare.Faccio un esempio banale: non si vuole che le api raccolgano polline di mais GM? Allora si semina in quanche punto del campo qualche decina di mq di piante più cui polline è molto nutritivo di quello del mais e guarda caso le api sanno che il polline di mais è una ciofeca, tuttavia non trovandone altro....

    RispondiElimina
  10. Alberto Guidorzi25 febbraio 2018 12:18

    Prima parte

    Prof. Ceccarelli vi è anche una sua SESTA AFFERMAZIONE che non ha riscontro nella realtà e che sono indeciso se attribuire alla sua non conoscenza della legislazione internazionale sulle sementi oppure attribuire al fatto che lei appartiene ad una “religione” ed il precetto è affermare ovunque, come un mantra, (pena l’esecrazione degli altri fedeli) che le sementi OGM coartano la volontà degli agricoltori rendendoli schiavi. Ecco il testo da lei scritto “Per non parlare della schiavitù che si genera negli agricoltori, completamente succubi delle multinazionali che producono sementi ogm e relativi erbicidi e pesticidi. È così che vogliamo trasformare l'agricoltura? Ci sono molte alternative e soluzioni differenti che non hanno questi altissimi costi da pagare” a cui ha fatto seguito quest’altra sua riflessione:” Peraltro, con il diffondersi oggi delle tecniche di gene editing, tornare a promuovere i vecchi ogm suona quasi come anacronistico”.

    Rispondo alla prima parte e lo faccio anch per il lettore profano. Esistono nel mondo 4 categorie di sementi che gli agricoltori possono usare e non esiste nessun obbligo sulla scelta:
    a) Sementi “convenzionali” sono fornite da 7500 aziende nel mondo, nel solo catalogo comune dell’UE vi sono 23.000 varietà di specie agricole, più di 21.000 varietà di specie orticole e 9600 di specie frutticole tutte dichiarate genotipicamente diverse. Come può dire che la biodiversità è diminuita? Quando ad esempio su 300 o 400 denominazioni varietali di frumento conosciute in Europa nella prima metà del secolo scorso si verificò che solo 1 su tre o quattro era fenotipicamente e genotipicamente diversa (queste sono le sue varietà antiche)? Altro aspetto da non trascurare è che molte di queste varietà sono ormai di proprietà pubblica e quindi seminabili e autoriproducibili da ogni agricoltore senza dover pagare royalties al costitutore. Si perché è giusto che si sappia che le leggi che riconoscono diritto di proprietà su di una varietà vegetale esistono fin dagli anni 60 e nessuno mai si è scandalizzato, i contadino che vuol difendere meno che meno. A questa legge si posero però due limiti che salvaguardavano due diritti : 1° il diritto del costitutore di servirsi della varietà non di sua proprietà per assemblarne un’altra totalmente nuova; 2° il diritto del piccolo agricoltore che dopo aver acquistato il seme di una varietà protetta poteva liberamente usarne le produzione per riseminare le sue terre l’anno successivo.
    b) Sementi “GM” queste invece sono create e detenute solo dalle “The big six”, ma nulla impedisce ad altre aziende sementiere di sfruttarle pagando royalties. Su queste sementi esiste l’istituto del brevetto, limitato al tratto modificato e quindi se questo è tolto si ricade nella categoria precedente. Comunque la legislazione prevede anche per queste sementi il diritto delle piccolo coltivatore. Da dove deriva l’esigenza del brevetto? deriva da questi costi afferenti queste sementi: - Il costo di scoperta, sviluppo e autorizzazione di un nuovo tratto di biotecnologia vegetale introdotto tra il 2008 e il 2012 è stato di 136 milioni di $; - Il tempo dall'avvio di un progetto di scoperta al lancio commerciale è in media di 13,1 anni per tutte le colture pertinenti; - il tempo occorrente per la registrazione e il soddisfacimento degli aspetti normativi è in aumento da una media di 3,7 anni per un evento introdotto prima del 2002, all'attuale (2011) stimato in 5,5 anni; - la legislazione normativa, la registrazione e gli aspetti regolatori rappresentano la fase più lunga nello sviluppo del prodotto, essi sono stimati nel 36,7% del tempo totale occorrente; - l'andamento del numero di unità (geni candidati, costrutti o eventi genetici) che vengono analizzati al fine di sviluppare una caratteristica è in aumento.

    RispondiElimina
  11. Alberto Guidorzi25 febbraio 2018 12:18

    SEconda parte:

    c) I semi contadini sono il frutto del lavoro di scelta e selezione fatta dai contadini per cercare di avere semi più adatti al loro ambiente socio-economico. Questi sono i semi utilizzati da noi fino più di un secolo fa e ancora oggi nei paesi meno sviluppati. Tuttavia l’abbandono come sementi, ma non come germoplasma da conservare, è stato dettato dalla constatazione obiettiva che il progresso delle metodologie di miglioramento ne offriva di migliori e ciò in senso assoluto, cioè indipendentemente dall’uso di tecniche colturali diverse. Nei paesi sottosviluppati invece usano le sementi contadine perché nessuno si è peritato di prendere queste loro sementi e migliorale in loco. Non è possibile migliorare una pianta fuori dall’ambiente di coltivazione e poi pretendere di trasferirvela, salvo non usare l’aplodiploidizzazione. Infatti i costi esorbitanti stanno proprio nella selezione genetica in ambienti che non hanno le strutture adeguate di corollario.
    d) I semi provenienti dalla ricerca pubblica. Quando questa esiste ed è seria, ed ormai in Italia è stata pressoché buttata al macero, le eventuali sementi che si producono a questo livello non sono mai vendute agli agricoltori ma cedute, se valide, ad una filiera moltiplicativo-condizionatrice per farle arrivare all’agricoltore, ricevendone però in cambio un diritto di licenza . Dunque anche il pubblico pretende di essere remunerato del lavoro di creazione e solo lei se ne scandalizza.

    Professore mi risponda, ma con che coraggio definisce schiavi i “poveri agricoltori” che hanno a diposizione a loro insindacabile giudizio e scelta le categorie di semi che ho elencato sopra e per giunta l’incidenza del costo della semente sul livello di reddito prodotto sta in questi termini?
    PER OGNI 100 $ o € DI PRODUZIONE AGRICOLA L’ESBORSO IN SEMENTI E’ PARI A 4,9 $ IN USA E 3,5 € IN FRANCIA.
    Non le pare che fossero molto più schiavi i contadini quando seminavano 1 per raccoglie 4 o 5, ma almeno 1 lo dovevano conservare per le semine successive, certo non c’era il brevetto da pagare ad una multinazionale, ma esisteva il diritto di brevetto da pagare a MADRE NATURA (molto più esosa della Monsanto)
    Circa la sua considerazione sulle NBT non posso che darle ragione, le tecniche che sono servite a creare gli OGM fino ad ora prodotti sono divenute antidiluviane, solo che dimentica che le NBT possono o non possono trasferire DNA esogeno e quindi nulla cambia nel quadro, anzi.

    RispondiElimina